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Calcio

L’Italia dovrebbe rifiutarsi di giocare contro Israele?

Leonardo Ciccarelli

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L’Italia si giocherà la qualificazione al Mondiale di Russia nel 2018 nel girone in cui sarà presente anche Israele. La cosa fa storcere il naso un po’ a tutti, innanzitutto perché Israele è palesemente fuori dai confini europei. Allora perché gioca nelle competizioni Uefa?

La nazionale entra ufficialmente nell’AFC, la Confederazione Calcio Asiatica, dal 1956, vince anche la Coppa d’Asia nel ’64 e la rappresentativa giovanile ha un dominio dittatoriale per tutti gli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 nei tornei di categoria, fino al 1974, quando a causa di continui boicottaggi delle nazioni e delle squadre del Medio Oriente nei confronti delle compagini israeliane fanno prendere alla nazione una decisione molto coraggiosa: lasciare l’AFC.

Si sono avviate così le pratiche per entrare nel UEFA e solo nel 1991 Israele è stata accettata a giocare in Europa, e solo nel 1994 è stato approvato l’ingresso nella federazione europea.

I motivi politici però avrebbero dovuto spingere la federazione continentale, ma la stessa FIFA, ad estromettere Israele a causa di un precedente molto forte, ovvero quello del Sudafrica.

La nazione che ha ospitato i mondiali del 2010 fu sospesa dalla FIFA dal 1964 alla fine dell’Apartheid a causa delle leggi razziali presenti nel Paese africano, ma tali leggi sono tutt’ora in vigore in Israele.

Ha indignato il mondo la scelta delle autorità di Tel Aviv di non far partire il materiale della delegazione palestinese a Rio de Janeiro per le Olimpiadi di questa estate, costringendo i 6 atleti qualificati ai Giochi per la federazione a ricomprare tutto il materiale, compresa la bandiera della Palestina, per partecipare a Rio 2016.

I tifosi del Celtic sono quelli che più si sono esposti in questi anni a favore dell’esclusione delle squadre israeliane, e della relativa nazionale, dalle competizioni Uefa per motivi politici, facendo rimostranze molto forti che questa estate hanno rischiato di far escludere la squadra di Glasgow dalla Champions League perché i tifosi biancoverdi si sono presentati allo stadio con le bandiere della Palestina, colorando di bianco, nero, verde e rosso il Celtic Park, facendo dei gazebo informativi lungo le strade di Glasgow sulla questione palestinese. Il tutto si è poi risolto con una multa, che i tifosi del Celtic hanno accolto come una sfida ed hanno donato a delle associazioni che aiutano gli sfortunati palestinesi la stessa cifra che la Uefa ha commutato al Celtic.

L’Italia è sempre stata molto neutrale sulla questione. Ha appoggiato la risoluzione all’Onu per permettere alla Palestina di diventare uno Stato Osservatore, scatenando le ire di Netanyahu e la delusione dell’ambasciatore.

L’incontro tra l’Italia e Israele ad Haifa per la qualificazione, una città prima palestinese e da cui sono stati deportati circa 100mila palestinesi dalle truppe britanniche ed israeliane affiché Haifa fosse “liberata”, ignorando il fatto che quelle terre fossero state di diritto della Palestina.

Si doveva creare un dibattito attorno a questo match, proprio com’è successo in Scozia, ma tutto scorre come nulla fosse, ignorando lo stato di inciviltà e di anti-democrazia che vige in quelle zone distrutte dal potere imperialista dell’Occidente nel corso del ‘900.

Israele-Italia sarà dunque una partita come tutte le altre, anche se contro Israele non potranno mai esserci partite come tutte le altre almeno fino a quando la Libertà non sarà tutelata in tutto lo Stato, almeno fino a quando i cittadini palestinesi non torneranno a poter vivere liberamente.

