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PER ESEMPIO: Acquistare un Biglietto per il Derby

Matteo di Medio

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Altri Sport

Roberto La Barbera, come diventare SuperUomini

Matteo di Medio

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Diventare campioni è qualcosa che il destino riserva a pochi uomini. Diventare SuperUomini è una questione di mentalità, di sacrificio e voglia di superare se stessi. Vincere una gara con i normodotati per un paralimpico sembra essere un’impresa impossbile. Ma per Roberto La Barbera questa parola non esiste. L’abbiamo intervistato per scoprire come si fa a raggiungere risultati mai visti prima. Ecco cosa ci ha detto.

Ciao Roberto, i primi di Settembre hai vinto i Mondiali Master 50 di Salto in Lungo a Malaga, diventando il primo atleta paralimpico a vincere un mondiale master per normodotati. Sei consapevole di essere entrato nella storia? Quali emozioni hai provato?

Sì, ne sono consapevole. E’ stata un’emozione fantastica. La cosa che mi preme di più, però, in questa faccenda, al di là del primo posto e al di là di aver fatto qualcosa di incredibile, è aver dato un messaggio al mondo disabili. Sono orgoglioso di aver dato uno stimolo, quello che è mancato a me quando avevo 18 anni, con una protesi fatta con un pezzo di legno e 4 ferri. Me la sono vista abbastanza brutta. Oggi una cosa del genere penso dia tanta speranza. Essere stato il primo a vincere un titolo mondiale per normodotati è sicuramente un’emozione incredibile, ma ce ne saranno altri che faranno lo stesso. La cosa davvero importante è stata quella di essere il primo ad essere stato accolto in un mondiale per normodotati, perché oggi con la problematica protesi sì protesi no, può dare vantaggi non può dare vantaggi, hanno speso tantissime parole e soldi per fare delle ricerche. Per il salto in lungo posso dirti che ci sono 100 atleti che provano ad entrare ai Mondiali, ma si contano sulle mani quelli che ce la fanno. Se la protesi fosse un vantaggio quello che fa 5 metri da anni, perché con la protesi non ne fa 8,48 come Markus? Anche qui c’è la specializzazione della nostra disciplina. Ho tanti ragazzi che mi scrivono che stanno studiando i miei salti dai video sulla mia pagina facebook, ma quello che gli dico loro è che devono vedere non come salto ma come mi alleno e quanto fatica e impegno metto per prepararmi ad effettuare salti del genere.

Tu, come Bebe Vio e Alex Zanardi, sei sulla cresta dell’onda ed è una cosa certamente positiva. Ho letto che hai deciso di intraprendere la carriera sportiva dopo aver visto ad Atlanta 1996 Tony Volpentest, atleta senza mani e piedi.  Quale può essere l’approccio che può avere un ragazzo nel pieno dell’adolescenza nel doversi trovare ad affrontare una disabilità?

Come ho sempre detto, il nostro è un esempio positivo per tutti ma non per forza un ragazzo disabile per rivalersi nella vita deve fare atletica o ambire a vincere un titolo mondiale. La mia vittoria è la dimostrazione che, malgrado un incidente più o meno serio, si può tornare come prima o addirittura meglio di prima. Dipende anche dal tipo di incidente che hai: diciamo che il mio è tra i “migliori”. Dico così perché, per un ragazzo che diventa tetraplegico dopo un incidente, la questione è completamente diversa e quindi non riesco ad entrare nella testa di nessuno. Ti faccio un altro esempio: il campione Oney Tapia, un mio amico cieco che ammiro incredibilmente, parte da Bergamo da solo, cambia treni e autobus fino a Roma per arrivare in Federazione. Una cosa assurda per me, ma lui, allo stesso tempo, trova impossibile che io con un moncone possa correre 4 ore di seguito. In ognuno, nella disabilità, scatta un meccanismo di rivalsa e penso sia questo che ci permette di poter tornare come prima. Questo è il mio messaggio, della nazionale paralimpica, di tutti gli atleti del mondo.

