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Valentina Bissoli: la bellissima modella italiana erede della Bellucci

Angela Failla

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«All’inizio è stato difficile capire di chi fidarsi, infatti sono anche stata tratta in inganno da un’agenzia. Poi ho cominciato a frequentare l’ambiente e ho così capito quali sono le vere agenzie di moda», si racconta così la bellissima Valentina Bissoli, ventiquattrenne veneta e supermodella dal fisico perfetto: un metro e settantasette centimetri di altezza e curve da capogiro. E’ lei una delle dieci modelle italiane più promettenti del momento, da alcuni definita persino l’erede di Monica Bellucci. Colori mediterranei, curve, sensualità e tanta bellezza. Una bellezza la sua che non passa inosservata, sembra quasi uscita da un film di Tornatore. Modella non per caso, ha da poco posato sulla copertina di GQ Italia. E ha già al suo attivo un curriculum di tutto rispetto. Ha infatti posato per molti fotografi importanti: Stefano Babic, Stefano Guindani,  Settimio Benedusi, Davide Ambroggio, Marcello Cassano, Luis Condrò, Daniele Rossi, Stefano Fabbri, Luca Patrone, Fabio Bozzetti, Francesco Bertola, Marco Tardito e Alex Belli, tanto per citarne alcuni, ed è finita su magazine prestigiosi quali: GQ Italia, Prestige International Paris, 708 Magazine, Io Donna e Panorama. E, tra un posato e l’altro, Valentina ci racconta i suoi sogni e soprattutto e ci spiega cosa vorrebbe fare da grande…

Quando e come hai iniziato a fare la modella?

«Ho iniziato grazie al concorso “Modella per una notte”, indetto dalla casa di intimo Triumph. Sono stata selezionata e da lì a poco ho capito che quella poteva essere la mia strada. Ho deciso di fare la modella perché volevo farlo, non è successo per caso!»

Fai parte di una famosa agenzia. E’ stato difficile trovarla?

«All’ inizio è stato difficile capire di chi fidarsi, infatti sono anche stata tratta in inganno da un’agenzia. Così ho cominciato a frequentare l’ambiente e ho capito quali sono le vere agenzie di Milano. Perché alla fine devi solo provare a mandare il tuo materiale e vedere quello che succede. Io sono stata molto fortunata. Ho avuto e ho ancora alle spalle delle agenzie molto importanti.»

 Sei stata su molte copertine, l’ultima, in ordine di tempo, GQ Italia. Mi racconti questa esperienza?

«GQ è da sempre uno dei miei magazine preferiti! È stato un vero onore e piacere scattare per questo magazine. Spero ci saranno altre occasioni. Ringrazio Alex Aldegheri e Giulia Balestriero per l’ottimo lavoro fatto: un super team! »

Sei una delle poche modelle con le curve. Come si fa a mantenere un fisico scolpito senza perdere le forme?

«Intanto diciamo che il fisico è soprattutto nel DNA di una persona, però fare regolarmente attività fisica è fondamentale. Per questo pratico molto sport, faccio molti esercizi a corpo libero ed adoro il get –cross. Insomma, ci tengo molto! Del resto il mio fisico è la mia carta d’identità come modella.»

Ci descrivi la tua dieta tipo?

«Sono vegetariana e non seguo una vera e propria dieta. Mi piace mangiare bene ad esempio cibi integrali e con molte verdure diverse. Bevo molto tè verde, tisane e pratico tanto sport. Mal il mio segreto di bellezza è l’essere sempre positiva, così il volto e il fisico ne guadagnano! »

 Sei giovanissima ma con un curriculum di tutto rispetto. Che consigli dai alle ragazze che vogliono intraprendere la carriera di modella?

«Alle ragazze che vogliono intraprendere questa strada suggerisco di affidarsi solo ad agenzie serie, ovvero che abbiano un nome forte e storico. E soprattutto di andare direttamente a Milano che è la città della moda. Lì succede sempre qualcosa di magico!»

Quanti sacrifici e rinunce ci vogliono per diventare una modella affermata?

«Sicuramente la rinuncia più grande è andare via da casa per girare il mondo. E così ti ritrovi a vedere meno la tua famiglia. Anche restare sempre in forma non è facile perché molto spesso si è soggette a giudizi, così come ci sono anche le giornate no. Ma fa parte del gioco! »

Cosa vorresti fare da grande?

«Mi piacerebbe continuare a lavorare nella moda o al teatro/cinema. Mi iscriverò a un corso di scenografia perché sono molto affascinata dall’aspetto artistico del mestiere. Magari tra qualche anno diventerò anche un’attrice affermata… Chi lo sa!»

 A proposito di attrici. Ti hanno paragonata a Monica Bellucci definendoti sua erede. Che ne pensi?

«Questo titolo mi lusinga parecchio e sono grata e onorata per questo paragone che mi inorgoglisce e al tempo stesso mi carica di responsabilità. Soprattutto ringrazio la direttrice di Elite model look Italia, Brunella Casella che, su “Io Donna” mi ha menzionata tra le modelle italiane più promettenti.»

 Il tuo sogno nel cassetto?

