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Oltre le belle parole: Macarena Sanchez, la guerriera che combatte per i diritti del calcio femminile

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Oltre le belle parole: Macarena Sanchez, la guerriera che combatte per i diritti del calcio femminile

Negli ultimi giorni varie testate nazionali hanno messo in risalto quanta sempre più importanza stesse acquistando, almeno secondo loro, il calcio femminile in Italia. L’occasione, d’altronde, lasciava ben sperare: per la partita decisiva per il campionato di calcio femminile di Serie A, giocata tra Juventus e Fiorentina nella giornata di domenica 24 marzo 2019, si erano recati all’Allianz Stadium di Torino più di 39 mila spettatori.

Esso, per il calcio italiano, rappresenta un nuovo record. Manco a dirlo i vari media nazionali hanno fatto servizi trionfalistici sull’evento come se si stesse arrivando ad una vera e propria parità di genere nell’ambito del pallone nostrano. Purtroppo, però, si è ancora lontani da raggiungere tale traguardo e quanto accaduto, quasi in contemporanea, ne è la dimostrazione.

Nelle medesime ore, infatti, si è assistito ad un nuovo caso di sessismo su un campo del nostro calcio. Per la precisione, durante la partita valevole per il campionato di Eccellenza in Campania tra il Sant’Agnello e l’Agropoli, la guardalinee dell’incontro, Annalisa Moccia, è stata duramente attaccata dal telecronista Sergio Vessicchio.

“E’ uno schifo vedere le donne che vengono a fare gli arbitri in un campionato dove le società spendono centinaia di migliaia di euro, ed è una barzelletta della federazione una cosa del genere, impresentabile per un campo di calcio”: sono queste le parole esatte pronunciate dal telecronista salernitano che lasciano spazi a pochi dubbi. L’individuo è stato immediatamente sospeso dall’Ordine dei Giornalisti campano e alla guardalinee è arrivata la massima solidarietà delle più alte istituzioni del settore, tra cui quelle del presidente dell’AIA (Associazone Italiana Arbitri) Marcello Nicchi.

Nonostante le scuse, però, la frittata era fatta. Un caso che ha fatto capire, ancora una volta, che le differenze tra il mondo calcistico italiano femminile e maschile sono ancora tante nonostante le finte ma belle parole spese dopo la partita tra Juventus e Fiorentina.

Purtroppo questa disparità di trattamento nell’ambito calcistico non sembra interessare solamente un paese come quello dell’Italia. Anche in Argentina, infatti, poche settimane fa si è registrato un evento abbastanza simile.

Il caso di cui vi vogliamo parlare interessa una giocatrice, Macarena Sanchez, attivista femminista e lesbica. Essa, per chi non lo sapesse, proviene dalla provincia di Santa Fe: una zona della parte nord-occidentale del paese in cui sono nati anche alcuni dei massimi campioni argentini di tutti i tempi come Lionel Messi o Gabriel Omar Batistuta.

Nel 2012 la stessa giocatrice decide, però, di trasferirsi nella grande e ambita Buenos Aires. Nella capitale argentina, infatti, ci sono nettamente più possibilità di diventare una calciatrice a livello “professionista”.

La giocatrice faceva parte, ricoprendo il ruolo di attaccante, della squadra Uai Urquiza di Villa Lync, piccola località della provincia metropolitana della stessa Buenos Aires. Al contempo era anche una delle attaccanti più prolifiche della nazionale albiceleste che, grazie ai suoi gol, è riuscita a qualificarsi ai prossimi mondiali di categoria in programma, nel giugno 2019, in Francia.

I problemi sono iniziati poco dopo l’ultimo Capodanno quando Macarena, per fare gli auguri a tutti, ha scritto il seguente tweet: “Un 2019 nazionale, popolare, democratico e femminista. Che il calcio femminile sia professionista e l’aborto sia legale cazzo”.

Pochi giorni dopo le è arrivata una telefonata dal suo allenatore, German Portanova, che le ha comunicato la sua sospensione dall’organico della squadra per motivi tecnici. Il fatto, però, non ha convinto affatto la calciatrice.

