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Giochi di palazzo

LO STADIO DELLA ROMA: TANTE CHIACCHIERE, ALTRETTANTI NUMERI

Simone Nastasi

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Con la consegna del progetto al CONI per l’esame preliminare prima dell’ultima verifica in Regione, lo stadio della Roma è arrivato alle battute finali. Prima di sapere se effettivamente Pallotta e soci potranno coronare il sogno di costruire il “nuovo Colosseo” bisognerà però aspettare l’approvazione definitiva della Conferenza dei Servizi. Dunque, ancora qualche mese (la Regione ha tempo fino a 180 giorni per esprimersi dal giorno di ricevimento della documentazione)  e poi si saprà tutto. Intanto però si è ritornati a parlare del progetto e di tutto ciò che gli gira intorno. Da una parte i favorevoli (che considerano il progetto dello Stadio una grande opportunità) e dall’altra invece i contrari (che bollano l’iniziativa come una speculazione a beneficio di pochi).

Nel mezzo i numeri del progetto che al momento rappresentano forse la fonte di informazione dalla quale partire per capire di che cosa realmente si tratti. Impresa comunque difficile, dato che, come scriveva anche Mattia Pintus su queste colonne il 2 maggio scorso, per spiegare tutti i passaggi di questo progetto (che nella versione definitiva consegnata al CONI si compone di 8000 pagine) forse, non basterebbe un libro. Piuttosto una guardata veloce ai numeri, può essere comunque un esercizio utile. Per questo, in attesa che vengano diffuse le cifre della versione definitiva, possono essere utilizzati anche i numeri diffusi nel giugno 2015.

Quando il progetto venne nuovamente presentato in Comune, dopo le modifiche richieste in seguito all’approvazione (nel dicembre 2014) da parte dell’Assemblea comunale della delibera che ne riconosceva la “pubblica utilità. Sulla quale, anche dopo il via libera dell’aula Giulio Cesare, si sono abbattute le polemiche di coloro che continuano a lamentare una “marginalità” dell’opera- stadio rispetto all’intero progetto. Il quale, come noto, prevede anche la realizzazione di altre opere come il Business Park e il Master Site e un Parco sul Tevere.

Detto in altri termini, di un gigantesco complesso edilizio composto di 3 grattacieli (il Business Park) il più alto dei quali arriva fino a 200 metri di altezza, da destinare a scopi sia commerciali che residenziali. Inoltre, di un altrettanto complesso di strutture sportive (il Master Site) per 105 ettari circa, all’interno del quale dovrà sorgere la “Nuova Trigoria”. Infine un’area di ulteriori 34 ettari (il Parco sul Tevere) che si estenderà fino agli argini del fiume. Compresa la mastodontica colata di cemento da destinare ai parcheggi che dovrebbero arrivare a contenere fino a 10000 vetture.

Poi ci sono le infrastrutture, la realizzazione delle quali il Comune di Roma ha posto come condizione necessaria per l’approvazione del progetto. E parliamo dell’allargamento dello svincolo autostradale della Roma-Fiumicino; l’adeguamento del tratto che collega la via Ostiense con la via del Mare fino al GRA (Grande Raccordo Anulare); un ponte pedonale che colleghi la stazione della linea ferroviaria FL1 ( il treno che da Orte arriva fino all’aeroporto di Fiumicino) fino all’area dove sorgerà lo stadio; la messa in sicurezza del bacino del Fosso di Vallerano. Per quanto riguarda i costi, (alcuni di questi sono consultabili anche sul sito vocegiallorossa.it) la cifra complessiva dell’investimento  (stadio, business park e infrastrutture) si aggira intorno al 1 miliardo e 500 milioni di euro, dei quali 400 previsti solo per la realizzazione dello stadio. Il restante da dividere tra il Business Park, Master Site e infrastrutture. Le quali, come stabilito, saranno tutte a carico dei privati. Anche perché, come ha ribadito in campagna elettorale anche il candidato del Pd Roberto Giachetti, il Comune di Roma non sarebbe in grado (data la situazione finanziaria attuale) di poterle costruire. Per i privati, diventa dunque un passaggio obbligato dovervi fare fronte.

In questo caso, un’indicazione (seppur approssimativa) dei costi per le opere pubbliche è arrivata direttamente dal sito dell’amministrazione capitolina nel quale venne pubblicata una locandina sintetica di tutte le opere e dei costi necessari per realizzarle. Alla voce “investimenti privati per opere pubbliche” si legge allora che l’ammontare totale è di 195 milioni circa: suddivisi tra i 93,7 per la viabilità della Roma-Fiumicino; i 38,6 per la via Ostiense; i 50 per la metro B; 7,5 per il ponte pedonale e 5 per la messa in sicurezza del fosso di Vallerano. 

