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Primo piano

National: Risultati, classifiche e dati di tutti i campionati

Lorenzo Bertulli

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Secondo appuntamento con lo snooker nazionale. Andiamo a vedere come procedono i campionati F.I.Bi.S. nelle sale di tutta Italia. Nei tornei di Serie A fa il suo esordio nel Lazio il primo Campione Italiano Pietro “Kapernator” Caperna, a Bolzano sempre leader Tiziano Guerra, in Sardegna guida la classifica Giovanni Nicolò; anche in Lombardia resta leader “The Screwdriver” Luoni. Ma andiamo con ordine, partiamo dalla serie A e seguiamo l’asse Nord-Sud.

TUTTA LA SERIE A

In Trentino, nella massima serie, match combattuti e giocati frame su frame, non scontati come potrebbero far pensare i risultati tondi. Hanno iniziato quasi tutti i loro match di ritorno: solo Paolo Secchiarolo deve ancora arrivare al giro di boa. Il leader della classifica parziale è sempre “The Captain” Tiziano Guerra, che ha vinto 33 frames su 42. Il Capitano resta in testa anche alla speciale classifica dei break, col suo 46 di serie. Siamo quasi al mezzo centone! Lo tallonano contendendosi il secondo posto Gunther Kalser e Stefano Catalano, a pari merito con 22 frame vinti ma una partita in più per Kalser.

Per quanto riguarda il Veneto, c’è molto equilibrio e il campionato è più combattuto rispetto allo scorso anno, con vari giocatori che possono ambire al titolo. Al comando il titolare della Nord-Est Snooker Academy Francesco Bertaiola è stato scavalcato dall’esperto giocatore di 8/15 Tiziano Falzi (36 frames vinti su 63), dominatore del campionato di B della scorsa stagione e avversario estremamente ostico, grazie alle sue giocate tattiche. C’è comunque da dire che Bertaiola è fermo a 34/49 quindi avrà modo di recuperare. “Mitra” Tonini ha vinto anche la 5a partita con un buon 5-2, ma nonostante i risultati molto netti alcuni frame vengono risolti alle ultime colorate. Fa un po’ fatica chi ha meno esperienza di gioco, come Marco Barbaran e Jonathan Lee, ma anche loro sono molto agguerriti: Lee ha recentemente sconfitto per 6-1 il talentuoso Giacomo Benini, dall’ottima impostazione tecnica e più avanti in classifica.

In Lombardia sempre leader Gianluigi Luoni, con uno score di 21/42. Tra i risultati spicca il netto 7-0 inflitto da Discolpa al campione uscente Sabetta; di esperienza decennale nei birilli con qualche assaggio di pool, Discolpa ha anche eguagliato il suo best break di 38 (il migliore della categoria) ed è scattato al 2° posto. Buoni risultati del bresciano D’Amico, vittorioso 4-3 con Lagoussis e Alessandro Panzeri. Interessante il match tra questi due giovani: Panzeri, in vantaggio 4-2 e indirizzato verso il 5-2 finale, si lascia sorprendere da Lagoussis che inchioda rosa e nera a distanza e strappa il 4-3.

Non cambia il leader nemmeno nel Lazio, anche se sono state giocate solo due partite da fine gennaio a oggi: Gianluca Manoli, intervistato la scorsa settimana dal nostro Davide Portinari, resta saldamente in testa con ben 26 frames conquistati su 28 grazie al 6-1 realizzato nella sua 4a partita. Ovviamente imbattuto anche il suo centone, difficilmente superabile come miglior serie. Fa il suo esordio in campionato Pietro “Kapernator” Caperna, primo Campione Italiano di disciplina, con un 6-1 su Simone Saravalle. Al secondo posto resta Paolo Giangualano, ma il distacco con Manoli è netto e sembra che per il secondo posto potranno competere in parecchi.

