Connettiti con noi

Altri Sport

Milano: lo “scippo” del Comune inteso come sport

Andrea Ciabocco

Published

on

Troppo spesso quando un appalto pubblico riguarda un impianto sportivo la vicenda finisce con un contenzioso. Da una parte l’amministrazione pubblica non adeguatamente strutturata per gestire procedure complesse e dall’altra concessionari quasi sempre mossi dalla volontà di “costruire” e dal desiderio di poter vedere un “sogno avverato”. Troppo spesso il concessionario è guidato dall’inesperienza e dalla passione che lo porta a non puntualizzare quando andrebbe puntualizzato, a buttare il cuore dall’altra parte della siepe quando invece bisognerebbe fermarsi a tutelare i propri interessi.

Il concessionario protagonista di questa vicenda è un uomo in carne e ossa, Walter Bertini – ex giocatore di livello nazionale, apprezzato maestro di tennis, nonché Presidente dell’omonima Associazione Sportiva Dilettantistica – che si è visto revocare la concessione dell’impianto sportivo nel quale aveva investito soldi, tanti, e vita. Il Comune, mai efficiente come per la revoca, in pochi mesi ha ripreso il possesso del centro sportivo, ravvisando interesse pubblico all’immediata riacquisizione, per poi consegnarlo in affidamento temporaneo alla Federazione Italiana Baseball.

Lo incontro dopo 38 anni da quando sovvertendo il pronostico, sfruttando il fatto che giocavano in casa, i miei ragazzi della Virtus Roma vinsero il titolo italiano a squadre Under 16 contro lo Junior Milano degli inarrivabili Bottazzi e Bertini. Siamo al Convegno Nazionale della Lega Tennis Uisp e tra un ricordo e l’altro Walter mi racconta la sua storia da maestro e imprenditore.

IMG_20140820_170452

Ho partecipato a un bando per la concessione di uno storico impianto del Comune di Milano, il Kennedy, in A.T.I. insieme ad altre 2 società, una delle quali si sarebbe dovuta occupare dell’area del baseball. In pochi anni, dal 2008 al 2013 il Centro che era in uno stato di degrado massimo – strutture fatiscenti, tennis di 8 campi sottoutilizzato (solo estivo), tribune non a norma (tennis e baseball), nessuna certificazione (termica,elettrica,ecc), addirittura privo di accatastamento – è rinato arrivando a 620 soci praticanti il tennis per tutto l’anno più altrettanti frequentatori, raggiungendo importanti risultati agonistici: 6 titoli Italiani Vinti, Primo Club Milanese che ha creato un’accademia di tennis, allievi con risultati di livello internazionale (Golarsa a Wimbledon, Borroni a Roma, allievi partecipanti alle Nazionali Italiane, Medaglia di bronzo al valore atletico Coni), quarto club Lombardo per numero di soci.

Alla mia domanda se ha dovuto far fronte ad investimenti mi risponde: “Certo, 750.000€ che ho dovuto investire da solo poiché gli altri soci dell’ATI si sono tirati indietro per la loro parte di finanziamento in attesa che il Comune ci rilasciasse la fidejussione a garanzia del finanziamento stesso. Intanto sono cominciati problemi seri con l’Amministrazione che oltre i lavori oggetto del bando ha chiesto dei lavori aggiuntivi e di far fronte a debiti della gestione precedente.

E quindi, lo incalzo, come si arriva alla revoca?: “Dopo che scopro che la Federazione Baseball è interessata a subentrare nella mia gestione iniziano ispezioni continue da parte dei dirigenti comunali atte a screditarmi con l’obiettivo evidente di mettermi in difficoltà. Infatti ad agosto 2013 arriva, puntuale, l’avvio del procedimento di revoca. A questo punto nonostante diverse proposte di soluzione da me prospettate a ottobre del 2015 il Comune procede allo sgombero e consegna l’impianto alla FIBS con affidamento temporaneo in attesa che producesse un piano di fattibilità economica. E da allora di proroga in proroga – cinque – fino al 31 luglio 2017…”

