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Calcio

Quale sarebbe la nazionale dell’Impero Romano se fosse ancora in vita? Ecco a voi la Roman XI

Matteo Calautti

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Voliamo con la fantasia. Lo facciamo continuamente quanto immaginiamo squadre sportive con un “se” davanti tanto pittoresco quanto enigmatico. Se la Jugoslavia non si fosse disciolta quale sarebbe oggi la sua squadra nazionale? E per quanto riguarda l’Unione Sovietica? Ecco oggi il viaggio è più fantasioso e suggestivo del solito. Supponiamo che nel 2016 l’Impero Romano non si sia ancora dissolto, avendo mantenuto tutt’oggi la sua massima estensione territoriale, ottenuta sotto Traiano, ovvero l’Optimus princeps. Da chi sarebbe composta la Grex Romanorum e quale il suo exercitator? In altre parole, da chi sarebbe composta la “Squadra dei Romani” e quale sarebbe il suo “allenatore”? Andiamo quindi a scoprire la natura della Roman XI, la prima selezione calcistica latina della storia.

Cominciamo dal Sud dell’Impero Romano, composto per lo più tra tre macro regioni: MauritaniaAfrica Proconsolare ed Egitto. L’appendice africana dei Latini, affacciata sul Mediterraneo ed estesa su per giù dal Marocco all’Egitto, regala alla grex dell’Impero alcuni pezzi da novanta imprescindibili nella sua formazione tipo. Per quanto riguarda la Mauritania, i giocatori di maggior spicco sono nati tra Francia e Belgio, pur avendo chiare origini africane. È il caso per esempio del marocchino Medhi Benatia, uno dei tre difensori titolari della formazione titolare. Oppure ancora degli altri marocchini Omar El Kaddouri e Youssef El-Arabi, rispettivamente fantasista del Napoli ed attaccante dei qatarioti del Lekhwiya, con un importante passato al Granada. Ma non è finita, in quanto l’Algeria regalerebbe un secondo pezzo da novanta come Riyad Mahrez, fantasista altamente tecnico protagonista del trionfo del Leicester durante la passata stagione e trequartista della nostra Roman XI. Ma non sarebbero gli unici algerini da considerare, in quanto il centrocampista offensivo Yacine Brahimi e l’ala Sofiane Feghouli costituirebbero dei validi rincalzi a partita in corso. L’unico mauritano DOC, nativo di Algeri, sarebbe Islam Slimani, attaccante del Leicester e compagno di Mahrez sia nella grex sia nella nazionale.

Procedendo verso est ci imbatteremmo in un leggero impoverimento tecnico. Tra Africa Proconsolare e Cirenaica il giocatore più meritevole sarebbe il tunisino Aymen Abdennour, difensore acquistato nel 2015 dal Valencia per una cifra intorno ai trenta milioni, capace sicuramente di inorgoglire i tifosi provenienti da Cartagine. Gli altri due proconsolari d’Occidente, invece, potrebbero essere Aymen Mathlouthi e Amine Chermiti, rispettivamente storico portiere dell’Étoile du Sahel ed attaccante del Gazélec Ajaccio. Molto più povera la Cirenaica, situata grosso modo nell’odierna Libia, la terra della metropoli Leptis Magna, capace di sfornare il solo Ahmed Saad Osman, attaccante nativo di Bengasi e con un passato al Celta Vigo tra il 2009 ed il 2012. Quando giungiamo in Egitto, la terra della più ricca biblioteca del mondo antico, ovvero quella Alessandria, la situazione si fa invece più calda. È sulle rive del Nilo, più precisamente a Basyoun, che nacque l’esterno destro della nostra Roman XI: quel Mohamed Salah profeta in patria quanto in giro per l’Impero. Nota di merito anche per Ahmed Elmohamady, attuale centrocampista dell’Hull City.

