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Ruqsana Begum: quando essere campionesse deve rimanere un segreto

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Ruqsana Begum: quando essere campionesse deve rimanere un segreto

Ruqsana Begum, 35enne campionessa mondiale di Muay Thai, ha recentemente confessato ai suoi fan ed al pubblico in generale di aver dovuto nascondere per oltre cinque anni ai propri cari il fatto di essere alle prese con la sua forte passione e la pratica dello sport suddetto.

Proveniente da una famiglia islamica del Bangladesh, Begum ha parlato a cuore aperto riguardo alla dura lotta, interiore e quotidiana, per equilibrare la sua fede e la sua cultura con lo sport del quale è sempre stata appassionata.

Addirittura, l’atleta ha affermato di aver sovente dovuto ricorrere ai più curiosi espedienti per nascondere ai membri della famiglia i trofei conquistati durante il corso della carriera.

La campionessa, giunta da piccola nel sud-est dell’Inghilterra, precisamente nella contea dell’Essex, attualmente detiene i gradi di capitano della compagine britannica di Muay Thai ed il titolo di campione britannico e mondiale della sua disciplina nella propria categoria di peso.

In un’intervista per la campagna Like A Girl Can, in favore proprio della pratica di qualunque sport da parte delle donne (soprattutto di religione musulmana), Begum ha dichiarato: “Inizialmente ho nascosto lo sport alla mia famiglia, ma ho capito che stavo vivendo una doppia vita. Ho iniziato a formarmi come atleta e mi sono innamorata sempre di più di ciò che facevo. E’ stato tutto così veloce e impetuoso; tuttavia, avevo paura che la mia famiglia non mi avrebbe permesso di proseguire con questo sport e decisi di mentire, o meglio, di non dire proprio nulla.”

L’inizio della ‘resa’ da parte della campionessa? Legata ad un curioso aneddoto raccontato da Begum in prima persona: “Mi sono resa conto che mio padre aveva capito tutto quando mi chiese “Perché cammini come un pugile?”. Evidentemente aveva trovato qualche ‘trofeo nascosto’ e voleva farmi uscire allo scoperto!”.

In un primo momento, la sua reazione fu di estrema paura ma, poi, per fortuna, tutto è andato per il meglio tanto in famiglia quanto in ambito sportivo.

L’atleta, tuttavia, continua a non dimenticare le difficoltà delle donne musulmane che desiderano praticare sport e per questa ragione è da tempo un’attenta sostenitrice di tutte quelle campagne o iniziative che promuovono lo sport per le donne della sua stessa religione.

Campionessa sul ring e fuori. Complimenti.

 

Nato a Roma sul finire degli anni Ottanta, dopo aver conseguito il diploma classico tra gloria (poca) e insuccessi (molti di più), mi sono iscritto alla facoltà di Lingue presso l'Università di Roma Tor Vergata per seguire una delle mie passioni: lo studio dell'inglese e di tutto ciò che riguardi il mondo anglosassone. Conclusi brillantemente (stavolta si) gli studi universitari, ho deciso di gettarmi a capofitto nell'altro grande amore della mia vita professionale: il giornalismo sportivo. A marzo del 2016, ho coronato il sogno di scrivere un libro tutto mio ed è uscito "Meteore Romaniste - Uomini che (non) hanno scritto la storia della A.S. Roma". Appassionato, sin dall'età più tenera, di sport, in particolare di calcio (più estero che nazionale), adoro raccontare le storie di 'pallone', quelle, per intenderci, che attengono strettamente al rettangolo verde e ai suoi protagonisti, sempre più sacrificati in nome di bilanci e plusvalenze. Il processo che porta il 'tifoso' a diventare 'cliente', o peggio ancora 'commercialista', probabilmente non riuscirò mai a digerirlo.

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