Connettiti con noi

Azzardo e piaghe sociali

Rivalità storiche: il derby di Atene Panathinaikos – Olympiacos

Andrea Corti

Published

on

Atene, febbraio 2015: la Grecia è al culmine della crisi economica che minaccia concretamente di fare uscire il Paese dall’Euro e provocare un default dalla conseguenze imprevedibili. L’attenzione di tutti è rivolta verso le piazze, tradizionali luoghi di espressione della più che vitale partecipazione popolare alla vita pubblica. Ma in questi giorni drammatici per la popolazione, le cronache elleniche sono scosse anche da quanto accade durante le partite del campionato di calcio: nel derby tra Panathinaikos e Olympiacos si verificano violenti scontri, iniziati dopo la provocazione dell’allenatore degli ospiti Vitor Pereira sotto la curva dei biancoverdi per la quale rischia il linciaggio, che portano ad 11 arresti ed alcuni feriti.

Due giorni dopo, va in scena un consiglio della Super League (l’equivalente della nostra Lega Serie A) durante il quale succede di tutto: il presidente dell’Olympiacos Marinakis tira un bicchiere addosso al suo omologo del Panathinaikos, Alafouzos. Il Governo Tsipras interviene con la mano pesante, e sospende per alcune settimane tutti i campionati.

Passano pochi mesi, e il 21 novembre è in programma il derby ateniese valido per il girone di andata del campionato 2015/16. Sono passati solo otto giorni dagli attentati di Parigi, con tutto il Vecchio Continente che guarda agli stadi come possibili punti di attacco dei terroristi come successo allo Stade de France, ma ad Atene la violenza è di altro genere: prima del match, che dovrebbe sancire l’esordio di Andrea Stramaccioni sulla panchina del Panathinaikos, i suoi nuovi tifosi si scatenano, lanciando oggetti, razzi (uno dei quali colpisce il calciatore Finnbogason) e petardi sul campo dello stadio Apostolos Nikolaidis, dove alcuni tifosi affrontano apertamente la polizia schierata in assetto antisommossa. Ne consegue la decisione di non disputare il match, e l’evidenza del fallimento delle politiche repressive decise negli ultimi anni.

La rivalità tra i sostenitori delle due principali polisportive di Atene ha origini lontane: il Panathinakos è storicamente la squadra dell’alta società di Atene, cui fa da contraltare l’origine popolare dell’Olympiacos, da sempre la squadra del Pireo, il porto della capitale greca.

Durante le partite sembra di essere in zona di guerra: ero sempre scortato sia fuori che dentro il campo. I tifosi del volley sono gli stessi del calcio e, se sono caldissimi dentro uno stadio, si può immaginare cosa possano fare dentro a un palazzetto”: parole di Gian Paolo Montali, coach italiano negli anni ’90 della sezione pallavolistica dell’Olympiacos, che  fanno capire come tensioni e violenze non siano estranee neanche attorno agli altri sport. L’episodio più drammatico si è infatti verificato a margine di un’incontro tra le due rappresentative di volley femminile nel 2007: centinaia di ultras delle due squadre rivali si scontrarono violentemente, approfittando della scarsa presenza della Polizia. Un ragazzo di 22 anni tifoso del Panathinaikos, Mihalis Filopoulos, perse la vita, e anche in quel caso la risposta delle istituzioni fu il blocco, per due settimane, di tutti gli eventi sportivi.

Un mero palliativo, come la storia ha dimostrato negli anni successivi. La stessa storia che ci racconta come il primo scontro tra le due fazioni risale addirittura al 1930, quando i tifosi dell’Olympiacos si recarono alla partita portando macabramente in spalla delle bare di colore verde: l’8-2 finale a favore degli avversari li spinse a riconvertire le assi di legno utilizzate per i feretri in armi per colpire gli odiati ‘cugini’.

Nel 1964 la federazione ellenica decise di punire con la sconfitta a tavolino entrambe le squadre, i cui sostenitori se le erano date di santa ragione in occasione di un match di Coppa di Grecia. Dagli anni ’80 le cose sono peggiorate, con scontri sempre più violenti che hanno portato il Governo a decidere di vietare le trasferte: il ‘derby tra gli eterni nemici’, se non è più occasione di scontri tra i tifosi, non ha smesso di riempire pagine su pagine della cronaca nera dei giornali con polizia, giocatori e dirigenti della squadra avversaria nel mirino degli esagitati.

Inevitabile dedurre come il calcio e lo sport in generale, in Grecia più che altrove, sia diventato lo scenario in cui si esprime il disagio sociale di un popolo in difficoltà. Ma Olympiacos-Panathinaikos, sarebbe un delitto non sottolinearlo, è anche la dicotomia tra due delle tifoserie più calorose d’Europa, come puntualmente dimostrato anche nelle trasferte di Europa League e Champions League, entrambe con una storia importante.

