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Trastevere Calcio, una squadra, un Rione: a tu per tu con il Presidente Betturri

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Trastevere Calcio, una squadra, un Rione: a tu per tu con il Presidente Betturri

Nel cuore della Capitale, c’è una squadra di calcio che vive in simbiosi con il quartiere che rappresenta, Trastevere. In quel Rione dai mille volti e colori, simbolo della veracità romana elevata a modo di intendere la vita e i rapporti personali, gioca il Trastevere Calcio, la seconda compagine più antica di Roma, che negli anni a partire dal 2012 ha acquisito un seguito sempre maggiore, divenendo un esempio tangibile di come sia possibile legare l’attività sportiva al territorio e alla comunità. Abbiamo intervistato il Presidente Pier Luigi Betturri, vero artefice della rinascita della squadra amaranto.


Nel 2012 ha acquisito la squadra riportando il calcio a Trastevere. Cosa l’ha spinta a fare questa scelta?

Sicuramente la passione per lo sport e l’amore per il Rione.

La Sua squadra ha ottenuto un grandissimo seguito per l’unicità del suo progetto e dei valori storici e sociali che rappresenta. Quanto è importante il quartiere per la vostra realtà sportiva?

Effettivamente sono molto rare le realtà calcistiche di un certo peso che incarnano un quartiere cittadino e men che mai squadre che si identificano in un Rione storico: in questo il Trastevere Calcio rappresenta un’assoluta unicità.

Una Squadra, un Quartiere e un Brand ben posizionato. Il vostro progetto ricorda, con le dovute proporzioni, il caso dei New York Yankees che con il loro merchandising hanno trasformato il loro brand nel simbolo della città e ne è un esempio tangibile il successo del vostro store anche tra i turisti stranieri. Si rivede in questo modello?

Devo onestamente riconoscere che la notorietà del Rione Trastevere, uno dei quartieri più conosciuti al mondo, è una componente trainante per il Trastevere Calcio. Tuttavia collegare la squadra ad uno Store, che presto sarà affiancato da un secondo punto vendita, ad un nome straordinario come la Comunità di Sant’Egidio ed avere come sponsor un Ristorante di fama internazionale come “Carlo Menta” sicuramente sono state scelte vincenti.

Ogni anno moltissime squadre dilettantistiche e professionistiche spariscono per problemi di natura economica o per mancanza di un progetto sportivo strutturato. Quali sono le problematiche e le relative soluzioni che ha individuato durante la sua esperienza?

Al 90% squadre dilettantistiche e professionistiche chiudono i battenti perché non hanno uno stadio di proprietà. Il Trastevere Calcio, rifondato nel 2012, fin da subito (nel 2013) si è dotato di un impianto sportivo di proprietà (il “Trastevere Stadium”) ed attualmente è alla ricerca di un secondo impianto idoneo per il calcio professionistico. Avere un impianto di proprietà vuol dire poter sviluppare un progetto che assicuri risorse indispensabili per lo sviluppo dell’attività calcistica. Il calcio in Italia è molto amato ed il mercato offre ampie possibilità per assicurarsi sponsor. Risorse poi provengono dalla cartellonistica, dalla vendita di biglietti, dalla scuola calcio, dai campus estivi e dai tanti tornei, dai ricavi del bar, del ristorante e dall’affitto dei campi a 5, a 8 e a 11.

Roma ha sempre avuto solo due squadre. Negli anni molti hanno provato a consolidare le proprie realtà per diventare la terza squadra della Capitale, non riuscendoci pienamente. Il Trastevere sembra essere finalmente la squadra che ha intrapreso la giusta strada. Quali progetti ha per il futuro? Dove vuole arrivare il Trastevere Calcio?

Dopo la Lazio, il Trastevere, fondato nel 1909, è la più antica Società calcistica della Capitale e per storia è sempre stata la terza squadra di Roma e sicuramente lo rimarrà a lungo. Come detto siamo alla ricerca per rilevare o costruire uno stadio idoneo per il calcio professionistico fermo restando la disponibilità del “Trastevere Stadium” che la nostra famiglia mai lascerà. Il calcio, a saperlo fare, può essere un buon “business”. Lavorando con serietà e reinvestendo sulle strutture e sui giovani, si porta il bilancio in parità ricevendo grande visibilità. 

Concludiamo con una battuta: all’epoca del suo ritiro, Lei propose a Francesco Totti di tornare a giocare al Trastevere (dopo gli esordi nella Smit). Ha mai pensato di vederlo davvero con la maglia del Trastevere?

Il Trastevere Calcio non ha mai proposto a Francesco Totti di giocare con la squadra bensì, qualora la Roma non gli avesse riconosciuto il giusto ruolo, gli fu proposto di venire nella nostra Società per sviluppare insieme un meraviglioso progetto. Ho letto sul Corriere dello Sport del 19 aprile 2019 un lucido commento di Guido D’Ubaldo in cui dice “Pallotta prevede uno scenario dove Totti ha un raggio d’azione sempre più limitato” ed a lui preferirebbe “un dirigente con poche contaminazioni con l’ambiente romano”. Anche un bambino di due anni capirebbe che Francesco Totti, con la sua straordinaria popolarità, è un personaggio che una volta ricevuta  una carica importante in seno alla AS Roma, offuscherebbe il ruolo dell’attuale Presidente Pallotta. La storia e la letteratura sono piene di storie analoghe e per rimanere nell’immaginario collettivo basta citare la trama del film “Il Gladiatore” con il giusto epilogo a favore del grande Massimo Meridio a scapito del cattivo Imperatore Commodo. Stesse analogie, nel secolo scorso, protagonisti Benito Mussolini ed il popolarissimo Italo Balbo con un finale differente. E’ ovvio che noi accoglieremmo sempre a braccia aperte il ritorno di Francesco Totti al Trastevere. 

Laureato in Economia, appassionato di calcio e sport americani, anticonformista e libero da prostituzioni intellettuali. Malfidato e complottista, seguace di San Tommaso. Pratico a stento il calcetto e suono il basso.

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