0 016

Adesso cosa succede?: “Dopo aver perso il ricorso al Tar sono in attesa, fiducioso, del Consiglio di Stato. Oltre al danno la beffa. Poiché mi hanno revocato oggi non sono in grado di poter partecipare a future procedure, una sorta di “damnatio memoriae”. Il Comune abusando della propria posizione dominante attraverso imposizione continue mi ha messo in difficoltà e oggi non mi permette, qualora il giudizio fosse confermato, di partecipare a procedure future. Secondo me, al contrario, il Comune si è reso inadempiente già da prima del contratto e poi subito dopo la stipula  e di seguito durante la esecuzione e infine dopo l’avvio delle trattative per risolvere consensualmente il contratto.

Onore, lealtà, integrità, correttezza dovrebbero essere alla base degli atti e dei comportamenti di chi agisce per conto dell’amministrazione, poiché i suoi atti coinvolgono persone sotto un profilo di immagine, morale, economico, lavorativo, specialmente e soprattutto quando questi atti portano ad azioni sanzionatorie e punitive come quello della decadenza che preclude la partecipazione a future procedure di appalto o concessione.

Oggi, da quanto racconta Walter Bertini, l’inettitudine dei dirigenti comunali ha portato alla distruzione di tutto ciò e, cosa molto più grave, ha portato alla dispersione di sane energie che sempre più sono carenti nell’ambito sportivo.

Lo sport è una cosa seria e proprio per questo andrebbe salvaguardato.

E’ di pochi giorni fa, venerdi 17 per la precisione, la notizia della chiusura del Kennedy da parte dell’affidatario temporaneo, la Federazione Italiana Baseball, che a seguito di una nota da parte del Comune di Milano che metteva in luce delle criticità riscontrate in assenza di contraddittorio, ha deciso, per ragioni di sicurezza, tale atto.

La situazione è sempre più grottesca. Il concessionario precedente revocato nonostante gli investimenti realizzati e ora l’affidatario temporaneo che gli è succeduto che chiude il centro per ragioni di sicurezza. E i cittadini allibiti osservano…

 

2 Commenti

2 Comments

  1. walter bertini

    marzo 23, 2017 at 7:48 pm

    Per vedere il mio post facebook https://www.facebook.com/wbertini/posts/10212362037715771

    Questo è l’ennesimo articolo con dichiarazioni “VERAMENTE IMBARAZZANTI”, la vera accademia di tennis era del sottoscritto con i risultati tennistici ben noti, se il Presidente della Federazione del Baseball è soddisfatto di gestire una scuola tennis (con quali figure professionali? e con quali titoli?) ne dovrà rispondere ai propri Affiliati (magari promuoverà ai ragazzi il tennis invece di iscriverli al baseball…)
    LA VERITA’ E’ CHE IL CENTRO SPORTIVO KENNEDY (ristrutturato in parte dal sottoscritto) e “regalato” dall’Assessora Bisconti (in cambio di un investimento)( doc.4)produce UTILI. L’investimento la FIBS non l’ha fatto, ma si continua la Concessione aspettando tempi migliori….
    Il Centro Kennedy è stato chiuso dall’Amministrazione Comunale dopo un controllo per una situazione di non adeguata messa in sicurezza!!, certo, se la FIBS ha l’obiettivo di produrre UTILI (per altri scopi) non ha “interesse” neanche per le normali mansioni di manutenzione ordinaria.
    In circa 18 mesi di gestione la FIBS ha messo in “cassa” circa 100 mila euro, basta calcolare il mutuo che io pagavo per gli investimenti fatti (circa 42 mila euro anno) e il risparmio sul personale.
    FORSE IL COMUNE CON LA NUOVA ASSESSORA SI DOVRA’ FARE DELLE DOMANDE SERIE SU QUESTA IMBARAZZANTE SITUAZIONE.
    Per vedere i documenti http://www.centrosportivokennedy.it/kennedy.html

