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Azzardo e piaghe sociali

Ludopatia – Parte 1: in Italia, mezzo milione di malati patologici

Daniele Poto

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Il gioco d’azzardo è una piaga devastante che coinvolge, sempre maggiormente, la popolazione italiana. Secondo le ultime statistiche, nel nostro Paese, il numero di malati patologici è tra le 300 e 600 mila unità.  Per movimentazione dell’azzardo siamo i primi in Europa e i terzi nel mondo dietro solo a Stati Uniti e Giappone. in un periodo di crisi economica, come quello attuale, è sempre maggiore il numero di persone che si affida alla sorte per ribaltare la propria condizione.

Pochi sanno, infatti, che se stendessimo una fila di “Gratta e Vinci” sulla distanza di 900 chilometri, tra Milano e Potenza, statisticamente, solo uno risulterebbe vincente.

Per analizzare meglio il fenomeno, abbiamo intervistato Daniele Poto, giornalista e massimo esperto di dipendenza da gioco d’azzardo.

VAI A LUDOPATIA – PARTE 2

FOTO: www.ilcolleinforma.com

19 Commenti

19 Comments

  1. donato

    novembre 27, 2015 at 2:47 pm

    Sono il padre di un ludopatico che ha sperpetrato più di 50.000,00 Euro ho dovuto prodciugare tutti i risparmi di 40 anni di lavoro,e nopn bastano.Attualmente stiamo trattando una restante parte di un prestito AGOS di circa 17000,00 Euro più varie carte. Ci guadagnano tutti sulle spalle di questa malattia che è impossibile da scardinare,verrebbe voglia di far fuori il proprio figlio,perchè una disgrazia simile non si può sopportare a lungo. E’ questo il Paese che vuole dimostrare la voglia di RIPRESA? Quali mezzi mette il Governo a disposizione di chi entra in questo vortice? Quando si arriva al punto di non farcela più cosa rimane da fare a un genitore? Tutto questo da quando hanno liberalizzato il gioco delle SLOT-Video Poker ecc. tra l’altro viene anche pubblicizzato. Questo Paese è da dimenticare.

  2. Riccardo

    novembre 27, 2015 at 3:05 pm

    Mi piacerebbe che Renzi e chi lo ha preceduto leggessero il dolore devastante di Donato e provassero profonda vergogna! E poi, avessero almeno la decenza di non.parlare di Cultura a vanvera…..Papa Francesco forever!

  3. Domenico

    novembre 27, 2015 at 3:10 pm

    Continuate a votare i partiti di Renzi , Alfano , Berlusconi e Salvini se volete che le sale giochi diventino sempre più numerose ! Però poi non lamentatevi se crescono i malati di Ludopatia .

  4. gabriele

    novembre 27, 2015 at 3:25 pm

    sarebbe interessante un sondaggio che dicesse quante di tutte le macchinette diaboliche in circolazione sono allocate nei circoli ARCI dove i fedelissimi del Bimbominchia continuano imperterriti a cantare bella ciao senza rendersi condo che probabilmente gli si addice di piu’ faccetta nera

  5. Ivo Serenthà

    novembre 27, 2015 at 3:47 pm

    A chi obietta che bandendo le slot e bingo d’ogni genere salterebbero fuori i giochi clandestini,posso obiettare io che basterebbe regolamentare la prostituzione con dei locali simili a realtà europee,si legalizza il settore eliminando in buona percentuale la ludopatia,con aspetti positivi che vanno dalla maggiore protezione delle donne alle entrate fiscali.

    • Governo Laudrup

      novembre 27, 2015 at 8:19 pm

      Ma cosa c’entra il gioco d’azzardo con la fXXa ?!?!?!

  6. giovangelo37

    novembre 27, 2015 at 5:02 pm

    Il gioco è un vizio come il tabacco, l’alcool e la droga, se il gioco da assuefazione come le droghe l’alcool e il tabacco perchè lo Stato non limita i punti gioco che stanno spuntando come funghi in ogni dove? A questo punto c’è da credere che lo Stato ce l’ha con i più deboli.

  7. roberto 57

    novembre 27, 2015 at 5:45 pm

    il cercare a tutti i costi un colpevole per quello che ci succede e in questo caso addossare la colpa alla politica ,è un’altro segno di debolezza. Sono uno spaghetto-dipendente e mi dovrei incavolare con la Barilla???