Spostiamoci adesso tra il Medio Oriente, la Mesopotamia e la Penisola Anatolica. Questa, forse, rappresenta la fucina di talenti meno utile alla Romanorum Grex nonostante la presenza dell’importante città di Antiochia, probabilmente a causa della continua minaccia dei Parti, i più acerrimi rivali dell’Impero. La zona dell’odierna Israele regalerebbe alla squadra due centrocampisti come Beram Kayal e Eran Zahavi, rispettivamente in forza al Brighton ed al Guangzhou R&F. Ma è nella penisola anatolica, di fronte ad una metropoli come Costantinopoli, che il livello tecnico si alzerebbe, sempre nella zona mediana del campo. Nuri Şahin e Hakan Çalhanoğlu garantirebbero esperienza internazionale grazie alla loro infanzia in terra barbara, mentre Arda Turan sfodererebbe il suo dinamismo a centrocampo a partita in corso nella Roman XI.

Passiamo quindi alla Penisola Iberica, vero e proprio serbatoio di talenti. Da dove iniziare? La penisola regalerebbe due pedine fondamentali nello scacchiere tattico dell’exercitator (a proposito: chi sarà?). Trattasi di Cristiano Ronaldo e di Sergio Ramos, rispettivamente nel ruolo di esterno sinistro offensivo e di centrale sinistro nella difesa a tre romana. Sicuramente desterebbero scalpore le origini dell’asso portoghese e dell’attaccante ispanico Diego Costa: se il primo era nato oltre le Colonne d’Ercole, cosa dire invece di un bomber nato in una terra ancora sconosciuta come l’America? Ad ogni modo, se la “Spagna Occidentale” può garantire giocatori del calibro di Pepe, André Gomes, João Moutinho, Nani e Quaresma, la “Spagna Orientale” della regione potrebbe vantare athletae del calibro di David de Gea, Gerard Piqué, Sergio Busquets, Álvaro Morata, Juan Mata, Fernando Torres e soprattutto del magus Iniesta, solo per citarne alcuni.

«Timeo danaos et dona ferentes» diceva Virgilio, ovvero «temo i greci quando portano doni». Un dono che sicuramente i maestri ellenici potrebbero portare in dote alla Roman XI sarebbe Sōkratīs Papastathopoulos, difensore centrale di destra prorompente con le sue uscite palla al piede e titolare nella selezione imperiale. Prontamente sostituito, in caso di necessità, da Vasilīs Torosidīs e Kōstas Manōlas, l’uno più agile l’altro più arcigno a seconda delle necessità dell’exercitator. Non bisogna mai dimenticarsi dell’attaccante Kōstas Mītroglou, autentico belli vir sempre pronto nella panchina romana. La situazione diviene più arida se ci spostiamo nelle regioni balcaniche tra MacedoniaDacia e Tracia. Il sapiens Goran Pandev rappresenterebbe la ciliegina sulla torta per i macedoni, potendo mettere a supporto della Romanorum Grex la sua esperienza in campo imperiale.

Discorso diverso per la Mesia e per l’Illirico, grosso modo le odierne Serbia, Croazia, Montenegro e Bosnia-Erzegovina. Per quanto riguarda la prima regione l’apporto sarebbe solido difensivamente con i vari Aleksandar Kolarov, Branislav Ivanović e Matija Nastasić, reduci da grandi esperienze in terra britannica, mentre il centrocampista Nemanja Matić potrebbe costituire l’autentico asso nella manica dell’exercitator con il suo equilibrio alla manovra e la sua fisicità. Importante anche l’apporto dell’Illirico Meridionale, con un sapiens come Mirko Vučinić, un fantasista come Stevan Jovetić ed un patriae defensor come Stefan Savić. Illuminante, invece, la fucina di talenti che garantirebbe l’Illirico Centrale e Settentrionale. Primo su tutti il metronomo della Roman XI, ovvero quel Luka Modrić autentico faro del centrocampo romano. Le sue riserve sarebbero sicuramente Mateo Kovačić e Miralem Pjanić, messisi in luce durante le loro esperienze italiche. Importante anche l’apporto di talenti sulla trequarti, con i vari Ivan Perišić, Ivan Rakitić e Marcelo Brozović, perfetti ispiratori di tre “pennelloni” come Edin Džeko, Mario Mandžukić e Nikola Kalinić.