In Sardegna, invece, troviamo sempre Giovanni Nicolò in testa alla graduatoria. Nicolò ha vinto 34 dei 49 frames giocati, e gli restano ormai solo 3 partite per finire il suo campionato. Nell’ultimo match, vinto 5-2 con Michele Padroni, il terzo componente della squadra italiana agli Europei di Cipro ha migliorato il suo best break, siglando un 39 che gli dà il comando anche di questa classifica. Orru, Congiu e Caria (che ha anche battuto Nicolò per 4-3) sembrano essere i più accreditati per la lotta al secondo posto. C’è però Antonello Nicolò che ha giocato un solo match finora, quindi ha ancora tanti punti a disposizione.

TUTTA LA SERIE B

Campionati Regionali

La serie B in Trentino vede Marco Oppes scavalcare in testa alla classifica Heinrich Pichler, grazie alla vittoria per 3-2 su quest’ultimo e a due 5-0 consecutivi con Cazzaro e Zelger. Oppes ha anche messo a segno un ottimo 36 di break che lo lancia al comando della classifica delle migliori serie. Da segnalare una maratona di più di 5 ore tra Bosin e Polli, risolta alla nera di spareggio all’ultimo frame in favore di quest’ultimo. Spicca comunque una grande competitività, con vari giocatori in lizza  per i primi posti.

Nel vicino Veneto, la vetta della serie B è occupata sempre da Paolo Bidello, che però nelle ultime due partite è stato sconfitto per 3-2 da Coltri e per 4-1 da Lorenzo Tam. Lui e Roberto Simoni, che si sono recentemente affrontati in un combattuto scontro terminato 3-2 in favore di Tam, sono spinti da una grande passione che li porta a fare 150 km di strada da Udine per andare a giocare. Secondi a pari merito, con l’identico punteggio di 30/50, Bellia e Lucca.

La seconda categoria sarda, invece, vede Alessandro Struglia balzare al secondo posto dopo una striscia di 4 vittorie consecutive con 17 frames vinti su 30 giocati. Al comando rimane Satta, forte del suo 25/30, nonostante la sconfitta patita il 6 febbraio per 3-2 con Espa.

Campionati Provinciali

Alla Tirano Snooker Academy, in serie B, Federico Nanni (che vanta anche il miglior break di categoria a livello nazionale col suo 33) dopo l’ottima partenza con due 5-0 contro Matteo Egoti e Andrea Sabetta rimette tutto in gioco: nella terza partita si fa strappare due frames da Battaglia, nella quarta perde 4-1 con Gusmeroli. Passa quindi in testa il talentuoso ma ancora un po’ acerbo mancino Andrea Sabetta. Al 4° posto dà dei bei grattacapi a tutti l’istrionico e super difensivo Amos “Abramos” Rinaldi, grazie anche al suo temperamento e alla profonda conoscenza del regolamento e di ogni suo cavillo.

A Brescia in B continua il dominio di Innocente Clementi, che ha lasciato per strada solo 4 frames dei 25 giocati e in partita dà il meglio di sè. Di buon talento Marco Gualeni, che sta crescendo (ha messo a segno un break di 24) ma paga l’inesperienza di fronte a giocatori con esperienza pluriennale di gare e tornei nei birilli o nel pool, che rendono il livello di gioco molto buono.

A Milano la serie B è un po’ ferma ma sempre guidata dall’esperto egiziano El Fatairy, con ottime percentuali (27/35 il suo score). Tra gli ultimi risultati, riportiamo i due 5-0 di Gialinà su Bassini, in uno scontro tra neopromossi, e del giovane Luca “Maguire” Bertoli sull’esperto e tattico arbitro Eugenio Pallucca; tiratissimo il 3-2 con cui Egidio Panzeri supera lo spezzino Bucceri, dopo una battaglia con un po’ di “drama” sui colori nell’ultimo frame.

