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Venezuela, crisi e pallone: i sogni di gloria dei ragazzi della Vinotinto

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Venezuela, crisi e pallone: i sogni di gloria dei ragazzi della Vinotinto

Da mercoledì scorso, 23 gennaio 2019, il Venezuela si trova a dover affrontare l’ennesima crisi politica di questi ultimi anni. Proprio in quelle ore, infatti, il leader dell’opposizione e capo dell’Assemblea nazionale Juan Guaido si è autoproclamato presidente ad interim del paese sudamericano.

Un vero e proprio gesto di sfida nei confronti del presidente Nicolas Maduro, salito al potere nell’aprile 2013 dopo la scomparsa di Hugo Chavez, e riconfermato vincitore delle ultime contestate elezioni svoltesi nel maggio 2018. Sempre dal 2013 il governo di Caracas deve far fronte ad una importante crisi economica, accentuata dagli embarghi internazionali decisi dalle potenze occidentali, con in testa gli Stati Uniti, che sta colpendo tutte le fasce sociali della popolazione.

Una situazione che è stata usata da alcuni calciatori locali per dare l’addio alla nazionale del paese sudamericano. Un esempio che si può fare è quello di Jùnior Moreno passato, nel 2018, nella squadra della D.C. United di Washington che milita nella MLS, il massimo campionato nazionale americano.

Nonostante questa situazione vi è anche qualcuno che continua a dare il massimo sul rettangolo di gioco. Stiamo parlando della squadra Under 20 della nazionale della Vinotinto (il soprannome con cui è conosciuta la nazionale venezuelana) impegnata, in questi giorni, in Cile, nel campionato sudamericano di categoria: il Sub-20.

Grazie a questa manifestazione, nelle passate edizioni, sono stati molti i talenti del continente che si sono messi in luce a livello internazionale. Facciamo qualche esempio giusto per farvi rendere conto: Carlos Tevez, prima di diventare il campione che tutti conosciamo del Boca Juniors, del Manchester United e della Juventus, vinse l’edizione del Sub-20 nel 2003 in Uruguay con la casacca dell’Argentina. Messi, invece, nell’edizione 2005 svoltasi in Colombia, arrivò a conquistare la medaglia di bronzo con la stessa maglia dell’Albiceleste.

Anche per l’attuale selezione Under-20 del Venezuela, a parte qualche giovane che ha cercato o trovato fortuna in un club o squadra primavera estera, sono molti quelli che, nonostante tutto, hanno preferito rimanere in patria e giocare in un club della prima o seconda divisione del campionato venezuelano. Chissà che una di queste giovani promesse, proprio nell’edizione 2019 del Sub-20, non attragga l‘interesse di un talent-scout di qualche milionario club europeo che, in un prossimo futuro, farà tutto il possibile per tesserarlo.

Oltre a questo attaccamento “nazionale” i giovani giocatori venezuelani stanno dando il massimo anche dal punto di vista agonistico. Tutto ciò ha fatto sì che il Venezuela, attualmente, occupi la prima posizione del gruppo A della competizione, in un raggruppamento con Cile, Brasile, Colombia e Bolivia.

Un risultato che è frutto di tre vittorie ed una sconfitta, contro una compagine di tutto rispetto come il Brasile che, di sicuro, ha una storia calcistica infinitamente più importante, a livello di qualsiasi categoria, rispetto a quella del paese con capitale Caracas.

Insomma, ancora una volta, possiamo vedere come il calcio rappresenti un vero e proprio momento di conforto per un paese del Sudamerica che non passa un momento facile sotto altri punti di vista. Un esempio recente, dal punto di vista cronologico, che si può fare è quello dell’Argentina. A Buenos Aires, infatti, nel dicembre 2018 si è dovuta affrontare una nuova crisi economica che ha portato ad un duro intervento da parte del Fondo Monetario Internazionale. Tale aiuto economico ha però imposto, al governo del presidente Macrì, alcune riforme che possono essere descritte come “lacrime e sangue”.

Nonostante ciò, in quelle stesse settimane, il paese si stava mobilitando per un evento calcistico di portata mondiale: la finale di Coppa Libertadores, la Coppa Campioni del Sud America, tra le due squadre argentine più conosciute a livello globale, Boca Junior e River Plate.

Tutti sappiamo come è andata a finire e tutti i problemi che ci sono stati. Ma, almeno in questa occasione particolare, anche il pallone ha potuto dire la sua ed è stato un vero e proprio momento di svago per sfuggire ad una realtà davvero incerta.

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Classe 1991. Romano e laureato in storia. La mia passione per lo sport, in particolare rugby e calcio, comincia fin da piccolissimo. Il lato culturale l'ho acquisito nel corso del tempo e con un po' di fatica. Con i miei articoli cerco di unire i miei tre interessi principali: sport, storia e cultura.

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