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Nestor “Nenè” Gomez: il Professore, eternamente Ragazzo, della stecca (Parte Quinta) – Il Mondiale Pro di Telepiù

Maurizio Cavalli

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Nestor “Nenè” Gomez: il Professore, eternamente Ragazzo, della stecca (Parte Quinta) – Il Mondiale Pro di Telepiù

Tra i vari pregi  che conferiscono al biliardo un fascino particolare, c’è sicuramente quello di essere UN GIOCO SENZA ETA’, praticabile tranquillamente dai 10 agli 80 anni se c’è passione, un po’ di attitudine e un’accettabile condizione fisica. A livello agonistico non cambia molto, visto che si può essere competitivi dai 15 ai 70. La forbice si stringe, ovviamente , quando si parla di rendimento ai massimi livelli come può essere in campionato del mondo. Nei 5 birilli, ad esempio, considerati i risultati di oltre mezzo secolo di Mondiali a partire dall’edizione inaugurale di Santa Fe’ 65, si evidenzia  che una buona metà dei vincitori appartiene alla fascia che va dai 25 ai 30. Andando oltre risulta che i successi sono ben ripartiti tra TRENTENNI e QUARANTENNI. Non può non destare sorpresa a questo punto, che un gioco  che richiede tanta tecnica, strategia e conoscenza come i 5 BIRILLI, alla fine debba premiare i giovani. Un segnale chiaro e forte, ce ne fosse di bisogno, che anche in questa disciplina – come in tutto lo sport – vale di più la freschezza, la rabbia agonistica, la concentrazione feroce e la fame di successo – patrimonio dei giovani – che tutta la conoscenza e l’esperienza di questo mondo. Ne è prova ulteriore che Gustavo Zito, l’indimenticato fuoriclasse italo-argentino che ha deciso di appendere troppo presto la stecca al chiodo, nel 2009 , ha vinto il primo titolo iridato a soli 22 anni, nel  1994, a conclusione della seconda edizione dello storico MONDIALE PRO su Tele +2. Ne avrebbe infilati poi  altri tre, prima  dei 30 anni. Una carriera, la sua, che può essere considerata parallela a quella del grande Hendry, nello snooker. Qui  lo scozzese dopo aver vinto a 21 anni il primo Mondiale, ha infilato altri 6 titoli, anche lui tutti da UNDER 30. Peccato che dopo il dominio incontrastato degli anni 90, né l’uno, nè l’altro siano riusciti a spingersi oltre.  All’alba del nuovo millennio avevano dato PRATICAMENTE TUTTO.

Per Zito l’aggancio con lo snooker non è del tutto casuale, in quanto proprio da un periodo di studio del mondo del biliardo nel UK  –  restando a Londra  per un paio di mesi nel corso del 1992 –  il giovane fuoriclasse di Rosario ha messo a fuoco la necessità di adottare un atteggiamento altamente professionale nel gioco, al tavolo e fuori. Così quando a distanza di pochi mesi parte  il ricchissimo circuito di Tele +2, può sembrare una stranezza, d’acchito, sentir parlare di un giocatore che ha al suo fianco un team composto da manager, preparatore fisico, preparatore mentale e dietologo. Alla fine del biennio, però, si è visto da che parte stava la ragione. Con 5 tornei vinti nelle due stagioni regolari, più 2 finali mondiali di cui una vinta (1994), nonchè la bellezza di 418 milioni di premi incamerati, adesso sì che l’appellativo di «Marziano» gli va  a pennello. Certo Gustavo è stato un ragazzo anche fortunato, perchè è entrato nel grande giro al momento giusto. C’è chi il primo mondiale lo ha potuto disputare solo in età avanzata, come l’uruguayano Berrondo che ha esordito a Santa Fe’ 65 – edizione inaugurale del MUNDIAL peraltro – perdendo una finale stregata contro il beniamino locale «El Gordo» (Il Grassone) Manuel Gomez, quando aveva già 45 anni ed era ormai agli sgoccioli della carriera .

Berrondo si rifarà a Bell Ville 68 , a quasi 48 anni, per restare ad oggi il più anziano vincitore di un Mundial, seguito a ruota da Torregiani e Rosanna, entrambi 47enni. Poi c’è Sessa a 46, quasi a certificare che è proprio in vista di QUOTA 50 che si possono collocare le fatidiche COLONNE D’ERCOLE della specialità. L’unico che abbia provato a varcarle è stato proprio Berrondo, ancora a Bell Ville (Argentina)  ben dieci anni dopo il primo trionfo, ma è stato respinto dal FATO che aveva deciso altrimenti, visto che sul trono doveva salire l’argentino Fantasia, 26 anni, destinato a restare il più giovane MUNDIALISTA fino all’avvento di Zito. A vibrare il fendente decisivo al petto di Berrondo un altro Gomez, il  nostro Nenè, vincitore sul tradizionale rivale  per 250-236 nel match chiave del torneo. Un risultato che ha aperto le porte del successo al giovane concittadino, battuto solo dallo uruguayano nel girone all’italiana, ma vincitore alla fine perchè Berrondo, strada facendo, era incappato in un’altra sconfitta spacca-cuore, per 250-243, con l’argentino Borelli. Doveroso ricordare comunque, a testimonianza della grandezza del fuoriclasse di Montevideo, il fatto di rendere ben 21 anni a Gomez  e addirittura 32 a Fantasia! Largo ai giovani dunque, ma senza dimenticare che, a tutt’oggi, il record di longevità al MONDIALE è ancora saldamente in mano alla «Bibbia» del biliardo sudamericano.