32 Commenti

32 Comments

  1. roberto

    settembre 5, 2016 at 2:03 pm

    L’italia non rifiuterà mai nulla così come non prenderà mai nessuna decisione autonoma. Washington o Berlino ci dicono cosa fare

  2. Romano Monti

    settembre 5, 2016 at 2:30 pm

    Sono d’accordo con il commentarore che mi ha preceduti. Per quanto riguarda Israele, con tutto il rispetto per quando si comporta correttamente, non capisco perche’ inserirla in Europa: dovrebbe competere con li Paesi del suo territorio, perche’ di Europa non ha nulla.
    Altrime ti, perche’ no Tunisia, Marocco, Algeria, Libano, Egitto…. Nel caso specifico noi siamo succubi solo degli usa, non della Germania, che, invece, ci condiziona in altri campi

  3. Cacchio

    settembre 5, 2016 at 4:42 pm

    Fa sorridere la sicumera con cui si mettono in fila i fatti storici in questo post. Magari la realtà fosse così semplice.
    La situazione in quei posti è così ingarbugliata che nessuno ormai ha torto e nessuno ha ragione.
    Si citano le leggi razziali, ma non se ne riporta una sola, probabilmente perché non ne esistono (ancora).
    Israele ha le proprie responsabilità nell’impedire che la situazione migliori, ma i comportamenti di Iran, OLP e Hamas fanno gioco affinché tutto resti com’è.
    Persone come Ciccarelli sarebbero soddisfatte solo quando i cittadini ebrei di Israele si saranno suicidati in massa.

  4. Jonny

    settembre 5, 2016 at 4:43 pm

    Articolo assurdo, pieno di falsità e, quando va bene, grossolane inesattezze. Le leggi razziali in Israele? Haifa una città araba? La storia del materiale palestinese per Rio che è una BUFALA? Siete senza vergogna.

    • HollyBB

      settembre 5, 2016 at 9:40 pm

      All’inizio del XX secolo, gli abitanti di Haifa erano circa 100.000, formati per l’82% da arabi musulmani, per il 14% da arabi cristiani e per il 4% da ebrei.
      Ovvio che Haifa era una citta’ araba. E lo e’ stato fino a 1948, quando i palestinesi sono stati cacciati dai terroristi ebrei come STERN, Haganah ecc.
      Credi davvero che la Palestina era disabitata prima di 1948? Ha forse visto troppi film propagandistici tipo EXODUS!

  5. Francesco

    settembre 5, 2016 at 4:54 pm

    Quali sarebbero queste leggi razziali, uguali a quelle sudafricane, che sarebbero ancora vigenti in Israele?

  6. Mauro

    settembre 5, 2016 at 4:56 pm

    quindi Haifa non era araba……
    https://it.wikipedia.org/wiki/Haifa

  7. leonardo

    settembre 5, 2016 at 5:06 pm

    Nel pezzo c’è scritto chiaramente che Haifa era palestinese, non araba. E lo era come potete leggere dalla pagina di wiki che avete postato. Quanto alle leggi, ci sono. Questo è un articolo preso ad esempio

    http://www.unimondo.org/Guide/Politica/Xenofobia-e-razzismo/Israele-critiche-alle-leggi-razziali-122207

  8. Pietro

    settembre 5, 2016 at 5:17 pm

    Caro Ciccarelli,

    lei si dovrebbe vergognare per aver scritto che in Istraele sono in vigore leggi razziali. E’ evidente che lei non sa la differenza tra leggi razziali e leggi sulla sicurezza, ma vista la quantità di castronerie scritte nel suo articolo, non mi aspetto che la capisca.

    Come fa ad affermare che tali “terre fossero state di diritto della Palestina”? Su che basi storiche, politiche e geografiche afferma ciò?

    “100.000 deportati”? Ma a che eventi si riferisce? Conosce il termine della parola “deportazione”? Oppure ha semplicemente scopiazzato quanto scritto su Wikipedia?

    La cosa che più mi colpisce è che nessuno al Fatto, unico quotidiano serio in Italia, non controlli.

    Chieda scusa per questo articolo a dir poco vergognoso.

