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Se lo Sport si inchina alla Fede: Calcio e Ramadan, un’integrazione difficile

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Se lo Sport si inchina alla Fede: Calcio e Ramadan, un’integrazione difficile

Nelle prossime settimane, gli allenatori di diverse compagini, composte principalmente da giocatori musulmani, dovranno lavorare con la maggioranza dei ragazzi alle prese con la pratica del digiuno dall’alba fino al crepuscolo, il famosissimo Ramadan, iniziato il 5 Maggio e che terminerà il 4 Giugno.

Tra questi non possiamo certo non menzionare Jurgen Klopp che, dopo aver raggiunto la finale di Champions con il suo Liverpool deve fare i conti con i precetti religiosi che imporranno un rigido regime alimentare, ma non solo, ai giocatori che sono stati diretti partecipi della vittoria sulla Roma e l’accesso all’ultimo step della Champions contro il Tottenham. Le sue due ali d’oro Manè e Salah sono di religione musulmana e, a partire da domenica 5 Maggio fino a martedì 4 Giugno, osserveranno certamente il Ramadan. Stesso discorso vale per il gigante francese degli Spurs Moussa Sissoko. Il problema nasce dal fatto che, durante il mese santo, i tre saranno protagonisti della Finale di Madrid, dovendo gestire uno stile di vita che prevede l’assenza di alimentazione e idratazione prima del tramonto che inevitabilmente cozza con la professione di giocatore, figuriamoci in vista di una partita così determinante che cade proprio verso la fine del Ramadan, il primo Giugno.

Non è, tuttavia, la prima volta che il Ramadan abbia coinciso con appuntamenti sportivi, anzi. Le Olimpiadi di Londra del 2012, la Coppa del Mondo del 2014 o il Campionato Europeo del 2016 in Francia sono soltanto alcuni degli esempi più recenti.

Con il clima spesso torrido dei periodi estivi in ​​Europa, la qualità delle prestazioni dei giocatori può dunque essere un serio problema per tante formazioni di ogni sport.

Capitano, comunque, anche occasioni in cui viene concesso il famoso ‘strappo alla regola’.

Durante Londra 2012, la squadra di calcio degli Emirati Arabi ha ricevuto una speciale disposizione da parte dell’autorità religiosa più alta del paese per poter mangiare nei giorni delle partite. Il tedesco Mesut Ozil, di religione musulmana, scelse a sua volta di non digiunare durante la campagna mondiale della coppa più importante per nazionali nel 2014 in Brasile.

Altri atleti, invece, nel corso della storia, hanno seguito le regole imposte dalla propria religione. Ne è un esempio la selezione calcistica dell’Algeria, i calciatori della quale hanno digiunato durante una partita contro la Germania, nonostante avessero ricevuto anche loro una speciale esenzione da tale regola dalle autorità religiose; solo il portiere Rais M’bolhi ha successivamente ‘rotto’ tale scelta, sorseggiando dell’acqua a metà tempo. Per non dimenticare, nel Basket,  Hakeem Olajuwon  che durante il Ramadan del Febbraio 1995, continuò a giocare in Nba facendo 30 punti di media a partita.

Ma andiamo a capire, innanzitutto, in un momento storico così delicato: che cosa è il Ramadan?

Si tratta del nono mese dell’anno musulmano, durante il quale viene osservato il rigoroso digiuno dall’alba al tramonto.

I musulmani credono che qualsiasi azione positiva comporti una ricompensa maggiore poiché il mese è stato benedetto da Allah.

Alcuni, ad esempio, pregano di più, mentre altri leggono il Corano più spesso.

La data, annualmente, cambia, tornando indietro di circa 11 giorni ogni 12 mesi.

Il festival di Eid è ciò che celebra la fine del periodo del Ramadan.

Quest’anno, il Ramadan è partito il 5 maggio, con termine in data 4 Giugno. Negli scorsi anni molte squadre nazionali in tutta l’Asia e in Africa hanno ritardato il calcio d’inizio delle proprie partite addirittura alla notte.


