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Lo strano caso di Mara Romero Borella tra accanimento e stereotipi

Francesco Beltrami

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Lo strano caso di Mara Romero Borella tra accanimento e stereotipi

Mara Romero Borella è una fighter di arti marziali miste, l’unica donna italiana ad essere sotto contratto con Ufc, la maggior promotion mondiale del settore. Ha 32 anni, viene da una controversa sconfitta ai punti con Kathlyn Chookagian lo scorso gennaio a Charlotte in Nord Carolina, ed è attesa, il prossimo 6 febbraio a Fortaleza in Brasile dalla grande speranza locale Taila Santos in un match in cui non partirà favorita ma che potrebbe essere chiave per la sua carriera. E’ una ragazza solare, che mette allegria anche solo a guardarla attraverso un video.

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Mara però in Italia non può combattere, perlomeno in eventi riconosciuti dal CONI avendo subito una lunghissima squalifica, legata al doping, trent’anni in tutto, inflitti in due blocchi di 15, il primo nel 2014 e il secondo, che decorrerà dal 2029 terminato l’altro. Tutto ciò pur non essendo mai risultata positiva ad alcun controllo, né essersi mai sottratta a verifiche.

I guai giudiziari e la squalifica record

Alle spalle c’è una vicenda complessa: nel 2012 Mara fu arrestata col fidanzato di allora, un giocatore di rugby e un’altra trentina persone con accuse pesanti: detenzione e spaccio di stupefacenti. Finì nella cella di un carcere e successivamente ai domiciliari. Chiuse poi la vicenda con la giustizia ordinaria, non è mai stata data notizia né da lei né da altri di come, cambiò legami affettivi e personali e scoprì le MMA.

All’epoca dell’arresto era atleta di body building, dunque tesserata per una federazione riconosciuta dal CONI. Scattò un procedimento sportivo, è proibito anche lo smerciare sostanze inserite negli elenchi di quelle dopanti oltre che farne uso, e due anni dopo venne squalificata per 15 anni. L’atleta e il suo entourage sostengono di non aver avuto notizia del provvedimento, dunque Mara combatté un paio di match con l’egida FIGMMA (Federazione Italiana Grapling e Mixed Martials Arts) che è affiliata al Coni violando dunque un’altra norma che proibisce agli atleti squalificati anche solo di avvicinarsi a una palestra dove si svolgono eventi riconosciuti dall’ente che governa lo sport nazionale. Dunque nuova inchiesta della procura antidoping e seconda squalifica di 15 anni.

UFC invece non è legata al CIO e ha sue procedure antidoping attraverso un’agenzia americana che si chiama USADA, che ha più volte ribadito che Mara Borella è assolutamente pulita e può combattere. In Italia si è levata qualche voce che vorrebbe impedirglielo ma è isolata e senza alcuna base legale per fare alcunché stante l’assoluta indipendenza di UFC dal movimento olimpico, dunque Mara può tranquillamente proseguire la sua carriera nella MMA.

L’accanimento contro Mara Borella

Questa la vicenda. Ora veniamo all’accanimento, sì accanimento, perché una squalifica di 30 anni non si è mai vista, nemmeno contro il più dopato dei dopati, e perché gli sport da combattimento sono da sempre praticati da tanti atleti con un passato alle spalle, in Italia come all’estero, e spesso si comincia a praticarli in carcere, come metodo per incanalare la rabbia e iniziare a costruirsi una nuova strada. Mi viene in mente Mike Tyson, che non solo iniziò al riformatorio, ma poté tranquillamente tornare sul ring dopo aver scontato condanne per violenza sessuale, non per furto di marmellata al centro commerciale.

In Italia sono tanti i pugili con precedenti che svolgono regolarmente la loro attività. Ce n’è uno che combatte ancora a quasi 40 anni, anche molto recentemente, niente nomi visto che questa non è la sua storia  che è stato arrestato nel 2009 per detenzione e spaccio di stupefacenti. Ha patteggiato 20 mesi e ha potuto  proseguire  la sua carriera pugilistica, pur essendo stato fermato nuovamente nel 2011 con le stesse contestazioni due giorni dopo il patteggiamento per i fatti del 2009. Nel 2014 è stato ancora denunciato per guida senza patente e rifiuto di sottoporsi all’alcoltest. Nessuno al tribunale antidoping ha pensato di squalificarlo per quindici anni.

Stereotipi granitici

Quindi cosa paga Mara Borella? Non è che in questo 2018 dove ormai ci sono pari opportunità e pari diritti paghi il fatto di essere una donna? Una donna che ha fatto tanta strada in un mondo a grande prevalenza maschile? Io temo che ancora oggi ci sia la tendenza a considerare il ragazzo che sbaglia giustificabile, gli ormoni, il testosterone, un po’ di avventatezza giovanile e via dicendo e a concedergli di poter ricominciare, mentre una ragazza che sbaglia o si incammina per un tratto del suo percorso con le persone sbagliate, quello che forse ha fatto Mara, anche se torna indietro è finita. Una donna è destinata a diventare madre, ad allevare dei figli, non le può essere concesso di avere un passato anche se lontano, dimenticato e redento. Esattamente come un uomo che ha molte donne sbandiera le sue conquiste ed è considerato un grande, un figo, un playboy invidiato da tutti, mentre una donna che ha molti uomini è una zoccola. Oggi come cento e mille anni fa.

Forse bisognerebbe fermarsi e pensarci un po’.

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