    • Stefano

      settembre 6, 2016 at 8:48 am

      Dovrebbe vergognarsi lei che copre le leggi razziali israeliane definendole “sulla sicurezza”, il suo é l’atteggiamento tipico dei colonialisti che da 70 anni stanno effettuando una sistematica pulizia etnica nei confronti della popolazione palestinese che da secoli vive in Palestina.
      Questo articolo é uno dei pochi che riesce ad andare fuori dal coro e che non si adegua alla visione sionista dove tutto é dovuto e giustificato a favore dei discendenti di un gruppo di terroristi che ha rubato la terra e negato la vita ad una popolazione, il tutto con la protezione di nazioni colonialiste e guerrafondaie come gli stati uniti, dove guardacaso i sionisti occupano posizioni importanti nel governo.

    • Gianluca

      settembre 7, 2016 at 12:05 am

      Signor Pietro,
      Sta davvero sostenendo che in Israele non vi siano problemi razziali? Davvero crede che le “leggi di sicurezza” siano tali? Potrà anche non trattarsi di leggi che lasciano apertamente intendere al razzismo, ma credo che episodi come l’assassinio del ventiquattro settembre dell’anno scorso di una studentessa palestinese da parte di un soldato israeliano (tanto per citarne uno dei tanti), non può essere motivato solo dalla “leggittima difesa”. Va bene, è indiscutibile che anche il popolo palestinese usando la violenza passa automaticamente nel torto, ma Israele si fa forte del sostegno delle grandi potenze occidentali per poter segregare in modo paragonabile all’apartheid la minoranza araba (palestinese o meno che sia) presente all’interno del paese. Insomma, se non siamo alle leggi razziali poco ci manca…

  9. Eugenio

    settembre 5, 2016 at 5:33 pm

    Ma chi è il cialtrone mentitore che ha scritto questo articolo ??? Sarebbe da denuncia!!!!!

  10. Federico

    settembre 5, 2016 at 5:55 pm

    Tolto il fatto che è ovvio che la colpa stia da entrambe le parti, è innegabile che in Israele esistano leggi ( chiamatele come volete, razziali, di sicurezza, antiterrorismo) che limitano la libertà dei palestinesi. Senza fare tanti esempi su i diritti di cittadinanza e le varie risoluzioni Onu mai rispettate dal governo Israeliano, quello più eclatante è il Divieto di poter sventolare la bandiera palestinese ( pena fino a 3 anni di reclusione), su un territorio che, a torto o a ragione, non è israeliano o al limite è di entrambi.
    Essere Israeliani o ebrei non significa essere per forza di cose a favore di quello che dice e che fa il governo ma spesso questo accade per partito preso.
    Saluti

  11. sandro

    settembre 5, 2016 at 6:10 pm

    come giornalista non vale niente sig ciccarelli ha ciccato

  12. Brazov

    settembre 5, 2016 at 6:21 pm

    Sono curioso di vedere come si comporteranno i tifosi italiani al ritorno, avendo fischiato l’inno francese senza motivi apparenti, in questo caso ne avrebbero ben donde.

  13. HULK

    settembre 5, 2016 at 6:35 pm

    per il signor Mauro questo è ciò che è scritto nel link da lui messo: Costruita ai piedi del monte Carmelo, in una baia naturale, fu fondata nell’antichità. Ai piedi del Carmelo, in una zona ormai inglobata nella città, vi è una grotta nella quale, secondo tradizione, dimorò il profeta Elia.

    La città di Haifa è citata nel Talmud come una piccola città contadina. Nel VII secolo vi sono insediati i Bizantini fino alla CONQUISTA (sottolineo CONQUISTA) dei Persiani e poi degli Arabi.
    Quindi Haifa non è Araba ma una città Israeliana CONQUISTATA dagli arabi.
    Per quanto riguarda il sig. Federico, non vi è nessun divieto a sventolare la bandiera Palestinese e quel Territorio è Israeliano a tutti gli effetti votato dall’ONU nel 1947, allora se la sua è uno scritto per sentito dire la invito ad andare in Israele e vedere come vivono lì gli Arabi, se è una presa di posizione in quanto antisemita allora arrivederci e stiamo bene così!.

