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Azzardo e piaghe sociali

“Non lasciamoli perdere”: la Regione Lazio in prima fila nella lotta contro la Ludopatia

Luigi Pellicone

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Il gioco d’azzardo è ormai una delle peggiori piaghe sociali che affligge e rovina milioni di famiglie. Quotidianamente la cronaca ci racconta storie finite in tragedia legate alla Ludopatia. Lo Stato, spesso indicato come il principale responsabile di questo fenomeno, ha mostrato una nuova sensibilità sul problema: educatore e non complice. Come? Stanziando milioni di euro per la lotta e la prevenzione all’azzardopatia. Nel Lazio, l’Onorevole Rita Visini, Assessore alle Politiche Sociali Sicurezza e Sport, ha varato un piano regionale biennale da 14,4 milioni di euro e ha aperto 80 sportelli regionali. Una soluzione necessaria. Il Lazio è la seconda regione italiana per spesa e GAP (gioco d’azzardo patologico) e “ospita” 50mila terminali fra slot e videolottery.

Onorevole Visini, lei ha stanziato 14 milioni di euro contro il gioco d’azzardo. Una cifra considerevole, che induce a una riflessione: la ludopatia è un’emergenza sociale?

Assolutamente sì. Non serve chissà quale studio per accorgersene: basta andare a prendere un caffè al bar la mattina quando le slot stanno già rovinando a pieno ritmo l’esistenza di un pensionato, di un padre di famiglia, di una disoccupata, di un ragazzo che a quella slot non dovrebbe nemmeno stare seduto perché è minorenne ma nessuno gli ha chiesto l’età. Oppure basta mettersi in fila alla cassa, insieme a quelli che grattano sempre e non vincono mai. In ogni caso l’esperienza personale viene confermata dalle statistiche devastanti sul fenomeno, in Italia e nel Lazio che, a causa dell’enorme densità di macchinette presenti a Roma, è una delle regioni messe peggio. Il nostro Piano no-slot parte proprio da qui: le emergenze vanno affrontate con misure straordinarie.

Molta gente ha paura o vergogna ad ammettere la dipendenza dal gioco d’azzardo. Come si può aiutare chi ne soffre a confessare la propria debolezza?

Io credo che un ruolo fondamentale lo giochino le famiglie e la cerchia degli amici: sono loro molto spesso a fare il primo passo verso chi ha bisogno di aiuto. Anche per questo molte delle nostre iniziative si rivolgono a loro: un giocatore compulsivo non ha quasi mai la lucidità di ammettere da solo la propria dipendenza. Gli utenti dei nostri sportelli informativi sono per la maggior parte familiari.

“Non lasciamoli Perdere” è uno slogan efficace, nonché un inno alla speranza: si guarisce dalla ludopatia?

Certo che si guarisce, a patto di farci i conti per davvero, esattamente come avviene per chi è afflitto da una dipendenza da sostanza. C’è bisogno di potenziare i servizi territoriali, perché le nuove dipendenze hanno bisogno di professionisti della sanità e del sociale, esattamente come le dipendenze classiche. Buona parte del nostro stanziamento andrà ai Ser.D. delle Asl del Lazio e all’apertura di nuovi servizi, come un centro residenziale regionale di recupero.

Una domanda “cattiva”. Se la gente ingrassa, non dipende delle pasticcerie e dai ristoranti. E se si rovina con il gioco, è colpa delle slot?

Risposta “cattiva”: chi percorre la Tiburtina, uscendo da Roma, non trova una fila di pasticcerie, ma una sfilza di sale giochi degna della strip di Las Vegas, eppure facciamo più campagne – sacrosante – sulla prevenzione e sugli stili di vita salutari che non sulla dipendenza da azzardo. L’azzardo è un’industria che lucra sulla disperazione della gente, e il sistema dell’azzardo è pienamente responsabile dell’emergenza sociale in corso, anche grazie alla possibilità di bombardare il pubblico attraverso investimenti pubblicitari faraonici.

Il gioco d’azzardo è spesso terreno fertile per gli usurai e, in generale, per la criminalità organizzata. Una piaga dolorosa. Come se ne esce?

