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Snooker

Snooker e Teatro festeggiano le nozze di rubino: Zibaldone sui 40 anni di matrimonio tra sport e spettacolo

Davide Coltro

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Questo è un campionato mondiale speciale, contrassegnato dal colore inconfondibile del rubino, che affianca i rossi delle tende teatrali e delle quindici bilie protagoniste nel gioco dello snooker. Il rubino è anche la pietra preziosa simbolo di un matrimonio riuscito che tocca intatto i quattro decenni. Quaranta mondiali di snooker mettono in fila migliaia di ore televisive e milioni di spettatori in un mondo mediatico che si è progressivamente allargato a nuovi paesi, a tutto il mosaico di stati dell’ex URSS, ad alcuni immensi come la CIna, all’Africa settentrionale ed all’estremo oriente. E’ noto e dichiarato che gli impegni redazionali di questa sezione di IGP sono orientati allo snooker nazionale ma è nostro dovere commentare  questa speciale occasione. Senza aderire agli schemi del commento cronologico, ho osato ispirarmi al poeta immenso del martirio interiore, autore di uno zibaldone di ben altro spessore. Scegliendo la formula delle libere annotazioni, dei pensieri che attraversano la mente in questi giorni di sfide epiche, spero di fornire elementi per qualche appassionata discussione. E avendo ronzato come un moscerino intorno al monumento di Recanati, sarebbe già un alto traguardo.

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Incastonata al centro dell’isola imprendibile, Sheffield è cittadina d’arte e cultura che da quarant’anni, in un piccolo teatro che ospita poco meno di mille persone, segna il passo dello snooker, sport principe per la sua innata e innegabile telegenia. Sheffield è soprannominata “Città dell’acciaio” ed il suo motto recita: “Deo Adjuvante Labor Proficit” che la accomuna fortemente allo spirito di alcune grandi città italiane come Milano. Il teatro Crucible, neppure in cima alle attrazioni turistiche della cittadina, è stato costruito nel 1971 e pochi anni dopo, nel 1977, è convolato a nozze con lo Snooker, unione subito consacrata dalla BBC che non ha ancora smesso di raccontare questo amore ormai leggendario. Così ogni World Snooker Championship giocato al Crucible è storia dello sport e sogno di pellegrinaggio per gli appassionati di tutto il mondo. Non appena conclusa l’edizione dell’anno in corso, iniziano ad essere messi in vendita biglietti dell’anno successivo. E mi sembra che questo fatto spieghi tutto.

La BBC festeggia queste nozze di rubino tra lo snooker ed il piccolo teatro con una serata di gala ed un bel documentario che ripropone parzialmente le immagini storiche delle finali giocate ad ogni stagione. Sfilano i grandi nomi e non vengono risparmiate simpatiche scenette con gli attempati ma ancora efficaci campioni che rivivono e ci fanno rivivere i colpi decisivi delle loro imprese. Grandissimo il canadese Cliff Thorburn, mondiale nel 1980 e primo giocatore a realizzare un 147 ufficiale a Sheffield che ripropone l’imbucata chiave, un “long pot” per la gialla di inizio colorate con perfetta posizione per la verde, veramente un colpo magistrale.

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Patron Barry Hearn, dall’alto del suo inattaccabile prestigio, in questi giorni di mondiale, ha proclamato i nuovi traguardi raggiunti dalla sua insaziabile gestione del circuito professionistico: aumento annuale dei montepremi complessivi per dare a questo sport sempre più attenzione mediatica e potenzialità commerciali. Nel 2019 si toccheranno i 20 milioni di sterline complessivi, il premio al futuro campione del mondo tornerà alla quota importantissima delle cinquecentomila sterline, si moltiplicheranno i tornei di qualificazione per entrare nel circuito professionistico. Questo e molto altro ha dichiarato il grande manager, inossidabile e attivo più dei suoi ex campioni e amici, già ritirati, in pensione o parcheggiati a commentatori della BBC ed EUROSPORT.

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Il mondiale 2017 è iniziato la vigilia di Pasqua con la batteria di ragazzi dagli occhi a mandorla che tentano anche quest’anno l’assedio del Crucible. Qualche colpo gobbo sono già riusciti a metterlo a segno spingendo fuori dal quadrato di gara il titolatissimo e idolatrato “The Rocket”. L’alfiere cinese Ding coglie questa vittoria distruggendo il sogno dei molti che, nelle loro visioni mistiche, avevano già visto i coriandoli cadere sul ciuffo del grande Ronnie reggente per la sesta volta il trofeo dei trofei.

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Sull’altare sacrificale dei grandi centurioni viene immolato anche l’introverso Trump, promessa costante e costantemente mancata. Verrebbe da nominarlo erede naturale del più espansivo ma ugualmente sfortunato “Jimmy White”, ce ne asteniamo per non stimolare polemiche. A favore del giovane Judd possiamo mettere in conto la sua precaria forma fisica vessata da un dolore alla schiena e spalla, che nello snooker può cambiare totalmente la “confidence” al tavolo. Ad officiare il sacrificio è lo “scozzese di colore” McLeod, appartenente, al pari di Stuart Bingham, al Team Sight Right di Stephen Feeney una compagine che nelle  ultime stagioni sembra incidere a fondo i propri segni. Troppi i frame giocati perfettamente dal numero 45 del mondo che, pur contando quasi il doppio delle primavere del numero 2, lo finisce implacabilmente.