Di animo battagliero, che ben esprime con il tatuaggio della faccia di Frida Kahlo sul braccio sinistro, Macarena Sanchez si è battuta, da sempre, per alcuni diritti delle donne come l’aborto libero. Dal punto di vista professionale, invece, dopo tale ingiustizia, ha deciso di mettere in pratica una lotta per arrivare ad una maggiore parità con i loro colleghi calciatori maschili.

Infatti, per fare qualche esempio, la calciatrice per mantenersi, visto che il suo compenso forfettario sul campo non superava i 9 euro al mese, è stata costretta a svolgere anche altri lavori. Questa, purtroppo, è una situazione che interessa molte donne del pallone argentine che, in tal modo, sono ben lontane dal percepire i contratti milionari di Lionel Messi.

Tutte tematiche che, evidentemente, non erano ben viste dai piani alti delle federazione calcistica che, così facendo, ha deciso di allontanare una delle sue calciatrici più rappresentative della sua selezione.

Sanchez, però, non c’è stata e poco dopo la telefonata ha preso una drastica decisione. Supportata da alcune avvocate di fiducia, dai familiari e dalla Fifpro, il sindacato mondiale dei calciatori, al cui interno c’è una sezione femminile che si batte per la parità dei diritti tra calcio femminile e maschile, ha portato la stessa sua squadra di club e la federazione calcistica argentina, l’Afa, in tribunale per una causa.

Per questa sua decisione, però, Macarena Sanchez è stata anche minacciata. All’inizio le sono arrivate sulle pagine dei suoi sociale network dei veri e propri messaggi intimidatori.

Col passare del tempo, però, la situazione è nettamente peggiorata. Si è arrivati, addrittura, ad una foto di una pistola insanguinata con la seguente minaccia: “Maca, hai fatto arrabbiare un sacco di persone con le tue denunce. Sulla tua testa pende una taglia. Morirai presto”.

Questa è stata una forte presa di posizione che ha fatto uscire dal silenzio la lotta dell’attaccante argentina e spinto il ministero del Lavoro a convocare i dirigenti dell’Uai Uquiza e della federazione calcio argentina per raggiungere un accordo extragiudiziario. I legali della Sanchez e il sindacato mondiale dei calciatori Fifpro hanno già fatto capire le loro eventuali mosse future.

Se, infatti, si dovesse arrivare ad un fallimento del tentativo di accordo tra le parti, non si esiterà a portare il caso al tribunale internazionale del calcio e, in un eventuale secondo momento, anche al tribunale internazionale per i diritti umani.

La lotta della Sanchez, da un punto di vista globale, si inserisce in un’azione promossa dal sindacato mondiale dei calciatori, che nel 2018 sotto l’egida dell’Onu, ha organizzato a Santiago del Cile il primo forum delle calciatrici dell’America Latina denominato “Nosotras Jugamos”, dove hanno partecipato giocatrici del Brasile, Cile, Colombia, Uruguay, Argentina e Venezuela. Tra le varie federazioni partecipanti, particolarmente decisa è stata la lotta delle calciatrici della Colombia nella rivendicazione della parità di diritti in rapporto al calcio maschile.

Tutto questo non deve sembrare strano: infatti, al giorno d’oggi, la Colombia e la Spagna rappresentano i paesi in cui i diritti delle giocatrici di pallone sono maggiormente riconosciuti. Dalle parti di Madrid e Bogotà, per chi non lo sapesse, le calciatrici percepiscono uno stipendio degno di questo nome che non le costringe a cercare altri lavori.

Per questo motivo questi due stati sono le mete preferite di molte giocatrici argentine in cerca di miglior fortuna. Qualcuno, manco a dirlo, ha consigliato alla stessa Sanchez di trasferirsi; la sua risposta, però, non poteva essere più chiara: “Non me ne vado. Resto qui, a lottare!”.

Classe 1991. Romano e laureato in storia. La mia passione per lo sport, in particolare rugby e calcio, comincia fin da piccolissimo. Il lato culturale l'ho acquisito nel corso del tempo e con un po' di fatica. Con i miei articoli cerco di unire i miei tre interessi principali: sport, storia e cultura.

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