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Sport & Integrazione

Viaggio nel mondo del calcio algerino con Brahim Hanifi: da Mahrez al rapporto tra Algeria e Palestina

Leonardo Ciccarelli

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La nazionale algerina sta vivendo un grandissimo momento calcistico con una squadra formidabile fatta di calciatori affermati e di calciatori pronti ad esplodere. La nazione sta vivendo una nuova primavera come non la si vedeva dagli anni ’80, con i calciatori che batterono nel 1982 la Germania Ovest grande favorita del torneo nel mondiale spagnolo vinto dall’Italia grazie alle prestazioni di Rabah Madjer, Lakhdar Belloumi, Mustapha Dahleb e Salah Assad ma che venne eliminata a causa del biscotto che Germania Ovest ed Austria combinarono quell’anno.

Per tutti gli anni ’80 l’Algeria sforna grandi talenti per poi spegnersi negli anni ’90 in un lungo tunnel che solo con il ritorno in panchina di Rabah Saadane che complice una generazione d’oro ha riportato il calcio algerino nel posto in cui merita: i vertici del calcio africano e tra le nazioni emergenti del calcio mondiale.

Per addentrarci in questo multiuniverso delle Volpi del Deserto abbiamo contattato uno dei giornalisti di punta dell’informazione algerina, Brahim Hanifi, collega di Le Beteur e di El Heddaf TV che ci ha spiegato come “In Algeria si segua molto la Liga spagnola, seguita da Serie A e Premier League“.

Come si vive lo sport in un territorio a rischio come l’Africa Mediterranea e quanto ha influito sullo sport la Primavera Araba?

“E’ vero che la guerra in tanti paese Arabi ha influito molto male, per esempio con l’Egitto che è stato campione d’Africa 3 volte di fila, ma dopo la guerra e la Primavera Araba lo sport egiziano in generale è stato colpito al cuore, e il livello si è molto abbassato, così come gli altri Paesi come la Libia e la Tunisia. La Primavera Araba non ha portato niente e ha fatto soffrire lo sport e il calcio”.

Qual è il calciatore più importante del Paese?

“Adesso in Algeria ci sono giocatori importanti. Nel calcio Algerino ci sono i soldi ma non c’è la qualità, e da questo si capisce perché la Federcalcio Algerina vuole sempre portare giocatori B in nazionale, ovvero quelli nati in Francia con origine Algerina come Brahimi, Mahrez, Feghouli o Ghoulam”

C’è un calciatore che ha trascinato il proprio club ad un miracolo sportivo, Mahrez. Parlaci di lui dato che lo hai conosciuto e del suo impatto sul movimento algerino.

“Possiamo dire che Ryad sia la persona dell’anno in Algeria visto tutto quello che ha fatto con la sua squadra, il Leicester City in Premier. Ormai vediamo il pubblico algerino aspettare le partite della squadra di Ranieri ed i ragazzi hanno le maglie di Mahrez quando giocano in strada, sognando di vederlo da vicino. Ryad fuori dal campo invece è una persona semplice con un grande cuore. E’ veramente un campione, fuori e dentro il campo di gioco”.

Condividi la polemica di Aubameyang sul mancato assegnamento del Pallone d’Oro Africano nei suoi confronti?

“Posso solo dire che nella Federcalcio Africana succedono cose strane. Aubameyang è stato il migliore”.

Com’è il livello medio del vostro campionato?

“Come ho già detto prima, il livello del calcio Algerino si è abbassato molto rispetto agli anni precedenti, anche se le nostre squadre stanno giocando bene nelle competizioni Africane come la Champions, vinta da un club Algerino 2 anni fa e un altro club Algerino che ha giocato la finale“.

Il calcio africano avrà mai l’esplosione tanto attesa da anni?

“E’ molto difficile che il calcio Africano avrà la sua esplosione in questo momento, perché la gestione dei costi del calcio è altissima e tanti Paesi non sono all’altezza ma ci sono tanti giocatori di grande qualità e personalità che possono essere delle bandiere nei loro Paesi”.

La stampa africana avverte il razzismo che c’è in Europa, specialmente in Italia, verso i giocatori africani o di origine africana come Onazi e Koulibaly, gli ultimi due eclatanti esempi?

“Sì, sappiamo che il razzismo è un problema di tutti giocatore Africani, sopratutto in Europa. In Italia c’è il razzismo e gli esempi di Koulibaly e Onazi sono episodi da fermare, perché il calcio è uno sport mondiale, con il calcio ci si avvicina”.

I mondiali in Russia sanciranno la definitiva consacrazione della nazionale algerina?

Giocare il mondiale è stata una grandissima soddisfazione per l’Algeria, nel 2010 siamo usciti dal girone, nel 2014 agli ottavi di finale contro la Germania che poi avrebbe vinto il mondiale, e nel 2018 chi lo sa, ma prima dobbiamo qualificarsi e non sarà facile in Africa, ci sono tante squadre forti ma abbiamo giocatori di qualità, ed il sogno del mondiale in Russia presto diventerà realtà”.