Passando invece a quello che dovrebbe essere l’impatto sull’occupazione, dal progetto è prevista la creazione di 3000 posti di lavoro “diretti”, cioè solo quelli che verranno coinvolti per la realizzazione di tutte le opere. Non sono presi in considerazione i posti di lavoro che invece potranno essere generati “dall’ indotto” una volta che il progetto sarà completato. Quando lo stadio sarà in funzione infatti, secondo le stime, solo nella struttura sarebbero impiegate 2500 persone mentre all’interno del Business Park (considerando anche che le “Torri” dovrebbero diventare la sede di grandi aziende) troverebbero spazio circa 13500 unità (di cui 12500 nelle aziende). Infine, altri 4750 nel Master Site.

Ma il progetto dello Stadio della Roma porterebbe anche altri benefici. Come quelli indicati da Vincenzo De Tommaso responsabile dell’Ufficio Studi di Idealista.it , società che opera nel settore immobiliare. Ossia di una possibile (se non scontata) rivalutazione immobiliare della zona di Tor di Valle, come anche delle zone limitrofe, “che nell’ordine potrà andare dal 10 al 20% nel giro di 2 anni, grazie al possibile rilancio della zona in chiave turistica”. In tutto questo fino ad oggi, soltanto per coprire i costi della fase preliminare, sarebbero stati spesi almeno 30 milioni di euro. Che infatti sono anche la cifra che la banca d’affari americana Goldman Sachs, come si legge in un comunicato ufficiale del club, ha concesso in finanziamento alla società Stadio TDV Spa (che si occupa della gestione finanziaria del progetto) nello scopo di  “finanziare determinati costi preliminari”. Denaro che dovrà essere rimborsato “entro 22 mesi dalla data di utilizzazione iniziale”. Almeno Goldman Sachs, a quanto pare, sembra credere che alla fine il sogno di Pallotta venga realizzato.

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25 Commenti

25 Comments

  1. Rimango sorpreso di come questo giornale che ammiro e di cui sono sostenitore per la capacità critica sempre dimostrata lasci scrivere del famigerato Stadio della Roma ad un giornalista che non dimostra nella stesura dell'articolo di avere particolarmente a cuore i valore del bene comune della città di Roma ma molto più quello dei palazzinari coinvolti nel progetto di realizzazione di quest'opera che cementificherà ancora di più la città.

    maggio 20, 2016 at 11:34 am

    Rimango sorpreso dal fatto che questo giornale che ammiro e di cui sono sostenitore pubblichi un articolo sul famigerato Stadio della Roma che non dimostra a mio parere quella capacità di analisi critica che il giornale ha sempre dimostrato. Sembra più ispirato da interessi legati ai palazzinari coinvolti nel progetto di realizzazione che non dalla tutela del bene comune della città di Roma che sarà destinata nuovamente ad ingoiare nuove colate di cemento.
    Cordiali saluti

    • Cristiano

      maggio 20, 2016 at 12:28 pm

      Ancora con questa speculazione..ma basta! Parlate senza cognizione di causa..leggete e non capite! Dal progetto si evince che, paradossalmente, è il Comune che specula sulla Roma visto che quest’ultima si deve fare carico anche di opere pubbliche come le infrastrutture. Oltre allo Stadio si fanno anche 2 palazzi adiacenti facenti parte della struttura per intero? Cosa c’è che non quadra? Succede in tutto il mondo quando si costruiscono stadi nuovi! Fanno i parcheggi e addirittura col cemento? Oddio la prossima volta li facessero in legno, anzi non li facessero neanche anche perchè a che serve un parcheggio davanti ad un impianto di 45 mila posti?!?! Solo in Italia, anzi solo a Roma si ragiona così! Non si può costruire niente perchè altrimenti si fanno gli interessi dei palazzinari! Piccola annotazione: gli interessi di privati su nuovi edifici sono legittimi e alla base dell’attività imprenditoriale, se vengono chiaramente approvati. Per di più lo stadio della Roma è interamente finanziato da denari privati quindi di quali palazzinari stiamo parlando? Forse sono proprio i palazzinari in questione che stanno facendo problemi per ostacolare qualcosa in cui non possono mettere le mani. Di quale speculazione si sta parlando? Chi sta sfruttando lo Stato per i propri interessi? Ma dai..fate una ricca colazione prima di mettervi alla tastiera..e soprattutto lasciate stare slogan strafritti che sono il vero problema dell’Italia.

