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Calcio

Tor di Valle: il vincolo di Italia Nostra, l’urgenza e quelle straordinarie coincidenze

Simone Nastasi

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La procedura di vincolo aperta dalla Sopraintendente ai Beni Archeologici del Comune Margherita Eichberg, che potrebbe definitivamente bloccare il progetto per la costruzione del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle, non è nata per caso. Ma in seguito ad una richiesta ufficiale inviata per lettera dall’associazione ambientalista Italia Nostra. La stessa della quale è stato membro del comitato esecutivo anche l’ex assessore all’Urbanistica Paolo Berdini. Il quale non a caso, fino a quando è rimasto in carica, è risultato il più strenuo oppositore del progetto per lo stadio di Tor di Valle. E adesso dopo l’uscita di Berdini, “dimissionato” in seguito alle polemiche con la sindaca Virginia Raggi, ci sta pensando Italia Nostra a portare avanti la crociata anti stadio. Facendo arrivare proprio sul tavolo di Margherita Eichberg (sorella di un dirigente della Polisportiva Lazio) una richiesta ufficiale per l’apposizione di un vincolo archeologico sull’Ippodromo di Tor di Valle. Un vincolo che come si legge nel documento ufficiale spedito dalla onlus, sarebbe da apporre “con somma urgenza”. Perché, come si legge sempre nella lettera, ci sarebbe da preservare sia “la rilevanza archeologica delle tribune” che “la pensilina” dell’ippodromo progettato nel 1959 dall’architetto LaFuente. Tribune, che come si legge sempre nella lettera di Italia Nostra, devono essere considerate “opere architettoniche di raffinata concezione”. Le quali, se al contrario fossero abbattute, aprirebbero un “vulnus per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio artistico nella storia dell’architettura contemporanea”. Nonostante nel 2014, in sede di studio di fattibilità, la Direzione Generale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio, “assunti i pareri endoprocedimentali della Sopraintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma e della Sopraintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per il Comune di Roma” espresse “parere di massima favorevole allo studio di fattibilità”. E l’unico parere preclusivo, come ha scritto anche l’ex Assessore all’Urbanistica Giovanni Caudo sul suo profilo facebook, fu depositato da Roma Natura in merito allo svincolo con l’autostrada Roma-Fiumicino considerato “non compatibile con quanto previsto dal Piano della Riserva Naturale del “Parco dei Massimi”.

Parere che il Dipartimento urbanistica dell’assessorato allora diretto da Caudo, dopo aver interrotto l’esame del progetto, comunicò alla società proponente Eurnova Srl che “il 18 agosto del 2014 depositò l’integrazione allo studio con una nuova collocazione dello svincolo esterno alla Tenuta dei Massimi”. Poi, aggiunge Caudo, “non ci fu nessun altro parere negativo”. Concludendo che “se le ragioni addotte oggi per la procedura di vincolo fossero state poste allora sarebbero state prese in considerazione come il parere di Roma Natura”. Tra queste oggi, ci sarebbe  proprio la “valorizzazione del patrimonio artistico” che l’Ippodromo progettato da Lafuente rappresenterebbe. Una valorizzazione che al momento sarebbe solo nelle carte della Sopraintendenza visto lo stato di totale abbandono in cui versa da anni la struttura come d’altronde l’intera area di Tor di Valle. Se la Eichberg si è affrettata a dichiarare in un’intervista al Messaggero che “non ci siamo svegliati oggi” e che il “vincolo c’era già”, la mossa della Sopraintendenza è sembrato essere un tentativo estremo per cercare di bloccare definitivamente il progetto.

Esito che non sarebbe gradito soltanto agli ambientalisti di Italia Nostra ma anche ai grandi costruttori esclusi dal progetto. Su tutti, ci sarebbe proprio Francesco Gaetano Caltagirone, celebre costruttore ed editore del quotidiano Il Messaggero, che non a caso tra gli organi di stampa, è quello che si è sempre mostrato più critico nei confronti del progetto. Il quale, lo stesso Caltagirone, avrebbe voluto trasferire sui terreni di Tor Vergata, dove possiede le concessioni. Ma l’interessante è che nel 2008, come riporta il sito www.abitarearomanet, proprio al costruttore Francesco Gaetano Caltagirone venne conferito da Italia Nostra il titolo di socio onorario per “essersi battuto per il rispetto del piano regolatore emanato nel 2008” (conferimento smentito, nelle ultime ore, dalla stessa associazione). Contro il sistema delle “varianti urbanistiche”. Le quali, nonostante siano assolutamente consentite dalla legge, consentono di costruire in deroga al piano regolatore quando ad un progetto è riconosciuta la pubblica utilità. Come nel caso dello stadio della Roma che per essere realizzato avrebbe quindi bisogno che il Consiglio Comunale, oggi a maggioranza pentastellata, approvasse la necessaria variante al Piano Regolatore. Variante, contro la quale si è sempre battuto l’ex assessore Paolo Berdini. Che fino al 2008 è stato un esponente dell’associazione Italia Nostra, la stessa che oggi ha richiesto alla Sopraintendenza l’apposizione del vincolo. La stessa in cui il costruttore Francesco Gaetano Caltagirone ricopre la carica di socio onorario. Ma queste, fino a prova contraria, non possono essere considerate diversamente da quello che sono: soltanto delle straordinarie coincidenze.

