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One Man Club Award: il premio alle Bandiere che hanno messo l’amore prima di tutto

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One Man Club Award: il premio alle Bandiere che hanno messo l’amore prima di tutto

Nel cosiddetto ambito del calcio moderno sono pochissimi quei calciatori che possono essere definiti con l’appellativo di “bandiere”. Nel mondo del pallone attuale, infatti, non esistono più quei atleti che riescano a dire no a contratti milionari che li vengono offerti, soprattutto se le qualità espresse sul campo sono ineccepibili, da un qualche grande club a livello mondiale.

Per fortuna, però, anche in questo caso esistono alcune voci fuori dal coro. Poche ore fa ad esempio è stato conferito un particolare riconoscimento: il One Club Man Award. Esso viene consegnato a  quei calciatori che hanno indossato una sola maglia durante l’intera loro carriera calcistica.

Tale riconoscimento è stato istituito nel 2015 dalla squadra della Liga spagnola dell’Athletic Bilbao: un club che, nel suo stesso statuto, dà un certo peso alla questione della “fedeltà”. Tutti i giocatori che indossano la maglia dell’Athletic, per chi non lo sapesse, devono essere espressamente nati nella regione iberica dei Paesi Baschi, la stessa in cui si trova la città di Bilbao.


Nel corso del tempo, hanno ricevuto questo premio giocatori del calibro di Paolo Maldini e Carles Puyol. Ques’anno invece il One Club Man Award è andato all’ex stella del Celtic, Billy McNeill.

I numeri, d’altronde, stanno tutti dalla sua parte. McNeill, infatti, ha indossato maglia dei Lisbon Lions di Glasgow per ben 790 volte nel corso di 18 stagioni.

Dal 1957 al 1975, grazie anche ai suoi 34 gol, il Celtic portò a casa un ricco bottino di trofei: nove titoli nazionali di fila, sette coppe scozzesi e sei coppe di lega. Ma il vero apice del trionfo venne raggiunto nel 1967 quando gli Hoops sconfissero l’Inter in finale di Coppa Campioni: grazie a questo successo la squadra cattolica di Glasgow divenne il primo club calcistico dell’isola di Sua Maestà a vincere la “Coppa dalle Grande Orecchie”.

Per ricordare questo trionfo, nel 2015, il club ha installato una statua, al di fuori del suo impianto: il mitico Celtic Park, di McNeill con in mano la Coppa Europea. Allo stesso giocatore, purtroppo, è stata diagnostica una forma di demenza nel febbraio 2017.

Le parole rilasciate dal presidente del club scozzese, Ian Bankier, sono emblematiche. Il numero uno ha infatti dichiarato: “Questo premio è un riconoscimento fantastico per Billy e riconosce il contributo fenomenale che ha dato al Celtic per tanti anni. Una figura imponente nella storia del nostro grande club, i successi di Billy al Celtic costituiscono un’eredità di cui saremo sempre così grati. Billy ha sempre rappresentato il Celtic in ogni momento nel migliore dei modi con la vera integrità e professionalità ed è qualcuno che è sempre stato il miglior ambasciatore del club. Sono lieto che il suo impegno costante nei confronti del Celtic sia stato riconosciuto dall’Athletic Bilbao in questo modo e ci congratuliamo con Billy, Liz e tutta la famiglia per questo grande risultato”. Tornando al One Club Man Award vogliamo mettere in risalto un fatto del tutto eccezionale. Per la prima volta, infatti, verrà assegnato anche il One Club Woman Award destinato alla calciatrice più fedele.

Ad aggiudicarsi il riconoscimento è stata l’ex centrocampista svedese Malin Moström. La vincitrice ha speso una vita, per l’esattezza dal 1995 al 2006, nelle file dell’Umeå IK con la quale ha vinto numerosi titoli, sia nazionali che internazionali: un esempio può essere la Coppa Uefa femminile conquistata sia nel 2003 che nel 2004.

In conclusione del pezzo, noi di Io Gioco Pulito, vorremmo farvi qualche esempio nostalgico di quei giocatori che hanno giurato eterno amore ad una sola maglia. Casi che, a parere di chi scrive, sono e saranno sempre più una rarità nel calcio di domani.

Alcuni di questi esempi, inoltre, interessano molto da vicino il mondo del pallone nostrano. Chi non ricorda figure come Javier Zanetti, storica bandiera interista, o Francesco Totti, “Il Capitano” per la Roma e per i suoi magici tifosi.

Il primo fece parte della rosa dell’Inter dal 1995 al 2014, nel ruolo di centrocampista o difensore, segnando, per la posizione ricoperta sul campo, 12 gol. Il secondo, invece, fu giocatore della Roma dal 1992 al 2017 con un bottino di 619 presenze e ben 250 reti segnate.

Sabato prossimo proprio queste due squadre si affronteranno in campionato per una sfida fondamentale per la volata Champions nel campionato italiano. Le due stelle dei club, però, non saranno sul terreno di gioco ma sugli spalti di San Siro visto che si sono ritirati entrambi alcuni anni fa, restando comunque nei loro club con ruoli dirigenziali.

Rimanendo nell’ambito dei colori giallorossi rischia di dire addio alla maglia della Roma anche un altro giocatore simbolo di quelle parti: Daniele De Rossi. Il “Capitan Futuro” , diventato vero e proprio uomo simbolo della squadra dopo il ritiro di Francesco Totti, è stato un altro giocatore che, nonostante alcune offerte arrivate, ha speso tutta la sua carriera con i soli colori della Città Eterna. Purtroppo, visti i limiti di età e i continui acciacchi, anche De Rossi potrebbe, molto presto, appendere gli scarpini al chiodo. In questo senso mi viene in mente una frase di un noto coro che i tifosi della Roma cantano sempre più spesso negli ultimi tempi: “in un calcio che non ha bandiere, siamo solo noi vecchie maniere”.

Tali parole, a parere di chi scrive, rappresentano un ottimo modo per concludere questo articolo.

 

Classe 1991. Romano e laureato in storia. La mia passione per lo sport, in particolare rugby e calcio, comincia fin da piccolissimo. Il lato culturale l'ho acquisito nel corso del tempo e con un po' di fatica. Con i miei articoli cerco di unire i miei tre interessi principali: sport, storia e cultura.

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