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Lucrezia Fantelli, la “rising star” dello Ski Cross italiano

Matteo di Medio

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Lucrezia Fantelli, la “rising star” dello Ski Cross italiano

Con l’arrivo della stagione sciistica, gli appassionati di sport invernali hanno cominciato ad affollare le piste per provare la sana adrenalina che solo una discesa sulla neve sa regalare. Per l’occasione abbiamo intervistato Lucrezia Fantelli, classe 1996, astro nascente dello Ski Cross, nazionale azzurra presente alle Olimpiadi Invernali di Pyeongchang 2018 e già due volte medaglia d’oro ai campionati nazionali assoluti e juniores di Cervinia. Ecco cosa ci ha raccontato.

Perché si inizia a praticare lo Ski Cross? Cosa ti ha portato a scegliere questa disciplina?

Avevo smesso di praticare sci alpino già da un anno quando ho scelto lo ski cross; ma nel frattempo avevo chiesto ai miei futuri allenatori di poterlo provare, così ho cominciato nel marzo del 2017, questa disciplina mi ha subito divertita ed appassionato.

Sappiamo che hai subito un brutto infortunio, ma ti sei ripresa alla grande. Come si vivono certi momenti e cosa ti porta a voler andare avanti?

In realtà ne ho avuti due. Il primo è stato un brutto incidente in discesa libera, che mi ha procurato una frattura esposta di tibia e perone, quando non avevo ancora 16 anni. All’inizio è stata dura, non volevo più sciare, mi ero accorta, in quei mesi di inattività, che esisteva un altro mondo al di fuori dell’agonismo, dove si usciva la sera e ci si divertiva come fanno tutti i ragazzi comuni. Mia madre, poi, è riuscita a convincermi a riprendere lentamente e piano pano sono tornata a divertirmi, a posteriori non rimpiango le scelte che ho fatto. Mentre il secondo lo ho avuto 3 anni fa, dove mi sono rotta il crociato, ma il percorso di recupero è stato molto più semplice.

Anche se non sei scesa in pista, sei stata convocata alle ultime Olimpiadi invernali in Corea del Sud e hai respirato l’aria dei cinque cerchi. Quali sono state le tue sensazioni?

Sì è vero, purtroppo o per fortuna i miei allenatori hanno deciso così. Quella dell’anno scorso è stata la mia prima stagione nel mondo dello ski cross, è successo tutto così in fretta. Venivo da un periodo difficile, avevo perso fiducia e forse ancora non ero pronta. Comunque sia, l’esperienza che mi sono fatta in quell’occasione è stata unica, mi ritengo fortunata! Sicuramente avrei potuto raccogliere di più, ma quello che è stato è stato, ora guardo al futuro.

In Italia lo ski cross è una disciplina relativamente recente. Quale è lo stato attuale di questo sport nel nostro paese? Cosa manca per avere una struttura al pari delle altre nazioni come il Canada che ha fatto incetta di medaglie alle Olimpiadi?

In Italia non è ancora molto conosciuto, sicuramente sta crescendo, ma ci vorrà ancora del tempo e soprattutto risultati positivi. Il Canada e altre nazioni hanno investito molto di più in questo sport, dalle categorie minori fino alla coppa del mondo, e tutto ciò li ha portati ad avere risultati di rilievo. Adesso anche in Italia stanno inserendo questo sport anche nelle categorie giovanili, però ci sono un po’ di discordie. Tante famiglie e allenatori sono contrari e pensano che sia pericoloso. Secondo me lo sci in generale è uno sport traumatico; è vero che nello ski cross ci sono salti importanti, però come in tutte le cose ci si arriva per gradi e sicuramente le gare che i giovani fanno hanno delle piste con strutture alla loro portata.

Lo Ski cross è uno sport dove l’adrenalina e il rischio sono a portata di mano. Cosa provi quando ti alleni o gareggi? Quanto è importante la componente paura in questo sport?

Le sensazioni che si provano sono uniche, sicuramente un po’ di timore c’è, sopratutto il primo giro quando ancora non sai come sarà la pista, bisogna non farsi prendere dalla paura e fidarsi dei propri mezzi. Quando si gareggia con gli altri bisogna attaccare, perché se dai qualche segno di titubanza sei sicuro che andrà male. Nessuno è lì per perdere.

Come si concilia un’attività del genere dove l’allenamento e la concentrazione sono alla base del risultato con la tua vita privata?

Ovviamente noi atleti poniamo lo sport in primo piano, poi, nel tempo restante, ci concediamo dei momenti di libertà facendo quello che ci piace di più. Sono la prima che se ha del tempo libero esce con gli amici, ma sicuramente né mi ubriaco nè torno a casa troppo tardi. Comunque ho 22 anni e quindi cerco di godermi la vita al meglio.

Come hanno recepito la scelta di questa disciplina “spericolata” in famiglia?

Inizialmente non erano molto d’accordo, specialmente mio papà; ma con il tempo ha digerito e forse ora non gli dispiace neppure.

Anche se sei giovanissima ha già vinto due campionati italiani. Quali sono state le tue sensazioni al primo successo? Cosa ti aspetti per il futuro?

Si è stato emozionate, sopratutto perché non me l’aspettavo, avevo cominciato da poco più di un mese e in un attimo mi sono ritrovata lì davanti.

La tua giornata tipo?

Durante l’estate faccio quasi sempre due allenamenti al giorno, uno la mattina e uno il pomeriggio/sera per cui non ho molto tempo libero, anche perché spesso sono stanca. Mentre durante l’inverno, solitamente, mi alzo molto presto e scio al mattino; mentre il pomeriggio faccio quasi sempre qualcosa di atletica, più o meno pesante.

Quali sono i tuoi esempi da seguire? Hai un campione in particolare che ti ispira?

Ammiro molto Hirscher, per le sue capacità e per la sua voglia di continuare a migliorarsi; nonostante abbia già vinto tutto. mentre al di fuori dell’ambiente sciistico seguo molto le imprese di Roger Federer.

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