  14. Leonardo Ciccarelli

    settembre 5, 2016 at 7:03 pm

    @Hulk ma città israeliana conquistata dagli arabi dove? Israele non esisteva. Ci appelliamo ad un testo sacro ora? A questo punto diciamo che Bucarest è italiana perché si trovava nell’Impero Romano? Israele è uno stato su carta. Non esiste Israele. Esiste la Palestina.

  15. enzo20

    settembre 5, 2016 at 7:43 pm

    Usare il calcio per sfogare il proprio antisemitismo è davvero degno degli hooligans neonazisti che imperversano in tutta Europa, complimentoni. Se in Medio Oriente non vogliono giocare contro Israele, probabilmente perchè perdevano la maggior parte delle volte, sul campo come in guerra, va benissimo che sia nella UEFA
    Fuori la Turchia piuttosto!

  16. Faelino

    settembre 5, 2016 at 8:12 pm

    Ciccarelli, che storia hanno i palestinesi? Quando msi nella Storia è mai esistito uno stato chiamato palestina? Chi sono i leader palestinesi antecedenti al1864 quando è ststo inventato il popolo palestinese da Ahmed Shukeiri?
    I re David e Salomone erano palestinesi? Come mai qyella Terra ai tempi dell’Ebreo Gesu’ su chianava Regno di Israele e Regno di Giuda? Sono per cado citati nel Vecchio e Nuovo Testamento “palestinesi “??
    Ma si vergogni e torni a studiare la vera Storia! Israele è sempre esistito. I palestinesi? Chi sono?

    • Michele

      settembre 5, 2016 at 8:27 pm

      La Palestina senza storia? Non esistevano? Sei sicuro?
      https://it.m.wikipedia.org/wiki/Palestina

    • lorenzo

      settembre 5, 2016 at 8:51 pm

      ma si rende conto di quello che realmente è stato/viene fatto la? da tutta la gente? sia gli ebrei che i palestinesi? ci si rende conto o no??????? perchè se si parte da qui ok… sennò è essere solo tifosi da tastiera.

      comunque sono d’accordo, israele deve giocare la la spagna qua…. questo è un gioco e ci sono delle regole, se non si rispettano che senso ha contnuare a giocare?

  17. Pelavet

    settembre 5, 2016 at 9:29 pm

    – E’ del tutto evidente che Israele sia una Terra che appartiene agli Ebrei e che gli Arabi siano subentrati secoli dopo.
    – Detto questo, come mai nessuno si chiede che fine abbiano fatto tutti i fondi della Comuità internazionale destinati per anni ad Arafat ? Come sono stati spesi da Arafat e dalla sua Gente ? Scuole ? Ospedali ? Strade ? Quartieri moderni ? Ma insomma che fine hanno fatto tutti quesi soldi ?
    Per caso ne sa qualcosa la moglie di Arafat ? A proposito come si guadagna da vivere ?
    – Tutti coloro che manifestano per il popolo palestinese e cercano donazioni (Tifosi del Celtic incluso), perchè non chiedono mai conto dei milioni di dollari ricevuti dall’OLP ?
    Grazie