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Il tabellone offre sorprese ad ogni turno e questa dinamica emotiva ci regala giorni intensi, i giorni del mondiale di snooker. I favoriti sono spesso in difficoltà, assediati dai break centenari o quasi perfetti di giovani e meno giovani, alcuni dall’umile palmarès di vittorie ma fortemente motivati dal palcoscenico che il piccolo teatro di Sheffield sta offrendo al mondo intero. Marco Fu duella con furore rimontando all’impazzata con Brecel, poi supera un campione del mondo del calibro di Robertson, sbagliando meno di nulla. Il “cinese di Hong Kong”, quasi stremato dalle precedenti lunghe battaglie, cade rovinosamente nei quarti di finale per mano di Selby, che lo schiaccia con una superiorità dispiegata su tutti i fronti. Selby sembra sul punto di evolversi in grande campione. Selby detiene il titolo e fa paura a tutti.

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Dalle retrovie si fanno strada a spallate Maguire e Wilson, menando fendenti a dritta e manca, senza risparmiarsi, veri “Fighter” da arena mondiale. Il primo, vendica duramente Judd Trump, asfaltando un McLeod opaco e senza combattività, forse appagato dall’impresa compiuta. Il secondo, sbarazzandosi di un campione del mondo come Bingham, grida in faccia al pubblico, ancora indeciso sul suo profilo, che è  giocatore di gran razza e con grandi possibilità di crescita. Il saggio Barry Stark, suo coach e mentore, può essere orgoglioso di questo  ragazzone tenace e discreto. Entrambi, cedono solo ai quarti di finale senza compromettere gli onori conquistati, per il giovane Wilson inchinarsi al quattro volte campione Higgins non è affatto disonorevole ed il tempestoso Maguire può cedere al metodico e chirurgico Hawkins, creatura nata nel laboratorio di Terry Griffiths e oramai protocollata come esperimento pienamente riuscito.

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All’uscita di questo zibaldone saremo davanti alle due semifinali, spettacoli paragonabili solo al collasso di una stella o all’esplosione di una supernova e saranno ore intense davanti allo schermo. Per la maggioranza degli appassionati italiani che non segue la BBC ma frequenta, come chi scrive, fedelmente il palinsesto di Eurosport, si potrà contare su Maurizio Cavalli e Andrea Campagna, nostre guide fidate e stimatissime che ci accompagneranno con le loro voci familiari nelle imprese sostenute dai combattenti rimasti in gara.

Selby contro Ding ed Higgins opposto ad Hawkins … rimaniamo rispettosamente alle soglie di questi misteri senza addentrarci in cabale e previsioni che spesso tolgono “pathos”. Gustiamoci fino in fondo la realtà di questi grandi momenti sportivi, magari stando insieme con gli appassionati e amici del nostro circolo o accademia. Il biliardo è un “social network pre-internet”, un bellissimo sport che favorisce incontri e frequentazioni, talvolta nuove amicizie. E’ bello essere spettatori, ma tutto si arricchisce se posso anche provare a giocare, sperimentare un’esperienza completa di questo gioco dal nome strano. Snooker è una parola con due vocali unite che, per fortuna, non sempre e non tutti sappiamo pronunciare in perfetto inglese ma che, in qualsiasi modo ne venga tentata la pronuncia, fa scintillare gli occhi di autentica passione …

3 Commenti

3 Comments

  1. Fabian

    aprile 29, 2017 at 10:47 am

    Che bell’articolo, grande Davide, come sempre!

    • Lorenzo

      aprile 30, 2017 at 7:02 pm

      Articolo bello come le fasi finali del mondiale. ?

  2. Orazio

    maggio 1, 2017 at 7:36 pm

    Sei un grande narratore Coach. Mi è sembrato quasi di stare intorno al tavolo. Complimenti.

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Snooker

Con Maurizio Cavalli alle radici dello Snooker in Italia: dal Mondiale Pro alla Federazione Italiana Snooker (seconda parte)

Henry The Touch

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Continua la nostra intervista a Maurizio Cavalli, massimo esperto di Snooker e voce storica di Eurosport. Con lui stiamo ripercorrendo le tappe che hanno portato questo Sport ad essere tra i più seguiti in Italia

COME E’ NATA IN ITALIA L’ IDEA DEL BILIARDO-SPETTACOLO?

Credo sia nata per soddisfare le esigenze di un pubblico pagante, a partire dai TORNEI DEGLI ASSI organizzati a fine anni ’70 al vecchio Club Quirinetta. Un filone ripreso e ampliato al Biliardo Palace, sempre a Padova, agli inizi degli anni ’80. Da presidente di quel circolo ho cercato di mantenere vivo l’ interesse dei frequentatori, organizzando a getto continuo sfide di cartello tra i migliori giocatori in circolazione. Il top lo abbiamo raggiunto nell’ estate del 1983 con le mitiche sfide tra i due divi dell’ epoca: l’ italiano Carlo Cifalà e il due volte campione del mondo, argentino, Nestor Gomez (1941-2018), di cui purtroppo abbiamo lamentato la perdita recentemente. Quelle sfide hanno generato enorme interesse tra gli appassionati del panno verde e ci hanno indotto a pensare che anche per i 5 birilli, come già era successo per lo snooker nel Regno Unito, potesse esserci un radioso futuro di biliardo professionistico in tv.