Puoi vantare un Palmarés infinito, tra cui un argento alle Olimpiadi di Atene 2004. Quale è stato però il momento in cui hai capito che la strada sportiva sarebbe stata parte integrante della tua vita?

Naturalmente con la medaglia olimpica. Ti racconto una cosa che mi è tornata alla mente dopo la vittoria di Malaga: mia moglie, che era incinta di mia figlia (nata lo stesso giorno in cui sono stato insignito come Grande Ufficiale della Repubblica Italiana, vedi il destino?), poco dopo la medaglia d’argento di Atene 2004, mi chiese cosa volessi di più dopo quel successo. Due cose: la medaglia d’oro, per ora sogno nel cassetto perché con il mio amico Markus che gareggia è impossibile che faccia 8,48. L’altra era quella di vincere un titolo in un campionato per normodati. E ci sono riuscito.

Come ci si allena per diventare come te?

Bisogna essere un po’ folli. Io mi alleno tanto, tantissimo e ogni anno mi alleno più dell’anno prima per motivi fisiologici perché a 51 anni non devo farmi male e devo fare più degli altri. Da ottobre fino a gennaio è un massacro di ripetute, resistenza e pesi. Se dai un’occhiata alla mia pagina facebook ti rendi conto quanto sono duri i miei allenamenti. E ogni anno ho l’opportunità di migliorare. A gennaio faccio una sorta di “scarico” per acquisire velocità in vista delle gare indoor di febbraio/marzo poi riprendo duramente un mese e mezzo e comincio il vero e proprio scarico che, di fatto, è più faticoso del resto dell’allenamento perché devo arrivare a correre velocissimo e riuscire ad abbinarci la tecnica per saltare. La difficoltà è proprio questa: arrivare al top nel momento top.  Il prossimo anno sarà durissima perché abbiamo a Novembre i campionati del mondo a Dubai e di conseguenza dobbiamo arrivare a giugno/luglio al top per fare i minimi per accedere. Poi bisogna iniziare la preparazione iniziale a luglio come se fosse Ottobre. Sarà durissima.

I numeri per quel che riguarda le Paralimpiadi sono in costante crescita. Ho sentito molti atleti paralimpici che vorrebbero far svolgere le Paralimpiadi contestualmente alle Olimpiadi per normodotati. Che ne pensi? Sei d’accordo con questa visione?

D’accordo lo saremmo tutti. Noi paralimpici abbiamo lottato molto per gareggiare alla pari, ma si è arrivati alla conclusione che non è possibile. E’ come far gareggiare una moto con una macchina, lo puoi fare ma alla fine le differenze rimangono. Ti faccio il mio esempio: a Malaga con il mio successo ho avuto tante attenzioni e se tornerò lì la gente si ricorderà di me. Il secondo classificato, però, è giusto che venga ricordato come il primo dei normodotati e io, contestualmente, il primo nella classifica dei disabili. Poi in quella gara tra normodotati e disabili, ha vinto il secondo, quella è la notizia. Però siamo due, due categorie distinte, perché noi abbiamo la protesi e loro no. Il fatto che ai Giochi si possa gareggiare tutti assieme sarebbe fantastico, ma lo è di fatto. Perché noi arriviamo subito dopo le Olimpiadi per normodotati e siamo nella stessa città. E’ una festa incredibile. Il partecipare contestualmente creerebbe confusione e toglierebbe visibilità ad entrambi. E’ bello che nei meeting importanti siamo incorporati e facciamo la stessa gara. In un Olimpiade, però, ci sono sponsor che pagano, eventi da organizzare, si perderebbe di significato sia da una parte che dell’altra. E’ giustissimo che siano una consecutiva all’altra. E se senti quelli che vivono nella città ospitante, ti dicono che sono state più emozionanti le paralimpiadi. E questa è una soddisfazione immensa per il nostro mondo. Senza contare che nelle paralimpiadi per una singola disciplina ci sono più gare che variano a seconda della disabilità. Verrebbe una finale di 100 metri con 30 gare, oltre a quella dei normodotati.

