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Azzardo e piaghe sociali

Massimo Fini: ” Prova tv per insulto discriminatorio? Inammissibile”

Matteo di Medio

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Abbiamo intervistato Massimo Fini, giornalista, scrittore e appassionato di calcio in merito all’introduzione da parte della FIGC della Prova Tv contro gli insulti discriminatori che entrerà in vigore il prossimo 1° Luglio. La scelta della Federcalcio nasce come conseguenza degli ultimi fatti riguardanti Sarri-Mancini, De Rossi-Mandzukic e Koulibaly.

Dal 1° Luglio 2016, ogni offesa a carattere sessuale, etnico, religioso e razziale verrà sanzionata con pene esemplari se ravvisata dalla prova tv attraverso l’uso di telecamere intorno al rettangolo di gioco. Cosa pensa di questa iniziativa della Lega e dell’uso della tecnologia per questi scopi?

Io penso malissimo di questa azione. Secondo me le telecamere non dovrebbero entrare all’interno della partita per questi motivi. In questo senso, il campo di gioco è un posto a parte. Non ritengo concepibile che se uno, ad esempio, riceve un grandissimo pestone debba essere sanzionato per l’insulto o l’imprecazione conseguente. Riguardo a quello che si dicono i giocatori, il campo di gioco non è un salotto di Oxford, c’è trance agonistica. Voler ridurre il calcio ad un “gioco per signorine” è sbagliato. Per tanti anni si è andati avanti cosi è non è mai successo niente.

Alla luce di quanto leggiamo quotidianamente sui giornali quando si parla di calcio, gli scandali del calcio scommesse, le false fatturazioni e le partite truccate, l’introduzione di una sanzione relativa ad aspetti come l’insulto discriminatorio, può rappresentare semplicemente uno “specchietto per le allodole” per spostare l’attenzione dai veri problemi del calcio e cercare in qualche modo di “pulirsi la coscienza”?

Io credo di si. Il problema del calcio è tutto un altro. Ormai è diventato un fatto puramente, o quasi, economico. Giocatori che passano da una squadra all’altra, non esistono più le bandiere. E’ un fatto di mercato. Invece come ogni gioco, anche il calcio deve essere, come è stato, un recinto sacro dove si recita un’altra cosa. L’unico spazio rimasto sacro se pensiamo al tifo. Il tifoso è una persona che gioisce o si rammarica se la sua squadra vince o perde, come un bambino. Ma nei fatti non gli entra in tasca niente. E’ una passione gratuita.

Come sappiamo, Lei è contrario all’utilizzo della tecnologia nel calcio, non solo per la prova tv relativa all’insulto, ma in generale anche su tutti gli altri aspetti. Allora, come pensa che possa essere risolto il problema della discriminazione, se per Lei esiste come problema?

Per me non è un problema. Se, per esempio, parliamo del tifo sugli spalti, il calcio serve anche come luogo di sfogo. In tutte le culture prima della nostra, che vuole l’uomo perfetto, si sono inventati sistemi per canalizzare entro certi limiti l’aggressività, che è anche espressione della quotidianità. Se allo stadio si dice “Forza Vesuvio” o quant’altro, è uno sfogo che poi, magari, evita che qualcuno tiri fuori un cacciavite e ammazzi uno per un sorpasso. E’ antropologia elementare. Per quel che riguarda i giocatori, invece, io credo che debbano essere liberi: sono in trance agonistica, ripeto, e in campo bisogna punire i falli pericolosi non certo quello che dicono.

Ripensando all’uso della tecnologia e alle spese che dovrà sostenere la FIGC per questa iniziativa, non crede che sarebbe meglio destinare le risorse verso l’introduzione di corsi di formazione e crescita culturale nel momento della maturazione del giovane o del futuro atleta all’interno degli istituti scolastici, della scuole calcio per insegnare l’etica sportiva e il rispetto dell’avversario?

No, io sono contrario ai corsi anche, per esempio, a quelli relativi alla sessualità, come vogliono introdurre all’interno delle scuole. In fondo ci si educa da sé. Noi abbiamo fatto i nostri corsi di educazione di vario tipo sulla strada, negli anni 50, quando eravamo più poveri di adesso e giocavamo sulla strada e non mi pare che nessuno di noi sia diventato un delinquente.

Concludendo, un’ultima battuta sulla querelle Sarri-Mancini delle scorse settimane. Cosa ne pensa?