  2. walter bertini

    marzo 24, 2017 at 7:30 pm

    CON QUESTA LOGIGA MILANO NON VUOLE AGEVOLARE LE ASSOCIAZIONI SPORTIVE
    Anche la nuova Assessora dello Sport di Milano Roberta Guaineri prosegue il programma di aiutare http://www.comune.milano.it/wps/portal/ist/it/news/primopiano/tutte_notizie/turismo_sport_tempolibero/strategia_condivisa_centro_kennedy le Federazioni Sportive (che sono finanziate dal CONI) e non le Associazioni Sportive (che sono la forza del movimento sportivo a Milano e in Italia).
    Le Associazioni Sportive, per poter gestire un impianto Sportivo Comunale DEVONO partecipare ad un Bando Pubblico e impegnarsi economicamente con un piano di sviluppo SENZA OTTENERE CONTRIBUTI sugli investimenti proposti.
    Con questa dichiarazione pubblica http://www.fibs.it/it/news/federazione/41850-summit-positivo-tra-comune-di-milano-e-federazione-per-il-centro-sportivo-kennedy.html il Presidente della FIBS (Federazione Baseball e Softball) dichiara di aver raggiunto un accordo con l’Assessora Roberta Guaineri e di aver chiarito i rispettivi obblighi.
    La FIBS dovrà “FINALMENTE” ufficializzare con un documento coerente l’impegno promesso nei preliminari degli accordi iniziati 3 anni fà (doc.4) e il Comune si impegnerà con un contributo per l’impiantistica in generale, ora vedremo se gli impegni assunti saranno i medesimi o si inventeranno altre “verità”.
    Naturalmente IO sono parte in causa di questa assurda situazione dove la Bisconti ha VOLUTO DISTRUGGERE la mia realtà sportiva “assegnando” in via diretta (che non si può fare)(doc.5) il Centro Kennedy alla FIBS con la promessa di un contributo pubblico, questa INSOLITA pratica è iniziata con il mandato della Bisconti che PRIVILEGIA SOLAMENTE i rapporti tra Enti Pubblici (secondo esempio XXV Aprile, investimento Comune 2 Milioni di euro, concessione alla FIDAL 13 mila euro!!)(doc.6 e 7).
    Se queste pratiche di aiutare SOLAMENTE gli Enti Pubblici è l’obiettivo politico di questa Amministrazione mi immagino una “ribellione” di tutte le Associazioni Sportive che gestiscono in Concessione strutture Pubbliche di Milano.

    E non è finita, altre assegnazioni dirette alle Federazioni SENZA NESSUN IMPEGNO ECONOMICO D’INVESTIMENTO!!, FIDAL (doc.8) e FIBS (doc.9).
    Comune di Milano nelle more della EX Assessora Bisconti, le Associazioni Sportive ti ringraziano……..
    Per vedere i documenti http://www.centrosportivokennedy.it/kennedy.html

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

quattro × 5 =

Altri Sport

Paul Allen: storia del Genio tifoso innamorato dello Sport

Alessandro Mazza

Published

on

Genio, rivoluzionario, magnate, filantropo. Non bastano le parole, gli aggettivi. Scrivo. Meglio: pigio i tasti del mio PC. Il Personal Computer in ogni casa, la visione, il sogno della Microsoft. E di uno dei suoi fondatori, Paul Gardner Allen, che ci ha lasciato a 65 anni, sconfitto dalle complicazioni legate ad un Linfoma non-Hodgkin, rara forma di cancro che già lo aveva colpito nel 2009 e contro il quale stava combattendo nuovamente, come lui stesso aveva annunciato soltanto pochi giorni fa. Il co-fondatore di Microsoft se ne va nella sua Seattle, la città dello smeraldo e della prestigiosa scuola privata Lakeside, dove giovanissimo conobbe William Henry Gates III, meglio noto come Bill, con il quale fonderà nell’Aprile del 1975 il colosso informatico destinato a cambiare la vita di miliardi di persone. Servirebbero libri, film, documentari. Ci sono stati, ci saranno.