22 Commenti

22 Comments

  1. cicci

    febbraio 21, 2017 at 2:03 pm

    che il governo voglia apporre un vincolo per proteggere una zona di discarica e degrado è nella cifra del governo….cosa ci potevamo aspettare di diverso? proteggono ciò che hanno di più caro: lo schifo e la monnezza.

  2. Libero

    febbraio 21, 2017 at 3:14 pm

    Ai miei occhi profani sembrerebbe effettivamente che la Sopraintendenza sia intervenuta in maniera un pò pretestuosa. Tuttavia, detto ciò, scorrendosi il progetto di Tor di Valle su http://www.regione.lazio.it/rl/trasparenzastadio/, anche senza essere esperti, sembra incongua anche la pubblica utilità concessa da Marino, Caudo & Co. Mi chiedo se, senza l’inserimento dello stadio (tanto rappresenta una quota minoritaria), il progetto Tor di Valle avrebbe mai potuto ricevere la pubblica utilità dal Comune di Roma. Poi ci sarebbero da discutere i lavori a compensazione che sembrano tali da non poter essere dati ai proponenti senza gara d’appalto.

    • Pegaso

      febbraio 24, 2017 at 5:44 pm

      La Roma investirà complessivamente un miliardo e mezzo di euro, impegnandosi a fornire alla città, a sue spese, opere pubbliche per 450 milioni di euro, come il nuovo quartiere degli affari, il prolungamento della metro B, la riqualificazione della stazione di Tor di Valle, il nuovo parco fluviale di 63 ettari (approssimativamente le dimensioni di Villa Borghese) con la piantagione di 9mila alberi e l’installazione di 11 chilometri di piste ciclabili, il ponte pedonale sul Tevere per collegare la stazione della Magliana con il parco fluviale, la costruzione del nuovo svincolo sulla Roma-Fiumicino, la riunificazione della via Ostiense e della via del Mare, e la messa in sicurezza idrogeologica della zona. Sono opere pubbliche che verranno realizzate con soldi di privati, quindi che c’entrano le gare di appalto?

  3. Leonard

    febbraio 21, 2017 at 4:54 pm

    Cavallari, palazzinari, magliari, padellari, ovvero c…zari. L’unica vera vergogna, nei tempi e nei modi, è stata la dichiarazione di pubblica utilità per un’opera che, apparte lo stadio, è costituita da uffici, grattacieli ed attività commerciali estranei ai bisogni ed alle esigenze della città: quella delibera ha la stessa valenza morale della mozione Ruby del ns Parlamento.
    Quanto a Caltagirone, ricordi Lei ed i padellari che costui è azionista di Unicredit, quell’altro ne è debitore per 5-600 milioni….

  4. Horus

    febbraio 21, 2017 at 5:11 pm

    E finalmente qualcuno ha fatto il nome magico, che, guarda caso, è anche socio onorario di Italia Nostra (per dire quanto può essere credibile quest’associazione).

    In questa vicenda l’ambientalismo non c’entra niente, è solo la sintesi perfetta delle ragioni che hanno reso l’Italia uno dei paesi più corrotti al mondo.

  5. EUGENIO

    febbraio 21, 2017 at 6:35 pm

    Se il progetto dello stadio fosse stato dato a caltagirone padrone di Roma, lo stadio già sarebbe stato fatto. Come mai intorno alla fiera di Roma sulla portuense è stato compiuto uno scempio della famosa campagna romana con centinaia e centinaia di parcheggi abbandonati e ora preda dell’erba che ci sta crescendo tutto intorno, allora nessuno si fece avanti per fermare quella grande pappata. La portuense è stata spezzettata e nessuno ha difeso da quella barbarie e chi ha speculato sui centri commerciali e sulla nuova fiera di Roma. I romani dovrebbero andare tutti ha vedere quello che certi poteri forti hanno fatto della famosa campagna romana, adesso sono diventati tutti della legambiene, vergogna. RUBA/RUBA e MAGNA/MAGNA

    • Franz

      febbraio 22, 2017 at 9:18 am

      Giusto. Tralasciando il piccolo particolare che la Fiera di Roma, costruita nel deserto solo 10 anni fa, oggi è in gran parte inagibile perchè i padiglioni stanno sprofondando…