    • LUCA6

      novembre 27, 2015 at 6:00 pm

      non mi risulta che gli spaghetti creino dipendenza e rovinino famiglie. mi risulta piuttosto che un altro si scriva senza apostrofo… cordiali saluti e buona spaghettata

      • Eugenio

        dicembre 18, 2015 at 2:42 pm

        un altro a differenza di un’altra si scrive senza apostrofo…

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  10. Andrea

    dicembre 24, 2015 at 2:08 pm

    GIOCO D’AZZARDO
    “Ho iniziato ad indebitarmi giocando d’azzardo. Sono presto passato alle bische clandestine: c’era più gusto. Mi sono rovinato con videopoker e gratta e vinci e allora mio zio mi presenta Monekò, “…l’usuraio buono” diceva. Ogni giorno giravo per 10, 20 tabaccai. Compravo decine e decine di gratta e vinci. Sono arrivato a comprare un pacco di G&V. Lo so, a voi non vi dice niente, ma ve lo dico io: sono 200 gratta e vinci. Ho iniziato per smettere di fumare. Entravo dal tabaccaio e prendevo un solo pacchetto di camel, invece che due. Per consolarmi, per tirarmi su, iniziai a prendere uno o due gratta e vinci. Per diventare milionario? Nossignore! Per tirarmi su. Per un periodo ho fatto giocare mio figlio alle slot, tenendolo in braccio. Un po’ perché mi portava fortuna. Un po’ per fargli fare le abilità, come gioco per il cervello. Ma poi l’ho lasciato a casa: portava sfiga. Questa mia testimonianza è solo per dire che ci sta poco da spiegare. Un bel giorno ho detto: “Mi dovete aiutare! Sennò io ammazzo lo strozzino, tutti i tabaccai di Roma e provincia e poi ammazzo me!”. E i poliziotti della squadra mobile sono riusciti ad incastrare Monekò. Ho perso mia moglie e mio figlio Tommaso. Ora ha 8 anni. Ho perso quasi tutto ma ho ritrovato la mia libertà!!! Faccio a tutti un appello: Denunciate il vostro usuraio di fiducia, ma ricordate che il vero usuraio ha un solo nome: STATO!!!”. (Dal documentario di A. Battantier, Memorie di una dipendenza, 2007).

  11. Andrea

    dicembre 24, 2015 at 2:09 pm

    “Luis ha problemi di gioco e pure il fratello e la madre. Ma quanti sono? Cosa fare per loro! È tremendo esser compulsivi ed ossessivi. Finisci ridotto ad un povero schiavo. C’è chi dice che non si guarisce, che al massimo passi da una schiavitù ad un’altra. Non è giusto, non è giusto”. “Si può guarisce, ma serve una vera e propria riprogrammazione dell’Io, servono nuovi mantra, nuove consapevolezze. Iniziare ad uscire dalla via del Nulla, della Noia, soprattutto dal vicoletto-scorciatoia del Tutto e Subito. Nuove consapevolezze portano ad innalzarsi, a vedere la nostra vita scorrere in un determinato modo. La vita va vista allontanandosi da essa,  da un’altra prospettiva!”. (Memorie di una dipendenza, A. Battantier, 2015).

  12. Andrea

    dicembre 24, 2015 at 2:11 pm

    “Nonna preferisce i gratta e vinci, mamma il Bingo, io le scommesse sportive. Siamo una famiglia d’azzardo insomma, tranne papà che è solo alcolizzato. Papà mi ha fatto conoscere Monekò, l’unico usuraio che pure quando “presta” ti fa giocare d’azzardo, nel senso che quando vai all’ufficio suo ti fa vedere 3 buste e se scegli quella buona ti fa lo sconto del 10% sul 50% d’interessi. Io mi diverto a giocare, solo che non capisco che c’ho da divertirmi visto che perdo soldi su soldi. Il fatto è che mi diverto nel mentre, il dopo arriva dopo, insomma non ci penso e quando ci penso è troppo tardi. Ho aumentato nel tempo la mia posta in gioco e la cosa allucinante è che io mi sono sempre considerato padrone di niente e schiavo di nessuno, Invece con il gioco ho scoperto che sono padrone di niente e schiavo del gioco. Perché quando c’hai un vizio, sei schiavo del vizio. Altro che gioco responsabile. Tacci loro dello Stato e della pubblicità. È un vizio, una patologia, altro che gioco responsabile. Dietro al desiderio ci sta un bisogno e dietro al bisogno ci sta un vuoto. Un vuoto totale. Io mi illudevo ogni volta di controllare il gioco e invece bisogna urlarlo a quelli che ancora ci cascano alle facili illusioni di vittoria. Le sale bingo andrebbero fatte esplodere, anzi, meglio, espropriate e date alla povera gente che non c’ha una casa. Parliamone tra cittadini, apriamoci e raccontiamo la verità”. (Memorie di una dipendenza, A. Battantier, 2014).