TUTTA LA SERIE SERIE C

Campionati Regionali

Per quanto riguarda i regionali categoria C, in Toscana è stato un mese ricco di fatti importanti. A Pisa il 7 febbraio è stato fatto registrare il break di 30 messo a segno da Paolo di Marco, primo e unico finora a toccare quota 30 a livello nazionale per la categoria C. Al momento Di Marco (che ha iniziato da zero all’incirca un anno fa) figura al terzo posto, ma ha già giocato 60 frames e non ha avuto grande continuità; sicuramente l’anno prossimo sarà tra i giocatori più temuti. Calzerano rischia di pagare cara la sconfitta per 2-1 con l’ultimo in graduatoria Bertolacci, il quale nonostante la posizione in classifica ha messo in difficoltà il capolista Davide Minuto. Quest’ultimo ha infatti dovuto sudare per strappare il 3-0, ma ha messo una seria ipoteca sul primo posto grazie alla vittoria per 2-1 con il terzo concorrente alla vetta, Luca Picchi: quest’ultimo è praticamente fuori dalla corsa al titolo, mentre Calzerano dovrà fare en-plein vincendo tutti i 21 frames che gli restano per scavalcare Minuto e portare a casa il regionale.

A Cagliari, le due donne Oriana Galazzo e Marina Frau hanno lasciato il primo e il secondo posto a Raffaele Lai, diciannovenne di buone prospettive, e Massimo Cordella, ma sono sempre avversarie agguerrite grazie al loro talento e occupano comunque la terza e la quarta piazza. Da segnalare anche un altro giovane di talento, il 17enne Nicola Frau, per ora 7° ma con poche partite all’attivo, Marcello Fanutza, che ha recentemente battuto 2-1 Lai, e Simone Etzi, secondo classificato lo scorso anno.

In Sicilia la serie C è sempre dominata dal non ancora diciottenne Claudio Costanzo, che sta facendo il cannibale e continua a non lasciare neanche un frame agli avversari; nel match con Leonardo Cordaro, “anima” del campionato, ha anche ritoccato il best break siglando un 24. Inseguono a pari punti Michele d’Antoni e Giovanni Battaglia con uno score di 8/12.

Campionati Provinciali

In categoria C, a Sondrio per la vetta è battaglia frame a frame tra Luca Biancotti e Marco Robustelli, che nonostante giochi da poco ha un buon talento e ha messo a segno un 23 e un 22 di serie.

Match sempre tirati, tanti dei quali decisi alla nera dell’ultimo frame con battaglie estenuanti e anche qualche fluke. Merita una menzione il quasi 60enne Sergio Cattaneo, che pur non avendo mai preso una stecca ha già raggiunto un buon livello (e la 4a posizione) grazie a una grande dedizione e a qualche ora di coaching.

Equilibrata e combattuta la serie C di Brescia, dove si è fatto strada Costanzo Bettoni, che con 15 frames su 18 e due vittorie nelle ultime due partite scavalca Davide Casati e Paolo Arisi, entrambi con una partita in più; match comunque dagli esiti mai scontati e molto divertenti.

All’Ambrosian Snooker di Trezzano in serie C è ancora tutto aperto: resta primo Iuculano, inseguito da un gruppo con molte partite all’attivo e un ottimo rapporto frame vinti/frame giocati; svariati players devono però ancora giocare parecchi frames. De Franceschi ha guadagnato un po’ di punti con i due ultimi 3-0 a Burlini e Riccardi e il 2-1 a Federico Bastianini. Il vulcanico Putzu è riuscito a imporsi 2-1 con il giovane promettente De Bona; nella partita con quest’ultimo il “Commendatore” Umberto Crosti, nonostante lo 0-3 finale, ha eguagliato il best break di 25 di De Franceschi.

Per chi volesse seguire in tempo reale risultati e classifiche, ecco i link alle tabelle:

Classifica, Sinottico partite, Highest Breaks, schede delle ultime cinque partite giocate.

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7 Commenti

7 Comments

  1. The Touch

    marzo 3, 2017 at 8:31 am

    Ottimo articolo, completo e dettagliato.
    Complimenti e avanti così.

  2. fabian

    marzo 3, 2017 at 9:40 am

    è davvero tutto molto bello! poi il fatto di analizzare in modo così preciso e dettagliato mi piace mi piace!

