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Giochi di palazzo

Sport e Migranti: perché il Calcio non c’entra niente con lo Ius Soli

Emanuele Sabatino

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Sport e Migranti: perché il Calcio non c’entra niente con lo Ius Soli

Negli ultimi giorni è tornata in auge la questione Ius Soli grazie al gesto eroico di Rami, bambino di 13 anni nato a Milano di origini egiziane, che ha salvato insieme ad altri ragazzini i suoi compagni dal gesto folle di Ousseynou Sy che per vendicare le vittime del mediterraneo ha dato fuoco all’autobus che stava guidando. Proprio intorno a Rami si è riaperta, strumentalizzandola come solo i politici nostrani sanno fare, la questione. Da una parte Rami che sogna e desidera la cittadinanza italiana per lui, che in Italia è nato e va a scuola, ma anche per la sua famiglia spalleggiato dalla sinistra e dal Movimento 5 Stelle con Luigi Di Maio in testa, dall’altra Matteo Salvini che nonostante le circostanze straordinarie e il coinvolgimento di un bambino-eroe non sembrava voler cedere un millimetro dalla sua politica “dura lex, sed lex” – la legge è dura ma è la legge, ma che nel pomeriggio di ieri ha dato il via libera per concederla.
I pro-ius soli da sempre per avvalorare e convincere l’opinione pubblica sulla questione hanno tirato in ballo lo sport come esempio vincente sia di trofei e prestigio ma anche di integrazione con riferimento ai casi di Germania e Francia che negli ultimi anni con ragazzi di etnia diversa hanno vinto tanto. Indagando però abbiamo visto che non è tutto oro ciò che luccica. Ma andiamo con ordine.
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Che cos’è lo Ius Soli?

Dal latino “diritto del suolo”, è un’espressione giuridica che indica l’acquisizione della cittadinanza di un dato paese come conseguenza del fatto giuridico di essere nati sul suo territorio, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori.

Esiste solo un tipo di Ius Soli?

No. Esiste quello PURO, ovvero se nasci sul territorio di uno Stato ne acquisisci subito la cittadinanza, caso più fulgido gli Stati Uniti d’ America, e quello TEMPERATO dove non basta nascere sul territorio di uno Stato per acquisirne la cittadinanza ma bisogna ottemperare altri criteri.

Il disegno di legge italiano:

Nel nostro paese la cittadinanza si acquisisce per “Ius Sanguinis”, diritto di sangue, la trasmissione della cittadinanza del genitore al figlio. La legge 91 del 1992 ha stabilito che il figlio di genitori stranieri nato in Italia possa diventare italiano solo al compimento del 18º anno di età se residente ininterrottamente nel nostro paese.
Il disegno di legge vorrebbe agevolare quest’ultima parte della legge 91 del 1992 e vorrebbe concedere la cittadinanza ai figli di genitori stranieri nati in Italia se almeno uno dei genitori abbia regolare permesso di soggiorno da 5 anni, un reddito sufficiente, e una volta passato il test della lingua italiana.
Parallelamente si vorrebbe concedere anche la cittadinanza per ius culturae, ovvero per diritto alla cultura, ai figli nati in Italia di genitori stranieri o nati altrove ma arrivati nel nostro paese prima del compimento del 12º anno di età, che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e completato un ciclo scolastico. Chi arriva nel Bel Paese tra età compresa tra i 12 ed i 18 anni deve abitare per 6 anni in Italia, finire un ciclo scolastico e poi richiedere la cittadinanza italiana.
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Lo Ius Soli Sportivo:

Da gennaio 2016 in Italia, per lo sport, esiste una legge precursore del disegno di legge in oggetto. Lo Ius Soli sportivo permette ai minori stranieri di età inferiore ai 10 anni, di essere tesserati presso le federazioni sportive esattamente con i stessi criteri dei bambini italiani ma non possono essere chiamati nelle nazionali giovanili perché sprovvisti di cittadinanza.

