Connettiti con noi

Azzardo e piaghe sociali

Bufera Catania: le intercettazioni inguaiano mezza Serie B.

Matteo di Medio

Published

on

Lo scandalo delle partite truccate che ha investito il Catania Calcio e la Serie B si allarga a macchia d’olio giorno dopo giorno. Dopo gli arresti dei vertici societari della società etnea e l’iscrizione al registro degli indagati di giocatori di società calcistiche che avrebbero partecipato alle combine, la lente di ingrandimento della Procura si sposta anche sulla Ternana, sul Bari, sul Brescia, sul Cittadella e sul Carpi.

Per quanto riguarda il club umbro, la partita incriminata sarebbe quella disputata tra Catania e Ternana, terminata con il punteggio di 2 a 0 in favore della squadra siciliana. I nomi al centro della combine sarebbero i giocatori rossoverdi Jens Janse, già indagato, e Pasquale Daniele Fazio, capitano della compagine, ancora non iscritto nel registro degli indagati, ma il cui nome compare nelle intercettazioni. Il sistema era sempre lo stesso: Delli Carri veniva informato dal dirigente Di Luzio attraverso l’uso di un linguaggio codificato, nel quale numero di binario e orario del treno indicavano il numero di maglie dei giocatori collusi. I due atleti smentiscono la loro partecipazione alla combine, dando incarico ai propri avvocati di curare i loro interessi.

La vicenda che interessa il Bari è differente: da un’intercettazione telefonica tra Delli Carri e Di Luzio, il primo lascia intendere che, se da una parte il Catania stesse comprando le partite, dall’altra il Bari era disposto a venderle. Le 4 sfide incriminate sono: Bari – Crotone, Trapani – Bari, Bari – Bologna e Carpi – Bari, tutte terminate con il punteggio di parità. Anche in questo caso, i vertici della società pugliese hanno prontamente smentito quanto emerso e dichiarato di essere pronti a ricorrere a vie legali per tutelare il club barese.

Anche il Brescia trema: la partita incriminata sarebbe Brescia – Catania. Pur non essendosi consumata la corruzione, in quanto il risultato finale del match fu di 4 a 2 in favore delle rondinelle, dalle intercettazioni tra Di Luzio e Arbotti emerge che quest’ultimo fosse stato in grado di contattare il calciatore Antonio Caracciolo (“il treno delle 3”) e Alessandro Budel (“il treno delle 5”), anche se non esistono intercettazioni in cui partecipano i due citati da Arbotti. La faccenda si complica perché, alla luce delle presunte incertezze di Budel, con un solo giocatore “a disposizione” – Antonio Caracciolo – la combine sarebbe stata impossibile e, per questo, Arbotti cambia strategia, cercando di indirizzare il risultato finale verso un differenza di reti pari a 2, come è evidenziato in una delle registrazioni, per poter incassare somme di denaro derivanti dalle scommesse sportive. A meno di 5 ore dall’inizio della partita, è lo stesso Presidente del Catania Pulvirenti a bloccare tutto, attraverso una telefonata con Delli Carri.  Se fosse confermato quanto emerso, il Brescia Calcio potrebbe vedere sfumare le proprie chance di ripescaggio nella serie cadetta dopo il fallimento del Parma.

Nelle intercettazioni compare anche un’intercettazione che riguarderebbe il Cittadella: Daniele Delli Carri avrebbe cercato di combinare un accordo per la partita Cittadella – Catania al fine di pilotare il risultato finale verso il club padovano, al fine di favorire le scommesse sportive. I granata di Foscarini si imposero con il risultato di 3 a 2 maturato allo scadere del tempo regolamentare.

Dulcis in fundo, nel polverone scatenatosi sulle partite truccate, spunta anche il Carpi. La favola della squadra emiliana che dalla Lega Pro è salita in due stagioni nella massima serie italiana, potrebbe essere macchiata dalla scandalo della vendita di partite. Dalle intercettazioni pubblicate da Gazzetta dello Sport, viene evidenziato come il risultato della partita Carpi – Catania sia stato deciso prima dell’inizio del match in questione. Il tutto viene testimoniato da una telefonata intercorsa tra Delli Carri e Di Luzio in cui il primo sottolinea il fatto che l’allora direttore sportivo del Carpi, ora in forza al Napoli, Cristiano Giuntoli, dovesse ricambiargli un favore. La partita terminò con il punteggio di 0 a 0, senza grandi emozioni, portando la matematica promozione in Serie A del Carpi e la permanenza in Serie B del Catania. In merito alla questione, il Presidente del club emiliano Claudio Caliumi si dichiara fiducioso circa l’estraneità della sua squadra ai fatti sopra citati.