  6. IgnoranzaEcologicaItaliana

    febbraio 21, 2017 at 9:40 pm

    Non ce la faccio più a leggere articoli e/o commenti che, in maniera velata o meno, sanciscano delle zone e superifci incolte e non utilizzate (ovvero zone da cui NON si trae profitto economico) come “abbandonate” e “degradate”. Queste restano comunque delle aree potenzialmente idonee ad di utilità pubblica (aree verdi pubbliche realizzate con criteri ecologicamente validi, riserve naturali integrali o fruibili, aree di produzione agricola con occhio alla sostenibilità etc.) difficilmente comprensibile dall’italiano medio che quando ha cultura è esclusivamente a sfondo umanista e antropocentrico (dimenticandosi che l’uomo è indissolubilmente legato alle dinamiche ed un equilibrio ecologico).
    Se poi i cittadini le rendano pseudo-discariche o affini è un problema secondario, la cui soluzione NON è la cementificazione (uno dei problemi più GRAVI del territorio italiano).
    Dal punto di vista dell’edificazione e della costruzione infrastrutturale pubblica o edilizia privata in Italia è l’ora di RIQUALIFICARE, RIVITALIZZARE E AMMODERNARE le migliaia di km quadrati di suolo cementificato e le strutture preesistenti molto spesso in stato di abbandono, malfunzionamento o che esigono adeguamento. L’ulteriore cementificazione ed edificazione di suolo in questo paese non ha più ragion d’essere se non quello speculativo nella quasi totalità dei casi.
    Tor di Valle è una pseudo-discarica? La soluzione per il comune di Roma non sono tonnellate di cemento!

  7. Amedeo

    febbraio 22, 2017 at 2:17 am

    Pur di gettare fango sull’operato dei 5stelle non ci si ferma di fronte a niente….perchè questo vincolo esce fuori adesso quando sono anni che si porta avanti il progetto? Semplice: perchè è falso. Non mi sembra che a torino per lo juventus stadium si sia mosso il ministero o le associazioni ambientali quando hanno edificato milioni di metri cubi, inclusi ristoranti negozi parcheggi e molto altro….già, li al governo c’era il pd

  8. giovanni

    febbraio 22, 2017 at 8:48 am

    Quello stadio non s’ha datare, né ora né mai.

  9. fernando sagrillo

    febbraio 22, 2017 at 9:29 am

    La legge sugli stadi prevede che, autorizzata la costruzione di uno stadio, il Comune dovrebbe provvedere alla completa urbanizzazione della zona, strade, mezzi di trasporto, ecc. Nel caso del Comune di Roma, alla richiesta di costruire lo Stadio, fu risposto chiaramente che il Comune non aveva soldi per l’urbanizzazione. Pallotta disse che avrebbe fatto tutto lui in cambio di costruzioni per rientrare delle spese. Il Comune ha accettato la proposta dichiarando la pubblica utilita’. Caltagirone rosica per non essere partecipe del progetto e cerca di ostacolarne con lo splendido Berdini ed altri enti la costruzione. La maggioranza dei romani spera vivamente nella costruzione dello Stadio e riqualificazione della zona.

  10. fernando Sagrillo

    febbraio 22, 2017 at 9:58 am

    Caltagirone e’ proprio sfortunato; nella zona che doveva essere interessata ai Mondiali di Nuoto non ha potuto fare nulla, poi ha sperato nel Villaggio Olimpico per le Olimpiadi del 2024, annullate; ultimamente sperava nello Stadio della Roma, ma nulla di nulla. Allora cosa fa? Martellamento giornaliero sul Messaggero sulla Giunta Raggi, sullo Stadio. Speriamo senza successo. Abituato come era ad essere “accontentato” in tutto deve rosicare in un modo enorme.

  11. giuseppe zucca

    febbraio 22, 2017 at 10:05 am

    La cosa più importante che , lasciati fuori dall’appalto i palazzinari che lavorano per i politici, si siano mossi per bloccare tutto. Dalle foto si vede chiaramente che i fabbricati presenti in loco sono delle rovine che poco hanno da invidiare alla situazione di Amatrice. pertanto, l’Italia degli amici di merenda, vogliono avere la situazione nelle loro mani, questa, purtroppo è l’ITALIA, comandano i ladri !!!

  12. Ciccio er grasso

    febbraio 22, 2017 at 10:15 am

    Avendolo visto ultimamente il posto devo dire che e’ proprio bello. Io lo lascerei cosi’ come e’ e usarlo con scopi turistici. In fondo anche in Germania e Polonia utilizzano i vecchi campi di concentramento per i visitatori. E che noi siamo inferiori a loro ?

  13. gianluca zampieri

    febbraio 22, 2017 at 10:53 am

    Articolo lucidissimo , degno di questo importante giornale in contrasto con l’eccessivo spazio dato a blogger spesso superficiali e disinformati. Roma è un immondezzaio a cielo aperto che oscurantisti e palazzinari delusi vorrebbero perpetrare all’infinito. Lo Stadio è una grandissima occasione per rilanciare la Capitale verso un ruolo degno del suo grande passato!!!