Un terzo posto comunque benaugurante quello di Nenè , perchè è da lì che ha inizio la sua scalata alle vette del gioco, prima in Sudamerica e poi in Italia, per diventare il primo BICAMPEON MUNDIAL della specialità, nonchè il primo a vincere il titolo iridato fuori dal suo continente. Grande campione e personaggio carismatico, Gomez è stato per gli appassionati della vecchia generazione una sorta di EROE DEI DUE MONDI del panno verde. Anche lui, come già il più famoso Giuseppe, è partito con roboanti vittorie al di là dell’Atlantico, per trovare la consacrazione in Italia dove ha coronato il sogno di dare unità e dignità ad un gioco che, solo all’epoca, ha cominciato ad essere percepito come una delle GRANDI SPECIALITA’ del biliardo internazionale. Da allora il fuoriclasse argentino è rimasto nel DOLCE PAESE offrendo la sua immagine di professionista impeccabile alla crescita del BILIARDO SPETTACOLO in dimensione televisiva. Quando poi ,verso la fine del 92, inizia l’avventura del PROFESSIONISMO VERO sotto i riflettori di Tele+2 – la prima PAY-TV italiana – Gomez ha già messo assieme un palmarés senza confronti. Vi figurano la bellezza di 18 titoli argentini, di cui 7 individuali tanto per cominciare. Poi, in campionato del mondo, 2 titoli, 2 secondi posti, 3 terzi  e 4 quinti. Come dire che grazie alla classe cristallina e ad un equilibrio psicofisico davvero invidiabile, Nenè – nato nel segno della bilancia – può mettere in campo una continuità di rendimento tale da far sì che, PROPRIO MALE CHE VADA, in zona podio lui ci arriva comunque. Purtroppo gli anni passano ed ecco che in ZONA 50 qualcosa comincia ad incepparsi, come a Chiasso 89 .“Me lo sentivo ormai in tasca il terzo mondiale. Ero preparato e fiducioso. Purtroppo in semifinale con Colombo , lo riconosco, ho giocato con poca serenità , in uno stato di nervosismo come mai mi era successo prima . Colpa anche del biliardo molto mal illuminato e pure Cifalà ne sa qualcosa”. Di quel biliardo l’italiano avrebbe detto ben peggio, anche perchè la sconfitta patita nei quarti con Belluta, arriva a mettere fine ad un MOMENTO MAGICO che lo aveva visto vincere di fila due Campionati Europei e un Mondiale, tra il 1986 e il 1988. Un cattivo presagio che porterà alle sconfitte con Torregiani nella finale mondiale di Brescia 90, e col «Bomber» Diomajuta, ancora in una finale  MAGGIORE, all’Europeo di Verbania 91. Dal canto suo Gomez non demorde ed è terzo al Mondiale di Arezzo 92, battuto 3-0  in semifinale da Belluta , che è decisamente il giocatore del momento. Allievo prediletto del grande Winkler Crotti, il 30enne milanese è ARTISTA e SCIENZIATO allo stesso tempo, come l’illustre MAESTRO. Ora che ha raggiunto la maturità e la piena consapevolezza dei propri mezzi, batterlo diventa un’impresa.

Freddo e compassato al tavolo, ma con sangue caldo nelle vene, Belluta è siciliano di nascita, nonché messinese, proprio come Cifalà. Ha appena vinto il titolo nazionale e a ruota quello continentale, superando in entrambe le finali il temibile Albrito. Ora gli manca solo il MONDIALE per siglare una storica tripletta, sorta di TRIPLICE CORONA dei 5 BIRILLI. E’ un obiettivo centrato solo dal miglior Gomez, nel 1980, e più tardi da Cifalà che ha detenuto contemporaneamente le TRE CORONE tra il 1986 e il 1987. Ora sembra arrivato il momento di Belluta, ancor di più quando recupera da 2-0 con Rosanna in una tiratissima finale, per forzare  la conclusione alla quinta, decisiva partita. Sembra quasi fatta, quando un’improvvisa folata di vento contrario cambia drammaticamente gli equilibri al tavolo, facendo pendere la bilancia a favore del giocatore bustocco. Doveva essere il primo Mondiale di Belluta , invece è il secondo per Rosanna che in tal modo eguaglia con due titoli iridati Gomez e anche Torregiani, il giovane argentino venuto dal nulla che ha  stupito il mondo del biliardo centrando titoli consecutivi a Chiasso 89 e Brescia 90. Ora il MUNDIAL, pur non avendo ancora trovato una cadenza regolare, continua a  disputarsi con sempre maggior frequenza contribuendo ad avvicinare  idealmente, sempre di più, le DUE SPONDE DELL’ATLANTICO. Adesso il gioco dei 5 birilli è pronto a dare vita ad un circuito sempre più globale, ricco e stimolante. Siamo prossimi ad una SVOLTA  EPOCALE che arriva puntualmente alla fine del ’92, quando Franco Dal Cin, grande manager del calcio «in prestito» al biliardo, mette in scena  sotto i riflettori di Tele+2 il favoloso «Mondiale Pro», il circuito miliardario che, d’acchito, mette i 5 BIRILLI  subito a ridosso dello snooker in una classifica ideale delle specialità  più appetibili a livello internazionale. Giochi di tradizione e di diffusione ben maggiore a livello planetario come POOL e carambola  3 SPONDE, restano con il naso all’insù a seguire lo spettacolare lancio in orbita del GIOCO ALL’ITALIANA. C’è chi arriva addirittura, come il più noto autore americano di biliardo, Robert Byrne, a consigliare i campioni  del pool di darsi ai 5 BIRILLI, se vogliono vedere veramente IL COLORE DEI SOLDI  sul panno verde.