«Ne ho tanti. Ma tra campagne pubblicitarie e cinema, ce n’è uno a cui tengo di più, ovvero quello di realizzare in futuro un’associazione che stanzi fondi per gli animali abbandonati e in difficoltà.»

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Terry Gilliam e il suo Don Quixote conquistano l’Ischia Global fest

Angela Failla

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Visionario, dal talento geniale. Una lunga carriera formata da grandi intuizioni intervallate a rovinose cadute, un cinema incantato e al contempo crudele. Questo e tanto altro è Terry Gilliam: regista, sceneggiatore, attore e all’occorrenza anche disegnatore, capace di creare nei suoi film piccoli mondi sospesi tra favola e realtà senza tralasciare il suo ecclettismo figurativo e quel suo personalissimo delirio poetico. Dall’apocalittico e distopico “Brazil” (che gli è valsa la candidatura agli Oscar come miglior sceneggiatura nel 1986) al Medioevo di “Jabberwocky”, attraversando la storia con i viaggi de “I banditi del tempo” e il beffardo “Le avventure del barone di Munchausen”. E poi ancora i bassifondi di New York in “La leggenda del Re Pescatore”, in viaggio per le strade di “Paura e delirio a Las Vegas”, nell’universo fiabesco e deformato dei “Fratelli Grimm”, senza tralasciare il faustiano “Doctor Parnassus”.

Finalmente, dopo quasi 30 anni di attesa, fatti di traversie inenarrabili, Terry Gilliam ha presentato quest’anno, all’Ischia Global Festival di Pascal Vicedomini l’anteprima italiana di “The Man Who Killed Don Quixote”.

«Ci sono voluti tanti anni per fare il mio “Don Quixote”, è stato un vero e proprio viaggio nel tempo, ma anche il mio primo western. Ho sempre amato e desiderato fare un western».

Ha esordito così Terry Gilliam raccontando quello che è il suo Don Quixote, liberamente ispirato all’opera incompleta di Welles, che l’autore di Bazil ha ambientato nell’epoca moderna.

«Ho sempre avuto il lavoro di Orson Welles in testa, probabilmente perché non è riuscito a portarlo a termine. Io sono stato, forse, più determinato. Mi piaceva molto la sua idea di portare Don Chisciotte nel XX secolo. Ma il mio progetto era diverso. Quando ho cominciato a lavorare al film, nel 1989, il problema principale che mi si è presentato è stato quello di spiegare al pubblico la differenza tra diciassettesimo e ventesimo secolo. Il film dell’epoca prevedeva un personaggio contemporaneo e la storia era ambientata tra XVII e XX secolo. Il mio film è completamente diverso perché è tutto ambientato nel XXI secolo. E sono davvero molto soddisfatto del risultato ottenuto».

Un Don Chisciotte diverso da quello che siamo abituati a vedere nell’opera di Cervantes e che, grazie a Gilliam si colora di chiaroscuri e debolezze umane. «La storia di Cervantes parlava di cavalieri ma anche di quel mondo che aveva corrotto la mente di Don Chisciotte. Più che sognatore lo definirei un pazzo con una visione confusa della realtà. L’immaginazione è il mezzo più potente che abbiamo e spesso mi ci perdo dentro. Per questo ringrazio mia moglie che riesce sempre a tenermi con i piedi per terra! A volte smarrisco completamente il senso del tempo».

E se Don Chisciotte è il protagonista indiscusso del libro di Cervantes, nel film di Gilliam assume una connotazione diversa e altri personaggi vanno alla ribalta.

«Don Chisciotte, a differenza di quanto si pensi, non è l’unico protagonista della storia. Accanto a lui c’è infatti Sancho Panza e tutti noi abbiamo dentro una parte dell’uno e dell’altro. Racconto questa storia attraverso gli occhi di Toby, il personaggio di Adam Driver».

Un film che diventa anche una denuncia verso quel mondo magico che travolge e spesso corrompe le persone. «Oggi è il cinema, con i suoi film, a corrompere la mente delle persone del nostro tempo. Ho fatto questo film per vedere  l’effetto che il cinema ha sulle persone e per mostrare cosa voglia dire realizzare un film».

Un lungo lavoro, durato quasi trent’anni, pieno di insidie. Una su tutte è stata, come racconta lo stesso regista, quella di trovare i finanziamenti per raggiungere il budget che serviva a completare l’opera.

«Non è facile, oggi, produrre un film a medio budget. Le difficoltà di finanziamento per produrre “The Man Who Killed Don Quixote”, sono state enormi. Avevamo 12 milioni e mezzo di dollari ma dovevamo arrivare a 16. Per fortuna ci è venuta incontro  una ricca signora che ha creduto nel progetto. Mi sembra ridicolo che oggi non si riescano a fare film a medio budget. E’ davvero una cosa assurda».

