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Azzardo e piaghe sociali

Tennis Malato: Se Masha piange, l’Italia non ride, Cecchinato deferito

Lorenzo Martini

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In questi giorni nel mondo del tennis ne stanno succedendo di tutti i colori. Tutto è cominciato il 7 marzo, quando è emersa una notizia esplosiva: Maria Sharapova, la tennista più famosa e pagata del mondo, trovata positiva ad un controllo antidoping. Gli organi competenti hanno avviato immediatamente delle indagini, e Masha dal canto suo ha fin da subito dato la sua versione dei fatti, motivando la sua assunzione del Meldonium, il farmaco dopante in questione. Ma lo scoop mediatico che l’ha colpita è stato inevitabile.

 Sull’onda dello scandalo sono stati in molti a commentare la vicenda. E tra questi Rafael Nadal non le ha mandate a dire: pur convinto della buona fede della collega russa, ha rimarcato il fatto che casi del genere mettono in cattiva luce il tennis e che atleti di fama mondiale non dovrebbero incappare in simili incidenti.

Da qui però è sfociato un ulteriore polverone. Perché ai danni di Nadal stesso sono giunte delle accuse, mosse dall’ex ministro francese alla salute e allo sport Roselyne Bachelot, che lo aveva incolpato aver fatto uso di sostanze vietate tra la fine del 2012 e gli inizi del 2013 e di aver mascherato il tutto con un finto infortunio.

Il maiorchino, impegnato in questi giorni nel torneo d’Indian Wells, ha risposto stizzito, dichiarandosi assolutamente pulito e estraneo a qualsiasi sostanza dopante. Inoltre, stanco delle continue accuse di doping che gli vengono da anni rivolte, ha annunciato che denuncerà la Bachelot per diffamazione. 

 Ma per quale motivo, da tempo, gli vengono indirizzate simili accuse? In primis, perché Nadal non ha mi disdegnato tecniche terapeutiche borderline, come la camera ipobarica  o l’uso di cellule staminali per i suoi infortuni alle ginocchia. Tutti trattamenti sì consentiti, ma anche parecchio criticati. In secondo luogo, sono proprio i continui infortuni nella sua carriera che in più occasioni hanno fatto storcere il naso, soprattutto a causa della “segretezza” e del riservo con cui sono stati affrontati nel suo entourage.

Ma queste sono chiacchiere da bar: non c’è il minimo indizio che Nadal abbia usato qualche sostanza dopante, tutti i controlli effettuati hanno sempre dato esito negativo. E finché non salta fuori nemmeno una prova, le chiacchiere stanno a zero.

Lo scandalo che ha colpito la Sharapova, seguito dai battibecchi mediatici che ne sono scaturiti, ha sicuramente attirato l’attenzione a livello mondiale. Ma, nel contempo, ha distolto i più dalle problematiche di casa nostra. Perché, come al solito, se Atene piange Sparta non ride.

E infatti, appena pochi giorni dopo le dichiarazioni shock della Sharapova, il tennis italiano è di nuovo precipitato nell’incubo del match-fixing. Se già Potito Starace e Daniele Bracciali, ex-giocatori di Davis, sono da mesi sotto giudizio – un processo che sembrava già concluso ma che il CONI stesso ha ordinato di ripetere –, a piombare nell’occhio del ciclone stavolta è Marco Cecchinato. Proprio lui, che ha rappresentato l’Italia contro la Svizzera in Coppa Davis, neanche un paio di settimane fa.

Il tennista siciliano viene sospettato di aver alterato l’esito del match contro il polacco Kamil Majchrzak, nel torneo Challenger di Mohammedia. L’incontro risale all’ottobre 2015 e ha visto il tennista polacco imporsi su Cecchinato in modo agevole e contro ogni aspettativa,visto che quest’ultimo precedeva il suo avversario di oltre 200 posizioni nel ranking mondiale.

La vittoria del tennista azzurro sembrava una pura formalità, tant’è che le sue quote erano 4 volte inferiori a quelle di Majchrazak. Ad aver insospettito gli inquirenti sarebbe stato non solo la sconfitta di Cecchinato, ma anche un flusso di denaro insolito scommesso proprio sulla vittoria del tennista polacco.

Cecchinato è stato deferito dalla Procura Federale, insieme al suo amico e tennista Riccardo Accardi, ed è stato accusato di aver violato i codici 1 e 10 del Regolamento di Giustizia, che vertono sugli illeciti sportivi di questo tipo.

La vicenda è ovviamente nelle sue fasi preliminari, dare giudizi in questo momento è quantomeno affrettato. Non ci resta che aspettare, speranzosi, il procedere della vicenda.