Billiards Digest Giugno 1994

Intanto in Italia si lavora febbrilmente al lancio di UN EVENTO destinato a lasciare un segno profondo – se non addirittura  indelebile – nella storia di una specialità percepita ancora come uno  sport minore, seppur di buon profilo, ma che ora ,DI COLPO, si ritrova con spazi televisivi e, di riflesso, anche una proiezione commerciale da SPORT MAGGIORE. Una  sapiente regia prevede che a livello mediatico si evidenzi non solo il monte premi principesco messo in palio – ben 2 miliardi e mezzo da distribuire in 11 tornei – ma anche di dare immagine ai personaggi che dovranno fare da traino al GRANDE BARNUM del biliardo. Giusto per non sbagliarsi si va sul sicuro, con Marcello Lotti ,“Lo Scuro” del film, che viene scelto come TESTIMONIAL del circuito, mentre Tele+2 decide di impiegarlo sul duplice fronte del COMMENTO e del GIOCO. Ma i veri personaggi di riferimento sul panno verde restano sempre, guarda caso, Gomez e Cifalà, anche se è legittimo chiedersi per quanto tempo ancora i nostri EROI riusciranno a reggere l’urto della nuova ondata di FENOMENI che li sta incalzando dalla fine del decennio. In prima linea ci sono Torregiani e Belluta e appena dietro i vari Mannone, Albrito e Caruso. Discorso a parte per quello straordinario talento che è il mancino napoletano «Terminator» Nocerino. Per lui Nenè stravede letteralmente. «Nocerino è un ragazzo che sul biliardo può fare tutto. E’ dotato di una NATURA che gli consente di fare qualsiasi cosa, anche la più difficile, nel modo più semplice. Lo vedo perfetto come professionista».                            

Una generazione di grandi giocatori finisce sempre per esprimere il CAMPIONE ASSOLUTO, colui che è chiamato ad alzare l’asticella per far compiere uno spettacolare balzo in avanti alla specialità di turno. C’è chi ha fatto addirittura UN SALTO NEL FUTURO, come Bob Beamon che è atterrato a metri 8,90 nel LUNGO, nel corso delle Olimpiadi di Mexico City 1968, superando di ben 55 centimetri il record precedente (nda Solo Powell nel 1991, lo supera di appena 5 centimetri e da allora il record è rimasto imbattuto). E pensare che Beamon, la notte prima della gara, si era ubriacato per dimenticare la dolorosa separazione dalla moglie, nonché la preoccupazione per la montagna di debiti che lo opprimeva. Questo non è assolutamente il caso del PREDESTINATO dei 5 birilli, il «Golden Boy» Gustavo Zito che non beve, non fuma, non ha vizi e pensa solo a fare montagne di FILOTTI e ad incamerare MILIONI A PALATE da mettere subito in banca. Originario di Rosario, in Argentina, ha solo 21 anni ed è venuto a cercare fortuna in Italia , con la famiglia al seguito che ha investito tutto su di lui. Una bella responsabilità sulle spalle, ma Gustavo ha un carattere forte che lo porta a superare tutte le difficoltà. Sul biliardo poi ha una tecnica perfetta abbinata ad una STECCATA LANCIATA, di tipo innovativo, di cui tutti cercheranno di carpire il segreto. Con un MIX SPLENDIDO di stile e funzionalità di gioco riuscirà ad operare una meravigliosa sintesi dei pregi delle due scuole più rinomate  – ITALIANA e ARGENTINA – per portare i 5 birilli a livelli di  eccellenza quali mai si erano visti prima. Intanto nubi minacciose si addensano sugli EROI del panno verde, chiamati dal FATO ai più ardui CIMENTI. Mai CONCORRENZA si era  profilata così minacciosa all’orizzonte.

Leggi le altre puntate della storia di Nestor Gomez QUI

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