Un uomo diverso, dai molteplici interessi, la sua enorme ricchezza (oltre 20 miliardi di Dollari secondo Forbes) messa a disposizione di svariati progetti. E delle sue passioni. La musica, con la sua band, gli Underthinkers, e il mito di Jimi Hendrix che lo accompagnerà tutta la vita. E lo sport, l’altro grande amore di Paul Allen. Nel Giugno del 1988, Allen acquista i Portland Trail Blazers, storica squadra NBA: 70 milioni di Dollari a Larry Weinberg, uno dei fondatori della franchigia e un “sogno che diventa realtà” per il genio dell’informatica. La squadra è buona, futuribile, la stella del giovane Drexler ha cominciato a brillare e il tocco di Allen (all’epoca il più giovane proprietario nello sport professionistico americano) sembra quello di Re Mida. Dopo una prima stagione interlocutoria, Portland cambia marcia: tre Finali di Conference consecutive, due delle quali vinte. Si perde in Finale NBA, troppo forti i Bad Boys di Detroit nel 1990 e il Michael Jordan del ’92, lanciato nell’Olimpo dal primo titolo conquistato l’anno prima contro i Lakers (che avevano sconfitto proprio i Blazers nelle finali dell’Ovest). Vinceranno, si pensa, questo giovane miliardario troverà il modo di trionfare anche nello sport. E invece non vince. Si ricomincia con le uscite al primo turno dei Playoffs, Drexler chiede e ottiene la cessione, la squadra non ingrana. Alla fine degli anni ’90, uno spiraglio: un gruppo nuovo, giovani promettenti (Wallace, Stoudamire), veterani di spessore (Pippen, Smith), leggende europee (Sabonis, Schrempf). Sembrano pronti, dopo le Finali dell’Ovest perse nel ‘99, nel 2000 si mettono alle corde i soliti Lakers, stavolta in versione Kobe&Shaq. Ma il quarto periodo della decisiva gara7 è un calvario, la rimonta di Los Angeles stronca i sogni di Portland e la finale di Conference va di nuovo ai gialloviola.

Paul Allen spende tantissimi soldi, spesso male. La squadra non migliora, anzi, si riempie di personalità e caratteri discutibili (a qualcuno viene in mente di chiamarli Jail Blazers vista l’attitudine comportamentale di qualche giocatore di riferimento). Fuori dal campo le cose non vanno meglio: la Rose Garden Arena va in bancarotta, per molti Allen pensa di cedere la squadra o addirittura di trasferirla nella sua Seattle, destinata di lì a poco a perdere la franchigia che verrà spostata dai nuovi proprietari ad Oklahoma City. Paul Allen, invece, mantiene il controllo dei Trail Blazers. Non solo, smentisce categoricamente l’idea del trasferimento a Seattle. Dove invece aveva salvato un’altra squadra. Già, perché nel 1996 Paul Allen decide che la NFL deve rimanere a Seattle e acquista i Seahawks da Ken Behring, orientato a trasferirli in California. Col Football, la storia sembra ripetersi: la squadra va bene praticamente da subito, cominciano ad arrivare le vittorie in Regular Season, le qualificazioni ai Playoffs e soprattutto il primo Superbowl, anno 2006. Anche stavolta, però, una sconfitta: sulla strada dei Seahawks, gli Steelers di Roethlisberger, la storia che va ancora una volta da un’altra parte, anche decisioni arbitrali controverse. Ma quando vince Paul Allen? Fidatevi, vince. E lo fa proprio con la squadra della sua città, trionfando nel Superbowl XLVIII in una partita in cui la clamorosa difesa dei Seahawks, la “Legion of Boom”, metterà in ginocchio l’attacco dei Denver Broncos e del leggendario QB Peyton Manning. Paul Allen alza al cielo il Vince Lombardi Trophy, festeggia, si narra che nel party per la vittoria abbia nuovamente imbracciato la chitarra e suonato. Come faceva nelle sue celebri feste sull’Octopus, lo yacht (oddio “yacht”, il palazzo galleggiante di sua proprietà) che ospitava la serata più divertente dell’intera settimana del Festival di Cannes. Chitarra che, a proposito, secondo il leggendario Quincy Jones sapeva suonare proprio come Hendrix.