Sarebbero fuori dalla Romanorum Grex i due giocatori più rappresentativi di Ungheria e Repubblica Ceca, ovvero Balázs Dzsudzsák e Tomáš Rosický. Se il primo è nato a Debrecen, di poco fuori rispetto all’antica Pannonia, il secondo è nativo di Praga, di gran lunga fuori rispetto ai confini imperiali. Di tutt’altro spessore sarebbe invece l’apporto delle regioni a cavallo di GermaniaNoricoRezia e Gallia, ovvero le attuali Svizzera ed Austria. Si passa infatti dai difensori David Alaba, Christian Fuchs e Stephan Lichtsteiner ai centrocampisti Blerim Džemaili e Xherdan Shaqiri, concludendo con gli attaccanti Admir Mehmedi e Marko Arnautović. Di minor livello, probabilmente, l’apporto della Britannia, forse troppo impegnata a contenere i barbari lungo il Vallo di Adriano. Quattro pezzi da novanta su tutti: il sapiens defensor Tim Cahill, il Portiere Joe Hart, il jolly Wayne Rooney ed il bomber titolare, ovvero Jamie Vardy, scelto dall’exercitator proprio per la furia con la quale scende sul campo, molto simile a quella richiesta ai legionari dall’imperatore.

Importantissimo, infine, l’apporto del territorio si estende tra la Gallia e la Germania Occidentale, che oggi è suddiviso per l’appunto tra Germania Occidentale, Belgio, Paesi Bassi e Francia. Un territorio che regala alla Roman XI un centrocampista ed un portiere titolare: rispettivamente Paul Pogba e Manuel Neuer. Se il francese garantisce una fisicità ed una tecnica fuori dal comune, il secondo sarebbe l’unico germanico scelto dall’exercitator, nonostante sia nato nell’odierna Gelsenkirchen, strappato con le unghie e con i denti ai nemici germanici durante una sua partita casalinga al Bayern Monaco, al quale l’Impero ha concesso di disputare le partite nella regione romana del Norico. Un autentico strappo alla regola in linea con la storia della politica romana, voluto dall’exercitator della Roman XI nonché della sua attuale grex (piccolo indizio). La Germania Occidentale, tuttavia, è troppo vicina al limes con i nemici barbari per richiedere altri athletae a questa terra in continua tensione. Lo stesso discorso varrebbe per la Germania Nord Occidentale, impegnata a fronteggiare le minacce dei barbari di Scandinavia. Pochi pensieri invece per i galli, fornitori fidati di altri athletae per la causa romana: Hugo Lloris Captain, Karim Mostafa Benzema, N’Golo Kanté, Olivier Giroud, Antoine Griezmann, Dimitri Payet ed il sapiens defensor Patrice Evra, solo per citarne alcuni.

Giungiamo infine alla Penisola Italica. Qui l’exercitator compirebbe una scelta patriottica, ovvero quella di chiamare solamente romae romani, ovvero giocatori “romani de roma”, per tradurlo con l’odierno linguaggio locale. Pronto alla convocazione in caso di necessità sarebbe Alberto Aquilani, mentre due su tre convocati inamovibili sarebbero Daniele De Rossi e Alessandro Florenzi. Chi quindi l’ultimo titolare nonché capitano? Ovviamente Francesco Totti, simbolo della romanità e dell’Impero. E quale l’exercitator? Ovviamente Carlo Ancelotti, uomo che ha lasciato il segno nella Capitale così come in gran parte dell’impero, tra Penisola Italica, Britannia, Spagna, Gallia e Germania Meridionale.

Ecco quindi quella che costituirebbe la formazione titolare della Roman XI, priva chiaramente di alcun tipo di ratio tattica:

ROMAN XI (3-2-3-2): Neuer; Ramos, Benatia, Sokratis; Modrić, Pogba; Ronaldo, Mahrez, Salah; Totti, Vardy.

1 Commento

1 Commento

  1. Domenico

    dicembre 16, 2016 at 8:34 am

    La maggiorparte dei giocatori che avete indicato appartengono a popolazioni che si insediarono nei confini dell’impero romano dopo la sua caduta (tipo i nordafricani arabi). Se l’impero romano non fosse caduto sarebbero nati altrove.

