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Calcio

LUCIANO SPALLETTI: IL CORAGGIO DI ESSERE UN MISTER (VERO)

Simone Nastasi

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Le ultime indiscrezioni riportano il futuro di Luciano Spalletti lontano da Roma e dalla Roma. Adesso si parla di un possibile approdo alla guida della nazionale di calcio ora che Antonio Conte ha lasciato libera la panchina dopo essersi accasato al Chelsea. Il sito di SportMediaset.it ne parla addirittura come possibile “una via d’uscita” per il tecnico di Certaldo; come se Spalletti dovesse fuggire da qualcosa o peggio ancora da qualcuno. Tanto sarebbe pesante l’aria in quel di Trigoria.Una guerra civile” sarebbe addirittura arrivata a definirle Il Giornale. Certo, non sono un mistero le incomprensioni con il capitano Francesco Totti. Il quale, alla soglia dei 40 anni, si è visto relegato in panchina e adoperato con il contagocce.

Nonostante i piedi (“straordinari” proprio per bocca di Spalletti) siano quelli di sempre, capaci di realizzare gol belli e imprevedibili come quello (il primo) nell’ultima vittoria contro il Torino. E che nelle ultime due giornate di campionato abbiano “salvato” la Roma da due possibili sconfitte prima contro l’Atalanta e poi all’Olimpico proprio contro il Torino. Riportando, per la gioia di molti giornali, la polemica al centro della scena.

Con la domanda di partenza che tornava ad essere la stessa: Totti o Spalletti? Come se veramente i due non potessero coesistere; e l’uno escludesse per forza di cose l’altro. Ma se Totti, come hanno (giustamente) scritto molti giornali non si può discutere neanche a 40 anni (visti i risultati), l’altra domanda, alla quale bisognerebbe dare una risposta diventa necessariamente un’altra: ma si può discutere Luciano Spalletti? Guardando ai numeri della Roma, la risposta dovrebbe essere che no, Luciano Spalletti non si può discutere. La Roma, che il calcio d’estate dava come una delle favorite per lo scudetto, alla 20° giornata di campionato (la settimana dell’esonero di Rudy Garcia) occupava il quinto posto della classifica. Lo scudetto era semplicemente un miraggio e l’Europa che conta (cioè la qualificazione alla Champions League) fortemente a rischio. Garcia aveva lasciato una squadra con il morale a pezzi. Che  solo a metà della stagione, con il sogno scudetto ormai svanito e gli ottavi di finale di Champions ancora da disputare contro il Real Madrid, rischiava di pensare già a dove poter trascorrere le vacanze estive.

Poi, invece, è ritornato lui. Luciano Spalletti da Certaldo. Che se ne era andato in un pomeriggio di settembre del 2009, all’indomani di una sconfitta con la Juventus nella seconda giornata di campionato. Non aveva sbattuto la porta ma l’aveva momentaneamente chiusa. All’epoca si dissero tante cose: che si era concluso un ciclo; che a Spalletti fosse ormai sfuggita di mano la squadra; che al tecnico non andavano proprio giù i “comportamenti” di alcuni giocatori. Totti e De Rossi in primis. Già proprio quei “comportamenti” che il tecnico di Certaldo ha sempre ripetuto più volte (anche in conferenza stampa) che dovevano essere i “comportamenti giusti”. E che evidentemente, sempre giusti non sono stati.

Come, di recente, l’intervista che Totti ha rilasciato alla Rai (il 20 febbraio scorso) chiedendo “più rispetto”. E che Spalletti non ha proprio digerito, a tal punto di spedire (la domenica successiva per l’incontro contro il Palermo) il Capitano direttamente in tribuna. Scatenando un vespaio di polemiche. E via di nuovo a scrivere che avrebbe ragione l’uno oppure l’avrebbe l’altro. Totti contro Spalletti, una volta di più. Come prima. Forse, anche più di prima. Ma i tempi, rispetto a prima, sono evidentemente cambiati.

Non c’è più Rosella Sensi, romana e romanista proprio come Francesco. La quale, non riusciva proprio a dire di no alle richieste che arrivavano dal Capitano. Come quelle, “di interrompere i ritiri” (e tante altre cose) imposti allora dal tecnico di Certaldo. Oggi, c’è mister Pallotta che nonostante le frasi di facciata, sta provando veramente come scrive sempre Il Giornale a “deromanizzare” la Roma. Nel senso di dare maggiori poteri al tecnico e meno ai giocatori, anche quelli più rappresentativi. Romani e romanisti (come appunto Totti e De Rossi). Spalletti dal canto suo ha risposto con i risultati: 8 vittorie consecutive, 34 punti conquistati in 15 gare, terzo posto in classifica e qualificazione Champions (quasi) assicurata. E soprattutto, con il coraggio di prendere le decisioni. Anche quelle più impopolari. Ma sempre per il bene della squadra. Come quella di mandare in tribuna il giocatore più importante nella storia della Roma. Un coraggio che solo un Mister, con la emme maiuscola, potrebbe avere.

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Una laurea in Relazioni Internazionali di cui non si vanta e tre master di cui non si pente. Iscritto a due albi professionali, life planner di lavoro e giornalista per passione. Persegue l’impossibile sogno di una rivoluzione intellettuale. Nel 2013 ha partorito il suo libro, e adesso è in attesa del secondo".

2 Commenti

2 Comments

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    Lorenzo

    Aprile 24, 2016 at 10:22 am

    Forse non è ben chiaro a tutti che solo Spalletti può cambiare mentalità e determinate abitudini…se non riuscirà lui è finita. Allenatori del calibro di Ancelotti, Mourihno, Guardiola ecc. non verranno mai in questa città isterica dove giornali e radio “vivono” e mangiano con tutto quello che gira intorno al mondo Roma.
    Spalletti è tornato per chiudere i conti…per vincere. Ha tutto da perdere, visto che poteva andare benissimo in altre squadre con ingaggi migliori e soprattutto senza andare ad intaccare il ricordo positivo che aveva lasciato quando se ne andó nel 2009. È tornato per finire quello che aveva lasciato….ma lo deve fare con carta bianca….perché a questo ambiente serve il “bastone” altrimenti ti risucchia. Avanti mister e avanti capitano. Con un solo obiettivo comune. L’AS ROMA 1927

  2. Avatar

    Franzisco

    Aprile 24, 2016 at 1:25 pm

    avanti Luciano. Questa città ha bisogno di vincere titoli e per farlo è necessario mettere l’interesse comune prima di quello personale. Totti è il Dio del calcio , ma per vincere serve macinare km in mezzo al campo, serve intensità , pressing e giocatoti in grado di fare le due fasi. Totti a 40 non può garantire questo e Luciano lo sta inserendo nei momenti critici sfruttando l’effetto nervoso che riesce a suscitare nei compagni e nel pubblico presente.
    A mio modo di vedere gestione impeccabile di un grande allenatore che ha come unica priorità la nostra ROMA

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