  3. wini

    marzo 3, 2017 at 3:42 pm

    molto bene, complimenti per l’analisi precisa e dettagliata.

  4. Caluix

    marzo 4, 2017 at 2:38 pm

    Complimenti Lorenzo! I campionati sono tanti e citarli tutti dettagliatamente è una gran cosa… grazie!!

  5. Michael Furey (Gerardo Calzerano)

    marzo 4, 2017 at 4:56 pm

    PAOLO DI MARCO L’ORGOGLIO DELLA NOSTRA SALA! completamente digiuno di biliardo, ha cominciato un anno fa dimostrandosi subito promettente. primo 20 break nel Torneo Epifania del 6 gennaio scorso, piccola manifestazione per amatori nella quale si é subito ripetuto e ha anche portato a casa la Coppa. da allora altri ventelli coronato con lo storico 30 in campionato. sempre piú costante. grande Paolo!!

  6. PTA147

    marzo 4, 2017 at 9:58 pm

    Vedere crescere questo movimento in Italia è splendido.
    Davvero impensabile solo pochi anni fa.
    Che bell’articolo, quanta cura, quanta dedizione.
    Continua(te) così, io voglio sfogliare “Il gazzettino dello snooker”, mentre sorseggio un caffè seduto al tavolino del bar, e commentarlo con un altro avventore, e in futuro discutere di come quel giovane talento nostrano sia in predicato per la sua prima apparizione ad un ranking title. Inimmaginabile (“solo pochi anni fa”, diremo).
    Complimenti. Anche a chi si cimenta.
    Grazie.

  7. Silvano Marzola

    marzo 5, 2017 at 12:32 pm

    Come al solito, ottima iniziativa per la diffusione dello snooker e bellissimo articolo, completo ed esauriente.
    Complimenti anche a Davide, Paolo, Gerardo e Luca che, con i loro risultati danno lustro alla nostra piccola Academy !!!!
    Tuscany Snooker Academy Pisa.

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Lucio, la Lazio e il suo canto libero

Jacopo DAntuono

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Il 9 Settembre 1998 Lucio Battisti, uno dei più grandi della storia della musica italiana. Un artista la cui musica è diventata l’inno dei tifosi della Lazio che hanno sempre rivendicato la sua passione per i colori biancocelesti.

Lucio Battisti era tanto grande quanto riservato. Per questo non ha mai manifestato apertamente la sua passione per la Lazio. Proprio non sopportava l’idea di essere etichettato. Eppure di etichette in quegli anni, gliene sono state affibbiate addosso tantissime. Un giorno era di destra per ‘Il mio canto libero’, un altro era fascista perchè tifava Lazio. Insomma il festival dei luoghi comuni e delle banalità.

Lucio non è mai stato compreso fino in fondo. Spesso è stato frainteso. Quando ha tagliato con i fan e i giornali qualcuno ha pensato che si fosse montato la testa. E Lucio ne avrebbe avuto tutto il diritto, perchè la sua musica era come la mano di re Mida. Ha rappresentato qualcosa di importante per ognuno di noi. E continua farlo ancora oggi.

“Mio figlio era un grande tifoso della Lazio, amava andare allo stadio senza farsi riconoscere” rivelò tempo fa suo padre Alfiero. Battisti distingueva nettamente la vita privata da quella artistica. Voleva parlare al suo pubblico esclusivamente attraverso la musica. E basta. Tanto da dribblare abilmente questi argomenti non inerenti al suo lavoro.

Ma un bel giorno Lucio si stufò anche di questo. Era stanco di dover far fronte ad un qualcosa più grande di lui: la sua popolarità. Decise il silenzio totale. Battisti era un gran tifoso della Lazio, ma non solo. Tanti altri aspetti della sua vita privata restano ignoti al grande pubblico. Ed è giusto così in fondo.