Con normative fiscali e autorizzative molto più severe. Le tasse sul gioco sono troppo basse, e le concessioni sono troppe. Se non si mette un freno al dilagare delle slot sarà impossibile fermare anche l’escalation criminale legata all’azzardo legale, che supera di gran lunga il volume d’affari di quando gestiva il gioco illegale prima delle liberalizzazioni.

Francesco Totti, un simbolo del calcio italiano, presta la sua immagine alla pubblicità del gioco del lotto? Gli vuole suggerire qualcosa?

Ho letto che Totti ha accolto l’invito che tanti gli avevano rivolto, soprattutto giovani, e ha deciso di rinunciare ai contratti di sponsorizzazione legati al gioco e di finanziare iniziative anti-azzardo. Se è vero, ne sono veramente contenta. Spero che una scelta simile faccia riflettere gli altri testimonial.

1 Commento

1 Commento

  1. Tiberio

    maggio 6, 2017 at 6:05 pm

    Salve sono un giocatore anzi ex in due anni sono riusciuto a fare dei danni enormi per colpa del gioco ho dovuto vendere due case di proprieta sono stato in mano a usurai e ho rovinato anche mia madre e amici e parenti . Questo perché il giocatore quando gioca e perde più perde e più gioca e si rovina totalmente quando dopo aver perso i propri soldi gioca per recuperare. Si i danni enormi si fanno proprio nel cercare di recuperare i soldi giocati. Io ho giocato e fatto danni per 5/6 centomila euro in due anni. Giocavo sempre in quel periodo tranne le domeniche e i festivi. Poi nel2011 fortunatamente sono stato scoperto da mia moglie . Sono stato al serd di Frosinone ( ma non ne parliamo ) comunque dopo un anno e mezzo che frequentavo un associazione di Frosinone ho deciso di aprire nel 2015 una mia associazione visto che ha Frosinone non c’è nulla per la ludopatia. Il serd non funziona. Dal 2015 a oggi aiutiamo si aiutiamo 37 giocatori e le rispettive famiglie ad andare avanti. Perché ovviamente quando il giocatore viene scoperto di danni ne ha fatti talmente tanti che in casa si ha bisogno di tutto. E l’associazione da questo. C’è un legale . Delle pscologhe per i familiari e figli si attenzione familiari e figli. Perché il giocatore da noi viene accolto dai giocatori solo dopo un bel po di tempo fara i colloqui con le pscologhe. Possiamo fare e facciamo la raccolta alimentare e dove.serve qualcosa urgente ci appogiamo alla caritas. Siamo aperti dal lunedi al sabato e abbiamo un telefono attivo h 24. N.b sono 4; anni che non gioco ma.non sono guarito dal mio parere e dalla mia esperienza non si guarira mai. Oggi dopo 4 anni che non gioco posso dire che non sono gaurito. Associazione onlus No game. Tiberio Patrizi grazie

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Azzardo e piaghe sociali

Il grande inganno dei Bonus di Benvenuto: quando il “regalo” è utile solo ai Bookmaker

Emanuele Sabatino

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Sono messi in grandissima mostra, scritti grandi e con colori sgargianti, sono i bonus dei bookmakers attui ad invogliarci a iscriverci e puntare sulle loro piattaforme. In piccolo invece, molto in piccolo, talmente in piccolo che ci vuole o un monitor 60 pollici o una lente d’ingrandimento, troviamo scritto in un color grigio tristezza i “termini e condizioni” di questi bonus ed è proprio qui che scopriamo le cose più interessanti.

IL BONUS E LA FORMULA DO UT DES

Iniziamo con l’importo del bonus “fino a 100€ per te”. 100 euro di bonus ma per sbloccarlo ci vogliono altrettanti soldi. Ma questo è solo la punta dell’iceberg. Perché alcuni bookmakers sbloccano il bonus solo dopo aver giocato interamente il versamento iniziale. Quindi verso 100 e devo giocare 100 per avere i 100 di bonus. Non solo perché i problemi veri, la trappola, arriva dopo, una volta che il bonus è stato effettivamente accreditato.

