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Azzardo e piaghe sociali

Pronostici e Facebook, aiuto o business sulle vostre perdite?

Emanuele Sabatino

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Negli ultimi anni su Facebook il fenomeno delle pagine di pronostici sportivi ha ricevuto un vero e proprio boom. Con la recessione e la disoccupazione sempre in aumento, attirati dai soldi facili, molte persone si sono riversate sul gioco d’azzardo, le scommesse appunto, e di conseguenza in rete a caccia dei pronostici più affidabili per fare qualche euro.

Gruppi e pagine dai nomi più variegati e strampalati, dall’ ”Oracolo al “Veggente”, cercano di attirare, millantando metodi infallibili, più persone possibili.  La locuzione cartesiana “Cogito ergo Sum – Penso dunque sono” dovrebbe aiutarci a porci subito la prima domanda: perché se qualcuno dovesse avere un metodo infallibile per fare soldi lo vorrebbe condividere con me? Io, al contrario lo condividerei? Se non siete dei filantropi alla Bill Gates o Warren Buffet, la risposta alle due domande dovrebbe essere rispettivamente “Non esiste e No”.

La seconda domanda che si pone allora è: perché lo fanno? Senza sforzare troppo le meningi, la risposta è la più ovvia di tutte. Soldi. Eh già perché le pagine ed i gruppi, prima pubblici poi dopo la stretta di Facebook divenute quasi tutte private con alcune addirittura ad invito, cosa che ha aumentato l’esoterismo e la credenza di infallibilità delle stesse nell’immaginario collettivo, guadagnano in vari modi grazie a queste.

Si guadagna sostanzialmente in tre modi: referral, volume, perdite. Il referral funziona quando un utente si iscrive ad un sito di scommesse tramite il banner di una pagina facebook. Nel momento che farà il primo versamento, il bookmaker riconoscerà alla pagina o gruppo una somma in denaro. Questo è il metodo più pulito anche se c’è da dire che spesso per invogliare ad iscriversi la pagina dice: “Partita X contro Y, le migliori quote sul mercato a questo link”. Non è sempre detto, anzi quasi mai, che il bookmaker suggerito abbia le migliori quote del mercato. Una piccola bugia.

Volume: Col volume si guadagna in base a quanti euro vengono scommessi tramite banner sul proprio sito/pagina/gruppo di pronostici e si prende quindi una percentuale sul giocato. Anche qui il link sul banner menziona le migliori quote sul mercato e vale lo stesso discorso fatto sopra.

Il terzo ed ultimo metodo è quello più torbido perché si guadagna sulle perdite dei propri fan che leggono i pronostici sulla pagina e poi, sempre tramite banner, vanno a giocare sul bookmaker consigliato. Questo metodo di solito non è mai isolato, spesso viene usato come bonus da affiancare a uno dei due precedenti o in alcuni casi ad entrambi.

Con questo voglio dire che chi fa i pronostici li fa con la volontà di farci perdere? Se è in cattiva fede probabilmente si, se in buona fede assolutamente no. Ma anche se fosse in buona fede, la matematica supporterà il suo business. In queste pagine vengono sempre proposte bollette o schedine di tanti eventi ed è matematico che sul lungo termine i soldi investiti saranno maggiori di quelli vinti, altrimenti tutti i bookmakers avrebbero ormai chiuso bottega. L’unico metodo, quasi mai consigliato infatti, è quello di giocare in singola per limitare il vantaggio del banco, che rimane comunque presente. Le persone però vogliono vincere 1000 euro spendendone solo 3 e quindi sperano e sognano e se perdono non si disperano. Ma tre oggi e tre domani, alla fine il gruzzolo è bello consistente. Non ci credete? Eccovi una piccola spiegazione matematica.

Apriamo un bookmaker a caso .it, e prendiamo ad esempio la prossima partita della Juventus a Genova contro la Sampdoria. Le quote sono: 1 a 6.75, X a 4.25, 2 a 1,50. Con una piccola formula matematica dove si divide il numero 1 per le rispettive quote e poi si moltiplica per 100 otteniamo le seguenti percentuali: 1 (14,8%), X (23.53%) e 2 (66.67%). Ora fate la somma di queste tre percentuali e noterete che la somma non è 100 ma superiore. La somma è infatti 105. Quel 5% in più si chiama aggio ed è il vantaggio del banco ovvero del bookmaker. Questo significa che scommettendo in singola il vantaggio del banco è solo del 5%. Se invece aumentiamo in numero degli eventi, aumenta anche il vantaggio del banco e qui vi invito a riflettere. Perché il bookmaker, dopo 5 eventi in schedina ci regala il bonus del 5%? Semplice perché il suo vantaggio è già molto sostanzioso. Tornando quindi all’argomento principale, queste pagine e gruppi Facebook di pronostici, sia che agiscano in buona o in cattiva fede, sono destinati a farvi perdere soldi proprio per il tipo di pronostici che pubblicano, ovvero le multiple con tanti eventi e moltiplicatori mozzafiato. Non fatevi abbindolare dal numero dei fan o dalle foto che pubblicano, perché nel primo caso i fan si possono anche comprare e nel secondo chissà quante giocate hanno dovuto cestinare prima di poterne finalmente postare una vincente.

