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Massimo Ranieri a Catania con il tour “Malìa”: le più belle canzoni napoletane rilette con i grandi del jazz

Angela Failla

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Lunedì 13 marzo terzo appuntamento con la rassegna di concerti PuntoeacapoLIVE al Teatro Metropolitan di Catania. Dopo il successo del disco, presentato dal vivo nel programma del sabato sera di RAI 1 “Sogno e Son Desto 3”, Massimo Ranieri decide di portare sul palco questo incantevole progetto, che vede protagonista la grande canzone napoletana, facendole acquistare un fascino internazionale.

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“Malìa”, la nuova produzione di Massimo Ranieri e Mauro Pagani, è un viaggio, ammaliante ed incantevole, una sorprendente avventura musicale nel tempo magico delle canzoni napoletane degli anni Cinquanta e inizio Sessanta, melodie cariche di erotismo, calore, notti e  lune. Ranieri porta così sul palco la grande canzone napoletana anni ‘50 e ’60 in eleganti abiti jazz: classici dell’immaginario napoletano di varie epoche, accorati come “Strada ‘nfosa” di Modugno, internazionali come “Luna Rossa”, o ancora di Carosone “Torero”, per citarne alcuni. Con lui un quintetto all star del jazz italiano: Enrico Rava alla tromba, Stefano Di Battista ai sassofoni, Rita Marcotulli al pianoforte, Riccardo Fioravanti al contrabbasso e Stefano Bagnoli alla batteria.

Il progetto prende forma attraverso una sorprendente avventura musicale, che parte da quell’epoca così magica per la canzone napoletana più ballabile e coinvolgente, raccontata oggi da Ranieri ed il suo favoloso gruppo di veri e propri Maestri del jazz internazionale con rinnovata ed elegante essenzialità.

 

Questo il video ufficiale del brano “Malatia” di Massimo Ranieri, pubblicato nell’album “Malia”. Questo progetto nasce dall’incontro tra il grande interprete italiano e quella che è stata definita la “nazionale del jazz”: Enrico Rava (tromba), Stefano Di Battista (Sax), Rita Marcotulli (Pianoforte), Stefano Bagnoli (Batteria) e Riccardo Fioravanti (Contrabbasso). I musicisti, sotto l’occhio attento del produttore Mauro Pagani, hanno saputo dare nuova vita ai classici della canzone napoletana, riproposti in questa veste raffinata ed elegante.

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Fanbody: arriva in Italia il progetto che, attraverso la chirurgia estetica, aiuta le donne che non riescono più ad accettarsi dopo un tumore

Angela Failla

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FanBody è un progetto rivoluzionario, tutto al femminile, unico nel suo genere: un vero e proprio crowdfunding della chirurgia estetica, creato per aiutare tutte le donne che combattono quotidianamente con la propria immagine e che non riescono più ad accettarsi dopo un incidente o un tumore.

L’idea nasce dall’esperienza di tante donne e dalla volontà di dare vita ad un progetto con un forte contenuto etico, conferendo un nuovo valore alla bellezza, soprattutto per chi ha combattuto dure battaglie contro il cancro e ne porta ancora le cicatrici sul corpo. Il portale si avvale infatti della collaborazione dei migliori professionisti della bellezza e di aziende leader del settore con lo scopo di offrire una possibilità a tutte coloro che vogliono correggere grandi e piccoli difetti fisici.

Fanbody ha uno scopo: permettere ad ogni donna di sentirsi bene con se stessa, aiutandola ad accettarsi, anche a causa di un evento traumatico come un tumore o un incidente.

E’ una nuova idea di bellezza.

E’ la chirurgia al servizio delle donne: un progetto mai sperimentato prima in Italia, social ma dal valore etico, perché chiunque potrà aiutare ogni donna a realizzare il proprio sogno, aderendo ad una o più campagne, acquistando prodotti o attraverso una donazione. In cambio si riceveranno premi e omaggi, ma il regalo più grande sarà la possibilità di aiutare qualcuno a ritrovare il sorriso.

Protagonisti del portale, oltre a donne dalla forte personalità con alle spalle storie intense, sono i chirurghi. Primo fra tutti il dottor Luca Grassetti, esperto in diastasi addominale, da sempre dalla parte delle donne. Definito anche il “chirurgo dal cuore d’oro” perché ha permesso a centinaia di pazienti con storie di traumi e sacrifici alle spalle, di sottoporsi ad interventi di addominoplastica a costi davvero accessibili.

Accanto a lui altri grandi professionisti del settore come: il dottor Vincenzo Nunziata, esperto in chirurgia plastica ricostruttiva; la dottoressa Mariza Moio, specializzata in tecniche ricostruttive soprattutto in ambito cranio-facciale; e il dottor Gianfranco Petrolo, spesso ospite di trasmissioni televisive in qualità di esperto di chirurgia estetica della mammella e del viso.

Le donne che combattono in silenzio le loro malattie e la loro immagine adesso avranno una voce in più e potranno sentirsi davvero meno sole.

