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Marco Scarponi: “Così onoro e ricordo mio fratello Michele”

Fabio Bandiera

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Marco Scarponi: “Così onoro e ricordo mio fratello Michele”

A quasi due anni dalla tragedia che ci ha portato via Michele Scarponi il tempo sembra essersi fermato a quel maledetto 22 aprile 2017. Un senso di incredulità e rifiuto uniti ad un amore sconfinato e trasversale rendono l’Aquila di Filottrano una sorta di Highlander che vive in mezzo a noi, pronto a ricordarci i valori dello sport che questo ragazzo sorridente ha incarnato nella sua perfezione assoluta. Gentile, disponibile, campione e gregario di lusso, educato e ed esemplare in bici e giù dalla bici ha saputo unire nel dolore un Paese intero che si è fermato tramortito una mattina di aprile mentre già si respirava l’aria profumata della corsa rosa. Questa è la storia di un vuoto che permane, ma che non avrebbe dovuto essere fino a se stesso come sostiene il fratello Marco che dopo lo smarrimento iniziale ha condensato tutte le proprie energie in un progetto di grande utilità sociale.

E’ nata così la Fondazione Scarponi  al fine di promuovere la sicurezza stradale e la tutela degli utenti più deboli, quelli su due ruote, al fine di invertire una tendenza inaccettabile che vede più di duecentocinquanta vita umane perse ogni anno sull’asfalto, dato agghiacciante che non tende a diminuire. Progetto nobile e ambizioso che, partendo dal ricordo di Michele, ha vissuto il proprio Chilometro Zero lo scorso 19 gennaio  proprio a Filottrano – prima presso la sala consiliare del comune e poi al Teatro Torquis – dove sono state gettate le basi operative degli obiettivi da raggiungere alla presenza dei coach Cassani e Mancini, grandi amici di Michele, e di Marino Bartoletti che ha moderato l’evento. Abbiamo avuto il piacere di incontrare Marco per commentare e condividere a caldo le finalità di questa associazione alla quale tutti i cittadini moralmente e materialmente dovrebbero aderire.

Marco buongiorno e grazie per averci concesso un po’ del tuo tempo. Partiamo dall’evento di Filottrano, la Fondazione è ufficialmente partita?

L’evento è stato fantastico e lo abbiamo concepito come il primo atto ufficiale della Fondazione dopo aver visitato in lungo e in largo l’Italia e acquisito informazioni adesso era giunta l’ ora di partire con progetti concreti. Abbiamo annunciato il nostro planning futuro coinvolgendo due amici famosi, e ct delle rispettive nazionali, di Michele come Davide Cassani e Roberto Mancini, per dare a questi nostri intenti l’adeguata visibilità che merita. Ringrazio anche Marino Bartoletti, grande professionista e amico che ci è stato molto vicino in questi ultimi due anni. Abbiamo riempito il Teatro Torquis lasciando molte persone fuori, un vero e proprio bagno di folla che ci da grandi stimoli il futuro. Partiremo dalle scuole col progetto “Precedenza alla Vita”, andremo in giro dagli studenti per educarli iniziando dall’esperienza e dal ricordo di Michele.

Dopo quella tragica fatalità, cosa ti ha fatto scattare la molla per dar vita alla Fondazione?

Dopo la prima estate surreale senza Michele ho avvertito l’esigenza, condivisa anche dai miei familiari, di partire da quel dolore per trasformarlo in qualcos’altro. Noi raccontiamo una storia di dolore e siamo vittime in prima persona, ma la nostra visibilità deve essere un volano per agire affinchè la vita e la sicurezza di ciclisti e pedoni possano cambiare in meglio, fine che ci prefiggiamo con i nostri progetti. Poi volevamo dare un senso di continuità e di futuro legati a Michele, un modo virtuoso per conservarne attivamente la memoria preservando la vita.

L’amore trasversale che la figura di Michele ha generato in questi anni e senza dubbio straordinario, tu che stai girando l’italia ne sei testimone. Tante manifestazioni di affetto e di sincera commozione per un atleta e un uomo di incredibile livello.