L’Algeria è sempre stata vicina alla Palestina e al suo popolo mostrando spesso, spessissimo, grande coraggio. Anche a livello sportivo, in particolar modo calcistico, la vicinanza si avverte con amichevoli ed iniziative umanitarie nei confronti del popolo palestinese. Puoi spiegarci meglio questo concatenamento?

“Oh in Algeria si può dire di tutto, ma non si puoi toccare la Palestina, siamo molto molto vicini a loro, nessuno nel mondo può immaginare il rapporto tra l’Algeria e la Palestina, un legame che difficilmente si può riscontrare in altre due nazioni. Il rapporto di amicizia è assolutamente ricambiato. Basta chiedere ad un palestinese qualunque di indicare un Paese che ama oltre alla Palestina e lui dirà immediatamente che è l’Algeria. Un rapporto d’amore che porta le due nazioni ad avvicinarsi spesso con iniziative lodevoli. Lo sport ed in particolare il calcio sono un vero barlume di speranza per tutti i popoli. Algeria e Palestina insieme faranno ancora ulteriori iniziative per accompagnare i ragazzi in un meraviglioso viaggio fatto di lealtà e di amicizia”.

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Altri Sport

Il Ping Pong impossibile di Ibrahim Hamato

Matteo Zanon

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Andando a sfogliare l’almanacco dello sport, molte sono le vite di uomini straordinari che hanno dimostrato con la loro forza e passione che non esiste ostacolo insuperabile, che i limiti sono solo dentro la nostra testa. Sportivi eccezionali in grado di sovvertire le regole di un destino che pareva segnato, ma che, con la dedizione e l’impegno, è diventato un trampolino per la gloria.

Conoscendo la storia dell’egiziano Ibrahim Hamato, viene automatico collegarlo a quella schiera di atleti che nella loro vita non hanno mai mollato e hanno sofferto per raggiungere e coronare i loro sogni.

Ibrahim Hamato, 41 anni, è un giocatore di ping pong egiziano. A soli 10 anni ha avuto un grave incidente in cui ha perso le braccia, ma la passione per il tennistavolo no. Anzi, proprio lo sport e la sua forte passione per questo gioco gli ha permesso di riscoprirsi e continuare a dilettarsi con amici e avversari. Ha studiato tutte le strategie che gli potessero permettere, anche senza braccia, che apparentemente sembrano essenziali per praticare questo sport, di esprimersi e divertirsi. In un primo momento ha provato a posizionare la racchetta al di sotto di una spalla, ma l’esperimento non ha funzionato. Troppo difficoltoso e poco economico. La seconda strategia si è rivelata quella più adeguata: ha deciso di provare a sorreggere la racchetta con la bocca, lanciando la pallina con il piede quanto deve effettuare la battuta. Dopo tanto esercizio ed allenamento è riuscito a trovare la via per colpire la pallina senza troppa fatica.

Su internet si possono vedere numerosi video dove lo stesso Ibrahim gioca e racconta la sua storia. Una storia che ha fatto il giro del mondo e che ha colpito anche la federazione mondiale di Ping Pong (International Table Tennis Federation) che infatti gli ha dato la possibilità di esibirsi con i maggiori esponenti mondiali di questo sport. Una soddisfazione che per Hamato non ha prezzo. Proprio ai microfoni della federazione dichiara che «nulla è impossibile, se lavori duro». Senz’altro una dichiarazione che ha messo in luce la sua fonte di ispirazione maggiore, la forza mentale che gli ha permesso di rialzarsi, di ripensarsi e di continuare a praticare ciò che più lo appassiona e diverte.

Dopo tutto, di conquiste Ibrahim Hamato ne ha ottenute parecchie, ma sono due, in particolare, quelle a cui non riesce a fare a meno: «Mia moglie, che per me è tutto, e il tennistavolo, nel quale ogni punto conquistato è una gioia». Due “gioie” che gli permettono di continuare ad esprimersi e ad essere se stesso, indipendentemente da tutto. Forse, tenere dentro di sé sempre e comunque una fonte gioiosa, può rendere tutto incredibilmente piacevole.

GUARDA IL VIDEO DI IBRAHIM HAMATO

FOTO: www.albawaba.com

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Calcio

Slum Soccer e le Shakti Girls, un pallone può cambiare il Mondo

Chiara Famooss

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Siamo in India, dove gli Slum sono una realtà forte che segna molte vite. L’assenza di acqua potabile, di elettricità e di servizi per molti ragazzi è una verità quotidiana. Come anche la ricerca del cibo, non sempre positiva. In un ambiente così degradato, la speranza sta provando a farsi vedere tramite vie secondarie. Una di queste è il pallone.

