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Giochi di palazzo

Sbatti l’Orso in Prima Pagina: i Media contro la Russia per la questione Hooligans

Andrea Muratore

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L’allucinante scenario da campo di battaglia che si presentava nei giorni scorsi nella zona circostante il Porto Vecchio di Marsiglia e le riprese dei tafferugli che hanno coinvolto hooligans inglesi, russi e francesi rischiano di essere le immagini-copertina di un Europeo nato con il grande incognito della sicurezza e sin dalle prime battute gravido di tensioni e scontri. Nel centro del mirino sono finiti nelle ultime ore dei gruppi di ultras russi particolarmente violenti, nonché organizzati in maniera incredibilmente efficace per sfuggire velocemente dopo le loro incursioni alle retate delle forze di polizia. Il tutto ha portato la UEFA a sanzionare con una multa di 150mila euro la Federazione Russa e a squalificare la squadra (pena sospesa) con la minaccia di renderla esecutiva al reiterarsi dei comportamenti dei suoi supporters. La faccenda si è puntualmente ripetuta ieri a Lille con i russi che si sono scontrati con tifosi inglesi e gallesi. Al riguardo, però, l’organo europeo ancora non si è espresso.

Sono pochi, tra 150 e 300, i teppisti che hanno imperversato a Marsiglia così come a Lille, un gruppo tanto efferato nel colpire quanto lesto a dileguarsi contro cui nelle ultime ore Polizia e Gendarmeria hanno lanciato un’azione coordinata; essi rappresentano l’esternazione sul proscenio internazionale dei gravi problemi d’ordine che nelle ultime stagioni hanno perennemente afflitto la scena calcistica russa, dominata a più riprese dagli scontri tra commando di ultrà formati da esperti e navigati picchiatori, vicini in numerosi casi a settori dell’estrema destra politica xenofoba e ultranazionalista. Problemi di gestione degli hooligans si sono manifestati più volte nel corso delle ultime edizioni del campionato russo, nelle quali si son in particolar modo distinte le frange estreme del tifo della Torpedo Mosca, protagoniste di numerose sanzioni per violenza, risse e razzismo, nonché della famosa invasione di campo sul terreno dell’Arsenal Tula, che nell’aprile del 2015 vide l’interruzione di una partita trasformatasi rapidamente in un autentico Far West.

È doveroso ricordare come i 300 inafferrabili ultras russi non abbiano responsabilità inferiori a quelle che gravano sulle bande di facinorosi “tifosi” inglesi che hanno conteso loro palmo a palmo il controllo dell’area del Porto Vecchio prima di Inghilterra-Russia di sabato; la questione che li riguarda sta spostandosi tuttavia dal piano eminentemente giuridico-sportivo al terreno politico, dato che tra domenica e lunedì hanno iniziato a rincorrersi alcune voci secondo le quali i gruppi di hooligans russi presenti in Francia sarebbero esecutori materiali di un non meglio precisato piano volto a destabilizzare e denigrare l’apparato di sicurezza messo a punto per Euro 2016 e, implicitamente, gli strumenti di una strategia decisa ai piani superiori dell’apparato istituzionale russo.

Un’evidente assurdità a cui hanno dato credito numerosi organi di stampa di rilievo, dal Sunday Times al nostrano Corriere della Sera, che seppur non avvallandola esplicitamente ne hanno parlato come di un’ipotesi nonostante tutte le evidenti incongruenze che affermazioni del genere palesano. In tal senso, dunque, la violenza di pochi teppisti viene attribuita implicitamente nientemeno che alla Federazione Russa stessa: con un largo giro di parole e con allusioni velate, dunque, si lancia un nuovo attacco a un paese già bersagliato troppe volte sul versante sportivo per motivi politici e, anziché supportare le dichiarazioni e gli sforzi fatti dai rappresentanti istituzionali russi (primo fra tutti il Ministro dello Sport Vitaly Mutko), si alimenta una sterile polemica che si innesta sulle precedenti vicende spiacevoli degli scandali doping e delle polemiche sui Mondiali 2018.

Lungi dal voler vedere una diffusione incontrollata di voci tanto subdole, di seguito spiegheremo l’assoluta infondatezza di notizie del genere, rubricabili come disinformazione a trecentosessanta gradi e tuttavia decisamente pericolose in quanto portate avanti sottovoce, senza clamori.

