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Storie dell'altro mondo

Nestor “Nenè” Gomez: il Professore, eternamente ragazzo, della stecca (Prima Parte)

Maurizio Cavalli

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Nestor “Nenè” Gomez: il Professore, eternamente ragazzo, della stecca

Giusto un anno fa, agli inizi del 2018, il mondo del biliardo si è trovato a  piangere la perdita di uno dei figli più amati, il leggendario campione argentino naturalizzato italiano Nestor Gomez. Un personaggio senza età, ancora capace da ultrasettantenne di mettere in bacheca titoli importanti ai  5 e 9 birilli, nonostante l’insorgere del brutto male che l’avrebbe condotto inesorabilmente alla fine dei suoi giorni, all’età di 76 anni. Uscita di scena, la sua, che ha avuto naturalmente una vasta eco mediatica  con la  nota più alta di un breve, ma toccante servizio televisivo su RAI SPORT per la firma del collega Auro Bulbarelli  – valido commentatore  nonché cultore autentico del biliardo – il quale, di lì a poco, sarebbe diventato direttore di rete per la soddisfazione di tanti appassionati del panno verde. Di Gomez, naturalmente, avrei potuto dire anch’io, visto che eravamo stati amici ed avevamo condiviso esperienze importanti  nel mondo del biliardo. Alla fine, però, mi sono trattenuto forse pensando che nel vortice mediatico un’ennesima, breve testimonianza, avrebbe avuto poco da aggiungere alla grandezza di un personaggio che ai miei occhi, era meritevole di ben altre celebrazioni.

Un libro, forse, non sarebbe bastato. Ho visto all’opera per la prima volta «Nenè» – questo il suo soprannome – al Mondiale di 5 birilli di Pesaro 79. All’epoca la specialità si chiamava ancora “CASIN” , dal termine di origine piemontese con il quale veniva indicato il pallino. Sono stati i nostri emigrati in Sudamerica  a far conoscere con quel nome la nostra specialità di maggior tradizione e non a caso proprio Italia, Argentina e Uruguay sono i paesi che si contendono da sempre la supremazia in quella che è da considerare la specialità più tipicamente latina del biliardo, in campo internazionale. Un evento storico quello di Pesaro, che ha portato ad un compromesso sull’unificazione dei materiali di gioco, favorendo quel graduale processo di avvicinamento tra i due mondi – quello dei tavoli con sponda tamburata e quello della  sponda a profilo triangolare – che avrebbe portato nel tempo all’adozione dei tavoli internazionali senza buche, che restano ad oggi il modello standard da competizione a livello planetario. A Pesaro, ovviamente, la fase di transizione era appena iniziata e l’Unione Mondiale Biliardo, guardando giustamente al futuro, decise per la sponda triangolare, ma con buche di taglio all’italiana si potrebbe dire, cioè sostanzialmente un po’ più strette di quelle in uso in  Argentina e Uruguay. In queste condizioni  i favoriti d’obbligo sono i sudamericani, in particolare gli argentini che mettono in campo un tridente eccezionale con il campione mondiale in carica, il 27enne Ricardo Fantasia, affiancato dal detentore del titolo nazionale, Nestor Gomez, e dal corpulento Nelson Filippi, giocatore dai  mezzi tecnici eccezionali.

Nella rosa dei favoriti, però, non può mancare colui che a dispetto degli anni – sono ben 57 le sue primavere – viene ancora considerato il numero uno carismatico della specialità. Si parla dell’uruguayano Anselmo Berrondo, che nelle tre precedenti edizioni del Mondiale, a partire da quella inaugurale di Santa Fe’ 65, ha sempre  figurato sul podio, siglando un titolo e due secondi posti.

L’asso di Montevideo non è stato all’altezza della sua fama solo a Campione d’Italia 75, quando è finito nelle retrovie dell’ unica edizione disputata al di quà dell’Atlantico. Una defaillance più che comprensibile peraltro, visto che alla fine i sudamericani sono apparsi decisamente più a disagio sui nostri tavoli a sponda tamburata, di quanto gli italiani lo siano mai stati sull’altro tipo di sponda, quella triangolare adottata in Sudamerica. A Campione d’ Italia è stato il napoletano Domenico «Mimmo» Acanfora a salire sul gradino più alto del podio, battendo in finale il torinese Enzo Vicario.


Credito fotografico: CINEFOTO di Pandolfi Cesare e figlio Sandro, Pesaro

Adesso Acanfora è qui a Pesaro per riprovarci, inserito nel  nutrito Blue Team dei 12 prescelti della federazione italiana, chiamati a lucchettare sulle sponde dell’Adriatico il titolo più ambito. Un Mondiale cui partecipano soltanto 3 argentini, assieme a  3 uruguayani e 3 scandinavi. La formula  è quella del girone all’italiana, uno contro tutti, sulla lunga distanza dei 250 punti, in otto giornate di gara. Si annuncia un tour de force massacrante. La superiorità  numerica ci dà un vantaggio non indifferente, anche per le complicità che risultano sempre possibili in questi casi tra  connazionali, soprattutto nella fasi più calde del torneo. Per questo, onde limitare i giochi di squadra, il format della competizione prevede  che tra connazionali ci si debba incontrare già  dai primi turni. E’ così che uno scontro che vale potenzialmente una finale, come quello tra Gomez  e Fantasia, finisce col  diventare praticamente il calcio d’ inizio del torneo.