Quanto appena elencato rappresenta solo uno studio preliminare di come le cose siano realmente andate ma, è certo, che in Serie B, da qualche giorno a questa parte, nessuno si sente al sicuro.

social banner

 

Altri Sport

Esports: quando truccare le partite è un (video) gioco

Emanuele Sabatino

Published

on

Qual è il fine a cui tendono gli e-sport? La risposta è molto semplice: emulare nel modo più accurato possibile le stesse situazioni, le stesse dinamiche, della vita reale. O almeno, esclusi i giochi di fantascienza, è quello il proposito dei giochi sportivi e di guerra.

Purtroppo però quando si tenta di emulare al massimo qualcosa, si prendono sia i lati positivi sia quelli negativi. Ed eccoci al punto dolente. Nello sport una delle piaghe più importanti, insieme al doping, è quella del match-fixing, ovvero delle partite truccate.

 Eh sì, anche il mondo virtuale dei joystick e dei mouse e tastiera è entrato nel mirino dei criminali nel settore del match-fixing. Il motivo è sempre lo stesso ed è valido per tutti gli ambiti della vita. Dove girano soldi, tanti soldi, qualcuno vuole prendersi un bel vantaggio aggirando le regole, arricchendosi e trasformando quel mercato e quell’ambiente in marcio.

QUANTI SOLDI VENGONO SCOMMESSI SUGLI E-SPORT?

La domanda che molti, io in primis, mi sono domandato è stata la seguente: “Ok, ma quanti soldi potranno mai generare le scommesse legate agli e-sport?” La risposta è talmente incredibile che ancora oggi fatico a digerire la risposta. Le scommesse abbinate agli e-sport, solo nel 2017 sono state pari a 696 milioni di dollari.

Tantissimi soldi ed il motivo è molto semplice. In tutto il pianeta ci sono 385 milioni di persone che interpretano tre ruoli contemporaneamente: Giocatori, spettatori e scommettitori. A questi vanno aggiunti quelli che scommettono solamente, tra cui le organizzazioni criminali, che muovono tantissima moneta.

L’industria dei videogiocatori si è ampliata, è cresciuta, è diventata lucrosa. In Asia è una realtà già da tempo ed in Europa sta crescendo sempre di più grazie anche all’aiuto di Federazioni, come la Ligue 1 francese che ha istituito la versione virtuale della lega calcistica dove ogni settimana si giocano le stesse partite in programma negli stadi in modo virtuale, e altre squadre che hanno assunto dei pro-player per disputare le partite sotto la propria bandiera.

COME FUNZIONA LA CORRUZIONE

Esistono sono due tipi di corruzione, entrambe fanno leva sul fatto che questi ragazzi ritrovatesi di punto in bianco in auge e in un mondo molto ricco, non sono stati formati per essere professionisti e senza nessuna istruzione dal punto di vista etico. Il primo modo di essere corrotti è se vogliamo “di sopravvivenza”. I pro-player si vendono le partite per auto-finanziarsi l’iscrizione a tornei successivi. Il secondo invece è quello “associativo” dove ci sono dietro le organizzazioni criminali che vanno dai player e li convincono a vendersi le partite dietro lauto compenso.

Ian Smith, commissario per l’integrita della Esport Integrity Coalition (ESIC) ha dichiarato che il giro di scommesse clandestine ed illegali sulle competizioni virtuali si aggira intorno ai 2 miliardi l’anno.

COME SI PUO’ COMBATTERE?

Le quote vengono rilevate in tempo reale, quindi lo stato di allerta si genera subito intorno all’evento. Come per gli sport normali, più si va lontano dalla scena professionista main-stream più il rischio combine diventa concreto.

IL PROBLEMA DELLE SKIN:

Se per combattere le scommesse il vantaggio è quello di avere gli alert delle quote in tempo reale e poter vedere chi ha scommesso seguendo i flussi di denaro. La cosa  che rende più difficoltosa la scoperta e cattura dei giocatori corrotti è il fatto che essi sono internet-addicted, ovvero conoscono molto bene internet ed il mondo dell’informatica e sanno come celare la propria identità. Proprio per questo per ricevere la “mazzetta” per truccare una partita, utilizzano le SKIN. Le skin sono oggetti che vengono usati dai personaggi nei videogiochi. Può essere un’armatura o una spada o anche altro. Più è potente e più è costosa.