Emblematico fu nel 2017 il match di qualificazione alla Coppa Asiatica tra la Palestina e l’Oman , alla periferia di Gerusalemme, è un esempio di quanto riportato.

La federazione calcistica della Palestina aveva inizialmente programmato la partita a partire dalle ore 21.45 locali, per poi passare alle 22.45 ed infine alle 23.

Tutto ciò era stato creato per dare alla squadra e ai suoi tifosi l’opportunità di mangiare e mettersi, dunque, in forze velocemente prima di andare allo stadio.

In realtà, si è andata a creare una situazione piuttosto caotica, con molti tifosi non in grado di poter andare allo stadio e tornare da esso in tempo per la successiva giornata lavorativa.

Da un punto di preparazione, invece, sia l’Oman che la Palestina hanno spostato allenamenti e addestramenti tattici alle ore notturne, regolando le abitudini alimentari già da diversi giorni prima della sfida.

I preparatori atletici che devono far fronte a questo problema, raccomandano ai propri atleti di bere, ovviamente dopo il tramonto, almeno tre litri di acqua al giorno, evitando invece di mangiare eccessivamente, in quel caso stravolgendo totalmente il proprio metabolismo e anche le capacità atletiche.

L’ultima raccomandazione ha riguardato le ore di sonno; tendenzialmente, durante la fase di Ramadan, gli interessati dormono o, comunque, si riposano molto di più. Per i professionisti di tali squadre, invece, è assolutamente controproducente fare ciò. Via, così, a diverse ore di bagni in acqua gelata o di crioterapia, per mantenere il più possibile il fisico tonico ed in vigore.

Come dicevamo, esistono però delle eccezioni che potrebbero riguardare anche i casi di Manè, Salah e Sissoko. Infatti, attraverso la deroga da parte delle autorità spirituali musulmane, il Ramadan può essere interrotto o posticipato. Nello specifico esisterebbe il caso in cui se i fedeli si dovessero trovare, per motivi di viaggio, ad una distanza superiore agli 84 km dal loro luogo abituale di preghiera, potrebbero interromperlo e posticiparlo una volta ritornati. In questa fattispecie rientrerebbero proprio i due Reds e Sissoko che, dovendo trasferirsi a Madrid giorni prima della Finale di Champions, e quindi ad una distanza ben superiore a quanto richiesto, potrebbero trascorrere i momenti precedenti alla partita più importante della loro carriera, nel pieno delle forze sia in allenamento che durante quella notte magica. E a Klopp e Pochettino farebbe sicuramente piacere: cosa c’è, del resto, di più sacro di una Finale di Champions League?

Nato a Roma sul finire degli anni Ottanta, dopo aver conseguito il diploma classico tra gloria (poca) e insuccessi (molti di più), mi sono iscritto alla facoltà di Lingue presso l'Università di Roma Tor Vergata per seguire una delle mie passioni: lo studio dell'inglese e di tutto ciò che riguardi il mondo anglosassone. Conclusi brillantemente (stavolta si) gli studi universitari, ho deciso di gettarmi a capofitto nell'altro grande amore della mia vita professionale: il giornalismo sportivo. A marzo del 2016, ho coronato il sogno di scrivere un libro tutto mio ed è uscito "Meteore Romaniste - Uomini che (non) hanno scritto la storia della A.S. Roma". Appassionato, sin dall'età più tenera, di sport, in particolare di calcio (più estero che nazionale), adoro raccontare le storie di 'pallone', quelle, per intenderci, che attengono strettamente al rettangolo verde e ai suoi protagonisti, sempre più sacrificati in nome di bilanci e plusvalenze. Il processo che porta il 'tifoso' a diventare 'cliente', o peggio ancora 'commercialista', probabilmente non riuscirò mai a digerirlo.

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