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Calcio

Il Derby delle due Tirano e il Regio Decreto 28 giugno 1863

Francesco Beltrami

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Come anticipato qualche settimana fa, presentandovi il nuovo campionato unico Seconda e Terza Categoria della provincia di Sondrio, abbiamo approfittato di uno dei frequenti viaggi di famiglia in Valtellina, per andare a vedere una partita di questo particolare campionato, e riprendere le nostre cronache dal calcio minore. Non una partita qualunque tra l’altro, ma un derby che non credo abbia un nome, ma che mi verrebbe di chiamare Derby delle Due Tirano. Un po’ di storia.

Tirano è una cittadina di 9.000 abitanti in Alta Valle. Importante crocevia con la vicinissima Svizzera,  famosa per il Santuario della Madonna di Tirano e per essere capolinea di ben due ferrovie, quella nazionale sulla linea Milano-Lecco-Tirano e del cosiddetto Trenino Rosso del Bernina, linea elvetica di alta montagna che attraverso il Passo del Bernina raggiunge Saint Moritz. Il Trenino Rosso è da qualche anno patrimonio dell’umanità dell’Unesco e Tirano oltre che capolinea è l’unica stazione in territorio italiano.

La squadra calcistica di Tirano è la US Tiranese, attualmente in Seconda Categoria, con qualche trascorso in categorie superiori, una stagione in Promozione quando era quarta serie nell’immediato dopoguerra come livello più alto raggiunto.

Villa di Tirano invece di abitanti ne ha 3.000 e non è e non è mai stato una frazione di Tirano. E’ un comune autonomo confinante e transitando lungo la Strada Statale 38, la famosa via del Passo dello Stelvio, si attraversa, andando in direzione Nord prima Villa, poi ci si trova a Tirano senza quasi accorgersene visto che ormai tra gli abitati non c’è più alcuna separazione. Fino al 1863 Villa di Tirano era solo Villa, con le sue undici frazioni. Poi, con l’unità d’Italia sorse il problema che di località chiamate Villa ce n’erano troppe e un Regio Decreto del 28 giugno 1863 stabilì di aggiungere un determinativo. Villa del mandamento di Chiavenna divenne Villa di Chiavenna e Villa del mandamento di Tirano divenne Villa di Tirano. Percorrendo la statale 38 prima ancora di Villa, ma questa è un’altra storia e tra l’altro l’abbiamo già raccontata, si attraversa un altro comune, quello di Bianzone, patria del primo oro olimpico invernale italiano, Nino Bibbia che vinse la prova dello skeleton a Saint Moritz nel 1948. Torniamo al calcio.

 

La squadra locale è la sezione calcio Polisportiva Villa, associazione che si occupa di molti sport e anche collabora all’organizzazione di feste e sagre come la ormai trentennale Sagra dell’Uva e della Mela, motivo per cui eravamo in Valle lo scorso week-end. La squadra milita in terza categoria e gioca nello stadio di Stazzona, una delle undici frazioni, probabilmente quella in cui ci furono in epoca remota i primi insediamenti, in riva all’Adda dalla parte opposta della 38. Risalendo il fiume lungo la strada locale che attraversa vigneti e meleti si arriva al Comunale di Tirano, casa della US Tiranese.

Il Derby, reso possibile dalla fusione dei due campionati, non si giocava da oltre dieci anni, ed era dunque attesissimo, anche se la concomitanza con la Sagra della Mela a Villa e con la Corsa del Sole a Tirano oltre al non grande seguito che il calcio di provincia ha ormai in questi tempi in cui le TV offrono Ronaldo, Messi e compagnia in alta definizione tutti i giorni a tutte le ore, ha fatto sì che al Comunale di Tirano arrivassero non più di un centinaio di persone.

 

Zona tutta dedicata allo sport quella dove sorge il Comunale, campi da tennis, piscine, stadio, che confina a sua volta con il poligono di tiro, da cui per tutta la partita è arrivato l’assordante rumore di fucilate e pistolettate. L’esterno si presenta da impianto di una certa importanza, doppia biglietteria divisa da una parete su cui è dipinto lo stemma della US Tiranese. Come sempre vado in incognito, pago i miei 5 euro di biglietto ed entro, circa venti minuti prima dell’inizio. Il campo è in erba sintetica, la tribuna coperta. Lavori effettuati una decina d’anni fa con un notevole esborso economico, oltre 500.000 euro trovo su articoli di siti locali. I seggiolini singoli sui cinque gradoni della tribuna sembrano precedenti, a un rapido conteggio sono circa 350 il che fa pensare che in periodi antecedenti, quando ci si sedeva direttamente sul cemento, la struttura potesse arrivare ad ospitare quasi 500 spettatori.