LA TRAPPOLA DEL PRELIEVO CONDIZIONATO

Per prelevare bisogna giocare l’importo versato più quello bonus per un numero di volte prestabilito. Di solito più il bonus è alto e più il numero di volte in cui bisogna scommettere il tutto sale. Si va dalle 3 volte, passando alle 6, fino addirittura alle 8 volte. A questo punto il lettore/scommettitore potrebbe pensare: “Ok, nessun problema, mi gioco tutto su una partita live a 1.01 così sono sicuro che la prendo e dopo il numero di volte stabilito dal bookmaker posso prelevare”. Seeee, ti piacerebbe. I bookmakers sono aziende internazionali e non hanno mica “l’anello al naso e la sveglia al collo”. Se vuoi prelevare devi puntare in singola su una partita con quota minima di 1.5, alcuni bookmakers alzano l’asticella a quota 2. In multipla, invece, almeno una partita deve avere una quota pari o superiore a 1.5. Il vantaggio matematico in singola di un bookmaker italiano si aggira dal 5 al 10%, percentuale che lievita vertiginosamente nel momento che aumentiamo il numero di eventi. Facile quindi capire che giocare versamento + bonus per un numero considerevole di volte a quota minimo 1.5 sia il modo migliore, dal punto di vista matematico, di regalare i soldi alle agenzie di scommesse. Al mondo nessuno regala niente, specialmente i soldi, figuriamoci un’azienda internazionale. Il bonus di benvenuto è quindi una pubblicità, ai limiti dell’inganno e della truffa, atta ad intrappolarci il patrimonio, facendoci credere che quei soldi siano effettivamente nostri, per farcelo perdere piano piano.

LO SCIACALLAGGIO SUI BISOGNI PRIMARI DELLE PERSONE:

E’ come se fosse tutto un grande effetto domino: la crisi, la disoccupazione e la povertà portano alla disperazione, quando si è disperati non ci resta che sperare, e noi speriamo che la bolletta di due euro si tramuti in una vincita di 1000. Il problema è questo non avviene quasi mai e così i bookmakers si arricchiscono sempre di più investendo in altri tipi di giochi “invitanti” ma soprattutto in tanta tanta pubblicità che ormai è ovunque e a tutte le ore, formando un circolo vizioso indistruttibile. D’altronde una volta un saggio disse: “Il bookmaker è un borseggiatore che ti lascia fare tutto da solo”.

 

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Altri Sport

NeuroDoping: se l’Elettroshock è la nuova frontiera delle prestazioni sportive

Matteo di Medio

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Dimenticatevi flebo, siringhe e pasticche. L’ultima trovata per migliorare le prestazioni sportive di un’atleta riguarda direttamente il motore dei nostri movimenti: il cervello. Stimolazione cerebrale o Neurodoping per l’appunto. Una metodologia molto semplice che prende spunto dalla fortunatamente abbandonata pratica dell’elettroshock nei lontani anni ’50. In sintesi, la prassi è molto simile anche se il voltaggio è 500/1000 volte più basso: si posizionano due elettrodi ai lati della scatola cranica e si scarica corrente elettrica con l’intento di cambiare i livelli di eccitabilità dei neuroni da essa colpiti.

A portare all’attenzione questa nuova pratica è stata la partnership siglata lo scorso anno tra la squadra di ciclismo Bahrain Merida, per la quale corre il nostro Vincenzo Nibali, con il gruppo Cidimu dell’Istituto delle Riabilitazioni Riba di Torino. Ugo Riba è il Professore che presiede il gruppo ed è convinto che attraverso questa metodologia sia possibile intervenire sulla fatica ma anche sulla rapidità di esecuzione sportiva e recupero da affaticamento post gara.