  14. originale

    febbraio 22, 2017 at 10:55 am

    …..si legge nell’articolo….”Ma l’interessante è che nel 2008, come riporta il sito http://www.abitarearomanet, proprio al costruttore Francesco Gaetano Caltagirone venne conferito da Italia Nostra il titolo di socio onorario per “essersi battuto per il rispetto del piano regolatore emanato nel 2008”. Contro il sistema delle “varianti urbanistiche”. ……FAKE NEWS smentita direttamente da Italia Nostra…..perché non andate a fondo e verificate le notizie……anche il FATTO stile il Tempo… no vi prego….
    se ne accorto persino Rizzo sul Corriere.

    • enrico

      febbraio 22, 2017 at 11:36 am

      Signor Originale, oltre al fatto che sul sito di Italia Nostra non vi è traccia di smentite ufficiali ma una risposta si trova solo sulla Notizia, è bene sottolineare che “la nota aveva un contenuto provocatorio” riferendosi alle varianti di Veltroni condannate dal Messaggero. Quindi esiste ed esisteva e solo oggi casualmente viene evidenziato il tono di suddetta nota. Aspettiamo con ansia che Italia Nostra possa fare comunicazione ufficiale sulla non esistenza di tale nota..se così non fosse, credo che il vero Fake sia lei che si lascia abbindolare da rettifiche dell’ultima ora

  15. originale

    febbraio 22, 2017 at 12:25 pm

    …. Sig. Enrico…..dal Corriere della sera del 22/02/17 a firma Sergio Rizzo….”Se qualche giornale pubblicasse la notizia che Dracula è socio onorario dell’Avis, nessuno lo prenderebbe sul serio. Normale: ci sono bufale troppo grosse per essere digerite. A meno che non finiscano sul web. La bufala che ieri scorrazzava da un social all’altro è la nomina di Francesco Gaetano Caltagirone a socio onorario di Italia Nostra. La scrive un sito che riprende un comunicato del 2008 dell’associazione. La notizia rimbalza sul web con una suggestiva dietrologia. Italia Nostra è contro lo stadio a Tor di Valle e propone invece Tor Vergata perché è del suo socio onorario Caltagirone. Non fa una grinza. Peccato che quel comunicato del 2008 di Italia Nostra fosse solo una perfida ironia nei confronti del costruttore tutt’altro che amico: altro che nomina a socio onorario Per averne conferma bastava una telefonata. Però sul web non è previsto. Perché il gioco non è che la cosa sia vera, ma che circoli e basta.Perché il gioco non è che la cosa sia vera, ma che circoli e basta. Diceva McLuhan che il medium è il messaggio “. ……Fake news? Altro che “la Notizia”….

    • enrico

      febbraio 22, 2017 at 12:38 pm

      quindi mi conferma che il comunicato esiste..e che hanno voluto sottolineare che fosse una provocazione a distanza di 9 anni..tutto in regola insomma. La cosa davvero bella lo sa qual è? che il comunicato provocatorio (quindi in teoria contro Caltagirone) sia uscito dopo che il Messaggero aveva criticato le varianti al prg (una causa sostenuta anche da Italia Nostra). Quindi non capisco: faccio una cosa che ti trova d’accordo con me (criticare le varianti) e tu (italia nostra) mi canzoni e mi fai comunicato? Sembra come la storia del marito che per fare dispetto alla moglie si taglia le palle..

  16. enrico

    febbraio 22, 2017 at 12:57 pm

    Altra cosa..ma questa è solo una mia curiosità: sto cercando tutte le battaglie di Italia Nostra contro Caltagirone (o anche Parnasi eh)
    e non le trovo.. ma le hanno mai fatte? Lei mi può aiutare?