  13. Andrea

    dicembre 24, 2015 at 2:12 pm

    GIOCO D’AZZARDO, IL BANCO VINCE SEMPRE E IL BANCO SI CHIAMA STATO. MA ALLE VOLTE SERVE IL CORAGGIO DI ABBANDONARE LA CERTEZZA DI ESSERE STRONZI. “Mio padre ha giocato sempre d’azzardo, specie con le macchinette. Ma io l’ho capito solo dopo. Quando avevo 7 anni mi diceva che lui di lavoro riparava le macchinette e doveva provarle. Io gli dicevo: ‘E allora perché ci metti i soldi?’. Ma lui rispondva che glieli ridavano con lo stipendio a fine mese. Ma intanto io giravo con lo zainetto bucato di mio fratello e con le scarpe estive pure d’inverno. Quando proprio mamma lavorava lui era costretto a portarmi alle bische. Per un periodo mi fatto giocare alle slot, tenendomi in braccio o in piedi su una sedia. Un po’ perché diceva che gli portavo fortuna. Un po’ perché, secondo lui, mi facevo le abilità, come gioco per il cervello. Ma poi mi ha lasciato a casa: diceva che gli portavo sfiga e che con me non riusciva a riparare bene le macchinette. Poi lo hanno allontanato di casa per qualche anno e ora sta meglio anche se sta mezzo rintronato da certi farmaci che prende. Quando esco da scuola vedo la mamma di un mio amico che sta sempre persa dentro a una tabaccheria coi gratta e vinci. Io provo una rabbia, ma una rabbia immensa. Con il figlio la stiamo aiutando, ma noi siamo solo ragazzini. Servirebbe la solidarietà dello Stato. Ma ricordate che il vero usuraio criminale ha un solo nome: STATO!!! Ma noi da soli, o aiutati dagli amici, dobbiamo trovare la CHIAVE per aprire il cervello. Per aprire la via del distacco sereno. Ma la via per il distacco sereno è lunga, passa sempre per un’altra via che si chiama consapevolezza. Ma alle volte serve il coraggio di abbandonate la certezza di essere stronzi. Vero papà? Ps: ti voglio bene papà, sei sempre il capoccione mio”. (Memorie di una dipendenza, A. Battantier, 2015, racconto di Tommaso).

  14. Andrea

    dicembre 24, 2015 at 2:13 pm

    “Sono calate le vendite dei gratta e vinci e allora, stranamente esce gente che vince. Vince, e intanto e vanno in malora intere famiglie. Gente che si spende tutto, facendosi imbrogliare. Vince uno su un milione. E l’italia va in rovina. Ci si lamenta, eppure, buttare i soldi ai gratta e vinci pare sia uno sport innocuo. Uno vince e non si pensa alle migliaia di persone che perdono soldi e dignità. Giochi che, ricordiamolo, sono truffe statali legalizzate. Quando ero ragazzino ero appassionato di film, e me ne restavo incantato a vedere gli attori che giocavano -che ne so- a poker o a carte di tutti i tipi, o alle slot. Nei film, fateci caso, gli attori, sono perfettamente  controllati, e vincono pure un botto. Mica sono sfigati come noi che pensiamo sempre di vincere e invece, ce ne torniamo a casa bastonati con la testa rincojonita dai miraggi. Vinci se non giochi, e il banco vince sempre”. (A. Battantier, Memorie di una dipendenza, 2014).

  15. Andrea

    dicembre 24, 2015 at 2:15 pm

    “Il non giocare mi dona la serenità che il gioco mi toglieva. La mia nuova adrenalina è il non giocare. E’ diventato  uno speciale gioco il
    non giocare. Lo dico a tutti i miei ex compagni di merende ludiche. Guardate che dà più adrenalina non giocare. E la mente alla sera ringrazia”. (A. Battantier, Memorie di una dipendenza, 2014).

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Azzardo e piaghe sociali

Il grande inganno dei Bonus di Benvenuto: quando il “regalo” è utile solo ai Bookmaker

Emanuele Sabatino

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Sono messi in grandissima mostra, scritti grandi e con colori sgargianti, sono i bonus dei bookmakers attui ad invogliarci a iscriverci e puntare sulle loro piattaforme. In piccolo invece, molto in piccolo, talmente in piccolo che ci vuole o un monitor 60 pollici o una lente d’ingrandimento, troviamo scritto in un color grigio tristezza i “termini e condizioni” di questi bonus ed è proprio qui che scopriamo le cose più interessanti.