  2. giuseppe

    maggio 20, 2016 at 12:16 pm

    Non capisco perchè a Roma, che è capitale d’Italia ed anche un pò “del mondo”, se proprio si debba fare uno stadio nuovo non abbiano pensato ad uno stadio ispirato al massimo mausoleo esistente al mondo ovvero al Colosseo. Avrei apprezzato molto di più (e ….credo non solo io) un nuovo stadio realizzato con materiali moderni(acciaio, alluminio, vetro, plexiglas, etc…) ma, almeno nelle forme, del tutto ispirato al Colosseo completo cosi’ come concepito dagli antichi romani e come ci hanno abituati a vederlo in T.V. nelle tante ricostruzioni degli esperti.
    Sarebbe sicuramente un idea molto più valida ed intelligente da perseguire in modo da rendere omaggio,anche in maniera più concreta, a quei grandi costruttori che furono gli antichi romani che ci hanno preceduto ed insegnato con le loro grandi opere(altro che la “Salerno Reggio Calabria” eterna incompiuta) e dai quali noi oggi in buona parte discendiamo.
    Meditate gente …. meditate!!!

    • marco

      maggio 20, 2016 at 12:51 pm

      Ma il Mausoleo è una tomba, un monumento funerario! Il Colosseo non lo è!

  3. fernando sagrillo

    maggio 20, 2016 at 12:25 pm

    Chi non e’ d’accordo con questa iniziativa puo’ essere:
    – fa parte di Aziende che non sono state coinvolte
    – non ha possibilita’ di lucrare sui lavori come accade a Roma
    – fede laziale normalmente piena di invidia per la ASRoma da sempre
    – non conosce lo stato attuale della zona
    – disinteresse per le possibilia’ di lavoro attuali e per il futuro.
    Avanti Pallotta !!!

  4. Andrea

    maggio 20, 2016 at 12:49 pm

    Io rimango sgomento e allibito dal l’indignazione di quei cittadini che si oppongono in maniera del tutto ottusa e retrograda difronte ad un’opportunità e irripetibile per tutta la città di Roma
    Circa 6000 posti di lavoro andranno creati , si andrà a riqualificare una zona limitrofe alla città attualmente del tutto abbandonata e degradata rendendola viva e attrattiva anche a livello turistico
    Opere pubbliche come raccordi e ponti stradali ampliamenti migliorie della metro C tutti a carico del committente privato e zero spese per il comune di Roma e quindi per il cittadino, riqualificazione delle sponde del Tevere un parco di circa 40 ettari, sarebbe una costruzione che porterebbe la città di Roma al pari o addirittura in vantaggio rispetto a tutte le altre grandi capitali Europee che posseggono impianti simili già da decenni.
    Insomma fa veramente pensare e quindi credere che l’ostracismo di alcuni dimostrato nei confronti di questa possibilità sia solo frutto di giochi di potere dovuti e voluti dalla solita politica Bieca e corrotta in congiunzione con qualche altro personaggio re del mattone ben noto nel nostro paese .

  5. cicciomerenda

    maggio 20, 2016 at 1:18 pm

    Qualche km da questo ‘cul de sac’, dove vorrebbero costruire lo stadio, vi sono: la fiera e relativi parcheggi, 2 centri commerciali e relativi parcheggi, linea ferroviaria e nuova viabilità (esterna al GRA!),
    Si potrebbe sapere quale ‘genio’ ha individuato questa area e se vi è uno studio su quale sarebbe la migliore location per lo stadio? .. o forse a pensar male …. come al solito!

  6. donato

    maggio 20, 2016 at 1:26 pm

    Credo che bisogna valutare la positività che questo progetto apporterà a tutta Roma,tra l’altro l’Amministrazione Pubblica non investe neanche 1 centesimo. La stessa critica venne fatta quando Della Valle si offrì per lil Restauro del Colosseo,e,che oggi tutti ammirano il lavoro compiuto a spese di Della Valle,e anzichè ringraziarlo lo criticarono. Il fattore importante da tenere presente è che l’investitore è il Privato e che non c’è corruzzione,il contrario se l’investitore sarebbe Pubblico.Magari ce en fossero di investitori così,se mai dovesse andare in porto il Ponte sullo stretto di Messna,sarebbe da farlo realizzare ai Privati, allora sì che i costi si abbaterebbero e ZERO CORRUZZIONE.

    • marcello

      maggio 21, 2016 at 11:16 am

      Scusa, ma CORRUZZIONE si scrive con una sola “Z”. Ciao

      • marcello

        maggio 21, 2016 at 11:18 am

        …. o forse è perché sono MOLTO corrotti ?

