Connettiti con noi

Motori

Senna contro Prost: la leggendaria rivalità all’ombra del Sol Levante

Tommaso Nelli

Published

on

Advertisements
Advertisements

Senna contro Prost: la leggendaria rivalità all’ombra del Sol Levante

Il Primo Maggio del 1994 il mondo sportivo e non solo piangeva la drammatica scomparsa di Ayrton Senna, durante il Gran Premio di Imola. Per ricordarlo, riviviamo una delle rivalità sportive più belle di sempre: quella tra il pilota brasiliano e Alain Prost.

Una pista, un’evocazione. Per una storia simbolo della F1. Perché Suzuka, più del luna-park fuori il circuito o della sveglia puntata all’alba della domenica, fa venire in mente Ayrton Senna e Alain Prost. Due nomi, una rivalità. Umana e sportiva. Aspra e intensa. Anche troppo. E che nel Gran Premio del Giappone, per tre anni consecutivi, raggiunse l’apice della sua tensione perché in palio c’era sempre il titolo mondiale.


Da una parte, Senna. Riflessivo, passionale, mistico, quasi ascetico nell’approccio alle corse. L’empatia col pubblico figlia delle sue gesta al volante, il connubio panico con l’acqua. Sotto la quale era il migliore di tutti. Lo fu anche quel 30 ottobre 1988, quando partì in pole, senonché al verde l’Honda turbo della sua McLaren si spense e si riavviò soltanto grazie al rettilineo in discesa. Imbottigliato nel gruppo, all’undicesimo giro era già terzo. Prost, intanto, era in fuga verso una vittoria necessaria per giocarsi il titolo nell’ultima gara. Dal cielo, intanto, le prime gocce di pioggia, DRS naturale del brasiliano e gradite al francese quanto la luce del giorno a Dracula. La sua McLaren, inoltre, aveva fastidi al cambio, lui per un giro dovette cedere il primato alla March di Ivan Capelli, spinta dall’aspirato Judd. Fino al 27.esimo giro, quando Senna, sul rettilineo dei box, lo sorpassò e s’involò verso il trionfo.

Quella domenica, sul podio, erano sì rivali, ma ancora non si detestavano. Come invece sarebbe successo dodici mesi più tardi. A Imola, in aprile, il casus belli con Prost che accusò Senna di aver infranto il loro accordo di non attaccarsi nei primi giri di gara. Da quel momento, arrivarono a non rivolgersi più la parola per uno scontro, comunque motivo più che sufficiente per seguire la F1 in un 1989 targato McLaren, che ben evidenziò le loro differenze caratteriali. Per un Senna poc’anzi descritto, c’era un Prost maestro di razionalità, fine stratega che otteneva il massimo risultato da ogni situazione e, a detta di una fonte attendibile che visse da protagonista la F1 di quel tempo, il migliore in assoluto nella messa a punto e nello sviluppo della vettura.

Il 22 ottobre, sul tracciato “a otto” di proprietà della Honda, il “Professore” aveva ventuno punti in più del “Mago”, ma non era ancora campione perché, per la regola degli scarti, doveva rinunciare ai cinque peggiori risultati della stagione. Senna, dunque, con sedici punti da recuperare, in caso di vittoria avrebbe nutrito ancora chances iridate. In prova, rifilò 1”730 al francese, secondo, ma avvantaggiato dalla partenza sul lato pulito della pista. Che sfruttò, prendendo il comando alla prima curva e obbligando l’altro a inseguire. Fino al 47.esimo dei 53 giri, quando il brasiliano, alla chicane prima del traguardo, tentò il sorpasso all’interno. Contatto fra le vetture, ferme nella via di fuga. Prost uscì dall’abitacolo.

Senna, aiutato dai commissari, ripartì, sostituì il musetto danneggiato e superò Nannini a pochi giri dalla bandiera a scacchi. Dove transitò vincitore, ma dopo la quale non poté esultare. Il taglio della chicane e l’ausilio dei marshall furono ritenuti irregolari dalla giuria di gara, che lo squalificò. La decisione consegnò il titolo a Prost e la rivalità prese le sembianze di una guerra. Chi c’era in quelle ore, ha raccontato che Senna visse quella manovra come un atto deliberato nei suoi confronti. Un tipo di accusa mosso anche da altri, ma che il francese respinse sempre nel suo stile: con diplomatica naturalezza. C’è poi chi gridò al complotto contro Senna, malignando su presunti buoni uffici di Prost col connazionale Jean-Marie Balestre, al tempo presidente della federazione. Ma i fatti non cambiarono.

Di certo, che il paulista non fosse particolarmente amato dai vertici della F1 lo si vide l’anno successivo, nell’ultimo atto di una trilogia da oscar. Fu il più breve. E il più violento. Senna mirava al bis mondiale, Prost a riportarlo a una Ferrari a digiuno dai tempi di Scheckter. A patto di finire quella gara e la successiva ultima davanti il rivale. In prova, stesso copione. Senna davanti a tutti, poi Prost. Che però si trovò ancora sul lato gommato della pista. Già. Nonostante avessero rassicurato Senna dopo le qualifiche, i giudici non invertirono le piazzole di partenza. E al via, la Ferrari ne beneficiò. Fino alla prima curva. Dove la McLaren, vedendo uno spiraglio, s’infilò. I due finirono nella sabbia a oltre 200 km/h. Ayrton Senna era campione del mondo.