  17. originale

    febbraio 22, 2017 at 2:09 pm

    …..dal sito di Italia Nostra: ”
    22-02-2017
    Stadio della Roma a Tor di Valle: le 4 proposte alternative di Italia Nostra e la falsa notizia sul legame con Caltagirone
    DI: italianostra
    Italia Nostra Roma che, già molti anni fa aveva proposto che nella Capitale ci fossero due stadi, per liberare il Complesso Monumentale del Foro Italico, intende dimostrare, con proposte alternative documentate il dove, come e quando uno stadio possa essere veramente di pubblica utilità, se realizzato nel luogo giusto.
    Intanto da giorni si è diffusa la notizia che Francesco Caltagirone avrebbe ricevuto dalla nostra associazione il titolo di ‘Socio onorario’. Secondo i nostri detrattori, a questo si dovrebbe la contrarietà di Italia Nostra allo stadio a Tor di Valle, motivata da non meglio precisati interessi del nostro potente socio ad honorem.
    Peccato che sia una notizia del tutto falsa, smentita dai fatti peraltro: nella sua lunga storia Italia Nostra non si è mai sottratta al confronto anche aspro con costruttori, politici, amministratori locali, senza guardare in faccia nessuno. Francesco Caltagirone non è mai stato socio di Italia Nostra. Gli articoli che girano in rete si riferiscono a una provocazione mediatica del 2008 (!) nata dall’allora Presidente di Italia Nostra sezione di Roma, Carlo Ripa di Meana che ironicamente e provocatoriamente propose di assegnare il titolo al costruttore romano che sul suo giornale, Il Messaggero, lamentava la speculazione edilizia a Roma. Tema su cui Italia Nostra è impegnata dal 1955
    LE 4 PROPOSTE ALTERNATIVE DI ITALIA NOSTRA ROMA:…
    Di seguito, le 4 aree possibili per localizzare lo stadio della Roma, presentate stamane in conferenza stampa:
    •Torre Spaccata: area adiacente viale Palmiro Togliatti, tra la via Casilina e la Tuscolana. La destinazione di Piano Regolatore è quella ad area edificabile (ex SDO) e in particolare anche destinata ad ospitare il passaggio del prolungamento (penetrazione urbana) della diramazione autostradale Roma Sud, tra il GRA e Viale Palmiro Togliatti.
    •Pietralata (comprensorio ex SDO): area di proprietà pubblica facente parte del Comprensorio SDO Pietralata, quindi con destinazione a servizi, compresa tra via dei Monti di Pietralata, via dei Monti Tiburtini, via dei Durantini e largo Sacerdotale. Già da alcuni anni è stato approvato un piano particolareggiato (progetto speciale) per l’intera area, che, nell’ipotesi di ubicare qui lo stadio della Roma, ovviamente andrebbe totalmente rielaborato. Stabilendo una diversa organizzazione dello spazio complessivo.
    •Stazione Anagnina Metro A: area compresa tra via Eudo Giulioli, via Tuscolana, la stazione “Anagnina” della Metro A e via Walter Procaccini. La destinazione di Piano Regolatore è quella a servizi ed edificazione.
    •Università Tor Vergata: area interamente compresa all’interno del territorio di pertinenza dell’Università Tor Vergata, quindi con destinazione a servizi, a brevissima distanza dalla cosiddetta “Città dello sport” di Calatrava.
    ……penso possa bastare…. arrivederci

    • enrico

      febbraio 22, 2017 at 2:44 pm

      Ecco finalmente un comunicato ufficiale sulla vicenda..ma vedo che hanno rettificato anche qui su questo sito..ad ogni modo resta curiosa l’indicazione di Tor Vergata, mettendo come motivazioni la “brevissima distanza dalla cosiddetta Città dello Sport”…quale città dello sport?

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Truffe e affini: quando lo Sportivo è vittima di raggiro

Emanuele Sabatino

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Il detto parla di gallina dalle uova d’oro ma se ribaltiamo il sesso possiamo tranquillamente parlare del pollo dalle uova d’oro. Il pollo in questione è il calciatore, o atleta di successo in generale, spesso miliardario in giovane età, improvvisamente o quasi, contornato da persone che gli vogliono bene ma anche da falsi cortesi che salgono sul carro del vincitore, di chi nella vita ce l’ha fatta e ha un bel po’ di grana. Indifeso e sprovveduto corre spesso il rischio di fidarsi troppo buttando alle ortiche gran parte della propria fortuna monetaria. Di seguito una carrellata di casi in cui i poveri atleti sono stati vittime di truffe e raggiri più un paio di chicche extra.

ALESSANDRO GAMBERINI

Ultimo in ordine cronologico la truffa ai danni dell’ex giocatore della Fiorentina Alessandro Gamberini che sarebbe stato raggirato da due suoi ex amici di Prato ed un banchiere per una cifra intorno al milione e seicento mila euro. Gamberini credeva di aver investito 1 milione di euro in un fondo obbligazionario al 3% (era scontento della gestione della banca precedente che gli fruttava solo lo 0,7% annuo), rivelatosi inesistente, e gli altri 620.000 in una fideiussione che non si ricordava neanche di aver firmato. Questi soldi sono stati usati dai due truffatori per coprire i loro debiti e comprare delle case. Ora dopo la deposizione in tribunale è in attesa che la giustizia faccia il suo corso.

MACCHINE PAGATE E MAI ACQUISTATE

Cosa hanno in comune Mexes, Ferrari, Zotti e Vucinic? Oltre ad aver militato nella Roma, gli stessi sono stati truffati da un concessionario della capitale che vendeva le auto, incassava i soldi ma non era in grado di fare il passaggio di proprietà perché queste ultime non erano di proprietà del concessionario ma in leasing. Scoperta fatta dalle forze dell’ordine in seguito alla denuncia di uno dei tanti comuni cittadini raggirati.