FOTO: www.oktennis.it

Azzardo e piaghe sociali

Il grande inganno dei Bonus di Benvenuto: quando il “regalo” è utile solo ai Bookmaker

Emanuele Sabatino

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Sono messi in grandissima mostra, scritti grandi e con colori sgargianti, sono i bonus dei bookmakers attui ad invogliarci a iscriverci e puntare sulle loro piattaforme. In piccolo invece, molto in piccolo, talmente in piccolo che ci vuole o un monitor 60 pollici o una lente d’ingrandimento, troviamo scritto in un color grigio tristezza i “termini e condizioni” di questi bonus ed è proprio qui che scopriamo le cose più interessanti.

IL BONUS E LA FORMULA DO UT DES

Iniziamo con l’importo del bonus “fino a 100€ per te”. 100 euro di bonus ma per sbloccarlo ci vogliono altrettanti soldi. Ma questo è solo la punta dell’iceberg. Perché alcuni bookmakers sbloccano il bonus solo dopo aver giocato interamente il versamento iniziale. Quindi verso 100 e devo giocare 100 per avere i 100 di bonus. Non solo perché i problemi veri, la trappola, arriva dopo, una volta che il bonus è stato effettivamente accreditato.

LA TRAPPOLA DEL PRELIEVO CONDIZIONATO

Per prelevare bisogna giocare l’importo versato più quello bonus per un numero di volte prestabilito. Di solito più il bonus è alto e più il numero di volte in cui bisogna scommettere il tutto sale. Si va dalle 3 volte, passando alle 6, fino addirittura alle 8 volte. A questo punto il lettore/scommettitore potrebbe pensare: “Ok, nessun problema, mi gioco tutto su una partita live a 1.01 così sono sicuro che la prendo e dopo il numero di volte stabilito dal bookmaker posso prelevare”. Seeee, ti piacerebbe. I bookmakers sono aziende internazionali e non hanno mica “l’anello al naso e la sveglia al collo”. Se vuoi prelevare devi puntare in singola su una partita con quota minima di 1.5, alcuni bookmakers alzano l’asticella a quota 2. In multipla, invece, almeno una partita deve avere una quota pari o superiore a 1.5. Il vantaggio matematico in singola di un bookmaker italiano si aggira dal 5 al 10%, percentuale che lievita vertiginosamente nel momento che aumentiamo il numero di eventi. Facile quindi capire che giocare versamento + bonus per un numero considerevole di volte a quota minimo 1.5 sia il modo migliore, dal punto di vista matematico, di regalare i soldi alle agenzie di scommesse. Al mondo nessuno regala niente, specialmente i soldi, figuriamoci un’azienda internazionale. Il bonus di benvenuto è quindi una pubblicità, ai limiti dell’inganno e della truffa, atta ad intrappolarci il patrimonio, facendoci credere che quei soldi siano effettivamente nostri, per farcelo perdere piano piano.

LO SCIACALLAGGIO SUI BISOGNI PRIMARI DELLE PERSONE:

E’ come se fosse tutto un grande effetto domino: la crisi, la disoccupazione e la povertà portano alla disperazione, quando si è disperati non ci resta che sperare, e noi speriamo che la bolletta di due euro si tramuti in una vincita di 1000. Il problema è questo non avviene quasi mai e così i bookmakers si arricchiscono sempre di più investendo in altri tipi di giochi “invitanti” ma soprattutto in tanta tanta pubblicità che ormai è ovunque e a tutte le ore, formando un circolo vizioso indistruttibile. D’altronde una volta un saggio disse: “Il bookmaker è un borseggiatore che ti lascia fare tutto da solo”.

 

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Altri Sport

NeuroDoping: se l’Elettroshock è la nuova frontiera delle prestazioni sportive

Matteo di Medio

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Dimenticatevi flebo, siringhe e pasticche. L’ultima trovata per migliorare le prestazioni sportive di un’atleta riguarda direttamente il motore dei nostri movimenti: il cervello. Stimolazione cerebrale o Neurodoping per l’appunto. Una metodologia molto semplice che prende spunto dalla fortunatamente abbandonata pratica dell’elettroshock nei lontani anni ’50. In sintesi, la prassi è molto simile anche se il voltaggio è 500/1000 volte più basso: si posizionano due elettrodi ai lati della scatola cranica e si scarica corrente elettrica con l’intento di cambiare i livelli di eccitabilità dei neuroni da essa colpiti.

A portare all’attenzione questa nuova pratica è stata la partnership siglata lo scorso anno tra la squadra di ciclismo Bahrain Merida, per la quale corre il nostro Vincenzo Nibali, con il gruppo Cidimu dell’Istituto delle Riabilitazioni Riba di Torino. Ugo Riba è il Professore che presiede il gruppo ed è convinto che attraverso questa metodologia sia possibile intervenire sulla fatica ma anche sulla rapidità di esecuzione sportiva e recupero da affaticamento post gara.