Se ne è parlato molto ma io trovo sia ridicolo e minimale rispetto a quello che avviene nel calcio. Se due allenatori si insultano la cosa si chiude lì e deve rimanere all’interno dello spogliatoio, altro posto sacro che è stato violato dalle telecamere. Per tornare alla domanda iniziale, questo fatto di spiare quello che dicono i giocatori in campo è inammissibile. Domenica scorsa, a partita terminata, Totti e Cassano, per scambiarsi qualche battuta amichevole, si stavano coprendo la bocca con la maglia per non farsi vedere dalla tv. Io credo che non si possa ridurre tutto a questo.

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5 Commenti

5 Comments

  1. salvatore

    febbraio 10, 2016 at 10:57 am

    concordo in pieno.quelli che vanno puniti sono i falli brutti e intenzionali,il resto succede dappertutto senza che nessuno si offenda.Per quanto riguarda Mancini,avrebbe fatto meglio a tenere il becco chiuso;anche lui,durante le foga di una partita ne avrà detto di peggio.e poi sembra che oggi dare del finocchio sembra più un complimento.

  2. genesio

    febbraio 10, 2016 at 11:07 am

    indegno quello detto da fini .
    Ed ha il coraggio di parlare di pestoni ,senza rendersi conto di quello che c’è dietro ad un insulto razzista o sessista: discriminazioni,persecuzioni e l’offesa a tutta un’etnia o ad un genere .Poi vorrei chiedere a fini se reputa altrettanto lecito chiamare un ebreo che ti fa fallo “sporco ebreo” o augurargli le camere a gas ,perché alle offese che accetta fini non c’è fine .Se per fini il campo di calcio e lo stadio sono delle arene,arene lo devono essere fino in fondo,senza alcun limite e dato che è sport non vedo perché trascurare il volley,il basket,il ciclismo,il pugilato ,il ping-pong,il beach volley ,il biliardo e le boccette .Fini è un cavernicolo,senza offesa per quest’ultimi .

  3. Vikingo62

    febbraio 10, 2016 at 12:34 pm

    Probabilmente il giornalista è uno dei tanti appassionati che non hanno mai tirato un calcio al pallone e ne parlano come fossero intenditori. La trance agonistica corretta e leale è un’altra cosa e la si può andare a vedere nelle partite di rugby. Spesso si vedono calciatori che si abbandonano a comportamenti e/o frasi da decerebrati mediante i quali provocano reazioni da parte dei cosidetti tifosi. Io mi sono trovato una volta ad assistere a tafferugli post-partita durante i quali i “tifosi” hanno distrutto auto e aggredito poliziotti. Se questo è Il calcio, meglio il nuoto pinnato !!!

  4. Claudio Saggini

    febbraio 10, 2016 at 8:07 pm

    Concordo in pieno con le opinioni di Fini, anzi aggiungo che anche gli spalti devono rimanere un luogo sacro dove si svolge il rito del tifo degli spettatori. Vanno solo puniti gli eccessi vandalici maneschi, facilmente controllabili. Altrimenti si intraprende la strada dove si vedono solo venti uomini in calzoncini che corrono dietro a una palla.
    Il razzismo non si combatte con i divieti e punizioni di legge ma attraverso la cultura anche della vittima. Infatti viene sempre preso di mira un calciatore avversario che gioca benissimo e mette in difficoltà la propria squadra. Il tifoso, quale dodicesimo uomo in campo cerca di togliere la concentrazione di gioco. Il tutto va preso con spirito da carnevale per sfogare e scaricare le tensioni umane.
    Il vero scandalo, tutto Italiano, è come viene divido l’introito dei diritti TV: bacino utenza, meriti sportivi pluriennali… siamo al medio-evo: squadre aristocratiche e squadre provinciali plebee che possono solo vincere per lesa maestà e per sbaglio ogni mezzo secolo. ClaudioSaggini

  5. levatotut

    febbraio 11, 2016 at 2:07 pm

    A me il discorso “sono cose che succedono in campo e finiscono lì” (oltre a non crederci, visto che poi ci si aspetta per la partita di ritorno) ricorda molto “tutti colpevoli, nessun colpevole”.
    Ciascuno (specie i personaggi pubblici) si assuma le responsabilità di quello che dice e di quello che fa!
    Sì alle telecamere in panchina (come nella pallavolo), leggere i labbiali e tutto quello che può far emergere la verità.
    Il resto è vergogna legalizzata o consentita.