Si può partire da un dato di fatto geopolitico: la Russia è oggigiorno la nazione che più di ogni altra è operativa a livello internazionale per contenere il terrorismo e il suo presidente Vladimir Putin ha dimostrato la più sincera vicinanza e le migliori volontà di cooperazione con l’omologo francese Hollande dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre. Dunque oggigiorno tra la Francia e la Russia vige una sintonia crescente dopo il buio biennio contraddistinto dall’imposizione contro Mosca delle deleterie sanzioni dell’Unione Europea, contro il cui rinnovo il Senato francese si è recentemente pronunciato; non sussistendo motivi di attrito, non si vede alcuna ragione in base alla quale la Russia avrebbe dovuto portare avanti un progetto di destabilizzazione tanto intricato e contorto nei confronti di un paese considerato un partner importante di Mosca sin dai tempi della presidenza del Generale De Gaulle.

Inoltre, a due anni di distanza dai Mondiali 2018, le violenze degli hooligans possono solo nuocere all’immagine della Russia e, come le dure parole di condanna di Mutko sottolineano, all’interno dell’establishment di Mosca vi è preoccupazione proprio in prospettiva della Confederations Cup e della Coppa del Mondo prossime venture, nel corso delle quali proprio le violenze di gruppi organizzati come quelli entrati in azione a Marsiglia rischiano di pregiudicare la buona riuscita delle manifestazioni. La Russia vive il teppismo degli ultras come un problema importante da affrontare, e teme la strumentalizzazione delle violenze quali possibili mezzo di discredito, come rischia di avvenire dopo i violenti focolai di sabato.

La questione importante riguarderà principalmente le prospettive con cui gli organizzatori di Russia 2018 guarderanno a Francia 2016: la triste esperienza dei primi giorni dell’Europeo può insegnare qualcosa, in quanto rappresenta un caso di studio del comportamento delle nuove frange violente del tifo organizzato. La risposta delle forze di sicurezza, totalmente concentrate sul pericolo del terrorismo islamista e meno preparate contro prevedibili casi di violenza ultras, è stata tardiva e incompleta anche per la conformazione topografica delle zone di Marsiglia teatro degli scontri, che ha permesso ai colpevoli di dileguarsi e costretto la Polizia e la Gendarmeria a disperdere le forze e indebolire la risposta contro i facinorosi. Lezioni di logistica, rapidità di risposta e controllo dei gruppi di hooligans devono essere tratte, per far sì che la continuazione di Euro 2016 possa essere meno tesa e, in futuro, una ritrovata tranquillità possa essere garantita nelle competizioni che si disputeranno in Russia nei prossimi anni. Accusare la Russia delle becere azioni di pochi hooligans è decisamente sintomo di vedute ristrette; tuttavia, ciò non toglie che il paese debba trarre lezioni importanti dal comportamento tenuto in terra francese da certi suoi scalmanati cittadini, il cui controllo sarà in futuro inderogabile per consentire una sicura prevenzione ed evitare che anche le prossime manifestazioni siano sconvolte da episodi come quello di Marsiglia.

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Calcio

Criptovalute e blockchain: il calcio è pronto all’economia virtuale

Massimiliano Guerra

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Ormai i Bitcoin sono entrati nel nostro gergo quotidiano. Molte persone ancora non lo conoscono e ancora fanno fatica a comprenderne il meccanismo. Il Bitcoin è solo una delle tante criptovalute (monete virtuali) che sono presenti nel mercato borsistico mondiale. Cosa c’entra questo discorso con lo sport? C’entra e come perché i Bitcoin e le criptovalute in generale stanno entrando, pian piano, anche nello sport.