Nei loro commenti a caldo, la sintesi di una rivalità senza precedenti nella storia della F1, favorita da un ambiente dove l’aspetto sportivo era ancora predominante su quello economico, permettendo ai piloti di esprimere, oltre alle loro qualità, anche e soprattutto le loro personalità. Prost: “Ha fatto una cosa che per me, per un uomo che si dice sportivo, che si dice ‘onesto, non è giusto. Ha mostrato il suo vero ‘visagio’”. Senna: “Le corse sono fatte così. Qualche corsa finisce alla prima curva, qualche corsa finisce a sei giri dalla fine”. In seguito, avrebbe ammesso l’intenzionalità del gesto.

Fra le varie identità di Tommaso Nelli, una laurea specialistica in “Editoria e Giornalismo” alla “Sapienza Università di Roma” nel 2010 e giornalista pubblicista dal 2012, anche quella di sportivo. Calciatore maldestro in tenera età, podista amatoriale tutt'oggi, in sette anni come arbitro di calcio ha imparato che la cultura delle regole e del lavoro sono fondamentali anche nel quotidiano. Tolto il fischietto dalla bocca, continua a correre con la penna in mano. Ha fatto dieci chilometri a piedi dentro Roma per un'intervista perché bisogna sempre provare a raggiungere un obiettivo quando si ha almeno una possibilità, ha scritto di un torneo di calcio a 5 universitario come fosse un’Olimpiade perché non si sminuisce ciò che si fa e racconterebbe una maratona olimpica come una corsa fra amici a chi arriva primo perché è insofferente alla retorica e alla ridondanza. Per la Lazio di Maestrelli, l’Olanda di Cruijff, Mennea e Gilles Villeneuve avrebbe voluto nascere quindici anni prima. Il suo più grande difetto? La capacità di sintesi. Il top per un giornalista, no?

5 Commenti

5 Comments

  1. Avatar

    aldo properzi

    Febbraio 25, 2018 at 9:50 am

    Senna: il più grande di tutti i tempi! lo disse Fangio

  2. Avatar

    aldo properzi

    Febbraio 25, 2018 at 10:00 am

    Io, Senna; lo paragono a Madre Teresa di Calcutta! la sua fondazione sta aiutando milioni di bambini brasiliani ad affrontare la vita. Quando penso che a Imola andava DI NASCOSTO a trovare un bimbo in coma, mi commuovo.
    Ero al Maggiore quando morì, stavo in mezzo a tutti i giapponesi di Bologna in lacrime.
    Dio lo abbia in Gloria

  3. Avatar

    marco

    Febbraio 25, 2018 at 1:05 pm

    quelli erano gp,oggi sono tutti tassisti strategie,regolazioni varie tutte fatte sul muretto dei box,ruotate??? mai sia!!! rimpiango i tempi di piquet (quello vero) senna prost mansell patrese berger nannini boutsen quelli erano piloti,questi sono modelli strapagati e viziati.l’ultimo gigante schumy.oggi solo noia.

    • Avatar

      Sardinius

      Febbraio 26, 2018 at 4:29 pm

      Penso sia la prima volta che contravvengo alla mia ferrea risoluzione di non commentare articoli condizionati all’autenticazione attraverso email; ma qui si parla della Buonanima di Ayrton. Nel mio personale “idolatrario”, come lui, solo Alan Turing e Hans Joachim Morgenthau. E pensare che, ironia della sorte, in tempi remoti ho conosciuto qualcuno dei legali che hanno salvato Patrick Head dalla galera, mentre in tempi recenti mi sono trovato a scambiare una stretta di mano con un attempato interlocutore occasionale e, dopo ho saputo essere proprio Patrick Head. Mai più guardato un gran premio da quel maggio 94, giornata in cui, alla notizia della morte di Ayrton Senna, feci inversione di marcia e tornai a casa non partecipando all’ultima gara di una disciplina sportiva che praticavo con discreto profitto e che mi avrebbe garantito l’accesso ai campionati Italiani.

  4. Avatar

    annes

    Marzo 5, 2018 at 3:49 pm

    Anche io.
    Mai più guardato un Gran Premio.
    Ogni tanto mi ritrovo a guardare giornali e riviste del tempo e
    rimpiangere un personaggio, non perfetto, ma che forse cercava di
    esserlo e capiva che l’essere perfetto poteva solo essere colui che gli aveva dato
    tanta fortuna nella vita.
    Cosa sarebbe successo se non fosse morto quella domenica?
    Chi lo può dire…..forse niente e forse tutto.
    L’indeterminatezza degli eventi obbliga ognuno di noi a pensare come se potessimo
    vivere per l’eternità, agendo come se fosse sempre l’ultimo giorno.
    Non è facile ma penso che Lui applicasse questa formula…..

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

2 × 4 =

Sito web realizzato da Why Not Web Communication | IoGiocoPulito.it è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale Civile di Roma - Autorizzazione N° 184/2018 del 22-11-2018 - Direttore Responsabile Antonio Padellaro | Società Editrice Io Gioco Pulito srls | Mail: redazione@iogiocopulito.it |