Le squadre terminano il riscaldamento e qualche sostenitore inizia ad arrivare. Ci sono parenti e amici dei giocatori, diverse sorridenti fidanzate e qualche immancabile anziano che probabilmente vede calcio da una sessantina d’anni. Anche tre asinelli che guardano da un terreno confinate, insieme al loro proprietario e ad alcuni ragazzini. Si comincia. La Tiranese è nettamente favorita, ma nei derby non si può mai dire. Infatti la Polisportiva Villa regge tutto il primo tempo e al trentottesimo va addirittura in vantaggio con un tiro da fuori di Acquistapace. Passano cinque minuti e la Tiranese, punta sul vivo arriva al pareggio, grazie a un’autorete di Fiorina. Un minuto e con un altro tiro dalla distanza il Villa torna avanti con Bruga e va al riposo sorprendentemente in vantaggio.

In tribuna le fidanzate chiacchierano tra loro, lo stesso fanno gli anziani. Uno sostiene che un certo giocatore della Tiranese debba essere sostituito immediatamente perché non in grado di controllare la palla. Poi confida all’amico di aver mangiato la sera prima la crostata di frutta. – E il diabete? . Gli domanda subito l’altro. – E’ andato a 165! Ma per una volta…- Il discorso torna al calcio.

La ripresa è un assedio, dopo venti minuti la Tiranese ha l’opportunità di pareggiare grazie a un calcio di rigore, ma il portiere Zubiani del Villa si supera e devia in corner. L’assalto dei padroni di casa continua, gli ospiti si difendono come possono, qualche fallo in più ma il clima resta sostanzialmente sereno. Lunghissimo il recupero, poi il fischio finale e la festa dei giocatori della Polisportiva può iniziare. Per loro è un successo che vale quasi una stagione. In casa della Tiranese c’è tristezza, un ragazzo delle giovanili, sul campo come raccattapalle, si sfoga attraverso la recinzione col padre: – Che vergogna! Abbiamo perso con quelli del Villa!-

E’ il fascino del calcio più vero, della provincia più lontana, ai piedi delle grandi montagne. Che nessuna sigla CR7 trasmessa da TV certificate da altre sigle come HD o SuperHD, potrà mai avere.

 

 

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Truffe e affini: quando lo Sportivo è vittima di raggiro

Emanuele Sabatino

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Il detto parla di gallina dalle uova d’oro ma se ribaltiamo il sesso possiamo tranquillamente parlare del pollo dalle uova d’oro. Il pollo in questione è il calciatore, o atleta di successo in generale, spesso miliardario in giovane età, improvvisamente o quasi, contornato da persone che gli vogliono bene ma anche da falsi cortesi che salgono sul carro del vincitore, di chi nella vita ce l’ha fatta e ha un bel po’ di grana. Indifeso e sprovveduto corre spesso il rischio di fidarsi troppo buttando alle ortiche gran parte della propria fortuna monetaria. Di seguito una carrellata di casi in cui i poveri atleti sono stati vittime di truffe e raggiri più un paio di chicche extra.

ALESSANDRO GAMBERINI

Ultimo in ordine cronologico la truffa ai danni dell’ex giocatore della Fiorentina Alessandro Gamberini che sarebbe stato raggirato da due suoi ex amici di Prato ed un banchiere per una cifra intorno al milione e seicento mila euro. Gamberini credeva di aver investito 1 milione di euro in un fondo obbligazionario al 3% (era scontento della gestione della banca precedente che gli fruttava solo lo 0,7% annuo), rivelatosi inesistente, e gli altri 620.000 in una fideiussione che non si ricordava neanche di aver firmato. Questi soldi sono stati usati dai due truffatori per coprire i loro debiti e comprare delle case. Ora dopo la deposizione in tribunale è in attesa che la giustizia faccia il suo corso.