IL BONUS E LA FORMULA DO UT DES

Iniziamo con l’importo del bonus “fino a 100€ per te”. 100 euro di bonus ma per sbloccarlo ci vogliono altrettanti soldi. Ma questo è solo la punta dell’iceberg. Perché alcuni bookmakers sbloccano il bonus solo dopo aver giocato interamente il versamento iniziale. Quindi verso 100 e devo giocare 100 per avere i 100 di bonus. Non solo perché i problemi veri, la trappola, arriva dopo, una volta che il bonus è stato effettivamente accreditato.

LA TRAPPOLA DEL PRELIEVO CONDIZIONATO

Per prelevare bisogna giocare l’importo versato più quello bonus per un numero di volte prestabilito. Di solito più il bonus è alto e più il numero di volte in cui bisogna scommettere il tutto sale. Si va dalle 3 volte, passando alle 6, fino addirittura alle 8 volte. A questo punto il lettore/scommettitore potrebbe pensare: “Ok, nessun problema, mi gioco tutto su una partita live a 1.01 così sono sicuro che la prendo e dopo il numero di volte stabilito dal bookmaker posso prelevare”. Seeee, ti piacerebbe. I bookmakers sono aziende internazionali e non hanno mica “l’anello al naso e la sveglia al collo”. Se vuoi prelevare devi puntare in singola su una partita con quota minima di 1.5, alcuni bookmakers alzano l’asticella a quota 2. In multipla, invece, almeno una partita deve avere una quota pari o superiore a 1.5. Il vantaggio matematico in singola di un bookmaker italiano si aggira dal 5 al 10%, percentuale che lievita vertiginosamente nel momento che aumentiamo il numero di eventi. Facile quindi capire che giocare versamento + bonus per un numero considerevole di volte a quota minimo 1.5 sia il modo migliore, dal punto di vista matematico, di regalare i soldi alle agenzie di scommesse. Al mondo nessuno regala niente, specialmente i soldi, figuriamoci un’azienda internazionale. Il bonus di benvenuto è quindi una pubblicità, ai limiti dell’inganno e della truffa, atta ad intrappolarci il patrimonio, facendoci credere che quei soldi siano effettivamente nostri, per farcelo perdere piano piano.

LO SCIACALLAGGIO SUI BISOGNI PRIMARI DELLE PERSONE:

E’ come se fosse tutto un grande effetto domino: la crisi, la disoccupazione e la povertà portano alla disperazione, quando si è disperati non ci resta che sperare, e noi speriamo che la bolletta di due euro si tramuti in una vincita di 1000. Il problema è questo non avviene quasi mai e così i bookmakers si arricchiscono sempre di più investendo in altri tipi di giochi “invitanti” ma soprattutto in tanta tanta pubblicità che ormai è ovunque e a tutte le ore, formando un circolo vizioso indistruttibile. D’altronde una volta un saggio disse: “Il bookmaker è un borseggiatore che ti lascia fare tutto da solo”.

 

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Altri Sport

NeuroDoping: se l’Elettroshock è la nuova frontiera delle prestazioni sportive

Matteo di Medio

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Dimenticatevi flebo, siringhe e pasticche. L’ultima trovata per migliorare le prestazioni sportive di un’atleta riguarda direttamente il motore dei nostri movimenti: il cervello. Stimolazione cerebrale o Neurodoping per l’appunto. Una metodologia molto semplice che prende spunto dalla fortunatamente abbandonata pratica dell’elettroshock nei lontani anni ’50. In sintesi, la prassi è molto simile anche se il voltaggio è 500/1000 volte più basso: si posizionano due elettrodi ai lati della scatola cranica e si scarica corrente elettrica con l’intento di cambiare i livelli di eccitabilità dei neuroni da essa colpiti.

A portare all’attenzione questa nuova pratica è stata la partnership siglata lo scorso anno tra la squadra di ciclismo Bahrain Merida, per la quale corre il nostro Vincenzo Nibali, con il gruppo Cidimu dell’Istituto delle Riabilitazioni Riba di Torino. Ugo Riba è il Professore che presiede il gruppo ed è convinto che attraverso questa metodologia sia possibile intervenire sulla fatica ma anche sulla rapidità di esecuzione sportiva e recupero da affaticamento post gara.