I TOKEN DI JUVE E PSG

E’ notizia di ieri l’accordo di partnership raggiunto dalla Juventus con la piattaforma specifica per lo Sport Socios.com che utilizza la tecnologia blockchain. Il progetto prevede il lancio di uno Juventus Official Fan Token, con l’obiettivo di avvicinare la sterminata fan base bianconera al mondo societario della Vecchia Signora. Infatti, attraverso questi token, la cui emissione è prevista per il 2019, sarà possibile per chi ne possiede interagire direttamente nella vita del club, potendo partecipare attivamente ad alcune scelte della Juventus attraverso sondaggi e votazioni. Per poter avere i token della Juventus sarà necessario acquistarli solo su Socios.com attraverso il Chiliz ($CHZ), token nativo della piattaforma. La scelta di puntare forte sul digitale della Juventus fa eco a quella di qualche giorno fa intrapresa anche dal Paris Saint Germain. Anche il club francese infatti è entrato in partnership con Socios.com. L’obiettivo generale è quello di massimizzare l’interazione del tifoso con la società e offrire esperienze uniche, oltre a rendere il settore al passo con i tempi digitali che stiamo vivendo e che vivremo.

REAL MADRID PIONIERISTICO- Il primo piccolo passo è stato già fatto dal Real Madrid. Il club spagnolo è il primo ad accettare i Bitcoin come forma di pagamento. Da gennaio sarà possibile pagare il tour del Santiago Bernabéu utilizzando la criptomoeneta, grazie ad una storica quanto importante partnership con l’agenzia turistica 13Tickets. Il club Campione d’Europa e del Mondo è stato il primo ad adottare la modalità di pagamento, ma la società responsabile del sistema intende implementarla anche nell’altra rivale della capitale spagnola, l’Atletico Madrid. La 13Tickets sarebbe in trattative avanzate per consentire pagamenti in Bitcoin per le visite al Wanda Metropolitano. Attualmente i visitatori che vogliono effettuare un pagamento “normale” pagano 18 euro per il tour. Dato che una criptovaluta ha un valore che cambia nel tempo, è chiaro che il Real Madrid e la 13Tickets dovranno poi rendere più chiare quali tra le innumerevoli esistenti saranno accettate e come potranno avvenire i vari pagamenti.

SCOMMESSE IN BITCOIN- Sembra incredibile ma già da qualche anno all’estero, in particolare negli Usa e in Gran Bretagna, è possibile scommettere con i Bitcoin. Sono tanti i siti che accettano la criptovaluta per aprire conti e piazzare scommesse. Come i normali conti online è possibile giocare online senza alcun tipo di restrizione. Un’innovazione molto affascinante ma che potrebbe dare il via a speculazioni e modalità non del tutto trasparenti. Già con i metodi tradizionali è molto difficile poter controllare un mercato globale e molto complesso come quello delle scommesse, figurarsi con una moneta virtuale. Le informazioni sulle transazioni di Bitcoin sono raccolte pubblicamente e custodite in modo permanente, in modo che chiunque possa vedere il bilancio e le transazioni di qualsiasi indirizzo Bitcoin. Tuttavia, l’identità dell’utente che si cela dietro un indirizzo resta ignota, finché l’informazione non viene rivelata durante un acquisto o in altre circostanze. Dunque quanto potrebbe essere facile tracciare i flussi delle scommesse? Sarebbe possibile fermare o capire i flussi anomali sulle partite? Queste sono solo alcune delle domande che una applicazione più capillare dei Bitcoin alle scommesse potrebbero porci davanti. Non resta quindi che attendere e osservare se veramente queste criptomonete possano impadronirsi anche del mercato delle scommesse, solo allora veramente il problema della loro reale applicazione al betting potrà concretizzarsi.

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Calcio

Mistero Bergamini: Cronaca di un suicidio che non è mai accaduto

Luigi Pellicone

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Avrebbe compiuto oggi 56 anni Donato Bergamini, il calciatore del Cosenza la cui misteriosa vicenda era tornata sotto i riflettori dopo che il procuratore Eugenio Facciolla aveva chiesto la riapertura del caso e la riesumazione del corpo del giocatore: l’ipotesi era che Bergamini fosse già morto prima di finire investito da un tir. La nuova perizia ha sancito che la morte avvenne per soffocamento, escludendo di fatto la pista del suicidio.“Io Gioco pulito” ricostruisce i passi salienti di una storia archiviata, ma non dimenticata. 

Sono le 19.00 del 18 novembre del 1989. Roseto Capo Spulico, Calabria, quasi Basilicata.  Sulla statale ionica 106, una delle strade più pericolose d’Italia, giace un corpo senza vita ai bordi della carreggiata. Non è una novità. Questa volta, però, c’è qualcosa di strano. Misterioso. Velenoso. Irrisolto.