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Azzardo e piaghe sociali

Il grande inganno dei Bonus di Benvenuto: quando il “regalo” è utile solo ai Bookmaker

Emanuele Sabatino

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Sono messi in grandissima mostra, scritti grandi e con colori sgargianti, sono i bonus dei bookmakers attui ad invogliarci a iscriverci e puntare sulle loro piattaforme. In piccolo invece, molto in piccolo, talmente in piccolo che ci vuole o un monitor 60 pollici o una lente d’ingrandimento, troviamo scritto in un color grigio tristezza i “termini e condizioni” di questi bonus ed è proprio qui che scopriamo le cose più interessanti.

IL BONUS E LA FORMULA DO UT DES

Iniziamo con l’importo del bonus “fino a 100€ per te”. 100 euro di bonus ma per sbloccarlo ci vogliono altrettanti soldi. Ma questo è solo la punta dell’iceberg. Perché alcuni bookmakers sbloccano il bonus solo dopo aver giocato interamente il versamento iniziale. Quindi verso 100 e devo giocare 100 per avere i 100 di bonus. Non solo perché i problemi veri, la trappola, arriva dopo, una volta che il bonus è stato effettivamente accreditato.

LA TRAPPOLA DEL PRELIEVO CONDIZIONATO

Per prelevare bisogna giocare l’importo versato più quello bonus per un numero di volte prestabilito. Di solito più il bonus è alto e più il numero di volte in cui bisogna scommettere il tutto sale. Si va dalle 3 volte, passando alle 6, fino addirittura alle 8 volte. A questo punto il lettore/scommettitore potrebbe pensare: “Ok, nessun problema, mi gioco tutto su una partita live a 1.01 così sono sicuro che la prendo e dopo il numero di volte stabilito dal bookmaker posso prelevare”. Seeee, ti piacerebbe. I bookmakers sono aziende internazionali e non hanno mica “l’anello al naso e la sveglia al collo”. Se vuoi prelevare devi puntare in singola su una partita con quota minima di 1.5, alcuni bookmakers alzano l’asticella a quota 2. In multipla, invece, almeno una partita deve avere una quota pari o superiore a 1.5. Il vantaggio matematico in singola di un bookmaker italiano si aggira dal 5 al 10%, percentuale che lievita vertiginosamente nel momento che aumentiamo il numero di eventi. Facile quindi capire che giocare versamento + bonus per un numero considerevole di volte a quota minimo 1.5 sia il modo migliore, dal punto di vista matematico, di regalare i soldi alle agenzie di scommesse. Al mondo nessuno regala niente, specialmente i soldi, figuriamoci un’azienda internazionale. Il bonus di benvenuto è quindi una pubblicità, ai limiti dell’inganno e della truffa, atta ad intrappolarci il patrimonio, facendoci credere che quei soldi siano effettivamente nostri, per farcelo perdere piano piano.

LO SCIACALLAGGIO SUI BISOGNI PRIMARI DELLE PERSONE:

E’ come se fosse tutto un grande effetto domino: la crisi, la disoccupazione e la povertà portano alla disperazione, quando si è disperati non ci resta che sperare, e noi speriamo che la bolletta di due euro si tramuti in una vincita di 1000. Il problema è questo non avviene quasi mai e così i bookmakers si arricchiscono sempre di più investendo in altri tipi di giochi “invitanti” ma soprattutto in tanta tanta pubblicità che ormai è ovunque e a tutte le ore, formando un circolo vizioso indistruttibile. D’altronde una volta un saggio disse: “Il bookmaker è un borseggiatore che ti lascia fare tutto da solo”.

 

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NeuroDoping: se l’Elettroshock è la nuova frontiera delle prestazioni sportive

Matteo di Medio

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Dimenticatevi flebo, siringhe e pasticche. L’ultima trovata per migliorare le prestazioni sportive di un’atleta riguarda direttamente il motore dei nostri movimenti: il cervello. Stimolazione cerebrale o Neurodoping per l’appunto. Una metodologia molto semplice che prende spunto dalla fortunatamente abbandonata pratica dell’elettroshock nei lontani anni ’50. In sintesi, la prassi è molto simile anche se il voltaggio è 500/1000 volte più basso: si posizionano due elettrodi ai lati della scatola cranica e si scarica corrente elettrica con l’intento di cambiare i livelli di eccitabilità dei neuroni da essa colpiti.

A portare all’attenzione questa nuova pratica è stata la partnership siglata lo scorso anno tra la squadra di ciclismo Bahrain Merida, per la quale corre il nostro Vincenzo Nibali, con il gruppo Cidimu dell’Istituto delle Riabilitazioni Riba di Torino. Ugo Riba è il Professore che presiede il gruppo ed è convinto che attraverso questa metodologia sia possibile intervenire sulla fatica ma anche sulla rapidità di esecuzione sportiva e recupero da affaticamento post gara.