  7. Alberto

    maggio 20, 2016 at 1:36 pm

    L’unica cosa che mi lascia perplesso e’ la quantita’ dei parcheggi previsti. Costruire uno stadio nuovo, poteva essere l’occasione per provare a cambiare la mentalita’ degli italiani, copiando quella che da sempre e’ la mentalita’ inglese: allo stadio si arriva con i mezzi pubblici. Prendete ad esempio il nuovissimo e bellissimo Emirates stadium dell’Arsenal, nessun parcheggio per le auto private intorno, ma 3 stazione della metropolitana.

  8. Intransigente

    maggio 20, 2016 at 2:35 pm

    Tutto bellissimo. I soldi li ‘cacciano’ i privati? Benissimo. Un parco? Ferrovie che vi giungono? Ottimo. Migliaia di posti di lavoro? Misericordioso.
    Riflessione.
    Siamo a Roma. Si è mai pensato di attuare un ‘meccanismo’ del genere (mi riferisco ai finanziamenti dei privati) per ridare all’urbanistica della città più bella dell’universo l’aspetto che merita, e che avrebbe una ricaduta in termini di turismo neanche calcolabile e che i ‘privati’ rientrerebbero nelle spese in meno di sei mesi?
    Si è mai pensato che lo spettacolo di questa città rimessa in sesto sarebbe nemmeno da paragonare ad una partita di campionato?
    Scusate le domande impertinenti e disallineate.
    Buon ripensamento.

    • Marco

      luglio 5, 2016 at 5:23 pm

      SI ci si è pensato… ma nn è James Pallotta a doversene interessare. Lui Presidente della Roma, pensa all’interesse delle proprie Società… o credi che gli dobbiamo chiedere di rimettere in sesto la città di Roma a sue spese? C’è una amministrazione comunale, ci pensassero loro a trovare i fondi privati per risanarla… che minchia c’entra quello che, seppur giustissimo, dici tu con lo stadio?

  9. Fausto Poli

    maggio 20, 2016 at 9:56 pm

    Finalmente un grande progetto per Roma. Grazie al Sig. Pallotta. in chiave Olimpiadi, sicuramente e’ determinante la realizzazione. Se il business plan e’ come quello scritto sopra, allora avanti tutta.

  10. Massimiliano

    maggio 21, 2016 at 7:25 am

    Localizzazione sbagliata. Utilizzare meno cemento e prevedere maggiori aree verdi? Pannelli fotovoltaici dove sono? Pessimo progetto

    • fernando sagrillo

      settembre 13, 2016 at 12:49 pm

      Sicuramente sei uno di quelli che trova scuse per il no allo stadio, Almeno dicci secondo te dove doveva essere costruito, in cosa il progetto e’ sbagliato, ecc. Probabilmente sei un laziale rosicone ?, un seguace di Caltagirone? o solo un chiacchierone del PD capace solo a dire di No alle iniziative altrui ? facci sapere, grazie.

  11. giuseppe ferrante

    maggio 21, 2016 at 10:15 am

    Ho soltanto due parole per questa situazione assurda: VERGOGNA VERGOGNA!!!! e spero ardentemente che la Raggi venga eletta che mantenga la sua promessa di fare di tutto al fine di bloccare questa ignobile speculazione, dove il tifo non c’entra nulla e non deve entrarci, altre squadre da ultima l’Udinese hanno costruito lo stadio e solo quello, e poi perché non dite che dal capitolo delle opere di urbanizzazione sono sparite cose importanti come il nuovo svincolo sulla Roma-Fiumicino. con annesso ponte veicolare oppure l’adeguamento dei depuratori in zona, sicuramente non in grado di sopportare l’enorme aumento dei volumi di lavoro??? Senza contare il difetto originale della scelta di un area golenale del Tevere per costruire il tutto, ma qui mi auguro se fi farà quello scempio che sia il padre fiume a dare l’ultima risposta…..

    • Marco

      luglio 5, 2016 at 5:26 pm

      Ma di quale area golenale stai vaneggiando? C’era un ippodromo in quella zona, e nn c’è MAI stata una esondazione… tifa lazio e sta tranquillo paisà!

    • fernando sagrillo

      settembre 13, 2016 at 12:55 pm

      Per tua disdetta la Raggi e’ stata avanti ed ha mandato alla Regione il progetto nei termini previsti. Per il resto informati meglio ! Hai presente lo stato attuale della zona? La puzza che si sente passando? Lo stato di totale abbandono del verde e delle strade limitrofe? Nessuno fermera’ Pallotta !!
      Il padre fiume piu’ pulito ne sara’ contento.