  18. Antonio

    settembre 5, 2016 at 10:09 pm

    Anzitutto, comincio con esprimere la mia incondizionata e massima solidarietà umana, intellettuale, politica e giornalistica all’amico e compagno Leonardo che, tramite questo blog del Fatto quotidiano, è riuscito a trasmettere vivacemente ed appassionatamente l’amore e la prossimità allo sport come strumento di liberazione dalla colonizzazione culturale che alcuni popoli hanno subito nel corso dell’ultimo secolo, identificando quest’attività fisica come mezzo di confronto dialogico autentico interculturale.
    Ciò detto, mi preme rivolgermi a tutti i commentatori di quest’articolo che, vuoi mossi da malafede vuoi da ignoranza ingiustificata ed incontestabilmente volontaria quindi gravissima, indirizzano le proprie “critiche” aspre ed inconsistenti all’autore dell’ articolo semplicemente per aver riportato dei fatti oggettivi, evidentissimi agli occhi della comunità internazionale, delle Nazioni Unite, delle ONG e di tutte quelle associazioni di solidarietà con la nobile, coraggiosa e vitale causa palestinese, ma non a quelli di fomentatori d’odio, razzisti, sion-nazisti (perchè sì, nessuno mi convincerà che il sionismo è una pratica ideologico-politica differente dal nazismo), pseudocredenti e compagnia socratica.
    Leggo di un tipo che parla di “antisemitismo” perché non si riconosce come legittimo lo “Stato di Israele” che, secondo il diritto internazionale, esercita un brutale regime di occupazione militare in Cisgiordania, favorendo maggiormente e costantemente dei piccoli “bantustan” ( aree in cui vige la segregazione razziale, uguali a quelle esistenti nel Sudafrica dell’apartheid), impedendo ai palestinesi di recarsi a lavoro, scuola e qualsiasi altro luogo della socialità e vita attiva liberamente, senza dover passare ogni volta per checkpoint militari onnipresenti in tutto il territorio israeliano e West Bank (Zona A, B, C, anche in quella parte di territorio la cui sicurezza è garantita dalle forze dell’ordine dell’ANP).
    Occorrerebbe uno spazio nettamente più ampio per scrivervi esaustivamente ma mi limito ad un altro paio di punti:
    1) Come potete azzardarvi a sopprimere ignobilmente e spudoratamente la storia del popolo palestinese, storia dello stesso Gesù Cristo, vissuto in Giudea, all’ epoca provincia dell’Impero Romano in cui si parlavano aramaico, ebraico, latino?
    2) Com’è possibile che non ammettete la natura razzista, xenofoba, segregazionista, genocida (la “Nakba” registratasi nel 1947 con la fondazione dell’entità sionista dura tutt’oggi, seppur in forme inedite) e quindi la sua illegalità istituzionale?
    3)Ah, ditemi: Gerusalemme sarebbe “città israeliana” soltanto perchè in essa sorse a suo tempo il Tempio di Salomone sulle cui rovine è sorta la Moschea di Al-Aqsa, sacra ai fratelli islamici?
    Per il resto, trovo che l’analfabetismo funzionale, la rimozione deliberata della memoria storica, l’ottusità e l’incapacità di comprendere oltreché d’interpretare alcuni fatti storici siano ormai tratti caratterizzanti la vostra argomentazione fallace.

  19. domenico

    settembre 5, 2016 at 11:11 pm

    E se qualcuno decidesse che non si deve più giocare con noi perché vendiamo armi a tutti i peggiori stati canaglia del mondo?
    Comunque la Confederazione calcistica non c’entra con il continente geografico
    Il Kazakistan gioca in Europa l’Australia gioca in Asia ed il Suriname gioca in Nord America

  20. Roberto

    settembre 6, 2016 at 12:25 am

    Lei è sioltanto un semplice antisemita.
    Sicuramente ben informato ma così tanto antisemita da nascindere e camuffare la realtá.
    Di certo sarebbe stato meglio non risponderle, perché ” a lavar le orecchie all’asino si perde tempo e sapone’ ma ho voluto farlo solo per sentirmi a posto con la coscienza. Purtroppo siamo pieni di scribbacchini sottoculturati a cui viene dato spazio. Il tempo è galantuomo, sará costretto a ricredersi e sulla democraticità dello Stato di Israele e , mi soiace per lei perchè sará dura, su cosa sono e cosa fanno gli islamici.

