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Sport Criminale: quando gli atleti sono vittime di agguati

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Sport Criminale: quando gli atleti sono vittime di agguati

Nella tarda serata di sabato scorso, 2 febbraio 2019, una giovane promessa del nuoto, Manuel Bortuzzo, è rimasto vittima di un agguato all’Axa, quartiere della zona sud di Roma poco fuori il Raccordo sulla via Cristoforo Colombo in direzione Ostia.

Il giovane nuotatore è stato colpito da un proiettile mentre si trovava vicino a piazza Eschilo. Di seguito è stato trasportato all’ospedale capitolino del San Camillo dove ha subito un doppio intervento per bloccare l’emorragia toracica e per l’estrazione del proiettile che si è fermato su una vertebra.

E’ notizia di oggi che Manuel, secondo quanto riferito dai medici, non potrà tornare a camminare a causa di una lesione midollare completa. Secondo gli inquirenti si è trattato di uno scambio di persona ma le indagini su quanto accaduto vanno avanti per arrivare al più presto ad una verità accertata e sicura.

Classe 1999, Manuel Bortuzzo è nato a Trieste ma risiede a Treviso. Nel 2017, dopo aver combattuto la mononucleosi, decide di trasferirsi a Roma per allenarsi nel centro sportivo di Ostia, dove hanno mosso i primi passi alcuni nuotatori come Paltrinieri e Detti.

Al contempo entra anche in contatto con la squadra delle Fiamme Gialle. Ha speso per lui parole di elogio Stefano Morini, uno dei più importanti allenatori del mondo del nuoto italiano che negli ultimi tempi ha allenato campioni come Federica Pellegrini e lo stesso Paltrinieri.

“È un ragazzo molto educato, rispettoso, per mesi non è riuscito nemmeno a darmi del tu… Lavora un po’ con noi, al centro federale di Ostia, un po’ al centro sportivo delle Fiamme Gialle e alloggia alla Scuola della Finanza”, queste le parole rilasciate da Morini riguarda questa drammatica vicenda.

Purtroppo la vicenda di Manuel Bortuzzo non è una novità nel mondo sportivo. Sono infatti molti gli atleti di diversi sport che, nel corso del tempo, sono rimasti vittime di alcuni agguati in giro per il mondo. Alcuni sono stati solamente feriti; altri, invece, ci hanno rimesso la vita.

Di seguito, noi di Io Gioco Pulito, vogliamo citarvi alcuni casi che, a nostro parere, risultano essere quelli più eclatanti.

Aleksandr Popov

Il grande nuotatore sovietico, conosciuto con il soprannome di “zar” da tutti gli appassionati del settore viste le sue 5 medaglie olimpiche vinte, passò un brutto periodo nell’estate del 1996. Un mese dopo la fine delle Olimpiadi di Atlanta, infatti, il nuotatore fu pugnalato all’addome nel corso di una lite con tre venditori ambulanti a Mosca.

Il coltello recise un’arteria, colpì di striscio un rene e danneggiò la pleura, la membrana che avvolge i polmoni. Popov fu operato d’urgenza, e dovette fare una riabilitazione per tre mesi.

Nonostante questa brutta avventura si presentò ai blocchi di partenza dei campionati europei di nuoto del 1997, svoltisi a Siviglia. Nella città andalusa, inoltre, riuscì a difendere il titolo conquistato alle Olimpiadi di Barcellona 1992 nelle categorie 50 e 100 m stile libero.

Christopher Copeland

Nell’aprile 2015 il giocatore di basket NBA, che a quel tempo ricopriva il ruolo da esterno nella squadra degli Indiana Pacers, rimase vittima di un accoltellamento a New York insieme alla sua fidanzata di 28 anni, Katrine Saltara. Il fatto avvenne davanti ad un night club della Grande Mela, nel quartiere Chelsea, dopo una accesa discussione tra il giocatore dei Pacers e la ragazza.

In quel tragico evento sono state coinvolte anche altre 4 persone. I cestisti Pero Antic e Thabo Sefolosha sono stati infatti arrestati per intralcio alla giustizia, resistenza all’arresto e minacce a pubblico ufficiale.

Il 22enne Shezoy Bleary è stato riconosciuto colpevole di aver ferito, con un coltello, Copeland al gomito sinistro e all’addome e la fidanzata ad un braccio e ad una gamba. Sempre Bleary, inoltre, ha ferito una giovane 23enne che era con lui in quel momento di follia.

Marc Bartra

L’11 aprile 2017 l’attuale giocatore del Betis Siviglia, che a quel allora vestiva la maglia del Borussia Dortmund, se la vide brutta. Quel giorno, in cui si disputava l’andata del quarto di finale di Champions League tra i giallo-neri di Germania e il Monaco, ci furono tre esplosioni che colpirono il pullman del Borussia mentre si dirigeva al mitico stadio Signal Iduna Park.

Nell’attentato, che comportò lo slittamento del match di Coppa Campioni di 24 ore, restò ferito, seppur in maniera non grave, la giovane stella catalana del Borussia che subì un intervento al polso e al braccio dopo essere stato colpito da alcune schegge di vetro.

Darrel Bowie e Joseph McClain

Nel settembre 2018 due cestisti neri americani, che allora giocavano nella squadra di basket rumena del Cuza Sport Brăila, rimasero vittima di un agguato nelle strade di Bucarest. Anche in questo caso il tutto avvenne fuori un locale della capitale rumena.