NEL REGNO UNITO C’ERA LA MATCHROOM DI BARRY HEARN A FARE SCUOLA. VOI A CHI VI SIETE ISPIRATI?

Ovviamente anche noi abbiamo tratto ispirazione dalla Matchroom, creando una società dal nome criptico, «MARFIL / ARMA DI RE», di cui facevano parte, con il sottoscritto, Gomez, Cifalà e il comune amico Renzo Grego, brillante uomo d’ affari con il pallino del biliardo e la passione per il panno verde in generale. A proposito, Barry Hearn l’ ho incontrato personalmente in Inghilterra nella fase organizzativa di una grossa manifestazione multidisciplinare (Pool, Snooker, Carambola a 3 sponde e 5 birilli da giocarsi sotto lo stesso tetto) programmata  per l’ estate del 1984, al Casinò di Venezia. Purtroppo, rispetto agli inglesi eravamo indietro di una quindicina d’anni a livello televisivo e, fatalmente, si è trattato di un gap troppo difficile da colmare. Non è servito spostare mari e monti nel nostro paese come in Sud America, Inghilterra e, in particolare, negli Stati Uniti dove avevamo trovato  un  partner di prestigio come la Big Fight di New York.

Una società con il controllo del pool televisivo negli USA, e allo stesso tempo impegnata con successo  nel mondo  del pugilato, avendo tra l’ altro nella sua scuderia anche un certo Mike Tyson. Alla fine, però, il vero problema per noi stava in Italia… Purtroppo non siamo riusciti a chiudere il cerchio con la Rai e con Canale 5 sostanzialmente per la mancanza di uno sponsor di alto livello che potesse aprire quelle porte che eravamo riusciti solo a dischiudere con tanta fatica. Un vero peccato perchè la MARFIL chiuse i battenti alla fine del 1984 e solo pochi mesi dopo la Federazione Italiana, ben allertata dalla piega presa dagli eventi, riuscì a chiudere un contratto pluriennale di sponsorizzazione con le distillerie Fratelli Branca. Di fatto l’ accordo che ha ha aperto le porte della Rai al biliardo. Il resto è storia.

MI PARE DI CAPIRE, CHE PUO’ ESSERE STATO PROPRIO DURANTE LA PARENTESI DELLA MARFIL CHE SI SONO CREATE LE CONDIZIONI PER L’ ARRIVO DEI PRIMI TAVOLI DA SNOOKER IN ITALIA.

Esattamente, perchè come attività collaterale avevamo pensato di importare tavoli originali americani per il pool e per lo snooker. E’ stato così che abbiamo siglato un accordo con la Gandy di Macon, in Georgia (USA), per l’ importazione di tavoli da pool di 4,5 piedi per 9 e di tavoli da snooker di 5 piedi per 10. In tal modo, di botto, sono entrati per la prima volta nel nostro paese sia i tavoli da pool sia quelli da snooker. Ne abbiamo piazzati un po’ qua e un po’ là – ovviamente anche al Biliardo Palace – ma senza grandi entusiasmi perchè la Marfil era prossima a chiudere i battenti.

L’operazione era andata troppo per le lunghe. I giochi, ormai, erano fatti.

ORA SI TRATTA DI METTERE A FUOCO ANCHE L’ ALTRO MOMENTO CHIAVE, CIOE’ QUELLO DELL’ ARRIVO DEI TAVOLI ORIGINALI INGLESI DI 6 PIEDI PER 12.

Barry Hearn ricordava benissimo quel contatto avuto con la Marfil/Arma di Re nel 1983 a Preston, in occasione del campionato del Regno Unito. Fu così che nel 1988, quando decise di «invadere» con le sue truppe l’ Europa continentale, il boss dello snooker pensò bene di fare tappa anche in Italia, a Milano. Gli altri tornei erano previsti a Bruxelles, Parigi e Montecarlo. Il circuito, va ricordato,  era riservato ai soli giocatori della Matchroom e, a Milano, fu il gallese Terry Griffits ad imporsi, battendo a sorpresa in finale il favorito Davis. Ma Davis , che era il campione del mondo in carica, ebbe modo di consolarsi  perchè quella sera, in collegamento diretto con la rete di Stato inglese, venne a sapere di essere stato eletto SPORTIVO DELL’ ANNO per la BBC, a dimostrazione di quanta considerazione godesse lo snooker nel Regno Unito, in quei favolosi anni ’80. La tappa conclusiva – sorta di playoff del circuito – si disputò a Montecarlo, al cospetto del Principe Ranieri, e salutò il successo del solito Steve Davis, che superò in finale il «povero» Jimmy White, assicurandosi un bell’ assegno di 100,000 sterline. Le finali di quei quattro tornei vennero proposte, sotto forma di highlights, da Telemontecarlo con il commento di Massimo Benedetti.