  21. Anna

    settembre 6, 2016 at 11:27 am

    Per fortuna fra i commentatori c’e’ chi ha risposto a questo articolo antisemita che contiene un ammasso di menzogne. Studiare (un bel po’) di storia le farebbe senz’altro bene prima di scrivere cose che evidentemente non sa, ma mi limito a ricordarle che NON esistono in Israele leggi razziste, e che TUTTi i cittadini, ebrei, arabi, drusi, cristiani ecc, godono di pari diritti in Israele. Cosa che non succede in nessun altro Paese del Medio Oriente, dove anche i cristiani sono perseguitati o anche trucidati. Israele e’ il baluardo della democrazia, e bisogna essere ciechi (o in mala fede) per non vederlo.
    Come ha detto Roberto – sarebbe stato meglio non risponderle – ma davanti a un articolo talmente antisemita non ho resistito

    • matteo

      settembre 6, 2016 at 11:44 am

      Ma basta con questo “antisemitismo”. Come con questa cosa di nazisti e razzisti se uno prova solo a contestare Israele. Si può anche essere Ebrei e non essere d’accordo con il governo di Israele. Ogni volta che viene tirato in ballo Israele sembra si debba avere una certa cura nel non offendere o attaccare per non rischiare di essere marchiati come nazisti e antisemiti. Io capisco tutto, capisco questo porsi sulla difensiva attaccando visto il recente passato che il popolo ebraico ha dovuto sopportare con deportazioni e uccisioni di massa ignobili da parte del nazismo, però questo non può significare che ad Israele ( governo e non popolo, che in questa faccenda c’entra poco) tutto è concesso e non si può criticare niente in nome dell’Olocausto. Il genocidio ebraico fa schifo ( non c’è bisogno neanche di dirlo) ma non ha nulla a che fare con la geopolitica di quella zona, che a seconda dei punti di vista può essere elogiata come criticata. In questo pezzo vedo una critica al governo/potere di Israele, un punto di vista che può essere accettato o meno. Ma non vedo nulla che possa rimandare al tanto speculato appellativo “antisemita” ( che significa Odio per gli Ebrei, questo lo dico per chi lo usa in maniera sempre troppo poco appropriata).

  22. Rivera

    settembre 6, 2016 at 3:59 pm

    Qualcuno avverta subito Taleb Tawatha!

  23. franco

    settembre 7, 2016 at 5:08 pm

    Se il sig. Ciccarelli fosse una persona non carica di odio unilaterale a sfondo razzistico ,( come dovrebbe essere ogni giornalista che si rispettii) avrebbe dovuto sapere che :

    a) se israele gioca in Europa è probabilmente dovuto al fatto che le Nazioni Arabe circostanti – considerata la loro grande civiltà e senso sportivo (sic) – non avrebbero mai giocato sportivamente con Israele.
    Servono esempi ‘ ( a Rio gli atleti libanesi si sono rifiutati di salire sulol stesso autobus (dico autobus non partita!!) degli Israeliani e il judoka Egiziano, contravvenendo a una millenaria tradizione SPORTIVA si è rifiutato di salutare il suo avversairo (sportivo) davanti a miliardi di telespettatori.
    Senza poi dilungarmi sulle comiche affermazioni circa le distruzioni ad opera delle potenze “iimperialiste occidentali”ecc ( è rimasto un pò indietro vero caro Ciccarelli,
    sa un pò di PRAVDA)) e sulle altre affermazioni a dir poco razziste, dico che per avere un minimo di credibilità e di onestà morale Ciccarelli aveva il dovere etico di promuovere il boicottaggio a tutte le manifestazioni sportive Internazionali di Iran (impiccagione degli omosessuali e feroce repressione dei pacifici oppositori, l’ Egitto per il caso Regeni, la Siria (inutile dire perchè) Hamas ( per l’ esecuzione di confratelli accusati di collaborazionismi senza processo) ,la Corea del Nord, il Sudan , per non parlare della Turchia.
    O il suo mirino è puntato solo su Israele ??
    Che provasse a rifletter sul fatto che demonizzare serve solo a fomentare odio !
    Franco

  24. augusto

    settembre 7, 2016 at 8:23 pm

    Non commento nemmeno le vergognose stupidaggini su Israele. Mi limito a ricordare che nelle competizioni Uefa giocano anche Turchia, Georgia, Armenia, Azerbaijan e Kazakhistan, e nessuno storce il naso.