Vengono trasferite e vendute anche nel fuori dal gioco nel mercato nero quindi succede uno scenario simile a questo: Criminale vuole corrompere un giocatore. Compra una spada ed un armatura per un importo di 10.000 euro e poi la passa al giocatore da corrompere per perdere la partita. Il corrotto, può rimonetizzare la skin vendendola a sua volta per soldi ad un terzo giocatore.

ARRESTI ILLUSTRI

Nel 2016 il mondo e-sports venne scosso dall’arresto di Lee Seung-Hyun, uno dei giocatori più forti di tutti i tempi di Starcraft 2 che per essersi venduto due partite si è beccato 700.000 KRW di multa, pari a 532 euro, 18 mesi di carcere, 3 anni di spospensione e ban a vita dagli e-sport coreani.

Continua a leggere

Azzardo e piaghe sociali

SLA: un colpevole silenzio

Luigi Pellicone

Published

on

Ieri, 16 Settembre 2018, si è svolta in Italia la Giornata Nazionale della SLA, la malattia degli sportivi. Una patologia di cui purtroppo si parla sempre poco malgrado le evidenze scientifiche sottolineano costantemente rischi rilevanti.

Ma che cos’è la SLA e che correlazione c’è con il calcio?

SLA: Sclerosi Laterale Amiotrofica. Tre lettere. Una condanna a morte. Le cause che scatenano il processo neurodegenerativo non sono chiare. Cosi come è impossibile guarire chi ne soffre. Di SLA, nel calcio, non si parla quasi più, nonostante i tanti calciatori che si sono ammalati. Troppi. A tal punto da interrogarsi: il calcio e questo male sono correlati?

Stefano Borgonovo la apostrofava come “stronza”. Il procuratore Raffaele Guariniello, invece, si pone delle domande. E nel 1998 apre un’indagine giudiziaria sul mondo del calcio, alla luce di numeri evidentemente “sospetti”: il rischio di SLA nei calciatori è elevatissimo rispetto alla media.

Si commissionano le perizie. La prima è di Adriano Chilò, neurologo dell’Università di Torino. La seconda di Stefano Belli, epidemiologo dell’ISS. Chilò indaga su 7325 calciatori professionisti (serie A e B) che hanno giocato fra il 1970 e il 2001. L’Istituto Superiore di Sanità invece opera a largo raggio: 24.000 giocatori dal 1960 e il 1996. Inclusi anche quelli delle serie minori. Il tutto è pubblicato nel 2005.

I numeri sono impietosi: dallo studio di Chilò emerge che la frequenza di SLA è 7 volte superiore rispetto alla media. L’ISS, allarga il “cluster” (gruppo) e scopre che il valore sale addirittura a 11. In entrambi gli studi, fra l’altro, emerge un’insorgere precoce della malattia che di solito si manifesta dopo i 65 anni. Qualche esempio: Giorgio Rognoni muore a 40 anni. Narciso Soldan ne ha 59. Albano Canazza, compagno di squadra di Borgonovo  nel Como a inizio anni Ottanta muore a 38 anni. Guido Vincenzi,  ne ha appena 35 anni.  Signorini, 42. Come  Ubaldo Nanni, 42. Lauro Minghelli,  il più giovane, 31 anni. L’ultimo Paolo List, del quale vi avevamo parlato tempo fa.

Cosa scatena la SLA?  Di certo l’utilizzo sovradimensionato  di antiinfiammatori, amminoacidi ramificati per endovena, antidolorifici, potrebbero essere fattori di rischio. I numeri anomali nel calcio potrebbero essere figli di una combinazione di eventi: l’abuso di farmaci e una predisposizione. Potrebbero contribuire anche i traumi a testa e gambe. Nè si possono sottovalutare i fattori ambientali: l’uso di pesticidi e diserbanti sui campi. Non a caso la SLA colpisce, sebbene in misura ridotta, gli agricoltori, i golfisti, i rugbisti. Sport e lavori su erba.