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Terry Gilliam e il suo Don Quixote conquistano l’Ischia Global fest

Angela Failla

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Visionario, dal talento geniale. Una lunga carriera formata da grandi intuizioni intervallate a rovinose cadute, un cinema incantato e al contempo crudele. Questo e tanto altro è Terry Gilliam: regista, sceneggiatore, attore e all’occorrenza anche disegnatore, capace di creare nei suoi film piccoli mondi sospesi tra favola e realtà senza tralasciare il suo ecclettismo figurativo e quel suo personalissimo delirio poetico. Dall’apocalittico e distopico “Brazil” (che gli è valsa la candidatura agli Oscar come miglior sceneggiatura nel 1986) al Medioevo di “Jabberwocky”, attraversando la storia con i viaggi de “I banditi del tempo” e il beffardo “Le avventure del barone di Munchausen”. E poi ancora i bassifondi di New York in “La leggenda del Re Pescatore”, in viaggio per le strade di “Paura e delirio a Las Vegas”, nell’universo fiabesco e deformato dei “Fratelli Grimm”, senza tralasciare il faustiano “Doctor Parnassus”.

Finalmente, dopo quasi 30 anni di attesa, fatti di traversie inenarrabili, Terry Gilliam ha presentato quest’anno, all’Ischia Global Festival di Pascal Vicedomini l’anteprima italiana di “The Man Who Killed Don Quixote”.

«Ci sono voluti tanti anni per fare il mio “Don Quixote”, è stato un vero e proprio viaggio nel tempo, ma anche il mio primo western. Ho sempre amato e desiderato fare un western».

Ha esordito così Terry Gilliam raccontando quello che è il suo Don Quixote, liberamente ispirato all’opera incompleta di Welles, che l’autore di Bazil ha ambientato nell’epoca moderna.

«Ho sempre avuto il lavoro di Orson Welles in testa, probabilmente perché non è riuscito a portarlo a termine. Io sono stato, forse, più determinato. Mi piaceva molto la sua idea di portare Don Chisciotte nel XX secolo. Ma il mio progetto era diverso. Quando ho cominciato a lavorare al film, nel 1989, il problema principale che mi si è presentato è stato quello di spiegare al pubblico la differenza tra diciassettesimo e ventesimo secolo. Il film dell’epoca prevedeva un personaggio contemporaneo e la storia era ambientata tra XVII e XX secolo. Il mio film è completamente diverso perché è tutto ambientato nel XXI secolo. E sono davvero molto soddisfatto del risultato ottenuto».

Un Don Chisciotte diverso da quello che siamo abituati a vedere nell’opera di Cervantes e che, grazie a Gilliam si colora di chiaroscuri e debolezze umane. «La storia di Cervantes parlava di cavalieri ma anche di quel mondo che aveva corrotto la mente di Don Chisciotte. Più che sognatore lo definirei un pazzo con una visione confusa della realtà. L’immaginazione è il mezzo più potente che abbiamo e spesso mi ci perdo dentro. Per questo ringrazio mia moglie che riesce sempre a tenermi con i piedi per terra! A volte smarrisco completamente il senso del tempo».

E se Don Chisciotte è il protagonista indiscusso del libro di Cervantes, nel film di Gilliam assume una connotazione diversa e altri personaggi vanno alla ribalta.

«Don Chisciotte, a differenza di quanto si pensi, non è l’unico protagonista della storia. Accanto a lui c’è infatti Sancho Panza e tutti noi abbiamo dentro una parte dell’uno e dell’altro. Racconto questa storia attraverso gli occhi di Toby, il personaggio di Adam Driver».

Un film che diventa anche una denuncia verso quel mondo magico che travolge e spesso corrompe le persone. «Oggi è il cinema, con i suoi film, a corrompere la mente delle persone del nostro tempo. Ho fatto questo film per vedere  l’effetto che il cinema ha sulle persone e per mostrare cosa voglia dire realizzare un film».

Un lungo lavoro, durato quasi trent’anni, pieno di insidie. Una su tutte è stata, come racconta lo stesso regista, quella di trovare i finanziamenti per raggiungere il budget che serviva a completare l’opera.

«Non è facile, oggi, produrre un film a medio budget. Le difficoltà di finanziamento per produrre “The Man Who Killed Don Quixote”, sono state enormi. Avevamo 12 milioni e mezzo di dollari ma dovevamo arrivare a 16. Per fortuna ci è venuta incontro  una ricca signora che ha creduto nel progetto. Mi sembra ridicolo che oggi non si riescano a fare film a medio budget. E’ davvero una cosa assurda».

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Vite Spezzate

Patrizia Angelozzi

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Genova. Stavamo per augurarci questa mattina un buon ferragosto. Invece non sarà così.
Non lo sarà con l’ennesima tragedia che in moltissimi stanno seguendo in diretta per sapere se qualcuno, vicino o lontano, è vivo o no.
L’ennesima strage senza un perché.
Abbiamo imparato a restare inebetiti di fronte a un Paese che non funziona pi
, Ustica, l’irpinia, Rigopiano, il terremoto in Molise, la terra dei fuochi con tutti i malati di cancro…e molto altro.
Un’altra tragedia immensa dalla quale, insieme agli abitanti di questa nazione speriamo che questa Italia possa imparare a recuperare e tornare a vivere dentro la legalità dei controlli, dei collaudi, delle manutenzioni e non più garante di bandi da far gestire al minimo ribasso, perché stiamo pagando con la vita, tutto il fallimento di un Paese che crolla inesorabilmente. Mentre restiamo in attesa del numero delle vittime, allo stato attuale, sono 
440 evacuati e aumenteranno, 11 palazzi svuotati, in corso sopralluoghi…tra loro,un bambino di 10 anni. Solo dieci anni. E come lui, arriveranno nomi, facce, vite spezzate per incuria.
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