Perchè i modelli tedesco / francese sono fuorvianti

 La Germania:

In Germania la cittadinanza si può acquisire dopo aver risieduto legalmente per almeno 8 anni ininterrotti sul territorio tedesco. La legge in vigore dal 1º Gennaio 2000 permette ai bambini nati in Germania da genitori stranieri di acquisire la cittadinanza tedesca immediatamente se almeno uno dei genitori risiede legalmente nel paese da otto anni, quindi a sua volta eleggibile per richiedere la cittadinanza tedesca.
Questo ci ha portato a controllare allora le origini di quei fortissimi giocatori della nazionale di calcio tedesca, di etnia diversa, che molto hanno vinto negli ultimi anni per vedere come hanno ottenuto la cittadinanza:
 Gerome Boateng: madre tedesca – ius sanguinis
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 Leroy Sanè: madre tedesca – ius sanguinis
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 Mario Gomez: madre tedesca – ius sanguinis
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 Antonio Ruediger: padre tedesco – ius sanguinis
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 Serge Gnabry: madre tedesca – ius sanguinis
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 Jonathan Tha: madre tedesca – ius sanguinis
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 Karim Bellarabi: madre tedesca – ius sanguinis
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 Amin Younes: madre tedesca – ius sanguinis
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 Sami Khedira: madre tedesca – ius sanguinis
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E i turchi?

Ozil e Gundogan non hanno almeno un  genitore nato in Germania bensì entrambi turchi ma anche loro sono tedeschi non per Ius Soli bensì come gli altri per Ius Sanguinis. Nel 1961, dopo l’edificazione del muro di Berlino, la Germania e la Turchia fecero un accordo per far approdare manovalanza turca in Germania. Inizialmente questo accordo prevedeva la permanenza della manovalanza straniera solo per 3 anni per non sfavorire quella locale, ma le fabbriche si opposero perché non volevano assumere e formare nuovo personale ogni tre anni e così il vincolo temporale venne tolto. Quei cittadini turchi, una volta assunti ed ottenuto un contratto, rimasero in Germania per ben più tempo degli 8 anni necessari all’ottenimento della cittadinanza e vennero naturalizzati. I loro figli e i loro nipoti oggi sono tedeschi grazie a loro e non grazie allo Ius Soli.

 E i polacchi?

Partiamo dall’esempio più fulgido di tutti, quello di Miroslav Klose: il bomber ex Lazio è tedesco per Ius Sanguinis perché sua madre, polacca, era parte di una minoranza tedesca in Polonia e aveva la doppia cittadinanza. Podolski, nato in Polonia, trasferitosi in Germania quando aveva 2 anni, ha ottenuto la cittadinanza tedesca grazie alla permanenza con conseguente naturalizzazione dei suoi genitori in Germania.

La Francia:

In Francia l’ottenimento della cittadinanza funziona più o meno come in Italia. La cittadinanza si acquisisce se si è titolari di una posizione lavorativa, si conosce la lingua e si è stati residenti legalmente in Francia nei cinque anni precedenti alla richiesta. Due anni se si studia nel paese o si ha un diploma di scuola francese, quattro in caso di matrimonio.
I figli di genitori stranieri nati in Francia acquisiscono la cittadinanza al compimento del 18º di età se hanno risieduto almeno cinque anni nel paese.
Abbiamo tutti negli occhi sia il ricordo della nazionale francese del 1998 che quella del 2018 entrambe trionfatrici al Mondiale infarcite di giocatori di origine africana, il famoso melting pot, letteralmente pentola in fusione per indicare le varie etnie dei componenti della nazionale. Ius Soli? Neanche per sogno.
I generali francesi attuarono nelle colonie un processo di francesizzazione e europeizzazione, portarono la religione cristiana e la lingua francese. Garantendo dall’altra parte la cittadinanza francese ai cittadini delle stesse. Classico esempio di Ius Culturae. Ergo i campioni che vinsero il Mondiale nel 1998 sia quelli del 2018 sono tutti francesi per ius sanguinis: questo perché o i genitori hanno ottenuto la cittadinanza francese in seguito alla residenza per più di 5 anni nel paese o perché un loro antenato, cittadino degli stati-colonie, aveva ottenuto la cittadinanza francese per Ius Culturae.

 

Nato a Roma nel 1990, anno dei Mondiali Italiani, nella culla dovetti subire le urla dei miei genitori per le reti di Schillaci in quelle famose "notti magiche". Giornalista iscritto all'albo, laureando in legge, opinionista televisivo, ho anche un trascorso da cestista. Appassionato di sport a 360º, da sempre la mia più grande passione è la scrittura, ragione per cui ho intrapreso questo mestiere così affascinante. Sono "ossessionato" dalla ricerca della verità, lo studio dei dettagli, l'inchiesta.

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