Gli ultras del Panathinaikos, storicamente riuniti sotto lo storico striscione del Gate 13 (dal numero del cancello dove erano soliti riunirsi a partire dagli anni ’60) che si vanta di essere stato il primo gruppo di tifosi organizzati in Grecia, negli ultimi anni sembrano aver perso la forte connotazione politica di estrema destra che li aveva caratterizzati nei decenni scorsi, mentre i tifosi biancorossi rappresentano la classe operaia della città. Il gruppo più importante della curva dell’Olympiacos è il Gate 7: il nome deriva da un drammatico episodio avvenuto allo Stadio Olimpico di Atene nel 1981, quando 21 tifosi trovarono la morte schiacciati a causa della chiusura del cancello numero 7 mentre cercavano di uscire per festeggiare la vittoria di un derby con l’AEK.

La Grecia negli anni è cambiata radicalmente, dalla Dittatura dei Colonnelli si è arrivati alla vittoria elettorale di Tsipras, ma non sembra aver ancora trovato la soluzione al problema della violenza che circonda il mondo dello sport: neanche gli interventi più radicali hanno avuto l’effetto sperato, e il razzo tirato dai tifosi del Panathinaikos addosso a Finnbogason, ignaro attaccante islandese dell’Olympiacos, rischia di non essere stato l’ultimo episodio visto e condannato da tutti di una delle rivalità più aspre del calcio mondiale.

FOTO: www.quotidiano.net

social banner

Altri Sport

Esports: quando truccare le partite è un (video) gioco

Emanuele Sabatino

Published

on

Qual è il fine a cui tendono gli e-sport? La risposta è molto semplice: emulare nel modo più accurato possibile le stesse situazioni, le stesse dinamiche, della vita reale. O almeno, esclusi i giochi di fantascienza, è quello il proposito dei giochi sportivi e di guerra.

Purtroppo però quando si tenta di emulare al massimo qualcosa, si prendono sia i lati positivi sia quelli negativi. Ed eccoci al punto dolente. Nello sport una delle piaghe più importanti, insieme al doping, è quella del match-fixing, ovvero delle partite truccate.

 Eh sì, anche il mondo virtuale dei joystick e dei mouse e tastiera è entrato nel mirino dei criminali nel settore del match-fixing. Il motivo è sempre lo stesso ed è valido per tutti gli ambiti della vita. Dove girano soldi, tanti soldi, qualcuno vuole prendersi un bel vantaggio aggirando le regole, arricchendosi e trasformando quel mercato e quell’ambiente in marcio.

QUANTI SOLDI VENGONO SCOMMESSI SUGLI E-SPORT?

La domanda che molti, io in primis, mi sono domandato è stata la seguente: “Ok, ma quanti soldi potranno mai generare le scommesse legate agli e-sport?” La risposta è talmente incredibile che ancora oggi fatico a digerire la risposta. Le scommesse abbinate agli e-sport, solo nel 2017 sono state pari a 696 milioni di dollari.

Tantissimi soldi ed il motivo è molto semplice. In tutto il pianeta ci sono 385 milioni di persone che interpretano tre ruoli contemporaneamente: Giocatori, spettatori e scommettitori. A questi vanno aggiunti quelli che scommettono solamente, tra cui le organizzazioni criminali, che muovono tantissima moneta.

L’industria dei videogiocatori si è ampliata, è cresciuta, è diventata lucrosa. In Asia è una realtà già da tempo ed in Europa sta crescendo sempre di più grazie anche all’aiuto di Federazioni, come la Ligue 1 francese che ha istituito la versione virtuale della lega calcistica dove ogni settimana si giocano le stesse partite in programma negli stadi in modo virtuale, e altre squadre che hanno assunto dei pro-player per disputare le partite sotto la propria bandiera.

COME FUNZIONA LA CORRUZIONE

Esistono sono due tipi di corruzione, entrambe fanno leva sul fatto che questi ragazzi ritrovatesi di punto in bianco in auge e in un mondo molto ricco, non sono stati formati per essere professionisti e senza nessuna istruzione dal punto di vista etico. Il primo modo di essere corrotti è se vogliamo “di sopravvivenza”. I pro-player si vendono le partite per auto-finanziarsi l’iscrizione a tornei successivi. Il secondo invece è quello “associativo” dove ci sono dietro le organizzazioni criminali che vanno dai player e li convincono a vendersi le partite dietro lauto compenso.

Ian Smith, commissario per l’integrita della Esport Integrity Coalition (ESIC) ha dichiarato che il giro di scommesse clandestine ed illegali sulle competizioni virtuali si aggira intorno ai 2 miliardi l’anno.

COME SI PUO’ COMBATTERE?