Illustrazione : Natalya Zahn

Azzardo e piaghe sociali

Il grande inganno dei Bonus di Benvenuto: quando il “regalo” è utile solo ai Bookmaker

Emanuele Sabatino

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Sono messi in grandissima mostra, scritti grandi e con colori sgargianti, sono i bonus dei bookmakers attui ad invogliarci a iscriverci e puntare sulle loro piattaforme. In piccolo invece, molto in piccolo, talmente in piccolo che ci vuole o un monitor 60 pollici o una lente d’ingrandimento, troviamo scritto in un color grigio tristezza i “termini e condizioni” di questi bonus ed è proprio qui che scopriamo le cose più interessanti.

IL BONUS E LA FORMULA DO UT DES

Iniziamo con l’importo del bonus “fino a 100€ per te”. 100 euro di bonus ma per sbloccarlo ci vogliono altrettanti soldi. Ma questo è solo la punta dell’iceberg. Perché alcuni bookmakers sbloccano il bonus solo dopo aver giocato interamente il versamento iniziale. Quindi verso 100 e devo giocare 100 per avere i 100 di bonus. Non solo perché i problemi veri, la trappola, arriva dopo, una volta che il bonus è stato effettivamente accreditato.

LA TRAPPOLA DEL PRELIEVO CONDIZIONATO

Per prelevare bisogna giocare l’importo versato più quello bonus per un numero di volte prestabilito. Di solito più il bonus è alto e più il numero di volte in cui bisogna scommettere il tutto sale. Si va dalle 3 volte, passando alle 6, fino addirittura alle 8 volte. A questo punto il lettore/scommettitore potrebbe pensare: “Ok, nessun problema, mi gioco tutto su una partita live a 1.01 così sono sicuro che la prendo e dopo il numero di volte stabilito dal bookmaker posso prelevare”. Seeee, ti piacerebbe. I bookmakers sono aziende internazionali e non hanno mica “l’anello al naso e la sveglia al collo”. Se vuoi prelevare devi puntare in singola su una partita con quota minima di 1.5, alcuni bookmakers alzano l’asticella a quota 2. In multipla, invece, almeno una partita deve avere una quota pari o superiore a 1.5. Il vantaggio matematico in singola di un bookmaker italiano si aggira dal 5 al 10%, percentuale che lievita vertiginosamente nel momento che aumentiamo il numero di eventi. Facile quindi capire che giocare versamento + bonus per un numero considerevole di volte a quota minimo 1.5 sia il modo migliore, dal punto di vista matematico, di regalare i soldi alle agenzie di scommesse. Al mondo nessuno regala niente, specialmente i soldi, figuriamoci un’azienda internazionale. Il bonus di benvenuto è quindi una pubblicità, ai limiti dell’inganno e della truffa, atta ad intrappolarci il patrimonio, facendoci credere che quei soldi siano effettivamente nostri, per farcelo perdere piano piano.

LO SCIACALLAGGIO SUI BISOGNI PRIMARI DELLE PERSONE:

E’ come se fosse tutto un grande effetto domino: la crisi, la disoccupazione e la povertà portano alla disperazione, quando si è disperati non ci resta che sperare, e noi speriamo che la bolletta di due euro si tramuti in una vincita di 1000. Il problema è questo non avviene quasi mai e così i bookmakers si arricchiscono sempre di più investendo in altri tipi di giochi “invitanti” ma soprattutto in tanta tanta pubblicità che ormai è ovunque e a tutte le ore, formando un circolo vizioso indistruttibile. D’altronde una volta un saggio disse: “Il bookmaker è un borseggiatore che ti lascia fare tutto da solo”.

 

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Altri Sport

NeuroDoping: se l’Elettroshock è la nuova frontiera delle prestazioni sportive

Matteo di Medio

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Dimenticatevi flebo, siringhe e pasticche. L’ultima trovata per migliorare le prestazioni sportive di un’atleta riguarda direttamente il motore dei nostri movimenti: il cervello. Stimolazione cerebrale o Neurodoping per l’appunto. Una metodologia molto semplice che prende spunto dalla fortunatamente abbandonata pratica dell’elettroshock nei lontani anni ’50. In sintesi, la prassi è molto simile anche se il voltaggio è 500/1000 volte più basso: si posizionano due elettrodi ai lati della scatola cranica e si scarica corrente elettrica con l’intento di cambiare i livelli di eccitabilità dei neuroni da essa colpiti.