Per me una vecchia conoscenza – e un amico – con il quale avevo commentato, sempre a Telemontecarlo, il circuito professionistico (BWA) della carambola a tre sponde negli anni ’80 e, successivamente, anche la World Cup di 5 birilli della stagione 97-98. Mi pare giusto ricordare che per la tappa conclusiva di Montecarlo, Benedetti venne affiancato al commento da Mariano Maggio, noto biliardiere romano titolare della MBM, cui va riconosciuto il merito di essere stato, in varie vesti, una delle figure più rappresentative per la diffusione del biliardo televisivo in Italia. Al termine di quel circuito, Benedetti mi telefonò e mi disse di tenermi pronto perchè, sempre dal Principato di Monaco, stava per decollare un nuovo circuito dello snooker, con obiettivo principale quello di creare un mercato nell’ Europa continentale. Purtroppo, l’ iniziativa in qualche modo si arenò e così, come già successo qualche anno prima con la Marfil, sul terreno non rimase che una manciata di tavoli, anche se questa volta originali, inglesi, e da 6 piedi per 12.

DOVE SONO FINITI  QUESTI TAVOLI, SE LO RICORDA ?

Credo che uno sia finito a Milano, in Federazione. Un altro al circolo della MBM di Mariano Maggio a Roma. Mi ricordo anche di un bellissimo tavolo «Matchroom» installato al club «Lo Spaccone» di Padova, dove andavo di tanto in tanto ad allenarmi. Tra i contagiati dalla nuova ventata d’ interesse per lo snooker, anche un giovane veronese, Davide Coltro, che da cultore del pool decide comunque di collocare anche due tavoli da snooker nel suo circolo, il «King’s Club». La novità è che si tratta di due tavoli di costruzione italiana, realizzati dalla ditta Hartes di Milano. Con Coltro lo snooker trova un altro «visionario» – il secondo – nel nostro paese. Sarà lui che, a distanza di circa 20 anni da quell’ effimero momento di crescita della specialità, riuscirà a gettare le basi per fondare la Federazione Italiana di Snooker, sotto l’ egida della FIBIS. Si toglierà, tra l’ altro, la soddisfazione di fare qualche valida apparizione al commento, su Eurosport, in veste di spalla tecnica. Riuscirà inoltre ad ottenere, a seguito di quello già ottenuto con EBSA, l’agognato diploma di coach della WPBSA. Lui che, nella prima metà degli anni ’90, dopo un breve scambio di lettere era partito per l’ Inghilterra a prendere le prime lezioni dal guru Frank Callan, considerato l’ antesignano del coaching moderno.

PUO’ DIRCI COSA HA PENSATO QUANDO EUROSPORT LE HA PROPOSTO DI COMMENTARE LO SNOOKER?

Dico la verità, non ci pensavo proprio… Eurosport ha iniziato a trasmettere lo snooker con il commento in lingua italiana solo nel 1996. Senza una filiale nel nostro paese, l’emittente pan-europea con sede centrale a Parigi, si è affidata inizialmente ai commentatori RAI e, nel caso specifico, a Franco Trandafilo, che è stato la voce storica del biliardo nella rete di Stato, a partire dalla metà degli anni ’80. Franco lo conosco bene, anche perchè abbiamo commentato insieme la finale del Mondiale ’87 a Milano e quella dell ’89 a Chiasso, in Svizzera. Questo ovviamente nel campo dei 5 birilli. Tra l’ altro, Trandafilo, cui ho fatto recentemente gli auguri per il suo 80esimo compleanno, continua ad essere un assiduo telespettatore dello snooker. Ci ha fatto i complimenti in trasmissione – graditissimi, tra l’ altro – mentre con Andrea Campagna eravamo al commento della finale del Mondiale di Sheffield, pochi mesi fa.

Per quanto mi riguarda, nei primi 20 anni di carriera, a partire dal ’77, avevo commentato tutte le specialità del biliardo sui vari network nazionali. Mi mancava soltanto lo snooker…ma qualcosa evidentemente era nell’ aria. Ed ecco che un giorno, nell’ autunno del ’98, mi arriva a sorpresa una telefonata da Gianni Paolella, che era stato il produttore del biliardo a Tele +2, ai tempi del mitico Mondiale Pro. Mi disse che Eurosport aveva concluso il rapporto con la RAI e che lui, in veste di direttore della nuova sede di Milano, stava cercando di mettere insieme un team di commentatori per seguire in lingua italiana la programmazione della rete pan-europea sul satellite. Gli mancava un commentatore per lo snooker e aveva pensato da subito a me perchè ricordava che a Tele +2 i miei amici e colleghi Lotti e Liotta mi chiamavano simpaticamente (?) «IL TUTTOLOGO».

«Dimmi la verità, ma tu ci capisci qualcosa dello snooker?», buttò lì Paolella.

Credo che mi sia venuto da ridere… Era chiaro che qui veniva ad aprirsi un nuovo capitolo, perchè sarei andato presto a commentare la NBA del biliardo: il circuito più ricco, spettacolare e di maggior visibilità a livello planetario. Per me, una sorta di quadratura del cerchio a tanti anni di distanza da quel primo contatto virtuale con lo snooker alla Biblioteca Universitaria di Padova. Tutto, alla fine, aveva avuto un senso.