Le quote vengono rilevate in tempo reale, quindi lo stato di allerta si genera subito intorno all’evento. Come per gli sport normali, più si va lontano dalla scena professionista main-stream più il rischio combine diventa concreto.

IL PROBLEMA DELLE SKIN:

Se per combattere le scommesse il vantaggio è quello di avere gli alert delle quote in tempo reale e poter vedere chi ha scommesso seguendo i flussi di denaro. La cosa  che rende più difficoltosa la scoperta e cattura dei giocatori corrotti è il fatto che essi sono internet-addicted, ovvero conoscono molto bene internet ed il mondo dell’informatica e sanno come celare la propria identità. Proprio per questo per ricevere la “mazzetta” per truccare una partita, utilizzano le SKIN. Le skin sono oggetti che vengono usati dai personaggi nei videogiochi. Può essere un’armatura o una spada o anche altro. Più è potente e più è costosa.

Vengono trasferite e vendute anche nel fuori dal gioco nel mercato nero quindi succede uno scenario simile a questo: Criminale vuole corrompere un giocatore. Compra una spada ed un armatura per un importo di 10.000 euro e poi la passa al giocatore da corrompere per perdere la partita. Il corrotto, può rimonetizzare la skin vendendola a sua volta per soldi ad un terzo giocatore.

ARRESTI ILLUSTRI

Nel 2016 il mondo e-sports venne scosso dall’arresto di Lee Seung-Hyun, uno dei giocatori più forti di tutti i tempi di Starcraft 2 che per essersi venduto due partite si è beccato 700.000 KRW di multa, pari a 532 euro, 18 mesi di carcere, 3 anni di spospensione e ban a vita dagli e-sport coreani.

Continua a leggere

Azzardo e piaghe sociali

SLA: un colpevole silenzio

Luigi Pellicone

Published

on

Ieri, 16 Settembre 2018, si è svolta in Italia la Giornata Nazionale della SLA, la malattia degli sportivi. Una patologia di cui purtroppo si parla sempre poco malgrado le evidenze scientifiche sottolineano costantemente rischi rilevanti.

Ma che cos’è la SLA e che correlazione c’è con il calcio?

SLA: Sclerosi Laterale Amiotrofica. Tre lettere. Una condanna a morte. Le cause che scatenano il processo neurodegenerativo non sono chiare. Cosi come è impossibile guarire chi ne soffre. Di SLA, nel calcio, non si parla quasi più, nonostante i tanti calciatori che si sono ammalati. Troppi. A tal punto da interrogarsi: il calcio e questo male sono correlati?

Stefano Borgonovo la apostrofava come “stronza”. Il procuratore Raffaele Guariniello, invece, si pone delle domande. E nel 1998 apre un’indagine giudiziaria sul mondo del calcio, alla luce di numeri evidentemente “sospetti”: il rischio di SLA nei calciatori è elevatissimo rispetto alla media.

Si commissionano le perizie. La prima è di Adriano Chilò, neurologo dell’Università di Torino. La seconda di Stefano Belli, epidemiologo dell’ISS. Chilò indaga su 7325 calciatori professionisti (serie A e B) che hanno giocato fra il 1970 e il 2001. L’Istituto Superiore di Sanità invece opera a largo raggio: 24.000 giocatori dal 1960 e il 1996. Inclusi anche quelli delle serie minori. Il tutto è pubblicato nel 2005.

I numeri sono impietosi: dallo studio di Chilò emerge che la frequenza di SLA è 7 volte superiore rispetto alla media. L’ISS, allarga il “cluster” (gruppo) e scopre che il valore sale addirittura a 11. In entrambi gli studi, fra l’altro, emerge un’insorgere precoce della malattia che di solito si manifesta dopo i 65 anni. Qualche esempio: Giorgio Rognoni muore a 40 anni. Narciso Soldan ne ha 59. Albano Canazza, compagno di squadra di Borgonovo  nel Como a inizio anni Ottanta muore a 38 anni. Guido Vincenzi,  ne ha appena 35 anni.  Signorini, 42. Come  Ubaldo Nanni, 42. Lauro Minghelli,  il più giovane, 31 anni. L’ultimo Paolo List, del quale vi avevamo parlato tempo fa.

Cosa scatena la SLA?  Di certo l’utilizzo sovradimensionato  di antiinfiammatori, amminoacidi ramificati per endovena, antidolorifici, potrebbero essere fattori di rischio. I numeri anomali nel calcio potrebbero essere figli di una combinazione di eventi: l’abuso di farmaci e una predisposizione. Potrebbero contribuire anche i traumi a testa e gambe. Nè si possono sottovalutare i fattori ambientali: l’uso di pesticidi e diserbanti sui campi. Non a caso la SLA colpisce, sebbene in misura ridotta, gli agricoltori, i golfisti, i rugbisti. Sport e lavori su erba.