MACCHINE PAGATE E MAI ACQUISTATE

Cosa hanno in comune Mexes, Ferrari, Zotti e Vucinic? Oltre ad aver militato nella Roma, gli stessi sono stati truffati da un concessionario della capitale che vendeva le auto, incassava i soldi ma non era in grado di fare il passaggio di proprietà perché queste ultime non erano di proprietà del concessionario ma in leasing. Scoperta fatta dalle forze dell’ordine in seguito alla denuncia di uno dei tanti comuni cittadini raggirati.

QUELLA PORSCHE FANTASMA

Stessa città, Roma, sempre una concessionaria. Sorte malevole è toccata anche ai calciatori Giorgio Venturin ed Andrea Silenzi che hanno comprato una porsche da 200 mila euro ma che non hanno mai visto dal vivo. Per loro una doppia beffa: oltre a non guidare mai la supercar anche l’archiviazione del caso da parte del giudice e addio soldi.

IL MADOFF DEI PARIOLI

Vittime del più classico degli schema Ponzi sono stati i due calciatori ex Roma Stefano Desideri e Ruggero Rizzitelli che hanno mal riposto i loro soldi nella mani (bucate) di Gianfranco Lande detto “Il Madoff dei Parioli”. Garantiva investimenti con ritorni incredibili nel corto-medio termine e riusciva a pagare tutti fintanto che riusciva a portare soldi nuovi dentro il suo schema. Una volta saturo è scappato con la cassa. Rizzitelli ha perso circa 3 milioni di euro. Lande è stato condannato a 5 anni e mezzo di carcere, già scontati, per un ammontare di soldi rubati pari a 170 milioni di euro ma c’è chi giura siano molti di più.

MAMMA HO PERSO L’AEREO

Dall’erba al parquet il discorso non cambia. Anche un grande campione come Scottie Pippen è stato truffato alla grande. L’ex stella degli imbattibili Bulls di MJ ha comprato un aereo, rivelatosi poi rotto, per 4 milioni di dollari. Oltre il danno anche la beffa: per riparare ha dovuto spendere un milione di dollari aggiuntivo.

SE TI TRUFFA ANCHE LO STATO

Quante volte abbiamo sentito parlare della Spagna come il paradiso fiscale per i giocatori che lì pagavano meno tasse? Fu proprio Galliani a dire anni fa, prima che la situazione cambiasse, che non c’era partita perché la fiscalità spagnola a parità di offerta era sempre la metà preferita dai calciatori.

In Spagna però le cose sono cambiate ed i calciatori che pagano in Spagna il 50% di tasse, una volta venduti all’estero e cambiando la residenza fiscale abbattono l’aliquota fino al 20%. La differenza deve tornare nelle casse dei contribuenti. Non è stato così però per alcuni calciatori come ad esempio Sahin ai tempo del Real, Salvio con l’Atletico Madrid e Zapata con il Villarreal che una volta cambiato squadra e lasciata la Spagna non hanno ricevuto nulla. Dove finivano i soldi? Su un conto off-shore intestato ad un’ispettrice del dipartimento fiscale spagnolo. Il piano era perfetto perché in teoria i calciatori ignari del vantaggio fiscale non avrebbero mai preteso la cifra. Peccato per lei che alcuni calciatori sono sprovveduti ma altri si affidano a fior di professionisti per pagare meno tasse e avere vantaggi economici in continuazione (come il trasferimento di Ronaldo alla Juve).

TRUFFARE UNA FEDERAZIONE

Dovrebbe vincere il premio di truffatore del millennio. Il personaggio in questione è Wilson Perumal ora in carcere ma prima una delle persone più potenti ed influenti del calcioscommesse mondiale. Cosa faceva? Organizzava finte amichevoli tra nazionali comprando le divise e raccattando le persone per strada. Così da far uscire risultati clamorosi e scommettendoci sopra. Come è stato scoperto? Grazie ai suoi agganci organizzò a Manama un’amichevole tra Bahrein e Togo. Il Togo era una nazionale forte perché annoverava tra le sue fila Adebayor mentre il Bahrein era una squadra modesta. Quote stra-sbilanciate a favore dei togolesi che però persero 3-0. Il perché è da ricercarsi proprio nel fatto che chi vestiva la maglia della nazionale togolese erano dei figuranti. Mentre in Bahrein festeggiavano la vittoria, il ministro dello Sport del Togo lesse sul giornale di quella partita e incredulo scrisse una lettera alla Fifa: la nazionale, quella vera, era impegnata in Botswana nelle qualificazioni della Coppa d’ Africa.