La tecnica, nota come stimolazione transcranica a corrente continua (tDcs) era stata pensata per il recupero di alcune lesioni al cervello o al midollo spinale. Oggi, trova applicazione per stimolare quei centri neuronali che, già degli anni ’90, si era pensato fossero i responsabili dell’affaticamento e del movimento muscolare. A sperimentare la tDcs è stata la squadra di sci e snowboard statunitense (Ussa) per quanto riguarda il salto con gli sci e le prestazioni dopo 4 applicazioni per due settimane hanno mostrato un aumento della forza e della coordinazione.  Soprattutto per quel che concerne la fatica, e il ciclismo può essere considerato lo sport che più ne sente l’impatto, la stimolazione andrebbe ad intervenire sulla corteccia motoria che è responsabile di inviare segnali di affaticamento. Aumentando l’eccitabilità di quest’ultima, si ottiene una minore percezione cerebrale di sforzo, consentendo al corpo di ottenere performance atletiche più durature. E come ha detto Samuele Marcora, scienziato dell’Università del Kent al FattoQuotidiano.itoltre al reale impatto della pratica si aggiunge anche l’effetto placebo con risultati ancora più incoraggianti.

La stimolazione transcranica può trovare terreno fertile in molti settori anche non sportivi come i videogiochi dal momento che aumenta la concentrazione e la velocità di reazione. Non a caso l’azienda Halo vende già delle cuffie da collegare allo smartphone per un utilizzo fai-da-te. Le evidenze per adesso analizzate, però, non hanno portato a reali conclusioni definitive e, come dice sempre Marcora, non sempre gli esperimenti hanno dato risultati confortanti e ha anche messo in guardia circa i rischi di un utilizzo continuativo della stimolazione, non essendoci ancora studi conclusivi sugli effetti a lungo termine. E se proprio dovesse essere utilizzato, consiglierebbe un uso solo pre-gara e non in fase di allenamento.

Altro discorso sul quale si dovrà ragionare se tale pratica dovesse prendere definitivamente piede, è relativo al concetto di Doping. Ad oggi la stimolazione transcranica è assolutamente legale ma non è escluso che, agendo sulle performance dell’atleta, possa essere considerato alla stregua dei farmaci proibiti in quanto strumento di alterazione del corretto svolgimento di una gara. Ma al riguardo sembrerebbe difficile riuscire a dimostrare un suo utilizzo prima di una evento sportivo. Senza contare che già vengono assunte alcune sostanze, come la caffeina che in certi dosaggi è permessa, che di fatto influiscono a livello cerebrale.

Ma su questo sarà la Wada a dire l’ultima parola. Nel frattempo teniamoci forte, che il futuro è oggi. E non sembra un granché.

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Doping e Scommesse, la dura vita “da cani”

Emanuele Sabatino

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Un allenatore è stato accusato di aver drogato il proprio cane con un cocktail di droghe tra cui la metanfetamina a cristalli per farlo correre più veloce. E’ stato arrestato.

Un uomo del Queensland (Australia), Anthony Hess di 44 anni, è stato indagato con 70 accuse di frode e possesso illegale di stupefacenti dove aver volontariamente dopato il suo cane per vincere le corse e approfittare delle quote molto alte.

I detective hanno dichiarato che il suo levriero Bonknocka Lass, è stato dopato principalmente con la metanfetamina in tre diverse gare. La prima, la più clamorosa datata il 2 agosto scorso, vide il levriero vincere la gare agevolmente nonostante la sua quota di partenza fosse addirittura di 44.70.

Secondo le analisi di laboratorio, il cocktail era principalmente a base di metanfetamina mischiato con pseudoefedrina e altri eccitanti. Ross Barnett, commissario dell’integrità per la corsa dei levrieri si è detto ovviamente shockato e ha sospeso immediatamente la licenza all’allenatore. Sospensione che con alta probabilità verrà resa definitiva.

Per ottenere la licenza di allenatore di levrieri bisogna mostrare ad una commissione apposita di essere in forma, avere una buona educazione e soprattutto avere il rispetto delle regole.  Al di là del singolo caso, il problema è sicuramente generale. Doping misto al maltrattamento sugli animali per fare più soldi con le corse. Tutto il marcio dello sport e della competizione in una sola frase. Chissà in altre parti del mondo, dove i controlli sono ancor più blandi e dove fanno scommettere gli “animali” sui combattimenti tra animali fino alla morte, quali sostanze diano ad essi per prendersi un vantaggio. E l’anfetamina, purtroppo, potrebbe essere solo la punta dell’iceberg.

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