Paul Allen perderà ancora: un Superbowl in maniera clamorosa, con uno scellerato ultimo possesso che toglierà ai Seahawks il bis del titolo e consegnerà l’anello ai Patriots dei monumenti Brady e Belichick. E perderà ancora con Portland, dove infortuni, scelte sbagliate e avversari oggettivamente troppo superiori hanno tenuto i Blazers lontano dalle Finali e da un titolo (l’unico) che manca dal 1977. Ma questo miliardario tifoso c’è sempre stato, fino alla fine, nella vittoria e nella sconfitta. Persino in qualche trasferta (cosa assai rara per i proprietari statunitensi), seguendo le proprie squadre con una passione probabilmente unica. Domenica per Seattle c’è il turno di riposo, Portland invece comincerà ufficialmente la stagione tra un giorno, tra le mura amiche e proprio contro i soliti Lakers. Sarà l’esordio con Los Angeles di LeBron James, per i Blazers sarà soprattutto la prima gara senza Paul Allen. Il posto vuoto sotto al canestro, il ricordo, certamente le lacrime.

Continua a leggere

Altri Sport

Storia di Ciprian, l’atleta Special Olympics salvato da Madre Teresa di Calcutta

Olympics Italia

Published

on

Il 17 Ottobre 1979 veniva assegnato il Premio Nobel per la Pace a Madre Teresa di Calcutta, una donna divenuta Santa per le sue immense opere di carità verso i più poveri e i più sfortunati al mondo. Tra le tante storie che accompagnano la sua vita, c’è quella di Ciprian. Insieme a Special Olympics vi raccontiamo la sua meravigliosa vicenda.

Madre Teresa di Calcutta è stata proclamata santa da Papa Francesco; tra i suo “miracoli” c’è certamente quello di aver salvato la vita a Ciprian, oggi un Atleta Special Olympics.
La sua rinascita ha inizio quando, a Tirgoviste vicino Bucarest, Madre Teresa di Calcutta varcando la soglia di un orfanotrofio, per casi incurabili, con scarse condizioni igieniche e cibo insufficiente, lo prese in braccio e decise di portarlo via con sé, ancora piccolino. Un incontro che, invertendo un destino già segnato, ha aperto le porte ad una nuova vita fatta di attenzioni, cure ed attività di riabilitazione che gli hanno permesso di sentirsi parte di una famiglia e di avere le giuste condizione per poter vivere pienamente.

La nascita
Ciprian è nato in un piovoso giorno di gennaio, durante gli anni della dittatura di Ceausescu. Per i medici è già un miracolo che sia ancora vivo perché le conseguenze del parto si rivelano drammatiche: le ossa del cranio non si saldano, non permettendo un corretto sviluppo del cervello; il neonato è destinato ad andare incontro a seri problemi durante la crescita. Le gravi malformazioni alla nascita e le conseguenti preoccupazioni portano probabilmente la madre ad abbandonarlo.

L’arrivo in Italia
La sua nuova casa diventa, fino a quando non gli viene permesso di arrivare in Italia, l’Istituto delle Suore Missionarie della Carità a Bucarest. Accolto successivamente a Roma in un Convento delle Suore Missionarie, viene sottoposto, al Policlinico Gemelli, a diverse operazioni chirurgiche che riescono a salvargli parte della vista dell’occhio destro. Madre Teresa, negli anni, non si è mai dimenticata di Ciprian al quale, tornando in Italia nel 1993, fa da madrina di battesimo.