  12. Gianpiero

    maggio 21, 2016 at 7:19 pm

    Penso che lo stadio sia necessario ma non vedo perché bisogna costruire anche il resto, grattacieli solo speculazione,edifici grandi quanto basta per creare ricettività alberghiera e locali per un museo della Roma e dello sport

    • Marco

      luglio 5, 2016 at 5:30 pm

      semplicemente perche si è chiesto, conditio sine qua non, di inserire nel progetto anche la realizzazione di opere viarie non strettamente necessarie al raggiungimento dello stadio, oltre ad altre numerose riqualificazioni dell’area interessata. ovvio che chi investe centinaia di milioni di euro, vuol rientrare dell’investimento.. e con i soli biglietti di ingresso non basterebbero 2 vite intere… ma non ve li fate prima di sparare sentenze, due semplici calcolini?!?

  13. LUCA

    maggio 22, 2016 at 10:15 am

    Il progetto è esteticamente interessante, sembrerebbe uno stile Colosseo rivisitato in chiave moderna. I collegamenti su rotaia sono previsti dal progettone (4000 pagine!), vi saranno anche costruzioni non inerenti allo stadio? Ragioniamo un poco, la società del Signor Pallotta è privata, deve lucrare, non è una ONLUS e non lo sono nemmeno le società di calcio di serie A, nessuna, e la A.S. Roma è quotata in borsa. Va benissimo così, io vorrei anche però che il parco raggiunga la sponda del Tevere e che si crei un nuovo circolo di canottaggio collegato alla A.S. Roma ed anche uno stadio per il rugby, più piccolo certo, cerchiamo di approfittare per far crescere anche altri sport…a me preoccupano due cose. Il rendering di visuale dalla curva, mi sembra il campo ancora troppo lontano, per quanti stadi ancora chi non può permettersi una tribuna deve portarsi il binocolo? 🙁 e non vedo pannelli fotovoltaici, tutto il centro dovrebbe esserne rivestito, dovrebbe alimentarsi solo con energia solare e pubblicizzarlo anche, a livello mondiale. I parcheggi vanno fatti ma prevedendo un cambio d’uso quando magari arriverà un’altra fermata della metro e saranno necessari meno posti.

  14. gianfranco

    agosto 23, 2016 at 9:47 pm

    I palazzinari che hanno costruito a Roma, spesso in modo scadente, avendo accesso sempre a facili licenze, facili finanziamenti dalle banche per i mutui, cosa maggiormente scandalosa avendo già l’acquirente prima ancora di costruire (Enasarco ecc.) e senza mai preoccuparsi delle infrastrutture necessarie alle quali doveva poi pensare il Comune a spese dei cittadini, mi auguro che in futuro non possano utilizzare la corruzione per i loro affari e che abbiano vita difficile. Lo Stadio della Roma è un’altra cosa. Un progetto importante per Roma, che produrrà molti posti di lavoro, controllato, ricontrollato e sottoposto ad infiniti esami con addosso gli occhi di coloro che dicono di no a tutto, infrastrutture importanti oltre a collegamenti e parcheggi (qualcuno dice che saranno troppi. Sarebbe la prima volta nella storia). Non posso comprendere le perplessità di coloro che temono questa iniziativa perchè pensano sia mossa dal desiderio di guadagno e mi chiedo se esiste qualcuno disposto a lavorare e rischiare gratuitamente.

    • Franco

      febbraio 14, 2017 at 10:41 pm

      Il PRG prevede la sola costruzione dello stadio. Il problema è che quell’area attualmente è una marana, dove non c’è niente e dove la mobilità di questo quadrante (Via del Mare, Via Ostiense Trenino Roma Lido). Gli oneri e le opere accessorie richieste dal comune sono costosissime a dimostrazione dell’inadeguatezza dell’area che oggi è priva di servizi! Facessero lo stadio e tutte le opere annesse, senza compromettere la mobilità di quest’area. Nelle partite infrasettimanali nello stadio che la roma prenderà IN AFFITTO dal sig. Pallotta, il trenino dovrebbe portare 50.000 pendolari + 30000 tifosi. Per portare 80.000 persone in meno di tre ore servono 25 treni, l’ora. Pallotta, me li dai tu i 700.000.000 di euro che servono a trasformare le carrette del mare della Roma Lido in una metro? E’ giusto che la Roma abbia uno stadio. Ma è giusto che venga fatto in un luogo idoneo, e Tor di Valle per i motivi ben noti non lo è.

  15. luccini guido

    febbraio 19, 2017 at 3:24 pm

    Allora: 1° specificare le mansioni dei 2500 addetti allo stadio . 2° specificare quali AZIENDE potranno occupare 12500 addetti, nelle TORRI 3° specificare quanti amministratori e lavascale troveranno il VERO LAVORO nelle TORRI . GRAZIE a nome degli Italiani.