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St. Pauli: i Pirati tedeschi che giocano contro l’odio

Ettore zanca

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Contro slogan di intolleranza e razzismo o provvedimenti che prendono a calci il buon senso, parlando di panini e mense autorizzate solo per pochi, contro l’autorità che si travisa dietro la legge per fare provvedimenti dubbi, una delle soluzioni sarebbe andare in un quartiere a luci rosse, poi, vedere una partita.
No, non è una boutade, è la realtà.

Ad Amburgo c’è un motto, esistente da sempre in quella che viene definita la Venezia del nord: «I posteri abbiano cura di conservare degnamente la libertà che gli antenati partorirono.». 
Già avete capito che qui la democrazia passeggia libera e anche un po’ libertina. Infatti al suo interno, c’è il covo, o l’alcova di un quartiere a luci rosse, che si confonde con portuali che farebbero arrossire un camallo, per la loro forza espressiva. Una zona in cui poco tempo fa perfino un serial killer era meglio girasse scortato.

Dentro questo ventre, o meglio, monte di Venere della città, alberga una squadra. Il suo nome è St. Pauli FC. Gioca in seconda divisione e fino a poco tempo fa sognava di scontrarsi e battere i cugini dell’Amburgo, famosi per avere un orologio che segnava da sempre il loro non essere mai retrocessi, fino all’anno scorso.

Il St. Pauli non è una squadra trascendentale, si suda salvezze impossibili e spesso con giocatori che si applicano tanto, ma poco ottengono. Eppure l’amore per questa squadra è incondizionato. Intanto perchè è una squadra dichiaratamente antinazista e multirazziale. Non è raro, come quest’anno, trovare sulle loro maglie ricamato anche l’arcobaleno, simbolo di pace e di molto altro. Inoltre sono una a polisportiva che ospita molti ragazzi che stanno lontani dalla strada.

I ragazzi di marrone vestiti però hanno tanti motivi per far battere i cuori dei rudi portuali. Intanto lo stadio e le sue zone limitrofe sono sede di vaste iniziative di creatività, musica pittura, scrittura e arti varie, qui sono bene accette e stimolate.

Poi tutto quanto quello che la squadra decide, viene concertato con i tifosi più rappresentativi, che cercano sempre insieme ai giocatori di organizzare incontri benefici o iniziative a favore delle categorie più deboli e svantaggiate.
Una delle giornate più belle, allo stadio del St.Pauli, si ebbe quando si giocò contro la Lampedusa Hamburg Football Club, nel 2013, una squadra improvvisata di migranti, venuti appunto da Lampedusa e rifugiatisi qui. La partita servì a finanziare acquisti di cibo, coperte e vestiti, inoltre la società cercò attivamente di favorire l’integrazione di chi era arrivato in questo covo di bellissimi pirati del calcio.

Già perchè il simbolo della squadra è la bandiera del Jolly Roger, quella dei pirati, portata per scherzo da alcuni tifosi tanti anni fa e rimasta nella tradizione del club. Inoltre, piccolo particolare, andatevi a vedere le maglie che hanno indossato dal 2014 ad adesso, sono delle meraviglie.

Insomma un posto dove la democrazia non è solo un modo per sciacquarsi la bocca. Già perchè anche a guardare un compagno di squadra a cui passare il pallone, dovremmo ricordare che “compagno”, ha origine dall’etimo del “mettere il pane in comune”, dividerlo.
E perchè forse bisogna ripartire da una forma di bellissima pirateria ribelle e sana, perchè tutto non vada a puttane. E non mi riferisco al quartiere a luci rosse, stavolta.

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