Il corpo è di Donato, Denis, Bergamini. Calciatore talentuoso di un Cosenza ambizioso. Leader  tecnico e carismatico di una squadra che lotta per la promozione in serie A. Denis, talento destinato alla massima serie, con o senza il Cosenza, è esanime. Quel che resta, è a pochi metri da un autoarticolato dell’Iveco.

Bergamini si è suicidato. Si è gettato fra le ruote di un camion guidato da Raffaele Pisano. Che non può evitarlo”.

“Suicidio”. O omicidio?

La testimone è solo una. Si chiama Isabella Internò. É la ex fidanzata di Donato Bergamini. Una storia d’amore tormentata iniziata nel 1988. Lui 26enne, lei poco più che maggiorenne. Sullo sfondo, una gravidanza, l’accettazione del figlio, ma il rifiuto dell’uomo di sposarsi. E un presunto aborto. La storia finisce, divorata da incomprensioni. Una rottura dolorosa. Isabella racconta che Denis, dopo la fine della relazione, perde serenità. E decide di farla finita. Secondo la  sua deposizione, il calciatore, dopo l’ennesimo litigio, scende dalla macchina e si butta sotto un camion. Il mezzo lo avrebbe travolto e trascinato per circa 60 metri.

Ipotesi che non ha mai convinto né familiari, né compagni di squadra, né  amici del calciatore.

Anche perchè, nel primo pomeriggio del 18 novembre, Bergamini è al cinema: come sempre, prima di andare in ritiro. Strano, non viaggia mai da solo. Al termine della proiezione, riceve una telefonata.  Un appuntamento. Prende la sua macchina. E sparisce. É l’ultima volta che i compagni lo vedono vivo. Isabella dirà che voleva partire, lasciare tutto. Era diretto verso Taranto, per poi partire verso la Grecia. Strano. Da Taranto, non si parte per la Grecia. Al massimo, da Bari. E comunque, difficile che Bergamini volesse fuggire senza bagaglio e con pochissimo contante….

Il giallo”  prosegue: entra in scena il professor Francesco Maria Avato.  La sua relazione autoptica consta di 25 pagine. É consegnata un mese e mezzo dopo la morte del ragazzo, il 4 gennaio 1990.  “La causa della morte va riferita all’ emorragia iperacuta connessa alla lacerazione pressoché totale dell’iliaca comune destra”. Sul corpo, “fratture multiple del bacino, in particolare del pube e il reinvenimento dei testicoli estrusi dallo scroto, pene parzialmente solidale con i tessuti legamentosi della radice”. Avato sostiene che Bergamini fu schiacciato da una sola ruota del camion quando era già steso sull’asfalto.

Non certo, insomma, trascinato per 60 metri.

Brividi: tutto lascia pensare, oltre all’ ”arrotamento lento”, alla sceneggiatura di un suicido-omicidio.

Qualcuno sapeva. Forse, due magazzinieri del Cosenza: “scompaiono” il 3 giugno 1990 in un incidente stradale sulla statale 106. Strane coincidenze. E la sensazione di una punizione macabra, quanto simbolica, risalente a una Calabria arcaica. A una questione d’onore. Risolta attraverso l’evirazione e il taglio dei testicoli di chi ha “sbagliato”.  E la messa a tacere di chi sapeva troppo.

L’atto firmato dal dottore Avato non è preso in considerazione dal procuratore capo di Castrovillari, Franco Giacomantonio che non giudica incidente probatorio. “Le ferite sono quelle, ma non sono mai emersi fatti che facessero pensare ad un’azione voluta o ad un atto consapevole”. 

La famiglia Bergamini non si arrende. Vuole chiarezza. É innaturale, per un genitore, seppellire un figlio. Se poi alla morte si aggiunge il mistero, diviene insopportabile. Eugenio Gallerano, l’avvocato che si occupa del caso, non molla.

Passano dodici anni.

Il 29 giugno 2011, il caso è riaperto dalla Procura di Castrovillari. L’ipotesi cambia. Cosi come il reato di accusa. Si ridisegna la scena del suicidio.