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La Slum Soccer, organizzazione non governativa nata nel 2001 ed ora sotto la direzione di Abhjeet Vijay Barse, attraverso il calcio sta cercando di portar via dalle baraccopoli quanti più ragazzi possibili. L’organizzazione crede nel calcio come ad un veicolo per trascendere la religione, la razza, la lingua, il sesso. Prova così ad offrire ai ragazzi un po’ di fiducia. Il gioco di squadra, il movimento, la tenacia per inseguire un obiettivo. Tutto concretizzato in tornei coma la Homeless World Cup, progetto nato nel 2003 che oggi arriva a coinvolgere 70 Paesi. In tutto ciò non manca poi una attenzione particolare alla realtà femminile, dove i matrimoni combinati ancora esistono e dove le ragazze vengono spesso mandate a lavorare altrove come collaboratrici domestiche fin da piccole.

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Un destino che spesse volte le Shakti Girls sono riuscite a cambiare. Proprio attraverso il calcio. Queste ragazze si allenano tutti i giorni, sopportate sempre dalla Slum Soccer ed allenate da Prashanna Kharat, e credono nelle pari opportunità. Nel loro modo di vedere il calcio non esiste etichetta, maschio o femmina. Ognuno può giocare e dire la sua. Perché fondamentale è proprio questo: far sentire la propria voce. Ognuno deve essere in grado di prendere le decisioni in modo autonomo ma consapevole, così da non subire più le azioni degli altri. Ognuna delle fanciulle che partecipa a questo progetto gioca con la maglietta del suo calciatore preferito o della sua squadra del cuore ed ognuna di loro sogna di diventare calciatrice professionista.

 

Non tutte riescono ma molte iniziano a girare il mondo dietro quel pallone per rappresentare il loro Paese. Iniziano a conoscere la vita al di là degli slum. Ciò le aiuta a costruirsi una coscienza ed una identità propria, tale da far comprendere loro che vi è altro di importante nella vita che non la collaborazione domestica o un matrimonio già prestabilito. Inoltre le aiuta a staccarsi da quella realtà grigia che soffoca. Oggi circa 70.000 persone sono riuscite a cambiare il loro destino ed hanno raggiunti risultati eccezionali. Fosse questo il passo giusto? L’impegno della Slum Soccer è ad ogni modo notevole e pertanto lo scorso anno si è meritata il premio FiFa Diveristy Award, istituito dalla Fifa, la federazione internazionale di calcio. Le baraccapoli non diminuiscono, ma le possibilità per molti aumentano. Dopotutto, basta seguire il pallone per inseguire i sogni.

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Altri Sport

Lo Skate Football è lo Sport più bello per l’Africa

Luca La Gamma

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Che il calcio sia lo sport più amato al mondo, si sa. Che esistono anche delle varianti del classico gioco del pallone, si sa un po’ meno. E’ il caso dello Skate Football, sport nato in Africa per consentire anche ai meno fortunati di praticare un po’ di sano sport e divertirsi “tirando” un pallone a rete.

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Proprio così, perché questo sport – nato in Nigeria – dà la possibilità a giovani africani disabili (per lo più con difficoltà motorie ndr) di competere in un rettangolo di gioco. Come? Utilizzando lo skateboard. A differenza del calcio, il gioco coinvolge solamente sette giocatori per squadra. Questi si siedono su degli skateboard artigianali, organizzati incrociando una tavola di legno con delle rotelle, e con le mani si passano la palla e tirano in porta. Questo fenomeno si è diffuso in gran parte dell’Africa nel giro di pochi mesi, e di giorno in giorno sta diventando via via più popolare. Le partite durano 90′ (proprio come una partita di calcio), e si giocano su campi di asfalto larghi 20 metri e lunghi 40.

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 Lo skate football è molto diffuso, oggi, principalmente in Nigeria e in Ghana. A facilitarne la diffusione nel paese dell’Africa occidentale, negli ultimi otto anni, è stato Albert Frimpong, un allenatore ghanese che decise di dedicarsi completamente a questo sport per formare e allenare giocatori disabili. Da otto anni non ha mai saltato una stagione sportiva (fonte Africa News): “Utilizzo questo sport anche per togliere giovani ragazzi dalla strada. Progressivamente sono riuscito a convincerli che la strada non è il massimo per loro. La maggior parte di questi ragazzi passano la loro vita chiedendo l’elemosina, io sono riuscito a convincerli a lavorare – seppur nei limiti delle loro possibilità”.

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 Intanto lo sport continua a prendere piede in diverse nazioni africane, al punto che è stata costituita una vera e propria lega continentale. Quest’anno è stato proprio il Ghana a contendere il titolo alla Nigeria nella seconda edizione dell’International Binatone. E’ stato istituito anche un concorso internazionale per promuovere il gioco, lo Unity Skate Football, che dà la possibilità ai migliori talenti dei vari paesi africani di mostrare al mondo le potenzialità di questo sport, oltre alle loro capacità individuali.

Inoltre un trofeo e numerosi premi sono stati messi in palio per la squadra che esce vittoriosa dalla finale. Tra questi premi figurano il “Most Valuable Player” e il “Re del Goal”.

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