QUELLA PORSCHE FANTASMA

Stessa città, Roma, sempre una concessionaria. Sorte malevole è toccata anche ai calciatori Giorgio Venturin ed Andrea Silenzi che hanno comprato una porsche da 200 mila euro ma che non hanno mai visto dal vivo. Per loro una doppia beffa: oltre a non guidare mai la supercar anche l’archiviazione del caso da parte del giudice e addio soldi.

IL MADOFF DEI PARIOLI

Vittime del più classico degli schema Ponzi sono stati i due calciatori ex Roma Stefano Desideri e Ruggero Rizzitelli che hanno mal riposto i loro soldi nella mani (bucate) di Gianfranco Lande detto “Il Madoff dei Parioli”. Garantiva investimenti con ritorni incredibili nel corto-medio termine e riusciva a pagare tutti fintanto che riusciva a portare soldi nuovi dentro il suo schema. Una volta saturo è scappato con la cassa. Rizzitelli ha perso circa 3 milioni di euro. Lande è stato condannato a 5 anni e mezzo di carcere, già scontati, per un ammontare di soldi rubati pari a 170 milioni di euro ma c’è chi giura siano molti di più.

MAMMA HO PERSO L’AEREO

Dall’erba al parquet il discorso non cambia. Anche un grande campione come Scottie Pippen è stato truffato alla grande. L’ex stella degli imbattibili Bulls di MJ ha comprato un aereo, rivelatosi poi rotto, per 4 milioni di dollari. Oltre il danno anche la beffa: per riparare ha dovuto spendere un milione di dollari aggiuntivo.

SE TI TRUFFA ANCHE LO STATO

Quante volte abbiamo sentito parlare della Spagna come il paradiso fiscale per i giocatori che lì pagavano meno tasse? Fu proprio Galliani a dire anni fa, prima che la situazione cambiasse, che non c’era partita perché la fiscalità spagnola a parità di offerta era sempre la metà preferita dai calciatori.

In Spagna però le cose sono cambiate ed i calciatori che pagano in Spagna il 50% di tasse, una volta venduti all’estero e cambiando la residenza fiscale abbattono l’aliquota fino al 20%. La differenza deve tornare nelle casse dei contribuenti. Non è stato così però per alcuni calciatori come ad esempio Sahin ai tempo del Real, Salvio con l’Atletico Madrid e Zapata con il Villarreal che una volta cambiato squadra e lasciata la Spagna non hanno ricevuto nulla. Dove finivano i soldi? Su un conto off-shore intestato ad un’ispettrice del dipartimento fiscale spagnolo. Il piano era perfetto perché in teoria i calciatori ignari del vantaggio fiscale non avrebbero mai preteso la cifra. Peccato per lei che alcuni calciatori sono sprovveduti ma altri si affidano a fior di professionisti per pagare meno tasse e avere vantaggi economici in continuazione (come il trasferimento di Ronaldo alla Juve).

TRUFFARE UNA FEDERAZIONE

Dovrebbe vincere il premio di truffatore del millennio. Il personaggio in questione è Wilson Perumal ora in carcere ma prima una delle persone più potenti ed influenti del calcioscommesse mondiale. Cosa faceva? Organizzava finte amichevoli tra nazionali comprando le divise e raccattando le persone per strada. Così da far uscire risultati clamorosi e scommettendoci sopra. Come è stato scoperto? Grazie ai suoi agganci organizzò a Manama un’amichevole tra Bahrein e Togo. Il Togo era una nazionale forte perché annoverava tra le sue fila Adebayor mentre il Bahrein era una squadra modesta. Quote stra-sbilanciate a favore dei togolesi che però persero 3-0. Il perché è da ricercarsi proprio nel fatto che chi vestiva la maglia della nazionale togolese erano dei figuranti. Mentre in Bahrein festeggiavano la vittoria, il ministro dello Sport del Togo lesse sul giornale di quella partita e incredulo scrisse una lettera alla Fifa: la nazionale, quella vera, era impegnata in Botswana nelle qualificazioni della Coppa d’ Africa.

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Calcio

Il Derby delle due Tirano e il Regio Decreto 28 giugno 1863

Francesco Beltrami

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Come anticipato qualche settimana fa, presentandovi il nuovo campionato unico Seconda e Terza Categoria della provincia di Sondrio, abbiamo approfittato di uno dei frequenti viaggi di famiglia in Valtellina, per andare a vedere una partita di questo particolare campionato, e riprendere le nostre cronache dal calcio minore. Non una partita qualunque tra l’altro, ma un derby che non credo abbia un nome, ma che mi verrebbe di chiamare Derby delle Due Tirano. Un po’ di storia.