Un incontro che nel pugilato verrebbe subito etichettato come  GRUDGE MATCH, cioè traducibile grosso modo in SCONTRO ALL’ULTIMO SANGUE. Un match insaporito dal rapporto di amore e odio che esiste tra i due campioni. Pensate, sono concittadini, di due generazioni diverse, maestro contro allievo e insieme…semplicemente la coppia più forte di sempre ai 5 birilli senza possibilità di discussione. Ne volete la prova? Ebbene in Argentina il gioco in coppia è molto sentito e il campionato nazionale ne è la massima espressione, ma da qualche anno a questa parte la competizione sta perdendo di interesse perché i due fenomeni del Club Atletico Rivadavia di Necochea, hanno annichilito la concorrenza con una striscia impressionante di ben 7 titoli, cui vanno ad aggiungersi anche due successi nel torneo rioplatense. Il modulo di gioco è sempre lo stesso. Ricardo sgretola la resistenza degli avversari sotto un volume di fuoco impressionante, mentre Nene dirige il gioco, cuce, ricama e rifinisce portando a casa in bello stile il risultato. Sì, perché il biliardo per lui è arte e spettacolo allo stesso tempo, ma Gomez ha imparato bene, a sue spese, che non bisogna mai perdere di vista l’obiettivo finale, che resta sempre la vittoria . Il problema con Ricardo è nato di recente, da quando l’ allievo è andato a vincere sorprendentemente, ma con pieno merito, il titolo iridato lasciandosi alle spalle proprio Berrondo e Gomez, nell’ ordine . Un risultato giunto, forse, troppo presto come viene da pensare visto che l’allora 26enne bomber argentino non era ancora riuscito a conquistare un solo titolo biancoceleste individuale. Si dice che non sia riuscito a gestire il peso del successo e abbia peccato di presunzione. Di certo, caricato ad arte dai suoi tifosi, ha cominciato ad alzare la cresta lasciando intendere a chiare lettere che il ruolo di allievo non gli sta più bene . Ora è lui il detentore del titolo e, qui in Italia, è venuto a cercare il bis . Pretende  rispetto, che sia ben chiaro. Su queste basi è inevitabile che il rapporto con Gomez vada ad incrinarsi e ben presto LA COPPIA PIU’ BELLA DEL MONDO sarà solo un ricordo . Intanto c’è un match da giocare in giornata e nessuno dei due vuole  cedere un solo millimetro di campo. Nell’aria volano scintille. Partiti, finalmente, ed è Gomez  che prende da subito il controllo delle operazioni portandosi avanti di una sessantina di punti, quando ha superato di poco quota cento. Qui, però, va fuori misura in un paio di occasioni lasciandosi di sfaccio . Fantasia gli fa il pieno in entrambi i casi  mettendo in luce una steccata potente e controllata. Le bilie non saltano praticamente mai e l’avversaria, giocata con criterio moderno, di tre passate e un terzo a risalire oltre l’acchito di pallino verso il castello, è decisamente di stampo innovativo. La tendenza generale, infatti, è di cercare le tre passate regolari, ma spesso anche le due e mezzo abbondanti che, se concettualmente possono assomigliare alle tre e un terzo, non risultano comunque altrettanto efficaci dal punto di vista della realizzazione. Intanto Fantasia diventa devastante di prima e comincia a metterle tutte dentro anche di sponda. Gomez accusa vistosamente e il match va tutto dalla parte dell’ex- allievo che finisce con l’imporsi nettamente per 250-213. Per Gomez una sconfitta bruciante destinata a farsi sentire anche con Sessa, quando l’argentino, quasi incapace di qualsiasi reazione, va al massacro contro il giocatore che, tra gli italiani, dimostra di essere quello che meglio si sta adattando alla meccanica A RIENTRO dei tavoli  in opera al quartiere fieristico Campanara, sede di gara di questa quinta edizione del Mondiale di CASIN. L’italiano va in progressione e, come si diceva di lui all’epoca, E’ COME L’ISPETTORE ROCK , NON SBAGLIA MAI !