I due cestisti furono accerchiati da un gruppo di persone, che li prese a calci e pugni e li colpì più volte con dei coltelli. Di seguito a quei fatti McClain è stato operato per via della perforazione dell’addome, mentre Bowie ha subito un intervento all’intestino. Poco tempo dopo i due cestisti fecero chiaramente capire che l’agguato era avvenuto per il colore della loro pelle. Il razzismo, insomma, era alla base di quel gesto assurdo.

Fino a qui abbiamo raccontato solo casi in cui chi è stato aggredito non ha perso la vita. Purtroppo però, come già detto prima, in altri casi si è arrivati alla morte di chi ha subito l’agguato.

Ecco, di seguito, alcuni esempi, riguardanti tutti il mondo del calcio.

Andrés Escobar

Non possiamo cominciare da quello che, purtroppo, è passato alla storia come l’omicidio per eccellenza del mondo del pallone che vide come “attore principale” il difensore della Colombia. Durante la partita decisiva del mondiale di USA ’94, tra i padroni di casa e la rappresentanza del paese sudamericano, il difensore gialloblu segnò una autorete decisiva per la sconfitta finale della sua squadra. Quella partita, inoltre, segnò l’estromissione della Colombia dalla massima competizione a livello mondiale.

Quel gesto costò caro allo stesso giocatore, che a quel tempo militava nelle file dell’Atletico Nacional. La sera del 2 luglio 1994 infatti, in un parcheggio di una bar della città colombiana di Medellin, Andrés Escobar fu ucciso a colpi di mitra da un ex guardia del corpo, Humberto Muñoz Castro.

Non si è mai fatta luce chiara sulla vicenda. Si sa che Escobar stava litigando con alcuni esponenti dei Los Pepes, nota organizzazione paramilitare operante in Colombia tra gli anni ’80 e ’90. Forse qualcuno lo voleva mettere a tacere “una volta per tutte”.

Per altri invece, la condanna a morte, fu scritta su quel maledetto campo da gioco. Con quell’autogol, infatti, Escobar aveva mandato all’aria i piani dei narcotrafficanti, per guadagnare più soldi, grazie al giro delle scommesse clandestine calcistiche che vi erano dietro la coppa del mondo in terra americana.

Albeiro Usuriaga

Nel febbraio 2004, una nuova tragedia sconvolse il mondo del pallone colombiano. Questa volta, però, il fatto non si poté legare a ciò che accadde su un campo da gioco come per l’omicidio di Escobar.

La sera del 12 febbraio 2004 Usuriaga stava giocando a domino in un bar vicino alla sua casa di Calì. Ad un certo punto gli si avvicinò un ragazzo di 14 anni che gli sparò sette colpi di arma da fuoco uccidendolo sul colpo.

Non si capì mai quali furono i reali motivi di quel gesto. La madre dell’attaccante, poco dopo il tragico fatto, disse solamente che nei giorni precedenti al delitto erano arrivate, tramite una chiamata alla sorella, minacce di morte ad Usuriaga che però, non si sa perchè, non era stato avvertito.

Octavio Muciño

Questo caso risale agli anni ’70 e riguarda un altro paese americano: il Messico, una Nazione ancora oggi famosa nel mondo attuale per il clima di violenza quotidiana che lo contraddistingue. Il 3 giugno 1974, Muciño, centrocampista del Club Deportivo Guadalajara, stava cenando con alcuni amici al Carlos O’Willys, ristorante tra i più in voga della città di Guadalajara. Di carattere scontroso aveva un indole carismatica e spesso cercava la rissa sia dentro che fuori dal rettangolo di gioco.

Al tavolo accanto sedevano dei giovani supporter dell’Atlas, altra squadra della città messicana. Ad un certo punto cominciarono a partire sfottò tra i due tavoli che, però, in poco tempo, grazie anche alle enormi quantità di alcool consumate, diventarono delle vere e proprie minacce.

Muciño, soprattutto per la sua indole scontrosa, pagò con la vita quella sua presa di posizione. Alla chiusura del locale, infatti, il giocatore del Club Deportivo venne raggiunto da tre colpi di pistola sparati da uno dei supporter dell’Atlas, Jaime Muldoon Barreto. La corsa in ospedale fu inutile. Octavio Muciño morì infatti durante il tragitto a soli 24 anni di età.

Strage di Monaco 1972

Uno degli episodi più tragici del mondo sportivo, in questo campo, avvenne durante uno dei massimi eventi: le Olimpiadi. Per essere precisi durante i giochi olimpici che si tennero nella città tedesca di Monaco di Baviera dal 26 agosto all’11 settembre 1972.

Nella notte tra il 4 e il 5 settembre un commando di terroristi palestinesi, facenti parte dell’organizzazione Settembre Nero, irruppero nel villaggio olimpico e presero in ostaggio un gruppo di 11 atleti della delegazione olimpica israeliana. Due atleti, visto che avevano opposto resistenza, vennero uccisi subito; gli altri 9, invece, furono presi come ostaggi.

Poche ore dopo ci fu un tentativo di liberazione degli ostaggi, da parte della polizia tedesca, che però non portò ai risultati sperati. I restanti nove atleti israeliani, infatti, vennero tutti uccisi.

Il conto dei morti, però, non si fermò qui: difatti, persero la vita anche 5  sequestratori palestinesi ed un poliziotto tedesco. Nonostante tutto, guarda caso, la kermesse olimpica andò avanti e non si fermò neanche davanti alla morte di persone.

 

Classe 1991. Romano e laureato in storia. La mia passione per lo sport, in particolare rugby e calcio, comincia fin da piccolissimo. Il lato culturale l'ho acquisito nel corso del tempo e con un po' di fatica. Con i miei articoli cerco di unire i miei tre interessi principali: sport, storia e cultura.

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