La tecnica, nota come stimolazione transcranica a corrente continua (tDcs) era stata pensata per il recupero di alcune lesioni al cervello o al midollo spinale. Oggi, trova applicazione per stimolare quei centri neuronali che, già degli anni ’90, si era pensato fossero i responsabili dell’affaticamento e del movimento muscolare. A sperimentare la tDcs è stata la squadra di sci e snowboard statunitense (Ussa) per quanto riguarda il salto con gli sci e le prestazioni dopo 4 applicazioni per due settimane hanno mostrato un aumento della forza e della coordinazione.  Soprattutto per quel che concerne la fatica, e il ciclismo può essere considerato lo sport che più ne sente l’impatto, la stimolazione andrebbe ad intervenire sulla corteccia motoria che è responsabile di inviare segnali di affaticamento. Aumentando l’eccitabilità di quest’ultima, si ottiene una minore percezione cerebrale di sforzo, consentendo al corpo di ottenere performance atletiche più durature. E come ha detto Samuele Marcora, scienziato dell’Università del Kent al FattoQuotidiano.itoltre al reale impatto della pratica si aggiunge anche l’effetto placebo con risultati ancora più incoraggianti.

La stimolazione transcranica può trovare terreno fertile in molti settori anche non sportivi come i videogiochi dal momento che aumenta la concentrazione e la velocità di reazione. Non a caso l’azienda Halo vende già delle cuffie da collegare allo smartphone per un utilizzo fai-da-te. Le evidenze per adesso analizzate, però, non hanno portato a reali conclusioni definitive e, come dice sempre Marcora, non sempre gli esperimenti hanno dato risultati confortanti e ha anche messo in guardia circa i rischi di un utilizzo continuativo della stimolazione, non essendoci ancora studi conclusivi sugli effetti a lungo termine. E se proprio dovesse essere utilizzato, consiglierebbe un uso solo pre-gara e non in fase di allenamento.

Altro discorso sul quale si dovrà ragionare se tale pratica dovesse prendere definitivamente piede, è relativo al concetto di Doping. Ad oggi la stimolazione transcranica è assolutamente legale ma non è escluso che, agendo sulle performance dell’atleta, possa essere considerato alla stregua dei farmaci proibiti in quanto strumento di alterazione del corretto svolgimento di una gara. Ma al riguardo sembrerebbe difficile riuscire a dimostrare un suo utilizzo prima di una evento sportivo. Senza contare che già vengono assunte alcune sostanze, come la caffeina che in certi dosaggi è permessa, che di fatto influiscono a livello cerebrale.

Ma su questo sarà la Wada a dire l’ultima parola. Nel frattempo teniamoci forte, che il futuro è oggi. E non sembra un granché.

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Altri Sport

Doping e Scommesse, la dura vita “da cani”

Emanuele Sabatino

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Un allenatore è stato accusato di aver drogato il proprio cane con un cocktail di droghe tra cui la metanfetamina a cristalli per farlo correre più veloce. E’ stato arrestato.

Un uomo del Queensland (Australia), Anthony Hess di 44 anni, è stato indagato con 70 accuse di frode e possesso illegale di stupefacenti dove aver volontariamente dopato il suo cane per vincere le corse e approfittare delle quote molto alte.

I detective hanno dichiarato che il suo levriero Bonknocka Lass, è stato dopato principalmente con la metanfetamina in tre diverse gare. La prima, la più clamorosa datata il 2 agosto scorso, vide il levriero vincere la gare agevolmente nonostante la sua quota di partenza fosse addirittura di 44.70.

Secondo le analisi di laboratorio, il cocktail era principalmente a base di metanfetamina mischiato con pseudoefedrina e altri eccitanti. Ross Barnett, commissario dell’integrità per la corsa dei levrieri si è detto ovviamente shockato e ha sospeso immediatamente la licenza all’allenatore. Sospensione che con alta probabilità verrà resa definitiva.

Per ottenere la licenza di allenatore di levrieri bisogna mostrare ad una commissione apposita di essere in forma, avere una buona educazione e soprattutto avere il rispetto delle regole.  Al di là del singolo caso, il problema è sicuramente generale. Doping misto al maltrattamento sugli animali per fare più soldi con le corse. Tutto il marcio dello sport e della competizione in una sola frase. Chissà in altre parti del mondo, dove i controlli sono ancor più blandi e dove fanno scommettere gli “animali” sui combattimenti tra animali fino alla morte, quali sostanze diano ad essi per prendersi un vantaggio. E l’anfetamina, purtroppo, potrebbe essere solo la punta dell’iceberg.

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