Il lavoro e le ricerche, da un punto di vista squisitamente scientifico, restano valide: la relazione fra calcio e SLA esiste. I calciatori italiani si ammalano e muoiono di più di Sclerosi Laterale Amiotrofica rispetto al resto della popolazione. La Medicina, intesa come scienza, suona l’allarme. Una categoria risulta “più esposta” se l’incidenza di casi supera 2-3 volte la media. (1.35 uomini, 1.10 nelle donne). Nel calcio, si è a + 7 e + 11. Alla stregua di un “malattia professionale”: perché, dunque, di SLA se ne parla sempre poco?

Continua a leggere

Altri Sport

L’apparenza prima di tutto: DNP, la pillola “magica” che fa dimagrire…e uccide

Emanuele Sabatino

Published

on

DNP è l’acronico del 2,4-dinitrofenolo, nitrocomposto derivato dal fenolo. È un composto tossico per l’uomo e per gli animali; l’avvelenamento da dinitrofenolo provoca un brusco aumento del metabolismo, sudorazione intensa (con cui il corpo cerca di dissipare calore), collasso e quindi può portare alla morte.

E’ famoso del mondo del fitness per i suoi miracolosi effetti dimagranti tant’è che, neanche c’è bisogno di dirlo, è una sostanza molto famosa nel mondo del bodybuilding in fase di cutting – definizione.

Chi l’ha provato giura di aver sentito una sensazione di forte bruciore all’interno del corpo, come se il corpo “si stesse cuocendo dall’interno”, questo perché non c’è un limite massimo all’aumento di temperatura corporea che può comportare questa pillola. Una percezione sgradevole, unita a tachicardia, palpitazioni e forte sudorazione. In un articolo precedente abbiamo parlato dell’efedrina come metodo rischiosissimo per dimagrire, quest’ultima aumenta dal 3 al 10% il tasso metabolico a riposo, il DNP del 50%. Percentuali pazzesche che però devono far riflettere sulla possibile, anzi molto probabile, letalità di questo “veleno”.

Scoperto agli inizi del 1900, inizialmente il suo scopo principale era quello di detonatore della dinamite TNT, nel 1931 degli studi scientifici videro le incredibili proprietà dimagranti e il DNP venne introdotto in tantissimi integratori alimentari. Venne bandito due anni più tardi da una giovanissima FDA (Food and Drug administration).

Tra il 2007 e il 2013 sono stati registrati quasi sessanta casi di reazioni mortali dei quali si sospetta la causa sia l’assunzione di pillole a base di DNP. Ultimo dei più eclatanti quello di una ragazza inglese, Eloise Parry, morta dopo aver ingerito otto pillole di DNP.

La Food Standard Agency britannica ha preso molto sul serio la minaccia per la salute del DNP e ha lanciato una campagna per prevenire altri drammi causati da esso. Gli effetti collaterali della molecola sono oggi noti e non ci sono dubbi circa la sua pericolosità: si va dal vomito al mal di testa alle difficoltà nel respirare fino febbre molto alta (che può superare i 43°) al coma e, come spesso è successo nella storia del DNB, alla morte. Il problema è che una volta innescata la reazione che “velocizza il metabolismo” questa non si arresta.

Vietato ufficialmente, come spesso accade, il DNP è facilmente reperibile sul mercato nero. Il problema però è che i laboratori che lo producono, privi di ogni licenza, spesso mentono sulla grammatura di una singola pillola, aumentando quindi il rischio di letalità esponenzialmente. Anche i costi variano tantissimo ed una confezione di DNP va dai 180 ai 2000 euro.

La BBC ha intervistato una ragazza che ha assunto dinitrofenolo ma è riuscita a sopravvivere: “All’inizio senti un po’ di energia in più, ma poi quando pensi che questa energia svanirà non succede ed il corpo comincia a surriscaldarsi sempre di più. Ho avuto la sensazione di essere ricoperta dalle fiamme e sentivo la mia pelle bollire. E’ stato terribile, il mio cuore batteva così forte che temevo potesse esplodere o fermarsi da un momento all’altro. E’ stata la peggior esperienza della mia vita”.

In una società dove l’apparenza e la perfezione fisica viene intesa come chiave del successo, dove le persone, anche consci dei rischi, sono pronti a prendere di tutto pur di perdere un chilo di grasso, questi veleni altamente pericolosi avranno, purtroppo, sempre una grandissima fetta di mercato ed una clientela numerosa.

Continua a leggere

Trending

Copyright Io Gioco Pulito srls | Mail: redazione@iogiocopulito.it | Direttore Responsabile Antonio Padellaro | Sito web realizzato da Why Not Web Communication