Sì. E’ innegabile e io l’ho toccato con mano che la figura di Michele abbia generato un amore immenso e le manifestazioni di affetto commoventi, dalla Spagna alla Francia, sono la testimonianza vivente della sua persona. Michele era capace dopo tappe estenuanti di montagna  di scendere dalla bici e concedersi alle gente, perché lui amava la gente e questo affetto era ricambiato a trecentosessanta gradi. Aveva un modo di rapportarsi unico, ti faceva sempre sentire a tuo agio e non se la tirava per niente. Persino al cimitero vediamo gente da tutte le parti a rendergli onore e a posare un fiore. E’ veramente incredibile.  

Il rapporto tra l’uomo e l’automobile, tra smartphone e distrazioni di ogni tipo. Come iniziare a invertire questa tendenza che miete troppe vittime all’anno?

E’ chiaro che il rapporto tra l’uomo e l’auto è un rapporto non riuscito bene. Certo lo smartphone, ma distrazioni a parte è la velocità a mio avviso la causa numero uno della maggior parte degli incidenti. E’ una comunicazione sbagliata che invece di pubblicizzare decine e decine di automobile dovrebbe incentrarsi sui rischi connessi  all’uso di droghe alcool e altri fattori di rischio che andrebbero evidenziati molto di più dai media. Noi faremo la nostra parte, ma da soli non bastiamo. E’ un discorso complesso che noi dobbiamo affrontare coinvolgendo tutti gli amici di Michele.

Anna e i gemelli, vi unisce un dolore profondo. Qual è il tuo rapporto con loro e come si è modificato nel tempo?

Anna e i gemelli fanno parte della nostra famiglia, sono quasi sempre con noi e siamo uniti senza ombra di dubbio. Poi ognuno vive il suo dolore come è giusto che sia, io mi sono buttato da subito nel lavoro per non pensare e l’idea della fondazione è partita da lì. Se Anna non è sempre presente a questi eventi va rispettata ed è normale che lei trovi nel tempo la sua strada riempiendo questo enorme vuoto, facendo solo che sente di fare nella massima libertà. La vita è cambiata per tutti e ci siamo ovviamente rimessi in discussione, è un processo lungo che richiederà del tempo.

Segui ancora il ciclismo?

Con le due ruote ci sono cresciuto e fa parte del mio dna, ma vorrei che il ciclismo professionistico si esponesse molto di più su questo tema affrontandolo seriamente. Io distinguerei più tipi di ciclismo, ognuno usa la bicicletta per motivi e finalità che spesso non coincidono e che invece dovrebbero fare squadre per avere più spazi e più diritti che in un paese civile dovrebbero essere tutelati. Città a misura d’uomo e vivibili senza rischi per le due ruote, uniamo tutti i ciclismi sotto il segno di Michele, noi ci proveremo.

Quando vai con la mente a Michele? Unì immagine, un ricordo?

Io e Michele pur essendo diversi eravamo uniti, ora vivo nella casa dove siamo cresciuti per cui quando vedo i miei figli giocare con i suoi per me è come rivivere un continuo deja vu. Questo mi da forza, i nostri figli sono il motore e la linfa vitale per andare avanti giorno dopo giorno e vedere crescere i  gemelli è importante per me, per i miei e per Anna. A volte sento la voce di Michele che mi parla, come un registratore, schiaccio play e lui entra nella mia vita

Per chiudere. Gambe, il docu-film su Michele. Quando potremo vederlo?

Lo presenteremo in anteprima a Filottrano durante il periodo della Gran Fondo il 14 aprile, è un documentario dove ricorderemo la figura di Michele ripercorrendone i momenti più significativi grazie anche ai contributi dei suoi più cari compagni di viaggio. L’intenzione di fondo è quello di trasmettere un messaggio  positivo sull’esistenza, sullo sport e sulla sicurezza stradale.  

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