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Vite Spezzate

Patrizia Angelozzi

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Genova. Stavamo per augurarci questa mattina un buon ferragosto. Invece non sarà così.
Non lo sarà con l’ennesima tragedia che in moltissimi stanno seguendo in diretta per sapere se qualcuno, vicino o lontano, è vivo o no.
L’ennesima strage senza un perché.
Abbiamo imparato a restare inebetiti di fronte a un Paese che non funziona pi
, Ustica, l’irpinia, Rigopiano, il terremoto in Molise, la terra dei fuochi con tutti i malati di cancro…e molto altro.
Un’altra tragedia immensa dalla quale, insieme agli abitanti di questa nazione speriamo che questa Italia possa imparare a recuperare e tornare a vivere dentro la legalità dei controlli, dei collaudi, delle manutenzioni e non più garante di bandi da far gestire al minimo ribasso, perché stiamo pagando con la vita, tutto il fallimento di un Paese che crolla inesorabilmente. Mentre restiamo in attesa del numero delle vittime, allo stato attuale, sono 
440 evacuati e aumenteranno, 11 palazzi svuotati, in corso sopralluoghi…tra loro,un bambino di 10 anni. Solo dieci anni. E come lui, arriveranno nomi, facce, vite spezzate per incuria.
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La Casa del Futuro è qui. Ve la mostriamo in anteprima

Marco Fiocchi

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Dopo il progetto, i rendering, la grafica 3D, i modellini, finalmente entriamo fisicamente nella Casa del Futuro.

I lavori della Solar House del Team Sapienza presso il Centro Cefme-CTP di Pomezia sono terminati con successo. Siamo andati a visitarla dal vivo, prima che venga smontata e rimontata a Dubai, per  partecipare al Solar Decathlon ME 2018.

Gli studenti del Team, guidati dall’inossidabile Prof. Marco Casini, provati dal grande lavoro fin qui eseguito, possono essere fieri.

Più di 80 metri quadrati ricchi di comfort e soluzioni tecnologiche che rendono Restart4Smart, il miglior prototipo di casa intelligente del futuro.

In grado di adattarsi alle condizioni climatiche, sfruttando al massimo l’energia solare ed offrendo una dotazione impiantistica e domotica di ultimissima generazione.

Come potete vedere, la casa non è però un’astronave. Conserva tradizione (in primis, per ovvi motivi, quella araba) e canoni a cui siamo abituati. Esposizione, illuminazione e profondità, rispettando gli spazi e le misurazioni europee in ogni ambiente.

Dalle finestre alle camere da letto, dal living ai cortili. Parete verde e fontana a muro d’acqua. Tutto in un’armonia di design e lusso, considerando i materiali innovativi ed i sistemi di home automation, che ognuno di noi imparerà a conoscere ed usare un domani.

Riconoscimento facciale e dell’impronta, localizzazione e monitoraggio degli abitanti della casa, virtual house keeper, sensori di avvicinamento, Hololens, avanzato sistema di recupero e riciclaggio delle acque (Redi) ma soprattutto i PCM (phase change materials), le nanotecnologie isolanti come nei pannelli Aeropan, i tessuti per le tende I-Mesh che permettono un vero e proprio “impacchettamento” a protezione del sole senza rifiutare la sua preziosa luce naturale. E ovviamente l’incredibile copertura di pannelli solari che garantisce una totale, se non superiore, auto-efficienza. Tanto per citare solo alcuni dei gioielli che fanno di questa Solar House un diamante del panorama energetico e tecnologico.

In questa ultima settimana di luglio la Casa sarà sottoposta a diversi test di funzionamento e sarà allo stesso tempo aperta ai visitatori. Proseguiranno invece sino ad Ottobre i lavori di programmazione e messa a punto del sistema domotico con Microsoft, Softjam e Ilevia.


Dal 30 Luglio all’8 Settembre saremo impegnati nella fase di smontaggio ed imballaggio della casa nei container. Pronti per la “spedizione”. Con il supporto del partner Kuehne-Nagel la Solar House partirà dal porto di Napoli il 21 Settembre per arrivare al porto di Dubai circa 20 giorni dopo. Nell’Emirato, ci sarà il contributo di LC&Partners per tutte le operazioni di riassemblaggio dell’abitazione, che sarà sempre nelle competenti mani degli studenti e dei dirigenti del Team.

Il 16 Settembre è prevista l’ultima consegna documentale agli organizzatori, compreso il terzo video ufficiale che sarà proiettato a Dubai e sarà oggetto di valutazione della giuria internazionale.

La fase di montaggio della Solar House a Dubai avrà luogo dal 29 Ottobre al 13 Novembre. La competizione si svolgerà dal 14 Novembre (cerimonia di apertura) al 28 Novembre (cerimonia di chiusura e premiazione). Sono attesi oltre 500.000 visitatori. Il villaggio resterà aperto al pubblico sino al 1° Dicembre.

Nel corso della competizione sempre a Dubai si svolgeranno i due importanti eventi Big Five e Dubai Design Week con attività congiunte al Solar Decathlon.

Chiudiamo con un’informazione sul diario del Team Sapienza. Che sarà presente con un proprio stand di 16 mq al Maker Faire di Roma dal 12 al 14 Ottobre presso la Fiera di Roma, dove verranno esposti il progetto, i video, i componenti della casa, mixed e virtual reality, ecc, subito prima della partenza per Dubai.

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