La tecnica, nota come stimolazione transcranica a corrente continua (tDcs) era stata pensata per il recupero di alcune lesioni al cervello o al midollo spinale. Oggi, trova applicazione per stimolare quei centri neuronali che, già degli anni ’90, si era pensato fossero i responsabili dell’affaticamento e del movimento muscolare. A sperimentare la tDcs è stata la squadra di sci e snowboard statunitense (Ussa) per quanto riguarda il salto con gli sci e le prestazioni dopo 4 applicazioni per due settimane hanno mostrato un aumento della forza e della coordinazione.  Soprattutto per quel che concerne la fatica, e il ciclismo può essere considerato lo sport che più ne sente l’impatto, la stimolazione andrebbe ad intervenire sulla corteccia motoria che è responsabile di inviare segnali di affaticamento. Aumentando l’eccitabilità di quest’ultima, si ottiene una minore percezione cerebrale di sforzo, consentendo al corpo di ottenere performance atletiche più durature. E come ha detto Samuele Marcora, scienziato dell’Università del Kent al FattoQuotidiano.itoltre al reale impatto della pratica si aggiunge anche l’effetto placebo con risultati ancora più incoraggianti.

La stimolazione transcranica può trovare terreno fertile in molti settori anche non sportivi come i videogiochi dal momento che aumenta la concentrazione e la velocità di reazione. Non a caso l’azienda Halo vende già delle cuffie da collegare allo smartphone per un utilizzo fai-da-te. Le evidenze per adesso analizzate, però, non hanno portato a reali conclusioni definitive e, come dice sempre Marcora, non sempre gli esperimenti hanno dato risultati confortanti e ha anche messo in guardia circa i rischi di un utilizzo continuativo della stimolazione, non essendoci ancora studi conclusivi sugli effetti a lungo termine. E se proprio dovesse essere utilizzato, consiglierebbe un uso solo pre-gara e non in fase di allenamento.

Altro discorso sul quale si dovrà ragionare se tale pratica dovesse prendere definitivamente piede, è relativo al concetto di Doping. Ad oggi la stimolazione transcranica è assolutamente legale ma non è escluso che, agendo sulle performance dell’atleta, possa essere considerato alla stregua dei farmaci proibiti in quanto strumento di alterazione del corretto svolgimento di una gara. Ma al riguardo sembrerebbe difficile riuscire a dimostrare un suo utilizzo prima di una evento sportivo. Senza contare che già vengono assunte alcune sostanze, come la caffeina che in certi dosaggi è permessa, che di fatto influiscono a livello cerebrale.

Ma su questo sarà la Wada a dire l’ultima parola. Nel frattempo teniamoci forte, che il futuro è oggi. E non sembra un granché.

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Altri Sport

Doping e Scommesse, la dura vita “da cani”

Emanuele Sabatino

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Un allenatore è stato accusato di aver drogato il proprio cane con un cocktail di droghe tra cui la metanfetamina a cristalli per farlo correre più veloce. E’ stato arrestato.

Un uomo del Queensland (Australia), Anthony Hess di 44 anni, è stato indagato con 70 accuse di frode e possesso illegale di stupefacenti dove aver volontariamente dopato il suo cane per vincere le corse e approfittare delle quote molto alte.

I detective hanno dichiarato che il suo levriero Bonknocka Lass, è stato dopato principalmente con la metanfetamina in tre diverse gare. La prima, la più clamorosa datata il 2 agosto scorso, vide il levriero vincere la gare agevolmente nonostante la sua quota di partenza fosse addirittura di 44.70.

Secondo le analisi di laboratorio, il cocktail era principalmente a base di metanfetamina mischiato con pseudoefedrina e altri eccitanti. Ross Barnett, commissario dell’integrità per la corsa dei levrieri si è detto ovviamente shockato e ha sospeso immediatamente la licenza all’allenatore. Sospensione che con alta probabilità verrà resa definitiva.

Per ottenere la licenza di allenatore di levrieri bisogna mostrare ad una commissione apposita di essere in forma, avere una buona educazione e soprattutto avere il rispetto delle regole.  Al di là del singolo caso, il problema è sicuramente generale. Doping misto al maltrattamento sugli animali per fare più soldi con le corse. Tutto il marcio dello sport e della competizione in una sola frase. Chissà in altre parti del mondo, dove i controlli sono ancor più blandi e dove fanno scommettere gli “animali” sui combattimenti tra animali fino alla morte, quali sostanze diano ad essi per prendersi un vantaggio. E l’anfetamina, purtroppo, potrebbe essere solo la punta dell’iceberg.

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