Un artista non può camminare dietro il suo pubblico, un artista deve camminare davanti“. E’ difficile camminare davanti al proprio pubblico. E’ molto pericoloso e ci vuole gran coraggio. Ma in queste parole è racchiusa tutta la sua essenza. L’essenza di un artista che vuole lasciare incontaminata la sua immagine. Fu così che all’apice della sua carriera Lucio decise di non rilasciare più interviste ai giornali, rifiutò di posare per fotografie e diede una mazzata alle tv sostenendo che l’olio di ricino fosse meglio.

I toni si inasprirono, la critica cominciò ad attaccarlo. Nel frattempo arriva la separazione da Mogol. Il grande amore finisce, i due viaggiavano su binari diversi. Lucio voleva evolversi, spingendosi artisticamente fino al limite della sperimentazione.

Inizia la collaborazione con Panella. Il taglio col passato è nettissimo. I testi sono dei giochi di parole e doppi sensi. Musicalmente esplora luoghi inusuali, sfornando brani come “La Sposa Occidentale”, “La Metro eccetera”, “Almeno l’inizio”, “Estetica”, “Fatti un pianto”, “Cosa farà di nuovo”  e “Il Diluvio”. Dei capolavori.

E al diavolo chi ha osato bestemmiare dicendo che ormai fosse diventato un dilettante spaventoso. Lucio ha ricevuto tanto amore meritato. Ma anche tanti insulti. Musicalmente parlando e non. Che fosse tifoso della Lazio ormai è risaputo. Da genoano, vantando Faber e Savoretti non dovrei provare alcuna invidia. Ma Lucio è Lucio e un po’ di gelosia c’è. Ma in fondo cosa importa. Nemmeno a lui interessava. Battisti parlava attraverso la musica. E ciò che aveva da dire era fantastico, oltremodo fantastico.

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Johann Trollmann, il pugile sinti vittima delle Leggi Razziali

Matteo di Medio

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Con l’introduzione delle Leggi Razziali, nella Germania nazista e nell’Italia fascista la popolazione ebraica fu definitivamente messa al bando. Ma non furono i soli a subire le conseguenze del regime. Anche i sinti vennero perseguitati e uccisi in massa. Tra loro Johann Trollmann, il pugile “zingaro” che mai si piegò al germe che si era propagato in tutta Europa.

Adolf Hitler amava la boxe. Per lui la nobile arte rappresentava il massimo esempio di forza e supremazia sotto forma di prestanza fisica, disciplina e velocità di decisione, in barba a coloro che la volevano relegare ad attività volgare lontana dall’eleganza della scherma. Johann Trollmann era un pugile. Diverso dallo stereotipo del Fuhrer.

Nato nel 1907 in Bassa Sassonia da una famiglia sinti, in mezzo ad otto fratelli, cominciò a tirare a 8 anni, seguito da un allenatore ebreo. Cresce di età e di fisico diventando, incontro dopo incontro, uno dei pugili più richiesti del panorama tedesco. Fisico asciutto e scultoreo, chioma riccia e mora lo trasformano in “Rukelie”, l’albero, e a bordo ring le ragazze fanno a gara per accaparrarsi un sorriso, uno sguardo di quel rom che è già un divo e un rubacuori. Ma la sua diversità con il perfetto boxeur hitleriano non è solo nell’aspetto, così lontano dalle caratteristiche estetiche tanto amate dal dittatore. Trollmann è un pugile moderno, assimilabile per stile a Muhammad Ali. Veloce, leggero nei movimenti, Johann saltella intorno all’avversario, lo sfianca, lo irride per poi sferrare il colpo decisivo, quello della vittoria.

Nella categoria dei pesi medi è uno degli atleti più temuti. L’apice della sua carriera lo tocca in occasione dell’incontro valevole per il titolo contro il tedesco Adolf Witt, il 9 giugno 1933. In quella occasione, quello “zingaro” sconfigge l’avversario, sfruttando, appunto, le sue caratteristiche che lo hanno reso famoso. Caratteristiche vincenti ma che non piacevano all’ambiente nazista. Per questo, Georg Radamm, presidente dell’Associazione Pugili Tedeschi non vuole convalidare la vittoria, ma la rivolta del pubblico presente mette fine a questa ingiustizia, portandolo letteralmente in trionfo e obbligando la commissione a confermare il titolo. Le lacrime di Trollmann, in quell’occasione, sono il ricordo più vivo.