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Calcio

Mistero Bergamini: Cronaca di un suicidio che non è mai accaduto

Luigi Pellicone

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Avrebbe compiuto oggi 56 anni Donato Bergamini, il calciatore del Cosenza la cui misteriosa vicenda era tornata sotto i riflettori dopo che il procuratore Eugenio Facciolla aveva chiesto la riapertura del caso e la riesumazione del corpo del giocatore: l’ipotesi era che Bergamini fosse già morto prima di finire investito da un tir. La nuova perizia ha sancito che la morte avvenne per soffocamento, escludendo di fatto la pista del suicidio.“Io Gioco pulito” ricostruisce i passi salienti di una storia archiviata, ma non dimenticata. 

Sono le 19.00 del 18 novembre del 1989. Roseto Capo Spulico, Calabria, quasi Basilicata.  Sulla statale ionica 106, una delle strade più pericolose d’Italia, giace un corpo senza vita ai bordi della carreggiata. Non è una novità. Questa volta, però, c’è qualcosa di strano. Misterioso. Velenoso. Irrisolto.

Il corpo è di Donato, Denis, Bergamini. Calciatore talentuoso di un Cosenza ambizioso. Leader  tecnico e carismatico di una squadra che lotta per la promozione in serie A. Denis, talento destinato alla massima serie, con o senza il Cosenza, è esanime. Quel che resta, è a pochi metri da un autoarticolato dell’Iveco.

Bergamini si è suicidato. Si è gettato fra le ruote di un camion guidato da Raffaele Pisano. Che non può evitarlo”.

“Suicidio”. O omicidio?

La testimone è solo una. Si chiama Isabella Internò. É la ex fidanzata di Donato Bergamini. Una storia d’amore tormentata iniziata nel 1988. Lui 26enne, lei poco più che maggiorenne. Sullo sfondo, una gravidanza, l’accettazione del figlio, ma il rifiuto dell’uomo di sposarsi. E un presunto aborto. La storia finisce, divorata da incomprensioni. Una rottura dolorosa. Isabella racconta che Denis, dopo la fine della relazione, perde serenità. E decide di farla finita. Secondo la  sua deposizione, il calciatore, dopo l’ennesimo litigio, scende dalla macchina e si butta sotto un camion. Il mezzo lo avrebbe travolto e trascinato per circa 60 metri.

Ipotesi che non ha mai convinto né familiari, né compagni di squadra, né  amici del calciatore.

Anche perchè, nel primo pomeriggio del 18 novembre, Bergamini è al cinema: come sempre, prima di andare in ritiro. Strano, non viaggia mai da solo. Al termine della proiezione, riceve una telefonata.  Un appuntamento. Prende la sua macchina. E sparisce. É l’ultima volta che i compagni lo vedono vivo. Isabella dirà che voleva partire, lasciare tutto. Era diretto verso Taranto, per poi partire verso la Grecia. Strano. Da Taranto, non si parte per la Grecia. Al massimo, da Bari. E comunque, difficile che Bergamini volesse fuggire senza bagaglio e con pochissimo contante….

Il giallo”  prosegue: entra in scena il professor Francesco Maria Avato.  La sua relazione autoptica consta di 25 pagine. É consegnata un mese e mezzo dopo la morte del ragazzo, il 4 gennaio 1990.  “La causa della morte va riferita all’ emorragia iperacuta connessa alla lacerazione pressoché totale dell’iliaca comune destra”. Sul corpo, “fratture multiple del bacino, in particolare del pube e il reinvenimento dei testicoli estrusi dallo scroto, pene parzialmente solidale con i tessuti legamentosi della radice”. Avato sostiene che Bergamini fu schiacciato da una sola ruota del camion quando era già steso sull’asfalto.

Non certo, insomma, trascinato per 60 metri.

Brividi: tutto lascia pensare, oltre all’ ”arrotamento lento”, alla sceneggiatura di un suicido-omicidio.

Qualcuno sapeva. Forse, due magazzinieri del Cosenza: “scompaiono” il 3 giugno 1990 in un incidente stradale sulla statale 106. Strane coincidenze. E la sensazione di una punizione macabra, quanto simbolica, risalente a una Calabria arcaica. A una questione d’onore. Risolta attraverso l’evirazione e il taglio dei testicoli di chi ha “sbagliato”.  E la messa a tacere di chi sapeva troppo.

L’atto firmato dal dottore Avato non è preso in considerazione dal procuratore capo di Castrovillari, Franco Giacomantonio che non giudica incidente probatorio. “Le ferite sono quelle, ma non sono mai emersi fatti che facessero pensare ad un’azione voluta o ad un atto consapevole”. 

La famiglia Bergamini non si arrende. Vuole chiarezza. É innaturale, per un genitore, seppellire un figlio. Se poi alla morte si aggiunge il mistero, diviene insopportabile. Eugenio Gallerano, l’avvocato che si occupa del caso, non molla.