Grandissimo seguito per lo Sport Paralimpico arriva soprattutto dall’Estero e si ha l’idea che ci sia più attenzione rispetto all’Italia. Mi vengono in mente gli Stati Uniti. Si riuscirà mai ad avere la stessa visibilità che hanno i normodotati anche per i paralimpici, tolti casi isolati di fenomeni come te.

Il discorso è più complicato. Bisogna vedere alle radici, alla mentalità di certi posti. In Italia, la maggior parte dei ragazzi preferisce non fare ginnastica facendosi firmare l’esenzione dai genitori con la scusa dello studio. Poi magari neanche lo fanno. In America, nei grandi College, un ragazzo molto studioso ed intelligente, non raggiungerà mai il massimo dei voti se nello sport non eccelle e se non dimostra di avere lo spirito di sacrificio per ottenere risultati  sportivi fisiologicamente ottenibili, che possono fare tutti grazie all’allenamento. Per loro, se non hai lo spirito per eccellere nello sport, non puoi averlo neanche in un lavoro d’azienda. Qua sono gli stessi genitori a farti fare il certificato medico per esentarti dall’attività. E’ una mentalità diversa. In Cina, Giappone, in azienda per un’ora e mezza sei obbligato a fare sport altrimenti rischi il licenziamento. Perché per loro se non fai sport rendi meno sul lavoro. Prova a fare un discorso del genere in Italia. Solo adesso lo stanno timidamente inserendo ma all’eEstero è una vita che è così. Fin quando non cambieranno le cose non ci sarà un ritorno come nelle altre nazioni. Ma le cose stanno migliorando, rispetto a quando ho iniziato io che eravamo in pochi ad avere visibilità, ed eravamo sempre gli stessi. Adesso siamo diventati di moda, fortunatamente. Oney Tapia, Bebe Vio, la Versace e gli Insuperabili. Ma siamo ancora legati alla componente fortuna. Se ti vede un addetto ai lavori e trova in te delle qualità allora hai qualche possibilità, altrimenti fai fatica.

Ringraziandoti per il tempo chiudiamo con la classica domanda finale. Obiettivi prossimi da raggiungere?

Obiettivo è continuare un paio di anni su questi livelli. Tokyo 2020 è un sogno che si realizzerebbe perché vorrebbe dire partecipare a 5 edizioni delle Olimpiadi. La cosa che voglio fare assolutamente, però, e varrebbe più di tutte e 5 le olimpiadi è un’altra. Ci sto lavorando e solo per sfortuna non ce l’ho fatta. Ho rotto la protesi pochi giorni prima degli Europei e ho dovuto gareggiare con quella nuova, una cosa impensabile. Prima della rottura, in allenamento ho fatto sopra i 7 metri abbondantemente e moltissime volte. Ecco il mio obiettivo è questo: diventare il primo 50enne della storia a fare sopra i 7 metri. Lo puoi fare tra i 50 e i 55 anni.
Ci ha provato il monumento del salto in lungo Mike Powell e non ci è riuscito. Se io riuscissi a fare questo sarebbe una soddisfazione incredibile perché si realizzerebbe qualcosa che neanche una leggenda del genere è riuscito a fare. Questa è la mia aspirazione e quest’anno deve essere quello giusto. E dal momento che mi sento alla grande ora, non vedo perché il prossimo anno non debba sentirmi come adesso. Sarà il mio primo obiettivo e ci metterò l’anima per poterlo fare. Sarebbe grandioso.

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Betting Exchange : Cos’è e come funziona la Borsa delle scommesse sportive

Matteo di Medio

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Betting Exchange – Come funziona la Borsa delle scommesse sportive

Il Betting Exchange apre nuove possibilità di Professione per gli appassionati delle Scommesse Sportive stanchi di regalare soldi agli invincibili Bookmakers. Ma guai a chiamarli scommettitori!