 

LEGGI LA PRIMA PARTE DELL’INTERVISTA A MAURIZIO CAVALLI

 

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Snooker

Con Maurizio Cavalli alle radici dello Snooker in Italia: dagli anni 70 alle fortune televisive su Tele+ (Prima Parte)

Henry The Touch

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Dello snooker si può dire tranquillamente che è una specialità del biliardo di cui si sa ormai quasi tutto. Proprio così, visto che è seguita con grande attenzione su Eurosport, con commento in italiano, già dalla metà degli anni ’90. Questo senza dimenticare che qualsiasi ulteriore informazione la si può trovare senza problemi sul web, dove abbondano i siti dedicati al classico gioco anglo-sassone con le 21 bilie colorate. Ciò che non è ancora chiaro, però, è come e quando lo snooker sia entrato in Italia. Abbiamo provato a chiedere in giro, ma con poco esito visto che sembra impossibile risalire oltre il 1988, quando all’ hotel Gallia di Milano si disputò un famoso torneo di esibizione con la partecipazione del grande Steve Davis e di altri noti campioni della Matchroom, lo squadrone creato dal boss Barry Hearn. A questo punto qualcuno ha suggerito di provare a sentire Maurizio Cavalli, voce storica dello snooker su Eurosport, che sicuramente può avere qualcosa da aggiungere, visto che è stato operativo sulla scena nazionale sin dagli anni ’70.

Partendo da un contatto telefonico andato a buon fine, ci mettiamo in macchina e procediamo spediti verso Due Carrare, nella zona termale di Padova, dove il maestro ci accoglie affabilmente nell’ abitazione in cui vive con la moglie Angela e i figli Andrea, Alberto e Alessandro. Tra l’altro, quest’ultimo già ben conosciuto nel mondo del biliardo per il titolo europeo juniores vinto nel 2010 e per essere considerato una delle più fulgide promesse del gioco ai birilli. Ci fermiamo a prendere un caffè nell’ elegante salone in stile veneziano che si trova al pian terreno. Arriva gradito anche un buon dolcetto, immancabile in casa Cavalli, a quanto pare. Il maestro ne è ghiotto. Dice di aver bisogno di zuccheri. Finiti i convenevoli, ringraziamo la gentilissima signora Angela – siciliana doc – e ci dirigiamo ai piani superiori, dove ad attenderci c’è una bella sorpresa, perchè a mano a mano che saliamo le scale abbiamo sempre più netta l’ impressione di trovarci davanti a un vero e proprio museo del biliardo. Vi figurano in bella mostra centinaia di libri  in tutte le lingue, persino in coreano e giapponese. Non si contano le riviste, le videocassette e i dvd. Poi stampe, foto e posters. Non mancano, come si può ben immaginare, stecche, bilie ed oggettistica varia. Ovviamente ci sono anche tutti gli album personali del Maestro, con appunti di gioco, grafici di tiro e quant’ altro raccolti con grande metodo e passione in circa mezzo secolo di studio del biliardo in tutte le sue forme.

COMPLIMENTI MAESTRO, UNO SPLENDIDO MUSEO. MAI VISTA UNA COSA DEL GENERE.

Non esageriamo, la mia è soltanto una collezione di un certo valore, ma mi creda che ha poco a che vedere con musei veri e propri come possono essere quello di Weingartner a Vienna, o di Clare a Liverpool. Comunque una collezione importante per la completezza del materiale raccolto e per il fatto che in Italia non esiste praticamente tradizione di un collezionismo di questo tipo. Certo, dietro c’è un bel lavoro che procede metodicamente da quasi mezzo secolo. Si opera per la posterità, in fin dei conti.

C’E’ QUALCOSA IN QUESTE STANZE CHE HA PER LEI UN SIGNIFICATO PARTICOLARE?

(Cavalli si alza e va a prendere da uno scaffale un vecchio libro inglese elegantemente rilegato,  n.d.r.) Vede, questo libro intitolato «Billiards» (1915), scritto da Tom Reece – il campione dell’ epoca – ai miei occhi ha un valore particolare perchè si tratta della prima pubblicazione in lingua inglese capitatami tra le mani, tanti anni fa. Ne trovai una copia identica alla Biblioteca Universitaria di Padova, perchè è da lì che sono iniziate le mie ricerche sui testi in lingua straniera. Era il 1971 e grande fu la mia sorpresa quando trovai questo splendido libro di tecnica e di storia del biliardo. Un testo, tra l’ altro, corredato da splendide foto che mettono in evidenza la maestosità del classico tavolo inglese da 6 per 12 piedi. Questo è stato il mio primo contatto virtuale con le specialità anglo-sassoni.

 POI COME SONO PROSEGUITE LE SUE RICERCHE SULLE SPECIALITA’ ANGLO-SASSONI?

L’aver messo le mani su quel primo testo inglese del 1915 mi ha dato la spinta per ampliare le mie ricerche. Ho cominciato a scrivere a varie federazioni straniere e ancora a biblioteche e musei di tutti il mondo per accedere alla più vasta bibliografia possibile, dato che in Italia si trovava ben poco.  Progressivamente sono entrato nel mondo dorato del collezionismo, dove ho potuto coronare le mie ricerche. Ricordo che verso la metà degli anni ’70, in uno scambio di riviste con un collezionista inglese, ho ricevuto una copia di Snooker Scene, da sempre la rivista di riferimento del settore.