Tirano è una cittadina di 9.000 abitanti in Alta Valle. Importante crocevia con la vicinissima Svizzera,  famosa per il Santuario della Madonna di Tirano e per essere capolinea di ben due ferrovie, quella nazionale sulla linea Milano-Lecco-Tirano e del cosiddetto Trenino Rosso del Bernina, linea elvetica di alta montagna che attraverso il Passo del Bernina raggiunge Saint Moritz. Il Trenino Rosso è da qualche anno patrimonio dell’umanità dell’Unesco e Tirano oltre che capolinea è l’unica stazione in territorio italiano.

La squadra calcistica di Tirano è la US Tiranese, attualmente in Seconda Categoria, con qualche trascorso in categorie superiori, una stagione in Promozione quando era quarta serie nell’immediato dopoguerra come livello più alto raggiunto.

Villa di Tirano invece di abitanti ne ha 3.000 e non è e non è mai stato una frazione di Tirano. E’ un comune autonomo confinante e transitando lungo la Strada Statale 38, la famosa via del Passo dello Stelvio, si attraversa, andando in direzione Nord prima Villa, poi ci si trova a Tirano senza quasi accorgersene visto che ormai tra gli abitati non c’è più alcuna separazione. Fino al 1863 Villa di Tirano era solo Villa, con le sue undici frazioni. Poi, con l’unità d’Italia sorse il problema che di località chiamate Villa ce n’erano troppe e un Regio Decreto del 28 giugno 1863 stabilì di aggiungere un determinativo. Villa del mandamento di Chiavenna divenne Villa di Chiavenna e Villa del mandamento di Tirano divenne Villa di Tirano. Percorrendo la statale 38 prima ancora di Villa, ma questa è un’altra storia e tra l’altro l’abbiamo già raccontata, si attraversa un altro comune, quello di Bianzone, patria del primo oro olimpico invernale italiano, Nino Bibbia che vinse la prova dello skeleton a Saint Moritz nel 1948. Torniamo al calcio.

 

La squadra locale è la sezione calcio Polisportiva Villa, associazione che si occupa di molti sport e anche collabora all’organizzazione di feste e sagre come la ormai trentennale Sagra dell’Uva e della Mela, motivo per cui eravamo in Valle lo scorso week-end. La squadra milita in terza categoria e gioca nello stadio di Stazzona, una delle undici frazioni, probabilmente quella in cui ci furono in epoca remota i primi insediamenti, in riva all’Adda dalla parte opposta della 38. Risalendo il fiume lungo la strada locale che attraversa vigneti e meleti si arriva al Comunale di Tirano, casa della US Tiranese.

Il Derby, reso possibile dalla fusione dei due campionati, non si giocava da oltre dieci anni, ed era dunque attesissimo, anche se la concomitanza con la Sagra della Mela a Villa e con la Corsa del Sole a Tirano oltre al non grande seguito che il calcio di provincia ha ormai in questi tempi in cui le TV offrono Ronaldo, Messi e compagnia in alta definizione tutti i giorni a tutte le ore, ha fatto sì che al Comunale di Tirano arrivassero non più di un centinaio di persone.

 

Zona tutta dedicata allo sport quella dove sorge il Comunale, campi da tennis, piscine, stadio, che confina a sua volta con il poligono di tiro, da cui per tutta la partita è arrivato l’assordante rumore di fucilate e pistolettate. L’esterno si presenta da impianto di una certa importanza, doppia biglietteria divisa da una parete su cui è dipinto lo stemma della US Tiranese. Come sempre vado in incognito, pago i miei 5 euro di biglietto ed entro, circa venti minuti prima dell’inizio. Il campo è in erba sintetica, la tribuna coperta. Lavori effettuati una decina d’anni fa con un notevole esborso economico, oltre 500.000 euro trovo su articoli di siti locali. I seggiolini singoli sui cinque gradoni della tribuna sembrano precedenti, a un rapido conteggio sono circa 350 il che fa pensare che in periodi antecedenti, quando ci si sedeva direttamente sul cemento, la struttura potesse arrivare ad ospitare quasi 500 spettatori.

Le squadre terminano il riscaldamento e qualche sostenitore inizia ad arrivare. Ci sono parenti e amici dei giocatori, diverse sorridenti fidanzate e qualche immancabile anziano che probabilmente vede calcio da una sessantina d’anni. Anche tre asinelli che guardano da un terreno confinate, insieme al loro proprietario e ad alcuni ragazzini. Si comincia. La Tiranese è nettamente favorita, ma nei derby non si può mai dire. Infatti la Polisportiva Villa regge tutto il primo tempo e al trentottesimo va addirittura in vantaggio con un tiro da fuori di Acquistapace. Passano cinque minuti e la Tiranese, punta sul vivo arriva al pareggio, grazie a un’autorete di Fiorina. Un minuto e con un altro tiro dalla distanza il Villa torna avanti con Bruga e va al riposo sorprendentemente in vantaggio.