Ricordo che rimase vivo anche nella mente della Federazione che, una settimana dopo, per squallidi motivi legati al suo stile di combattimento (effeminato) e alle lacrime (non consone ad uno sport così virile), annullano il match, “concedendogli” la possibilità di rifarsi in occasione di un incontro organizzato contro Gustav Eder. Ma con delle limitazioni: niente balletti e giravolte, si boxa alla maniera nazista, maschia, al centro del ring.

La reazione di Trollmann vale il prezzo del biglietto e i fatti raccontati si mescolano con la leggenda: pare che l’atleta si sia presentato con i capelli ossigenati, biondo. Sul corpo un velo di farina che lo ricopriva completamente. La perfetta maschera dell’ariano perfetto. I cinque round che si susseguono sono una rivolta silenziosa: Johann fermo in mezzo al “quadratoincassa a ripetizione fino a perdere la sfida. Da quel giorno, Trollmann non fu più pugile, fatte salve alcune apparizioni in match secondari o fiere di Paese.

A partire dal 1938, fu costretto alla sterilizzazione, in quanto sinti, secondo le leggi razziali introdotte dal nazismo. Per evitare problemi alla sua famiglia, divorziò dalla moglie Olga, separandosi anche dalla figlia Rita, che cambiarono cognome.

Partito per il fronte con la divisa della Wermacht al confine russo, fa ritorno con licenza nel 1942. La situazione è drasticamente cambiata. La sterilizzazione non era più sufficiente. Un po’ di carcere ad Hannover e, più tardi, deportato nei campi di concentramento insieme ad altri 500.000 innocenti di etnia rom e sinti.

A Neuengamme, vicino ad Amburgo, torna ad essere pugile. Nel campo di lavoro è costretto, pur di avere una doppia razione di cibo, a combattere come “sparring partner“, più che altro come punching ball, negli incontri organizzati dalle guardie naziste. Vittima sacrificale, umiliato e deriso pur di mangiare, di resistere. Si è spenta la luce che incantava le ragazze negli occhi di Johann. L’ironia, quella danza intorno all’avversario, il non prendersi sul serio hanno lasciato spazio a disperazione e rabbia.

Viene trasferito al campo adiacente di Wittenberge. Anche qui, riconosciuto da un ex arbitro, non sfugge al suo amaro destino.

Ennesima nottata, ennesimo incontro. Di fronte a lui, il kapò Emil Cornelius. Solo il nome incute terrore. Trollmann è stremato e pelle ossa. Malgrado questo, lo spirito dell’uomo che fu rivive nei guantoni del pugile che, con l’ultimo sforzo, sconfigge il suo aguzzino, urlando metaforicamente la sua anima libera. L’umiliato che umilia l’umiliante. Inaccettabile per un devoto nazista: giorni dopo, mentre era a lavoro, Cornelius raggiunge Trollmann e si prende la sua vendetta. Lo uccide. C’è chi dice con una pallottola in testa, chi massacrato a badilate. E’ il 9 Febbraio 1943. Si parla di morte accidentale. Ma nessuno ci crede. Robert Landsberger, un testimone, racconterà la verità, a conflitto terminato.

Il ricordo di Trollmann è vivo nel popolo tedesco: nel 2003 viene consegnata alla famiglia la cintura di campione dei pesi medi (quella che gli avevano negato) e nel 2010 nel Viktoria Park, quartiere di Kreuzberg a Berlino gli viene dedicato un monumento a forma di ring. Molti autori hanno trattato la sua storia: ricordiamo il nostro Dario Fo, con il libro “Razza di Zingaro.

