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Calcio

‘Women Power’: la FA inglese si rifà il look e apre alle donne

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La federazione calcistica inglese sta tentando di effettuare una vera e propria rivoluzione al vertice e per questo motivo è stato deciso che un numero sensibilmente maggiore di donne entrerà a far parte del consiglio della FA.

Si tratta solo di una delle molte riforme proposte per cambiare radicalmente la situazione in seno alla Football Association; tante le critiche piovute addosso all’organismo inglese in merito al modo in cui viene gestito il calcio oltre la Manica.

Urge, secondo la maggioranza degli addetti ai lavori (e, dato non secondario, dei politici), un netto cambio di rotta. Da qui, dunque, la prima, per molti versi storica, proposta.

Più donne al comando.

Lo scorso mese di dicembre, cinque ex presidenti della FA hanno chiesto a gran voce al governo centrale di intervenire per rinnovare un’organizzazione che è stata descritta come prigioniera di “elderly white men” (ovvero “anziani uomini bianchi”).

La situazione, tuttavia, anche all’inizio del 2017 è sembrata cambiare poco o nulla; questo ha portato diversi parlamentari inglesi ad ‘avvertire’ la Football Association che, qualora la federcalcio non avesse definitivamente provveduto a modificare (e migliorare) in modo autonomo il proprio regolamento, ci avrebbe pensato il governo stesso, imponendo determinate mosse.

Fino ad ora, soltanto una donna, Heather Rabbatts, siede al tavolo dei 12 membri al vertice della FA. Tale numero, a quanto filtra, cambierà, però, a stretto giro di posta.

Nel frattempo, le altre riforme proposte dalla FA si focalizzano sui seguenti punti:

  • Ridurre le dimensioni del board (portandolo a 10 membri)
  • Aggiungere 11 nuovi membri al Consiglio Generale della FA in modo da “riflettere meglio la natura inclusiva e diversificata del calcio inglese”
  • Limitare l’appartenenza al Consiglio FA di ogni membro a un periodo massimo di tre anni

Le riforme devono ancora essere approvate dal Consiglio della Football Association, che si riunirà per votare lunedì 3 aprile.

Qualora tali proposte ricevessero l’approvazione della maggioranza all’interno del Consiglio FA, esse verranno poi sottoposte al voto degli azionisti, in occasione dell’Assemblea generale annuale della federcalcio inglese, che avrà luogo il prossimo 18 maggio.

Il Ministro dello Sport, Tracey Crouch, intanto, ha affermato che la FA rischia di perdere tra i 30 ed i 40 milioni di sterline, derivanti dal finanziamento pubblico, se non riuscirà a modernizzare la propria struttura ed il proprio regolamento.

Il presidente della FA, Greg Clarke, dal canto suo, ha ribattuto che, a suo modo di vedere, l’organismo nazionale sta facendo l’impossibile per tentare di restare al passo con i tempi (e non essere considerato “antiquato”) e che le riforme proposte viaggiano in tal senso.

Clarke, in conclusione, ha sentenziato che, qualora non si arrivasse ad una soluzione che possa accontentare anche il governo del paese, sarebbe pronto a dimettersi.

Lo scontro tra politica e calcio in Inghilterra pare appena iniziato.

Come andrà a finire?

Nato a Roma sul finire degli anni Ottanta, dopo aver conseguito il diploma classico tra gloria (poca) e insuccessi (molti di più), mi sono iscritto alla facoltà di Lingue presso l'Università di Roma Tor Vergata per seguire una delle mie passioni: lo studio dell'inglese e di tutto ciò che riguardi il mondo anglosassone. Conclusi brillantemente (stavolta si) gli studi universitari, ho deciso di gettarmi a capofitto nell'altro grande amore della mia vita professionale: il giornalismo sportivo. A marzo del 2016, ho coronato il sogno di scrivere un libro tutto mio ed è uscito "Meteore Romaniste - Uomini che (non) hanno scritto la storia della A.S. Roma". Appassionato, sin dall'età più tenera, di sport, in particolare di calcio (più estero che nazionale), adoro raccontare le storie di 'pallone', quelle, per intenderci, che attengono strettamente al rettangolo verde e ai suoi protagonisti, sempre più sacrificati in nome di bilanci e plusvalenze. Il processo che porta il 'tifoso' a diventare 'cliente', o peggio ancora 'commercialista', probabilmente non riuscirò mai a digerirlo.

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