Credito fotografico: CINEFOTO di Pandolfi Cesare e figlio Sandro, Pesaro

Il match finisce presto sul 250-106 e Gomez deve incassare una delle sconfitte più dure in carriera . Sara in grado di rifarsi? Pare proprio di no da come vanno gli scontri successivi  ancora con gli italiani. Perde col GOLDEN BOY Niki Cammarata, che con i suoi 29 anni risulta il più giovane degli azzurri. Poi finisce col perdere anche con i vecchi maestri, Winkler Crotti e «Sesto» Cavallari, due autentici miti del panno verde che per complesse vicende di natura politico- sportiva , si trovano solo adesso   ad avere questa  occasione più unica che rara di figurare finalmente in una rassegna iridata. «Sesto» Cavallari che, a 64 anni, risulta il più anziano giocatore in gara, è perfettamente consapevole che questa può essere la sua ultima grande occasione e se la gioca alla morte battendo tra i favoriti non solo Gomez, ma anche Fantasia e Sessa. E’ con i due argentini, in particolare, che «Sesto» – così soprannominato perché veniva da Sesto San Giovanni, quando in realtà era ferrarese di origine – arriva a sfiorare la perfezione e quei due successi che rappresentano per lui una sorta di canto del cigno, sono da mettere ad occhi chiusi tra le perle più preziose del campionato. La verità è che in un torneo così massacrante, con una media di 3 incontri da disputare al giorno, i colpi di scena arrivano a ripetizione. Così, a sua volta, Cavallari si trova a dover segnare il passo di fronte al temibile Filippi ed al grande Berrondo.


Credito fotografico: CINEFOTO di Pandolfi Cesare e figlio Sandro, Pesaro

Una cosa è certa, chi ci capisce è bravo… Arrivato ad un terzo del suo svolgimento il campionato sembra essere saldamente in mano a «Paolino» Coppo, che viaggia con 6 vittorie in 7 incontri. Poi, però, deve subire anche lui tre sconfitte ravvicinate che rischiano di metterlo fuori dai giochi. Intanto salgono le quotazioni di Filippi, l’avvocato di Belle Ville che dopo aver superato Berrondo, uno dei suoi avversari più tradizionali, si trova ad affrontare «Lo Scuro» Marcello Lotti  in uno dei match-chiave del campionato.

Ad un certo punto Lotti sembra spacciato, quando eccolo tornare in partita con una fantastica garuffa da centro a centro, che gli frutta il filotto. Il finale  è spasmodico, ma è il nostro portacolori che ne viene fuori vincitore grazie ad un giro di calcio conclusivo da 4 punti, che fissa il punteggio finale sul  250-246 . Un risultato che rivaluta le azioni di Sessa e Coppo fermi, rispettivamente, a 3 e 4  passi falsi. Il tutto mentre dalle retrovie sbuca a super velocità  proprio Nestor Gomez . Toh, chi si rivede! Ci eravamo lasciati su un avvio non proprio brillante – giusto per ricorrere ad un eufemismo – da parte di Nene’, che nelle prime cinque partite era incorso in altrettanti passi falsi. Per carità questa è MALA SUERTE, sicuramente, ma anche direi la  conseguenza di una cattiva programmazione da parte di un giocatore esperto come lui, che si inventa di venire in Italia in viaggio di nozze con la prima moglie, Graciela Cuervo, mentre è impegnato nell’ appuntamento più  importante della stagione. Ma cosa mi combini Nestor? Per quanto poco, la concentrazione non può non averne risentito. I risultati sul campo sono lì a testimoniarlo. Ma è qui che esce il campione, il carattere, la voglia di rifarsi. Si rimotiva avventurandosi in una dichiarazione sulla quale potrebbe, tranquillamente, lasciarci la faccia. «Adesso posso dire di aver finalmente capito questi tavoli. Sono pronto a rilanciarmi e da domani, state certi, vedrete il vero Gomez». La mossa psicologica in qualche modo ha effetto, perché da quel momento non perde più un solo incontro . A farne le spese, intanto, uno degli avversari più temibili, Anselmo Berrondo. Il match che ne esce non ha proprio storia, già dall’avvio, e il punteggio finale ha dell’ incredibile. Sul tabellone esce un 250-87! Leggo bene? Il fuoriclasse di Montevideo – una sorta di sfinge che non lascia trapelare emozioni, ben nascosto come sempre dietro gli immancabili occhiali  scuri – questa volta appare completamente rassegnato e se va avanti è solo per onor di firma. Viene in mente, in questa particolare situazione, quello che vogliono dire i tifosi di  Nenè quando affermano : «Se Berrondo  è LA BIBBIA, allora è Gomez che l’ha scritta!» Intanto l’argentino dimostra di aver trovato le giuste cadenze e i risultati positivi arrivano a catena. Tocca quota 5, poi 10 fino ad arrivare a 15 vittorie consecutive. Non può andare oltre solo perché è lì che va a  concludersi il campionato. Una rimonta incredibile ma non sufficiente, perché alla fine è Sessa a portare a casa con pieno merito il titolo. Il fuoriclasse milanese batte Filippi  nel match decisivo e chiude al primo posto in classifica precedendo, nell’ordine, Gomez, Filippi e i golden boys italiani Colombo e Cammarata  che hanno fatto onde alla loro prima uscita in campo internazionale . Un risultato di cui Nenè, comunque, può andare giustamente fiero. Era stato terzo a Bell Ville l’anno prima, e adesso è secondo  con la  consapevolezza di poter puntare decisamente al titolo nella prossima edizione, che si disputerà proprio a Necochea, a casa sua, davanti ai suoi tifosi che non vedono l’ora di poterlo portare in trionfo con la bandiera argentina sulle spalle, al grido di ALE’ CAMPEON.

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