 

 

Una Trader Room Inglese. Qui Professionisti del Betting Exchange scambiano quote dei principali sport a livello mondiale 

 

 

Superate il concetto della squallida Sala scommesse con odore acre di sigarette e uomini sull’orlo della crisi di nervi. Nel Betting Exchange la professionalità e gli strumenti tecnici sono la base per un percorso vincente. Dal Calcio al Basket passando per il Tennis, ogni Mercato ha le sue regole.

 

Il Betting Exchange è un mercato in grande crescita basato su studio e analisi. In molti articoli abbiamo parlato dei pericoli e dei danni dell’azzardo nel nostro paese e non solo. In questo Focus abbiamo cercato di capire come funziona e perchè il Betting Exchange non ha niente a che vedere con le scommesse. Un mondo affascinante con i suoi rischi. Sicuramente non adatto a chi non intende passare attraverso un percorso di studio e approfondimento. Ma cerchiamo di capirne di più!

Anno 2000 nasce il Betting Exchange   

Nel 2000 Andrew Black, un trader finanziario,  insieme al suo amico scommettitore Edward Wray  , decisero di rivoluzionare il mondo delle scommesse dando vita a  Betfair, la prima “Borsa delle scommesse”. Diciassette anni dopo questa compagnia è valutata sul mercato azionario 2 miliardi di sterline ed ha appena acquistato Paddy Power.

Nessuna ricetta magica. Solo studio, analisi e lavoro 

Lo Sport Trading non propone facili vittorie. Né promette incassi miliardari. Non esistono formule magiche, né sistemi venduti come miracolosi. La fortuna si costruisce attraverso studio, analisi del mercato e delle statistiche. Passo dopo passo. Cementificata da tanto studio, applicazione, gestione oculata e basso rischio nelle perdite. Che esistono. E fanno parte del lavoro, senza condizionarlo. La vera rivoluzione del Betting Exchange consiste nel trasformare la scommessa in lavoro cambiando completamente approccio e mentalità.

” Fare Sport Trading non è semplicemente scommettere “

Lo Sport Trading può essere un divertimento, un modo alternativo di scommettere ma soprattutto è un investimento. Un percorso di crescita del valore, economico, ed intellettuale. Tanti strumenti professionali utili agli sport trader per minimizzare i rischi collegati alla propria attività e poter trasformare quello che all’inizio può essere un passatempo, in una vera e propria attività professionale. Chiunque operi nel settore del Betting Exchange è conscio del fatto che fare sport trading può essere vantaggioso quanto rischioso se non svolto con le corrette precauzioni. Immaginate di puntare una quota e dopo poco minuti poterla bancare (vendere) trattenendo il guadagno accumulato senza dovervi preoccupare dell’esito del match. Tante strategie ed infiniti mercati su cui operare valutando il rischio con strumenti professionali.

Ma quali sono i reali vantaggi del Trading Sportivo rispetto al Trading finanziario e alle scommesse?

  • Il prodotto sottostante non è un mercato o meglio un grafico con indicatori, oscillatori e medie mobili ma un evento sportivo.
  • Non esiste un bookmaker ne un market maker, banca o fondo di investimento. Niente pesci grossi in cerca di pesci piccoli.
  • Nel Trading finanziario le commissioni  si pagano su ogni singola operazione. Nel Trading Sportivo solo il 5% sul profitto.
  • Pieno controllo dell’azione. A differenza delle scommesse tradizionali, nel trading sportivo si può entrare ed uscire in continuazione grazie all’utilizzo di software specifici e di una funzione chiamata bancata

trading sportivo

Un esempio di schermata del Punta e Banca

Chi è e come lavora lo Sport Trader

Nelle scommesse tradizionali non esiste mitigazione del rischio. Non esistono strategie nè studio delle statistiche. Non esistono software professionali nè strumenti performanti. L’unica cosa che si può fare è continuare a puntare in attesa di “azzeccare” la prossima “schedina” e recuperare qualcosa. Lo sport trader opera invece in un mercato dove ci sono altri soggetti “umani” come lui, in cui è possibile essere più bravi, più veloci e più preparati e quindi fare la differenza. Il Money Managment (Gestione del Capitale) è alla base di ogni strategia perchè rende sostenibile e responsabile qualsiasi operazione a lungo termine. Ma esistono anche delle strategie che permettono di moltiplicare i guadagni come delle strategie che permettono di limitare le perdite o ridurre i rischi.