A portare all’attenzione questa nuova pratica è stata la partnership siglata lo scorso anno tra la squadra di ciclismo Bahrain Merida, per la quale corre il nostro Vincenzo Nibali, con il gruppo Cidimu dell’Istituto delle Riabilitazioni Riba di Torino. Ugo Riba è il Professore che presiede il gruppo ed è convinto che attraverso questa metodologia sia possibile intervenire sulla fatica ma anche sulla rapidità di esecuzione sportiva e recupero da affaticamento post gara.

La tecnica, nota come stimolazione transcranica a corrente continua (tDcs) era stata pensata per il recupero di alcune lesioni al cervello o al midollo spinale. Oggi, trova applicazione per stimolare quei centri neuronali che, già degli anni ’90, si era pensato fossero i responsabili dell’affaticamento e del movimento muscolare. A sperimentare la tDcs è stata la squadra di sci e snowboard statunitense (Ussa) per quanto riguarda il salto con gli sci e le prestazioni dopo 4 applicazioni per due settimane hanno mostrato un aumento della forza e della coordinazione.  Soprattutto per quel che concerne la fatica, e il ciclismo può essere considerato lo sport che più ne sente l’impatto, la stimolazione andrebbe ad intervenire sulla corteccia motoria che è responsabile di inviare segnali di affaticamento. Aumentando l’eccitabilità di quest’ultima, si ottiene una minore percezione cerebrale di sforzo, consentendo al corpo di ottenere performance atletiche più durature. E come ha detto Samuele Marcora, scienziato dell’Università del Kent al FattoQuotidiano.itoltre al reale impatto della pratica si aggiunge anche l’effetto placebo con risultati ancora più incoraggianti.

La stimolazione transcranica può trovare terreno fertile in molti settori anche non sportivi come i videogiochi dal momento che aumenta la concentrazione e la velocità di reazione. Non a caso l’azienda Halo vende già delle cuffie da collegare allo smartphone per un utilizzo fai-da-te. Le evidenze per adesso analizzate, però, non hanno portato a reali conclusioni definitive e, come dice sempre Marcora, non sempre gli esperimenti hanno dato risultati confortanti e ha anche messo in guardia circa i rischi di un utilizzo continuativo della stimolazione, non essendoci ancora studi conclusivi sugli effetti a lungo termine. E se proprio dovesse essere utilizzato, consiglierebbe un uso solo pre-gara e non in fase di allenamento.

Altro discorso sul quale si dovrà ragionare se tale pratica dovesse prendere definitivamente piede, è relativo al concetto di Doping. Ad oggi la stimolazione transcranica è assolutamente legale ma non è escluso che, agendo sulle performance dell’atleta, possa essere considerato alla stregua dei farmaci proibiti in quanto strumento di alterazione del corretto svolgimento di una gara. Ma al riguardo sembrerebbe difficile riuscire a dimostrare un suo utilizzo prima di una evento sportivo. Senza contare che già vengono assunte alcune sostanze, come la caffeina che in certi dosaggi è permessa, che di fatto influiscono a livello cerebrale.

Ma su questo sarà la Wada a dire l’ultima parola. Nel frattempo teniamoci forte, che il futuro è oggi. E non sembra un granché.

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Altri Sport

Doping e Scommesse, la dura vita “da cani”

Emanuele Sabatino

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Un allenatore è stato accusato di aver drogato il proprio cane con un cocktail di droghe tra cui la metanfetamina a cristalli per farlo correre più veloce. E’ stato arrestato.

Un uomo del Queensland (Australia), Anthony Hess di 44 anni, è stato indagato con 70 accuse di frode e possesso illegale di stupefacenti dove aver volontariamente dopato il suo cane per vincere le corse e approfittare delle quote molto alte.

I detective hanno dichiarato che il suo levriero Bonknocka Lass, è stato dopato principalmente con la metanfetamina in tre diverse gare. La prima, la più clamorosa datata il 2 agosto scorso, vide il levriero vincere la gare agevolmente nonostante la sua quota di partenza fosse addirittura di 44.70.

Secondo le analisi di laboratorio, il cocktail era principalmente a base di metanfetamina mischiato con pseudoefedrina e altri eccitanti. Ross Barnett, commissario dell’integrità per la corsa dei levrieri si è detto ovviamente shockato e ha sospeso immediatamente la licenza all’allenatore. Sospensione che con alta probabilità verrà resa definitiva.

Per ottenere la licenza di allenatore di levrieri bisogna mostrare ad una commissione apposita di essere in forma, avere una buona educazione e soprattutto avere il rispetto delle regole.  Al di là del singolo caso, il problema è sicuramente generale. Doping misto al maltrattamento sugli animali per fare più soldi con le corse. Tutto il marcio dello sport e della competizione in una sola frase. Chissà in altre parti del mondo, dove i controlli sono ancor più blandi e dove fanno scommettere gli “animali” sui combattimenti tra animali fino alla morte, quali sostanze diano ad essi per prendersi un vantaggio. E l’anfetamina, purtroppo, potrebbe essere solo la punta dell’iceberg.

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