Ho sottoscritto subito un abbonamento e mi viene da pensare che quello possa essere stato davvero il primo in Italia. Da quel momento ho avuto la possibilità di monitorare da vicino la crescita dello snooker in Inghilterra. Poi, in occasione dei tornei della Triplice Corona, compravo anche i quotidiani inglesi, soprattutto il Guardian, dove scriveva Clive Everton – guarda caso anche l’editore di Snooker Scene – che era sicuramente la firma più autorevole del settore. Fortunatamente lo resta a tutt’oggi, per il bene della specialità, nonostante il popolare giornalista e commentatore inglese sia ormai sull’ ottantina.

 LEI E’ STATO ANCHE UN BUON GIOCATORE, SOPRATTUTTO NEL CAMPO DEI CINQUE BIRILLI.

Devo premettere che sono sempre stato uno sportivo. Prima di approdare al biliardo ho avuto esperienze nel calcio, nel tennis e nel ping-pong. Le prime steccate le ho tirate attorno ai 19 anni, quando mi sono iscritto all’ università. Nel giro di una decina di stagioni ero già un giocatore di buona levatura nazionale. Il problema per me è stato forse quello di aver messo troppa carne al fuoco in quel periodo. Di pari passo con la mia carriera di giocatore si stava sviluppando anche quella di commentatore televisivo sulle  tv private, con la prima telecronaca fatta su Telenorba in occasione della finale del Trofeo Città di Pescara del 1977. Mi cimentavo con successo anche in campo organizzativo, curando le tournèe di grandi campioni come i fratelli Navarra, argentini, funamboli della carambola artistica.

Poi anche del mitico Emilio Biagini, un maestro indimenticato del gioco ai birilli. Ho messo in piedi pure due  fortunate edizioni del prestigioso TORNEO DEGLI ASSI, dove otto dei migliori giocatori italiani si affrontavano a eliminazione diretta, in incontri su lunga distanza, proprio come succede nel classico FORMAT dei tornei di snooker . Dello snooker e delle varie specialità del biliardo internazionale ne parlavo già sulla rivista mensile BILIARDO MATCH. Ne avrei trattato successivamente in un libro, nato dalla collaborazione con Vincenzo Testa, dal titolo «Il Biliardo, Le boccette, La goriziana, Le specialità anglo-sassoni» (Luigi Reverdito Editore, 1982). Il tutto mentre, settimanalmente, scrivevo anche per IL RESTO DEL CARLINO, sulla pagina di Padova, dove parlavo soprattutto del primo campionato provinciale a squadre, organizzato come Presidente del Comitato. Pensare che avevo solo 29 anni e quello era un ruolo che, di norma, si ricopriva attorno ai 50. Ricordo, in proposito, che un giorno mi si avvicinò un distinto signore di mezza età, chiedendomi se per caso fossi io quel Cavalli di cui si sentiva tanto parlare. «Le faccio i complimenti», mi disse, «anche perchè leggo sempre i suoi articoli su Biliardo Match. Le confesso, però, che resto alquanto sorpreso di vederla… così giovane. Mi ero fatto l’idea che avesse almeno 60 anni».

SI DICE CHE LEI ABBIA SEMPRE PRECORSO I TEMPI NEL PANORAMA NAZIONALE.

Probabilmente è dipeso dal fatto che fin dagli inizi ho guardato con interesse fuori dai ristretti confini del gioco nazionale dei 5 birilli. Per la mia passione per il collezionismo e il giornalismo ho seguito da subito l’ evoluzione di specialità più progredite come lo snooker, il pool e la carambola. A proposito, ho un gustoso aneddoto da raccontare. Nel 1977 mi capita di trovare in una rivista americana un interessante annuncio pubblicitario in cui si parla di una novità assoluta, cioè il guantino di nylon per migliorare la scorrevolezza della stecca sulla mano d’ appoggio. Non ho perso tempo. Ho fatto subito un vaglia internazionale e nel giro di circa tre mesi – quelli erano i tempi di attesa con la posta aerea dell’ epoca – ho avuto il mio bel guantino, di colore marrone, lo ricordo, da esibire sotto gli occhi sbalorditi dei miei avversari. Devo dire che mi sono trovato molto bene da subito e, infatti, i miei risultati in competizione sono migliorati decisamente da allora. Ho vinto il mio primo campionato triveneto e nel giro di pochi mesi sono salito due volte sul podio in campionato italiano. Certo che dal punto di vista psicologico avevo una bella pressione addosso. A dir poco mi fischiavano le orecchie, perchè nel mondo maschilista del biliardo da bar di allora il fatto di mettere un affare del genere sulla mano ti qualificava automaticamente come un fuori di testa, o magari… un gay, cosa che all’ epoca non era tanto raccomandabile. In proposito, l’amico Gastone Cavazzana, pluricampione italiano, mi ha ricordato recentemente che il grande «Paolino» Coppo, suo famoso compagno di coppia, la prima volta che mi ha visto all’ opera gli ha sussurrato all’ orecchio «CHEL LI’ L’E’ MAT!» («Quello lì è matto» n.d.r.). Successivamente mi è capitato di incrociare la stecca col campionissimo torinese in una sfida tra spacconi, al vecchio Club Quirinetta. Da allora Coppo è diventato un mio estimatore, anche come giocatore.