Il vocabolario dello Sport Trader

Dimenticate i termini bolletta, martingala e multipla per fare spazio a termini tecnici e ad uno studio oculato della migliore strategia betting exchange . Lo Sport Trader ha un proprio vocabolario con termini specifici legati ad ogni tipo di azione da applicare. Eccone alcuni:

 L’intervista

In Italia esiste un Academy per diventare Sport Trader
Abbiamo intervistato Micaela Badetti,  Responsabile Marketing della Sport Trading Academy 

 

Buongiorno Micaela, Perchè fondare un’Academy?

Il mondo delle scommesse sta cambiando rapidamente, ed appare evidente che oggi gli scommettitori tradizional, sovraesposti ad offerte di oqualsiasi tipo da parte dei Bookmakers, stanno pian piano scoprendo la realtà dei fatti: Scommettere è un percorso a perdere. Lo sport Trading rappresenta un’opportunita pionieristica per un settore in cui mancava un soggetto in grado di ricondurre ad un insieme di metodi e regole il percorso di formazione dei nuovi trader, soprattutto per tutelarne aspettative ed obiettivi. La Sport Trading Academy nasce quindi con il preciso scopo di introdurre una didattica precisa destinata ad un numero limitato di trader ogni anno.

Hai parlato di didattica e numeri limitati, ovvero?

In effetti il termine didattica è avanguardista per questo settore ma corrisponde esattamente alla nostra volontà operativa. siamo l’unica dimensione che suggerisce di studiare almeno i fondamenti dello Sport Trading sul libro di Gianluca Landi per poi capire se si è effettivamente in grado o interessati a seguire uno dei nostri corsi trading sportivo, che sia questa una Masterclass, una Nationalclass o un’esperienza di Social Trading come le Trading Room. Non abbiamo alcun interesse a fare formazione di bassa qualità e per questo le nostre Masterclass sono limitate ad un numero totale di 100 iscritti l’anno.

Quali sono i rischi di questa attività?

Ovviamente trattandosi di un mercato borsistico dove si scambiano le quote, maggiori sono i rendimenti pretesi tramite le operazioni maggiori sono i profili di rischio collegati. In più è un ambiente dove le capacità, la preparazione e la professionalità del singolo fanno la differenza nella costruzione di un rendimento a medio-lungo termine. E’ altrettanto vero però che nel Betting Exchange non ci si affida alla sorte ma si applicano analisi statistiche di dati consolidati e di diversi fattori contingenti; è quindi possibile gestire operazioni e strategie utilizzando molti metodi di mitigazione del rischio.

Prossimi appuntamenti per aspiranti trader sportivi?

Ti segnalo il primo Forum Nazionale di Betting Exchange , con attività di formazione inclusa, che si terrà a Roma il prossimo 17-18 Marzo. Una grande occasione per comprendere metodi e strategie base del Betting Exchange, per conoscerne la realtà ed iniziare un vero e proprio percorso di Growth Hacking collettivo, tema alla ribalta nella attuale periodo di ripresa economico. Sul nostro sito www.sporttradingacademy.com oltre ad una spiegazione completa del mercato di riferimento sono presenti tutti gli appuntamenti per conoscere la nostra Academy.

Grazie Micaela e in Bocca al lupo per la vostra realtà!

Ci auguriamo che il Betting Exchange diventi uno strumento di crescita professionale sostenibile per tanti amanti delle scommesse stanchi di regalare i propri soldi ai Bookmakers. Continueremo a seguire questo mercato in via di espansione con Focus sull’argomento ed interviste ad altri personaggi e realtà di riferimento.

 

 

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Matteo di Medio

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