Il 22 febbraio del 2012 i Ris di Messina depositano presso la Procura della Repubblica di Castrovillari una nuova perizia.

La tesi è che Bergamini non sia stato investito dal camion. E che il corpo sia stato lasciato lì, già esanime. Emergono ulteriori interrogativi. Inquietanti. Se Bergamini si fosse gettato fra le ruote dell’autoarticolato così come ha sempre sostenuto la fidanzata, perché le scarpe sono pulite? Perché catenine, vestiti e orologio sono intatti?  Eppure, un corpo trascinato da un autoarticolato per 60 metri, avrebbe dovuto subire danni consistenti. Invece è pressoché intatto. E pulito. Per la cronaca: quel 18 novembre pioveva a dirotto. Sul corpo di Bergamini, non una traccia di fango.

Il 15 maggio 2013 Isabella Internò è raggiunta da un avviso di garanzia per omicidio volontario.

Nel dicembre 2014 la magistratura chiede l’archiviazione del caso. Non vi sono indizi sufficienti, né assolute certezze per istruire un processo per omicidio volontario. La tesi del suicidio è sempre più debole. La famiglia Bergamini non molla. Prosegue la ricerca, anche se la strada della verità, è sempre più difficile da percorrere. La nuova perizia dona in parte giustizia ai suoi cari. E la storia di Denis è nuovamente ancora tutta da scrivere.

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Calcio

I benefici del Fair Play Finanziario: il calcio europeo vola

Emanuele Sabatino

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Per la prima volta il calcio europeo è in attivo. Nel 2017 il ricavo del mondo pallonaro ha superato i 20 miliardi di euro secondo i dati forniti dalla UEFA.

Le alte sfere della massima federazione calcistica europea hanno ovviamente attribuito questo dato positivo al Fair play finanziario che proprio ieri ha compiuto 9 anni dalla sua introduzione. La regola del pareggio del bilancio, invece  introdotta nel 2011, in quell’anno il calcio europeo subì una perdita di 1.7 miliardi di euro.

Un aumento dei ricavi totali superiore di 1,6 miliardi di euro rispetto all’anno precedente per un profitto, dopo trasferimenti e costi di gestione, parti a 600 milioni di euro. Il calcio europeo ha 711 clubs contando solo le massime serie divise in 54 nazioni, e 27 di esse, pari proprio al 50 % sono in profitto.

Il Fair Play Finanziario è stato introdotto proprio con il proposito di limitare le spese folli dei club ed evitare che i proprietari ricchi potessero comprare il successo distorcendo il mercato trasferimenti. Su questo punto però la strada è ancora molto lunga.

Grazie a questa regola i club che non rispettano le regole rischiano di essere escluse dalle competizioni UEFA, proprio come era successo in prima battuta al Milan, poi riammesso dopo il cambio di proprietà.

Su questi dati si è pronunciato il presidente Ceferin:Il calcio europeo non è mai stato più sano di così. Le regole da noi imposte funzionano alla perfezione. Il Fariplay finanziario previene i piccoli problemi sul nascere prima che diventino gigantesche catastrofi. La Uefa è in prima linea per valutate ed aiutare i club ad uscire dalle difficoltà e rispettare le regole.”

Regole più strette come ad esempio quella che non tutti conoscono che ogni club che spende più di 100 milioni di euro in una finestra di mercato entra automaticamente sotto stato di osservazione.

La Premier League è ovviamente il torneo con più ricavi pari a 5,34 miliardi di euro, con un incremento pari a 452 milioni rispetto alla stagione precedente. Il loro profitto netto è il più alto con  1.19 miliardi di euro.

Il calcio nostrano, la nostra Serie A, ha avuto un incremento dei ricavi pari al 3,7 percento rispetto alla stagione precedente e per la prima volta dopo sette anni consecutivi in perdita è riuscita ad andare in profitto anche se di pochissimo. I ricavi sono pari a poco più di due miliardi di euro, di cui solo il 10% dai botteghini che dovrebbe farci non solo interrogare sullo stato del calcio italiano, su quello degli stati fatiscenti e di proprietà comunale ma soprattutto sulla strategia dei prezzi in netta contrapposizione con la realtà reddituale e lavorativa attuale.

 

 

 

 

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