Il Serafico, una nuova famiglia
Nel 1995 per il Tribunale dei Minori di Roma Ciprian può essere adottato; le Suore Missionarie si adoperano per trovargli una famiglia ma le sue difficoltà spaventano così tanto che nessuno porta avanti, fino in fondo, l’intenzione di adottarlo. Ad occuparsi di lui nelle vesti di tutore legale, fino ai 15 anni, è una religiosa delle Suore Missionarie della Carità; successivamente si aprono le porte del Serafico di Assisi, centro di riabilitazione e ricerca per ragazzi con disabilità plurime, nonché team Special Olympics. Ciprian soffre di una encefalocele fronto-nasale a suo tempo corretta chirurgicamente con un residuo visivo e un ritardo mentale medio lieve, ma la riabilitazione, le numerose attività svolte, lo sport e l’affetto hanno fatto un vero e proprio miracolo in termini di crescita.

Lo Sport e Special Olympics
Ciprian è un ragazzo simpatico, vitale, sempre allegro; i volontari raccontano “uno straordinario smontatore di oggetti”, che ama conoscere nei dettagli per avere la certezza che ogni pezzetto, anche il più piccolo, ha un ruolo ed è prezioso. Nella struttura di Assisi diventa attore negli spettacoli del laboratorio teatrale, pittore al laboratorio grafico e un grande sportivo.
Partecipa ai primi Giochi Nazionali Special Olympics, nel 2007 a Lodi, dove conquista le sue prime medaglie, entrambe d’oro nei 100 metri e nel salto in alto; da lì un percorso di crescita continua la strada da fare è ancora lunga ma Ciprian non ha paura, ha già dimostrato a se stesso di avere una gran voglia di continuare a correre.

Continua a leggere

Altri Sport

Federico Turrini: “Quitters never win”. Mi riprendo il tempo che mi è stato tolto

Angela Failla

Published

on

Occhi accesi e il sorriso di chi non si è mai arreso. Lo sguardo è fermo, le mani tracciano piccoli segni nell’aria, con una calma quasi surreale. Ma quando indossa la cuffia e si tuffa in acqua sembra quasi un supereroe. Lui è Federico Turrini, 31 anni, toscano, uno dei grandi protagonisti del panorama di nuoto mondiale e attuale capitano della nazionale italiana. Il primo a stupirsi dei suoi successi è stato proprio lui. Con il suo metro e 93 di altezza e la medaglia di bronzo 400 misti agli europei in vasca lunga, si prepara, insieme ai compagni, a dare del filo da torcere alle squadre avversarie nei prossimi Mondiali. Un percorso, il suo, iniziato da piccolino e da allora un crescendo di successi consacrati dalla fascia di capitano. Ma anche un periodo buio, quello della squalifica per doping a soli vent’anni. Ma Federico non si è mai arreso e come recita il tatuaggio sul suo addome: Quitters never win si riprende le sue rivincite e insieme ad esse il tempo perduto.

Nel 2014 ha vinto la medaglia di bronzo in una competizione europea in vasca lunga. Una bella soddisfazione, non è vero?

Le medaglie di bronzo che ho vinto ai campionati europei in vasca lunga sono state sicuramente le emozioni più grandi perché arrivare all’appuntamento estivo, che poi è quello che conclude il ciclo di lavoro che hai fatto durante l’anno, e ottenere quello che avevo prefissato come obiettivo massimo, mi ha riempito di gioia e mi ha anche dato la forza di continuare a lavorare per gli anni successivi.

Nel 2007 durante un controllo antidoping l’hanno trovata “non negativo” e squalificato per due anni. Cosa ha provato?

E’ stato uno dei momenti più difficili della mia vita, anche perché si è trattato più che altro di una ingenuità compiuta ad appena 20 anni. Ho usato un collirio che non pensavo potesse contenere sostanze dopanti. Con me sono stati molto severi perché sono stato costretto ad una squalifica di due anni mentre in casi analoghi le squalifiche sono state diverse. Però, senza voler fare polemica su un capitolo ormai chiuso e ampiamente superato grazie ad altre soddisfazioni che mi ha dato lo sport, devo dire che è stato davvero difficile stare fermo per così tanto tempo senza poter gareggiare. Portare avanti allenamenti senza avere mai una verifica e senza lo stimolo della gara non è facile. Ho avuto una grande forza di volontà. Non nascondo che lì per lì ho anche pensato di smettere di nuotare e fare altro visto che comunque sono sempre andato bene a scuola. Ricordo perfettamente quell’estate: c’erano le Olimpiadi di Pechino, alle quali, ironia della sorte, mi ero pure qualificato. All’inizio non riuscivo nemmeno a vedere le gare. I miei compagni di nazionale mi scrivevano messaggi da laggiù e mi facevano ancora sentire parte di loro. E così qualcosa in me è cambiata. Mi è tornata la voglia di mettermi in gioco. E ho ricominciato ad allenarmi.