Passano dodici anni.

Il 29 giugno 2011, il caso è riaperto dalla Procura di Castrovillari. L’ipotesi cambia. Cosi come il reato di accusa. Si ridisegna la scena del suicidio.

Il 22 febbraio del 2012 i Ris di Messina depositano presso la Procura della Repubblica di Castrovillari una nuova perizia.

La tesi è che Bergamini non sia stato investito dal camion. E che il corpo sia stato lasciato lì, già esanime. Emergono ulteriori interrogativi. Inquietanti. Se Bergamini si fosse gettato fra le ruote dell’autoarticolato così come ha sempre sostenuto la fidanzata, perché le scarpe sono pulite? Perché catenine, vestiti e orologio sono intatti?  Eppure, un corpo trascinato da un autoarticolato per 60 metri, avrebbe dovuto subire danni consistenti. Invece è pressoché intatto. E pulito. Per la cronaca: quel 18 novembre pioveva a dirotto. Sul corpo di Bergamini, non una traccia di fango.

Il 15 maggio 2013 Isabella Internò è raggiunta da un avviso di garanzia per omicidio volontario.

Nel dicembre 2014 la magistratura chiede l’archiviazione del caso. Non vi sono indizi sufficienti, né assolute certezze per istruire un processo per omicidio volontario. La tesi del suicidio è sempre più debole. La famiglia Bergamini non molla. Prosegue la ricerca, anche se la strada della verità, è sempre più difficile da percorrere. La nuova perizia dona in parte giustizia ai suoi cari. E la storia di Denis è nuovamente ancora tutta da scrivere.

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Calcio

I benefici del Fair Play Finanziario: il calcio europeo vola

Emanuele Sabatino

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Per la prima volta il calcio europeo è in attivo. Nel 2017 il ricavo del mondo pallonaro ha superato i 20 miliardi di euro secondo i dati forniti dalla UEFA.

Le alte sfere della massima federazione calcistica europea hanno ovviamente attribuito questo dato positivo al Fair play finanziario che proprio ieri ha compiuto 9 anni dalla sua introduzione. La regola del pareggio del bilancio, invece  introdotta nel 2011, in quell’anno il calcio europeo subì una perdita di 1.7 miliardi di euro.

Un aumento dei ricavi totali superiore di 1,6 miliardi di euro rispetto all’anno precedente per un profitto, dopo trasferimenti e costi di gestione, parti a 600 milioni di euro. Il calcio europeo ha 711 clubs contando solo le massime serie divise in 54 nazioni, e 27 di esse, pari proprio al 50 % sono in profitto.

Il Fair Play Finanziario è stato introdotto proprio con il proposito di limitare le spese folli dei club ed evitare che i proprietari ricchi potessero comprare il successo distorcendo il mercato trasferimenti. Su questo punto però la strada è ancora molto lunga.

Grazie a questa regola i club che non rispettano le regole rischiano di essere escluse dalle competizioni UEFA, proprio come era successo in prima battuta al Milan, poi riammesso dopo il cambio di proprietà.

Su questi dati si è pronunciato il presidente Ceferin:Il calcio europeo non è mai stato più sano di così. Le regole da noi imposte funzionano alla perfezione. Il Fariplay finanziario previene i piccoli problemi sul nascere prima che diventino gigantesche catastrofi. La Uefa è in prima linea per valutate ed aiutare i club ad uscire dalle difficoltà e rispettare le regole.”

Regole più strette come ad esempio quella che non tutti conoscono che ogni club che spende più di 100 milioni di euro in una finestra di mercato entra automaticamente sotto stato di osservazione.

La Premier League è ovviamente il torneo con più ricavi pari a 5,34 miliardi di euro, con un incremento pari a 452 milioni rispetto alla stagione precedente. Il loro profitto netto è il più alto con  1.19 miliardi di euro.

Il calcio nostrano, la nostra Serie A, ha avuto un incremento dei ricavi pari al 3,7 percento rispetto alla stagione precedente e per la prima volta dopo sette anni consecutivi in perdita è riuscita ad andare in profitto anche se di pochissimo. I ricavi sono pari a poco più di due miliardi di euro, di cui solo il 10% dai botteghini che dovrebbe farci non solo interrogare sullo stato del calcio italiano, su quello degli stati fatiscenti e di proprietà comunale ma soprattutto sulla strategia dei prezzi in netta contrapposizione con la realtà reddituale e lavorativa attuale.