Il lavoro e le ricerche, da un punto di vista squisitamente scientifico, restano valide: la relazione fra calcio e SLA esiste. I calciatori italiani si ammalano e muoiono di più di Sclerosi Laterale Amiotrofica rispetto al resto della popolazione. La Medicina, intesa come scienza, suona l’allarme. Una categoria risulta “più esposta” se l’incidenza di casi supera 2-3 volte la media. (1.35 uomini, 1.10 nelle donne). Nel calcio, si è a + 7 e + 11. Alla stregua di un “malattia professionale”: perché, dunque, di SLA se ne parla sempre poco?

Continua a leggere

Altri Sport

L’apparenza prima di tutto: DNP, la pillola “magica” che fa dimagrire…e uccide

Emanuele Sabatino

Published

on

DNP è l’acronico del 2,4-dinitrofenolo, nitrocomposto derivato dal fenolo. È un composto tossico per l’uomo e per gli animali; l’avvelenamento da dinitrofenolo provoca un brusco aumento del metabolismo, sudorazione intensa (con cui il corpo cerca di dissipare calore), collasso e quindi può portare alla morte.

E’ famoso del mondo del fitness per i suoi miracolosi effetti dimagranti tant’è che, neanche c’è bisogno di dirlo, è una sostanza molto famosa nel mondo del bodybuilding in fase di cutting – definizione.

Chi l’ha provato giura di aver sentito una sensazione di forte bruciore all’interno del corpo, come se il corpo “si stesse cuocendo dall’interno”, questo perché non c’è un limite massimo all’aumento di temperatura corporea che può comportare questa pillola. Una percezione sgradevole, unita a tachicardia, palpitazioni e forte sudorazione. In un articolo precedente abbiamo parlato dell’efedrina come metodo rischiosissimo per dimagrire, quest’ultima aumenta dal 3 al 10% il tasso metabolico a riposo, il DNP del 50%. Percentuali pazzesche che però devono far riflettere sulla possibile, anzi molto probabile, letalità di questo “veleno”.

Scoperto agli inizi del 1900, inizialmente il suo scopo principale era quello di detonatore della dinamite TNT, nel 1931 degli studi scientifici videro le incredibili proprietà dimagranti e il DNP venne introdotto in tantissimi integratori alimentari. Venne bandito due anni più tardi da una giovanissima FDA (Food and Drug administration).

Tra il 2007 e il 2013 sono stati registrati quasi sessanta casi di reazioni mortali dei quali si sospetta la causa sia l’assunzione di pillole a base di DNP. Ultimo dei più eclatanti quello di una ragazza inglese, Eloise Parry, morta dopo aver ingerito otto pillole di DNP.

La Food Standard Agency britannica ha preso molto sul serio la minaccia per la salute del DNP e ha lanciato una campagna per prevenire altri drammi causati da esso. Gli effetti collaterali della molecola sono oggi noti e non ci sono dubbi circa la sua pericolosità: si va dal vomito al mal di testa alle difficoltà nel respirare fino febbre molto alta (che può superare i 43°) al coma e, come spesso è successo nella storia del DNB, alla morte. Il problema è che una volta innescata la reazione che “velocizza il metabolismo” questa non si arresta.

Vietato ufficialmente, come spesso accade, il DNP è facilmente reperibile sul mercato nero. Il problema però è che i laboratori che lo producono, privi di ogni licenza, spesso mentono sulla grammatura di una singola pillola, aumentando quindi il rischio di letalità esponenzialmente. Anche i costi variano tantissimo ed una confezione di DNP va dai 180 ai 2000 euro.

La BBC ha intervistato una ragazza che ha assunto dinitrofenolo ma è riuscita a sopravvivere: “All’inizio senti un po’ di energia in più, ma poi quando pensi che questa energia svanirà non succede ed il corpo comincia a surriscaldarsi sempre di più. Ho avuto la sensazione di essere ricoperta dalle fiamme e sentivo la mia pelle bollire. E’ stato terribile, il mio cuore batteva così forte che temevo potesse esplodere o fermarsi da un momento all’altro. E’ stata la peggior esperienza della mia vita”.

In una società dove l’apparenza e la perfezione fisica viene intesa come chiave del successo, dove le persone, anche consci dei rischi, sono pronti a prendere di tutto pur di perdere un chilo di grasso, questi veleni altamente pericolosi avranno, purtroppo, sempre una grandissima fetta di mercato ed una clientela numerosa.

Continua a leggere

Trending

Copyright Io Gioco Pulito srls | Mail: redazione@iogiocopulito.it | Direttore Responsabile Antonio Padellaro | Sito web realizzato da Why Not Web Communication