PERO’ LEI HA PRECORSO I TEMPI ANCHE PER COSE BEN PIU’ IMPORTANTI, COME AD ESEMPIO L’ INTRODUZIONE DEL SISTEMA DEL DIAMANTE NEL GIOCO DEI BIRILLI.

Effettivamente alla fine degli anni ’80 ho pensato di adattare il sistema del diamante – nato nel mondo della carambola alla fine dell’ ‘800 – al gioco dei birilli. L’ho fatto, prima con un fascicolo pubblicato su «Biliardo Match», e successivamente con un capitolo del libro «Scuola di biliardo illustrata», creato per la scuola nazionale di Torino con la collaborazione di due bicampioni del mondo come Nestor Gomez e Giampiero Rosanna, unitamente al pluricampione italiano Arturo Albrito. Un sistema destinato a segnare una svolta epocale nel gioco dei birilli, anche perchè da lì sono partiti poi tutti i sistemi moderni di coaching, in un contesto in cui il biliardo stava ormai cambiando pelle. Da gioco da bar di dubbia fama, a sport alla moda sempre più gettonato in tv. Il sistema del diamante è stato sviluppato poi in video nel «Manuale del Biliardo», realizzato assieme al mitico Marcello Lotti, lo Scuro del film. Alla regia c’era un certo Mario Canale, con un’ intera troupe cinematografica ai suoi ordini.

Opera ineguagliata, o quasi, visto che successivamente ho realizzato con la collaborazione in video dello stesso Lotti e di Alfio Liotta – i miei colleghi al commento del favoloso Mondiale Pro su Tele + 2 – un’ autentica enciclopedia delle grandi specialità del biliardo internazionale, dal titolo «L’ARTE DEL BILIARDO». Un lavoro nato da  una sinergia tra Tele + 2 e la Deagostini, casa editrice leader nel settore. Opera diffusa in edicola con una collana di 30 videocassette e  relativi fascicoli. Possiamo considerarla una sorta  di celebrazione del momento d’ oro del biliardo professionistico in Italia, anche se la festa non è durata a lungo, perché il movimento «pro» si è bloccato da noi all’ alba del nuovo millennio, e da lì non si è più mosso. L’ enfasi, ovviamente, in quella collana era sul gioco dei 5 birilli, ma abbiamo celebrato anche momenti importanti della storia dello snooker, come la famosa finale del Mondiale dell’ 85 tra Steve Davis e Dennis Taylor.

FINE PRIMA PUNTATA

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Snooker

Campionato Nazionale Snooker 2018, F.I.BI.S.: Agòne ellenico e sport moderno

Davide Coltro

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A volte, prima di raccontare un’esperienza, si rende necessario fare qualche precisazione, proprio per evitare il rischio di fraintendimenti, soprattutto se gli viene attribuito un valore simbolico, che rimandi ad altro oltre i semplici fatti. A partire dall’antichità, l’uomo ha sentito il bisogno di legare il proprio destino di singolo a quello di altri, facendo nascere le prime comunità, femmina e maschio uniti, come nuclei umani primordiali, soluzione naturale e pragmatica per proliferare e conservare la specie, un esempio lampante di questa necessità. In forme sempre più evolute, il bipede eretto e ragionante, ha proseguito la sua “avventura di prossimità” creando strutture articolate fino ad arrivare al gioiello concettuale della “democrazia” nelle sue innumerevoli sfaccettature e derivazioni. Proseguiamo con un’altra precisazione riguardo le attività umane: in buon ordine con quelle del pensiero e dello spirito, esistono le espressioni del corpo che cercano di superare i propri limiti di velocità, forza e coordinazione in rapporto alle forze naturali per la sopravvivenza e rispetto ad altri individui per nuove forma di socializzazione Si arriva al concetto di agòne, gara, confronto, tenzone, con vincitori e vinti ma senza l’orrore della violenza e della guerra, nell’età moderna giunge e conquista il mondo la parola anglosassone: sport, sintetica e facile a ricordarsi.

Nell’acronimo F.I.Bi.S., questi concetti sono entrambi contenuti in quanto per federazione si intende il proposito che unisce gruppi di individui già strutturati e con proprie regole interne per raggiungere scopi più elevati unendo le forze. Proseguendo a decifrare, dopo la definizione del nobilissimo biliardo, a chiudere la sigla abbiamo proprio la qualifica di tutto ciò che attiene a questa esperienza come specificamente sportiva. Si parla apertamente di “biliardo sportivo”. Il campionato nazionale indetto da una federazione sportiva è quindi espressione civile di un popolo che, in accordo su determinati punti di riferimento, decide di confrontarsi in gare legittime per eleggere dei rappresentanti che possano figurare in competizioni ancora più allargate per  intere nazioni o continenti. In poche parole un campionato nazionale è sempre una cosa seria che veicola messaggi educativi in termini etici e morali, il senso dell’aggregazione e l’ammirazione per la prestazione altrui e assoluto rispetto per gli altri. Chi partecipa con piena adesione matura un’esperienza positiva e aumenta il proprio tesoro di umanità che molto spesso gli sarà utile nella vita. Con questo spirito è stato progettato per la quarta volta il Campionato Nazionale Snooker 2018, proposta di esperienza sportiva portatrice di questi valori. Chiariti questi punti importanti, passiamo in rassegna le speciali novità di questa edizione, ritornata a Trezzano sul Naviglio, che l’aveva già ospitata con successo nel 2016. Patrocinato per la seconda volta dal Comune trezzanese, in questa edizione nella prestigiosa cornice dell’Hotel Goldenmile, ha visto l’assegnazione dei tre titoli in palio per le rispettive categorie A, B e C.