 

 

 

 

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Calcio

Non solo De Laurentiis: quando il presidente fa collezione di squadre

Matteo Luciani

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Nei giorni scorsi, attraverso un articolo di un quotidiano sportivo croato, è rimbalzata anche da noi la notizia che Aurelio De Laurentiis, il vulcanico presidente del Napoli, dopo il recente acquisto anche del fallimentare Bari, sia interessato a rilevare un altro club, questa volta straniero, l’Hajduk di Spalato, gloriosa squadra croata che naviga in acque burrascose travolto da problemi finanziari. Per adesso non c’è niente di concreto, se non una dichiarazione dello stesso AdL che non chiude la porta. Il numero 1 partenopeo non è il solo in Italia, e all’estero, ad essere proprietario di più squadre. I casi più recente sono sicuramente quelli della Red Bull e del gruppo Suning. Il Toro Rosso oltre al Lipsia (del quale formalmente è solo sponsor) e al Salisburgo, è proprietario anche dei New York Red Bulls mentre il colosso cinese al Jiangsu ha aggiunto l’Inter, pur rimanendo il presidente Thohir, già proprietario del Dc United americano e in cordata della proprietà dei Philadelphia 76ers della Nba. Ma la lista dei multiproprietari nel mondo del calcio è molto lunga.

In Italia, per quanto concerne i casi di multiproprietà di squadre militanti in diversi campionati più vicini temporalmente a noi, si staglia la figura di una famiglia su tutti: i Gaucci, proprietari fino al 2001 di Perugia e Viterbese e poi di Perugia e Catania (fino al 2004).

Personaggio decisamente importante nel calcio di casa nostra tra gli anni Novanta e Duemila, anche Franco Sensi fu proprietario di ben tre club: Roma (che condusse allo storico Scudetto del 2001), Palermo (seppur con presidenza lasciata a Sergio D’Antoni) che portò dalla serie C1 alla serie B e poi cedette a Zamparini, ed, infine, Nizza.

Oggi, il caso più eclatante riguarda certamente Claudio Lotito, patron della Lazio dall’estate del 2004 e della Salernitana (condotta, dopo il fallimento, dalla serie D alla serie B) dall’estate del 2011.

Le storie di questo genere, come dicevamo, sono veramente tante. Eccone alcuni esempi.

Prima del clamoroso crac finanziario avvenuto nel 2003, la Parmalat del presidente del Parma Tanzi aveva anche il controllo del Palmeiras, in Brasile dove militò per un periodo uno dei calciatori simbolo dei gialloblu degli anni d’oro: Faustino Asprilla.

Attualmente, invece, in Europa, c’è la ‘nostra’ famiglia Pozzo, proprietaria di Udinese, Watford e, fino a pochi mesi fa, del Granada (ceduto, poi, ai cinesi di Desport).

Un caso che in Inghilterra ha fatto discutere, invece, è quello del proprietario del Manchester City, lo sceicco di Abu Dhabi Mansour, comproprietario di una franchigia della MLS (New York City FC), di una squadra in Australia (Melbourne Heart) e proprietario del 20% di un club giapponese (Yokohama). La causa scatenante delle polemiche riguardò uno dei calciatori più importanti degli ultimi anni: Frank Lampard. Questi, infatti, dopo essere stato scaricato da quel Chelsea in cui aveva trascorso praticamente l’intera vita calcistica, accettò la proposta di New York; qualche mese dopo, però, tornò in Premier League, proprio al City, in prestito dai NYFC. Per molti, in primis il tecnico dell’Arsenal Wenger, si trattò di una furbata per aggirare le regole del Fair Play finanziario e di una mossa pericolosa, che avrebbe potuto aprire scenari preoccupanti per eventuali altri club satellite in futuro (su questa scia, vedasi il caso, mai chiarito del tutto, Chelsea-Vitesse).

La stessa Red Bull è proprietaria di altre due squadre nel mondo: i New York Red Bulls e Red Bull Brazil; ma le multiproprietà nel calcio toccano il proprio apice in un altro territorio: America settentrionale e centrale.

Negli Stati Uniti, anno 2004, viene fondato il C.D. Chivas dallo stesso proprietario del Chivas de Guadalajara messicano e del Deportivo Saprissa in Costa Rica.

In Messico, TV Azteca ha acquistato l’altra squadra di Guadalajara, l’Atlas, che risulta essere la seconda squadra di sua proprietà dopo il Monarcas de Morelia. Televisa, altro colosso televisivo del medesimo paese, è invece proprietario del Necaxa e dell’America. Alle società già citate, si aggiunge America Movil, proprietario del 30% del Grupo Pachuca, che controlla Leon e Pachuca.

Infine, trattasi di partnership e non di multiproprietà per Atletico Madrid e Fiorentina che ‘controllano’ indirettamente squadre indiane (rispettivamente Kolkata e Pune) o per il Parma con l’NK Gorica sloveno.

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