In tribuna le fidanzate chiacchierano tra loro, lo stesso fanno gli anziani. Uno sostiene che un certo giocatore della Tiranese debba essere sostituito immediatamente perché non in grado di controllare la palla. Poi confida all’amico di aver mangiato la sera prima la crostata di frutta. – E il diabete? . Gli domanda subito l’altro. – E’ andato a 165! Ma per una volta…- Il discorso torna al calcio.

La ripresa è un assedio, dopo venti minuti la Tiranese ha l’opportunità di pareggiare grazie a un calcio di rigore, ma il portiere Zubiani del Villa si supera e devia in corner. L’assalto dei padroni di casa continua, gli ospiti si difendono come possono, qualche fallo in più ma il clima resta sostanzialmente sereno. Lunghissimo il recupero, poi il fischio finale e la festa dei giocatori della Polisportiva può iniziare. Per loro è un successo che vale quasi una stagione. In casa della Tiranese c’è tristezza, un ragazzo delle giovanili, sul campo come raccattapalle, si sfoga attraverso la recinzione col padre: – Che vergogna! Abbiamo perso con quelli del Villa!-

E’ il fascino del calcio più vero, della provincia più lontana, ai piedi delle grandi montagne. Che nessuna sigla CR7 trasmessa da TV certificate da altre sigle come HD o SuperHD, potrà mai avere.

 

 

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Calcio

St. Pauli: i Pirati tedeschi che giocano contro l’odio

Ettore zanca

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Contro slogan di intolleranza e razzismo o provvedimenti che prendono a calci il buon senso, parlando di panini e mense autorizzate solo per pochi, contro l’autorità che si travisa dietro la legge per fare provvedimenti dubbi, una delle soluzioni sarebbe andare in un quartiere a luci rosse, poi, vedere una partita.
No, non è una boutade, è la realtà.

Ad Amburgo c’è un motto, esistente da sempre in quella che viene definita la Venezia del nord: «I posteri abbiano cura di conservare degnamente la libertà che gli antenati partorirono.». 
Già avete capito che qui la democrazia passeggia libera e anche un po’ libertina. Infatti al suo interno, c’è il covo, o l’alcova di un quartiere a luci rosse, che si confonde con portuali che farebbero arrossire un camallo, per la loro forza espressiva. Una zona in cui poco tempo fa perfino un serial killer era meglio girasse scortato.

Dentro questo ventre, o meglio, monte di Venere della città, alberga una squadra. Il suo nome è St. Pauli FC. Gioca in seconda divisione e fino a poco tempo fa sognava di scontrarsi e battere i cugini dell’Amburgo, famosi per avere un orologio che segnava da sempre il loro non essere mai retrocessi, fino all’anno scorso.

Il St. Pauli non è una squadra trascendentale, si suda salvezze impossibili e spesso con giocatori che si applicano tanto, ma poco ottengono. Eppure l’amore per questa squadra è incondizionato. Intanto perchè è una squadra dichiaratamente antinazista e multirazziale. Non è raro, come quest’anno, trovare sulle loro maglie ricamato anche l’arcobaleno, simbolo di pace e di molto altro. Inoltre sono una a polisportiva che ospita molti ragazzi che stanno lontani dalla strada.

I ragazzi di marrone vestiti però hanno tanti motivi per far battere i cuori dei rudi portuali. Intanto lo stadio e le sue zone limitrofe sono sede di vaste iniziative di creatività, musica pittura, scrittura e arti varie, qui sono bene accette e stimolate.

Poi tutto quanto quello che la squadra decide, viene concertato con i tifosi più rappresentativi, che cercano sempre insieme ai giocatori di organizzare incontri benefici o iniziative a favore delle categorie più deboli e svantaggiate.
Una delle giornate più belle, allo stadio del St.Pauli, si ebbe quando si giocò contro la Lampedusa Hamburg Football Club, nel 2013, una squadra improvvisata di migranti, venuti appunto da Lampedusa e rifugiatisi qui. La partita servì a finanziare acquisti di cibo, coperte e vestiti, inoltre la società cercò attivamente di favorire l’integrazione di chi era arrivato in questo covo di bellissimi pirati del calcio.

Già perchè il simbolo della squadra è la bandiera del Jolly Roger, quella dei pirati, portata per scherzo da alcuni tifosi tanti anni fa e rimasta nella tradizione del club. Inoltre, piccolo particolare, andatevi a vedere le maglie che hanno indossato dal 2014 ad adesso, sono delle meraviglie.

Insomma un posto dove la democrazia non è solo un modo per sciacquarsi la bocca. Già perchè anche a guardare un compagno di squadra a cui passare il pallone, dovremmo ricordare che “compagno”, ha origine dall’etimo del “mettere il pane in comune”, dividerlo.
E perchè forse bisogna ripartire da una forma di bellissima pirateria ribelle e sana, perchè tutto non vada a puttane. E non mi riferisco al quartiere a luci rosse, stavolta.

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