E cosa è successo dopo?

Sono stato 14 mesi senza poter competere, allenandomi però tutti i giorni. Quando sono rientrato, mi sono ripreso le mie soddisfazioni. Adesso posso dire di aver una carriera lunga anche perché ho già 31 anni e ancora nuoto. Spero di poterlo fare ancora per un po’ di tempo. Magari se non avessi avuto questo stop, mi piace pensare che la mia carriera si sarebbe conclusa prima. Invece le ho dato più longevità perché mi voglio riprendere il tempo che mi è stato tolto.

Cosa significa essere capitano della nazionale italiana di nuoto?

Essere capitano della nazionale italiana di nuoto è davvero una bellissima soddisfazione, senza dubbio.  Questa qualifica era per me una cosa impensabile! Il capitano viene votato dalla squadra e quindi significa che anche all’interno della squadra la mia figura è riconosciuta e può trasmettere qualcosa ai più giovani. I miei compagni di squadra mi hanno dato fiducia e spero di portare avanti questa carica il più a lungo possibile perché è davvero un bel ruolo. E poi succedere a una figura come quella di Filippo Magnini, che ha fatto la storia del nuoto italiano, è un onore e onere.

Le ha dato qualche suggerimento Filippo Magnini?

Mi sono sentito con Filippo Magnini la sera in cui è uscita la notizia della mia elezione come suo successore e, oltre a complimentarsi, mi ha detto che ero la persona adatta a prendere il suo posto. E questo mi ha riempito di gioia e orgoglio. Mi ha anche dato un po’ di consigli su come interfacciarmi con l’ambiente e su come fare il mediatore tra gli atleti e lo staff.  Ho cercato di fare tesoro dei suoi consigli.

E’ fidanzato con la nuotatrice Chiara Masini Luccetti, che abbiamo intervistato, un po’ come è stato tra Federica Pellegrini e Filippo Magnini, sono tante le coppie di atleti che condividono storie d’amore e allenamenti, non trova?

Il nuoto è uno sport dove maschi e femmine fanno le stesse identiche cose, non c’è divisione come invece può esserci in altri sport. Nuotatori maschili e femminili fanno esattamente gli stessi allenamenti, passano le stesse ore di palestra e quindi è facile che si creino dei legami. Con una persona al di fuori del nostro ambiente non credo sarebbe così facile. Ci assentiamo per grandi periodi e siamo costretti anche a parecchie rinunce soprattutto nel periodo di gara, di conseguenza stare con una persona che condivide le tue stesse passioni e stile di vita è più facile. Una persona che conduce una vita diversa dovrebbe comunque, in qualche modo, adattarsi o sacrificarsi.

Galeotta è stata la piscina, possiamo dirlo?

Hai perfettamente ragione. Io e Chiara ci siamo conosciuti durante un collegiale in Sudafrica perché lei si era aggregata alla nostra squadra per fare un periodo di allenamento insieme a noi e da lì tra una cosa e un’altra è iniziata la nostra storia d’amore. Adesso sono 5 anni che stiamo insieme.

Un aggettivo per definire la sua fidanzata?

Chiara è estremamente talentuosa e anche abbastanza testarda. Per questo mi piace da impazzire.

Continua a leggere

Trending

Copyright Io Gioco Pulito srls | Mail: redazione@iogiocopulito.it | Direttore Responsabile Antonio Padellaro | Sito web realizzato da Why Not Web Communication