La tecnica, nota come stimolazione transcranica a corrente continua (tDcs) era stata pensata per il recupero di alcune lesioni al cervello o al midollo spinale. Oggi, trova applicazione per stimolare quei centri neuronali che, già degli anni ’90, si era pensato fossero i responsabili dell’affaticamento e del movimento muscolare. A sperimentare la tDcs è stata la squadra di sci e snowboard statunitense (Ussa) per quanto riguarda il salto con gli sci e le prestazioni dopo 4 applicazioni per due settimane hanno mostrato un aumento della forza e della coordinazione.  Soprattutto per quel che concerne la fatica, e il ciclismo può essere considerato lo sport che più ne sente l’impatto, la stimolazione andrebbe ad intervenire sulla corteccia motoria che è responsabile di inviare segnali di affaticamento. Aumentando l’eccitabilità di quest’ultima, si ottiene una minore percezione cerebrale di sforzo, consentendo al corpo di ottenere performance atletiche più durature. E come ha detto Samuele Marcora, scienziato dell’Università del Kent al FattoQuotidiano.itoltre al reale impatto della pratica si aggiunge anche l’effetto placebo con risultati ancora più incoraggianti.

La stimolazione transcranica può trovare terreno fertile in molti settori anche non sportivi come i videogiochi dal momento che aumenta la concentrazione e la velocità di reazione. Non a caso l’azienda Halo vende già delle cuffie da collegare allo smartphone per un utilizzo fai-da-te. Le evidenze per adesso analizzate, però, non hanno portato a reali conclusioni definitive e, come dice sempre Marcora, non sempre gli esperimenti hanno dato risultati confortanti e ha anche messo in guardia circa i rischi di un utilizzo continuativo della stimolazione, non essendoci ancora studi conclusivi sugli effetti a lungo termine. E se proprio dovesse essere utilizzato, consiglierebbe un uso solo pre-gara e non in fase di allenamento.

Altro discorso sul quale si dovrà ragionare se tale pratica dovesse prendere definitivamente piede, è relativo al concetto di Doping. Ad oggi la stimolazione transcranica è assolutamente legale ma non è escluso che, agendo sulle performance dell’atleta, possa essere considerato alla stregua dei farmaci proibiti in quanto strumento di alterazione del corretto svolgimento di una gara. Ma al riguardo sembrerebbe difficile riuscire a dimostrare un suo utilizzo prima di una evento sportivo. Senza contare che già vengono assunte alcune sostanze, come la caffeina che in certi dosaggi è permessa, che di fatto influiscono a livello cerebrale.

Ma su questo sarà la Wada a dire l’ultima parola. Nel frattempo teniamoci forte, che il futuro è oggi. E non sembra un granché.

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Altri Sport

Doping e Scommesse, la dura vita “da cani”

Emanuele Sabatino

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Un allenatore è stato accusato di aver drogato il proprio cane con un cocktail di droghe tra cui la metanfetamina a cristalli per farlo correre più veloce. E’ stato arrestato.

Un uomo del Queensland (Australia), Anthony Hess di 44 anni, è stato indagato con 70 accuse di frode e possesso illegale di stupefacenti dove aver volontariamente dopato il suo cane per vincere le corse e approfittare delle quote molto alte.

I detective hanno dichiarato che il suo levriero Bonknocka Lass, è stato dopato principalmente con la metanfetamina in tre diverse gare. La prima, la più clamorosa datata il 2 agosto scorso, vide il levriero vincere la gare agevolmente nonostante la sua quota di partenza fosse addirittura di 44.70.

Secondo le analisi di laboratorio, il cocktail era principalmente a base di metanfetamina mischiato con pseudoefedrina e altri eccitanti. Ross Barnett, commissario dell’integrità per la corsa dei levrieri si è detto ovviamente shockato e ha sospeso immediatamente la licenza all’allenatore. Sospensione che con alta probabilità verrà resa definitiva.

Per ottenere la licenza di allenatore di levrieri bisogna mostrare ad una commissione apposita di essere in forma, avere una buona educazione e soprattutto avere il rispetto delle regole.  Al di là del singolo caso, il problema è sicuramente generale. Doping misto al maltrattamento sugli animali per fare più soldi con le corse. Tutto il marcio dello sport e della competizione in una sola frase. Chissà in altre parti del mondo, dove i controlli sono ancor più blandi e dove fanno scommettere gli “animali” sui combattimenti tra animali fino alla morte, quali sostanze diano ad essi per prendersi un vantaggio. E l’anfetamina, purtroppo, potrebbe essere solo la punta dell’iceberg.

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