Ennesima vittima innocente di un folle ideale, Trollmann non si è mai piegato. Come un Rukelie, un albero, ha accettato la sua condizione, la privazione della libertà e della gioia di essere atleta, colpito nel corpo ma con l’anima di chi ha provato a resistere, oltre l’umiliazione di essere considerato inferiore dai veri inferiori. Non fu la resa a spegnere il sorriso di Trollmann, ma il livore di chi, incapace di batterti sul “campo”, con una pallottola o una pala, poco conta, ti ha lasciato steso nella terra.

LEGGI LA STORIA DI MATTHIAS SINDELAR, IL PATRIOTA ANTI HITLER

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Bianchi contro Neri, la partita “razzista” dove nessuno si sentì discriminato

Matteo Luciani

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Estate 1979; West Midlands, più precisamente West Bromwich.

La società di casa allo stadio The Hawthorns è alla ricerca di una grande idea da proporre al proprio pubblico per omaggiare il calciatore Len Cantello; un nome che dalle nostre parti non dice molto ma che per i tifosi del WBA è da considerare una vera e propria leggenda.

Nato a Manchester nel 1951, ma cresciuto nelle giovanili del West Brom, Cantello inizia la propria, lunga, militanza tra le fila dei ‘Baggies’ nel 1968. Resta in maglia bianco-blu per ben undici anni, con 301 partite e 13 gol in First Division (i tempi della Premier League e della ‘rivoluzione inglese’, infatti, sono ancora piuttosto lontani).

Proprio nel 1979, tuttavia, le strade del WBA e di Cantello si dividono, con quest’ultimo che decide di trasferirsi al Bolton.

Il club in cui è cresciuto, comunque, non può fare a meno di rendergli il giusto tributo per una così grande fedeltà mostrata negli anni.

C’è, però, un problema che inizialmente blocca l’iniziativa: “come dividiamo le squadre?”, la domanda che si pongono i vertici della società anglosassone.

Alla fine, ecco il ‘colpo di genio’: i ragazzi del WBA si sfideranno divisi in due squadre in base al colore della pelle. Il match sarà tra ‘Blacks’ e ‘Whites’.

Oggi si sarebbero sollevati polveroni enormi; allora, invece, tutto sembrò normale, come spiegato da Cyrille Regis, uno dei membri del ‘Black Team’.

“Durante i nostri allenamenti spesso capitava di dividerci tra bianchi e neri. Penso che l’idea sia sorta quasi in modo naturale nella dirigenza, dopo aver pensato a tale fatto.”

“Nessuno ci contattò per dirci ‘hey, ma non pensate alle implicazioni che questa faccenda potrebbe avere?’. Per noi fu solo un’occasione di enorme divertimento. Ricordo negli spogliatoi prima della partita che eravamo fuori di testa per salutare Len”

I problemi, semmai, accadevano durante lo svolgimento delle gare stagionali: le banane lanciate sul campo all’indirizzo di calciatori neri furono solo uno dei tristi esempi che molti ragazzi dovettero affrontare in giro per l’Europa già da quegli anni.

Un esempio viene riportato alla BBC da George Berry, uno dei partecipanti alla gara in onore di Cantello, che alcuni anni prima, proprio sul campo del WBA, ma con indosso la maglia del Wolverhampton, dovette affrontare un tifoso di casa, reo di averlo definito ‘negro bastardo’ e di avergli consigliato di ‘tornare sopra gli alberi’.

Per fortuna, comunque, la partita al The Hawthrons si svolse in un clima di assoluta serenità.

Len Cantello ottenne un tributo straordinario da oltre ventimila persone, accorse solo per salutare il suo eccezionale esempio di fedeltà calcistica.

Per la cronaca, la partita terminò 3-2 in favore dei calciatori di colore. Il dato interessante riguardò il fatto che molti tifosi neri si precipitarono sulle tribune dell’impianto per guardare la partita e partecipare alla festa.

Nessuna protesta.

Zero polemiche per una scelta, comunque, non proprio lungimirante.

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