La formula del torneo conclusivo e più importante della stagione si è svolta in due tempi:  una prima fase con gironi all’italiana e la successiva fase ad eliminazione per determinare con l’ultimo scontro diretto il vincitore assoluto. Oltre 45 atleti a rappresentare i migliori Club (BetStar-Modena, NumberOne-Bagheria, Billiard Saloon-L’Aquila etc. ), dalla Sicilia alla Lombardia, si sono dati battaglia per quattro giorni. Non sono mancati i colpi di scena con pretendenti al titolo eliminati in anticipo ed esordienti così agguerriti da dirottare il corso della competizione.

Sulla cattedra della direzione di gara il veneziano Fabian Tagliapietra con abilitazione internazionale EBSA e WSF, affiancato da Lorenzo Costantini ugualmente arbitro internazionale licenziato EBSA. In esame per il conseguimento dell’abilitazione nazionale e tutti con esito positivo, si sono adoperati senza sosta Claudio Iuculano e Piergiorgio Romanò oltre all’energica siciliana Clara Panebianco, nostro primo arbitro in quota rosa. Il corpo arbitrale ha garantito all’evento la compostezza, serietà e stile tipiche di questa specialità del biliardo.

In serie C ha trionfato Marco “The Eagle” Giuliano che ha piegato con indiscutibile superiorità tattica il pakistano naturalizzato milanese Zeshan Shabbir, ottimo colpitore con propensione prevalente all’attacco. Il miglior Break della stagione per questa categoria porta la firma di Dario Di Pietro con 30.

Nella serie intermedia, a partecipazione quasi completamente ambrosiana, si sono scontrati in finale due giocatori con esperienza in diverse discipline del biliardo ma ora rapiti definitivamente dallo snooker. Paolo “Zeus” Valentinuzzi non è riuscito a contenere gli assalti del pavese Leonard Quimari che si è aggiudicato il titolo nazionale della categoria B oltre al relativo miglior Break con 38 punti messi a segno durante un match del campionato provinciale di Milano e rimasti insuperati.

La manifestazione si è conclusa con la finale della massima divisione, dominata senza troppe concessioni dal potente imbucatore napoletano Pierfrancesco Garzia a danno del veterano Stefano Battelli con il cuore allo snooker ma il braccio ancora calibrato sulla sua storica stecca da pool americano. In serie A il maggior punteggio in una sola steccata resta appannaggio del Campione Nazionale uscente Massimiliano Sabetta con 54, purtroppo assente per inconciliabilità di tempo con impegni professionali.

Importanti gli ospiti intervenuti in questi giorni: Allan Taylor, inglese 33enne attualmente numero 100 nel circuito professionistico World Snooker e Maurizio Cavalli, da sempre primo commentatore dello snooker su Eurosport Italia.

Il loro contributo è stato fondamentale per rendere indimenticabile l’evento con Cavalli, gran narratore di storie e creatore di interviste in pillole con giocatori ed ospiti e Taylor con le sue illuminanti sedute di coaching che ha galvanizzato tutti con esibizioni estemporanee di grande valore tecnico.

Presente durante i giorni di gara ed immancabile protagonista alle premiazioni Valerio Grassi, Assessore allo Sport e Cultura di Trezzano sul Naviglio. Concedendo per la seconda volta il Patrocinio, ha ripetuto e sottolineato la prima apparizione del 2016 (secondo campionato nazionale) auspicando continuità ad ospitare l’evento in quella che è stata nominata da subito “la piccola Sheffield italiana”. A conclusione della cerimonia è stato assegnato ad Enrico Bassini il premio “Snooker & Project”, riconoscimento che mette in evidenza appassionati divenuti protagonisti per l’impegno di tempo e le competenze messe a disposizione del movimento locale e nazionale.

Lo snooker è l’ultima disciplina arrivata nella grande famiglia F.I.Bi.S. ma non ultima per importanza mediatica e interesse generale. La federazione ha sempre fornito il suo sostegno alla sezione nascente e quest’anno ha reso possibile l’edizione del quarto campionato nazionale che ha siglato un capitolo importante nello sviluppo del biliardo nel nostro paese. L’evento si è svolto con ingresso libero, tutti gli incontri sono stati trasmessi gratuitamente in streaming grazie alla piattaforma Snooker.Network  ed ora sono permanentemente registrati sull’apposito canale Youtube (Snooker Network).

Quattro giorni intensi, resi possibili dal lavoro di persone (purtroppo poche) che si sono dedicate alla paziente tessitura di questo arazzo collettivo, per renderlo fruibile alle persone invitate e per aggiungere una pietra miliare nel percorso del biliardo italiano. Percorso che si snoda sempre all’interno di quanto è stato premesso nelle prime righe di questo resoconto, necessariamente. E lasciatemi dire che, vedendo alcune foto e captando gli stati d’animo dei partecipanti attraverso i loro sguardi, volti e sorrisi, il riferimento all’antica Grecia è sempre tremendamente azzeccato.

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