  25. franco

    settembre 9, 2016 at 2:12 pm

    Ho letto l’ intervento di Antonio e desidero complimentarmi con lui per gli enormi sforzi che dedica a dare un contributo alla pace in Medio Oriente.
    A prescindere dai deliranti riferimenti storici, riporto solamente una parte degli incredibili e hitleriani epiteti da lui rivolti a Israele :
    “sion nazisti” ( a un popolo che ha subito tragicamente il nazismo)
    “razzisti” a un popolo che ha subito il razzismo più di ogni altro
    “genocida”
    “xenofobo”
    segregazionista”
    ecc ecc
    La dice poi lunga il fatto che questo signore, fortunatamente isolato, non faccia il minimo cenno alle responsabilità dei suoi amici di Hamas (organizzazione classificata come terroristica dall’ ONU) e che, tra le altre atrocità esegue esecuzioni in piazza di confratelli accusati di collaborazionismo, in assenza del benchè minimo processo.
    Fortunatamente il mondo non è fatto di persone che fomentano un tale odio nei confronti di una sola parte.

  26. pIETR

    settembre 5, 2017 at 3:53 pm

    Fra tutti i ” commenti ” nessuno spiega veramente perché Israele gioca in
    Europa.- Nessuno, ripeto nessuno, spiega che il motivo sono ” i S O L D I “.-
    Secondo Voi tutti, Israele si accontentava di essere boicottata nelle gare in
    ASIA , in tutti i giochi ?????……ed i R I C C H I Ebrei del Mondo intero………..
    starebbero solo a guardare o, a partecipare, L’UEFA HA DATO UNA MANO .-

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Calcio

Truffe e affini: quando lo Sportivo è vittima di raggiro

Emanuele Sabatino

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Il detto parla di gallina dalle uova d’oro ma se ribaltiamo il sesso possiamo tranquillamente parlare del pollo dalle uova d’oro. Il pollo in questione è il calciatore, o atleta di successo in generale, spesso miliardario in giovane età, improvvisamente o quasi, contornato da persone che gli vogliono bene ma anche da falsi cortesi che salgono sul carro del vincitore, di chi nella vita ce l’ha fatta e ha un bel po’ di grana. Indifeso e sprovveduto corre spesso il rischio di fidarsi troppo buttando alle ortiche gran parte della propria fortuna monetaria. Di seguito una carrellata di casi in cui i poveri atleti sono stati vittime di truffe e raggiri più un paio di chicche extra.

ALESSANDRO GAMBERINI

Ultimo in ordine cronologico la truffa ai danni dell’ex giocatore della Fiorentina Alessandro Gamberini che sarebbe stato raggirato da due suoi ex amici di Prato ed un banchiere per una cifra intorno al milione e seicento mila euro. Gamberini credeva di aver investito 1 milione di euro in un fondo obbligazionario al 3% (era scontento della gestione della banca precedente che gli fruttava solo lo 0,7% annuo), rivelatosi inesistente, e gli altri 620.000 in una fideiussione che non si ricordava neanche di aver firmato. Questi soldi sono stati usati dai due truffatori per coprire i loro debiti e comprare delle case. Ora dopo la deposizione in tribunale è in attesa che la giustizia faccia il suo corso.

MACCHINE PAGATE E MAI ACQUISTATE

Cosa hanno in comune Mexes, Ferrari, Zotti e Vucinic? Oltre ad aver militato nella Roma, gli stessi sono stati truffati da un concessionario della capitale che vendeva le auto, incassava i soldi ma non era in grado di fare il passaggio di proprietà perché queste ultime non erano di proprietà del concessionario ma in leasing. Scoperta fatta dalle forze dell’ordine in seguito alla denuncia di uno dei tanti comuni cittadini raggirati.

QUELLA PORSCHE FANTASMA

Stessa città, Roma, sempre una concessionaria. Sorte malevole è toccata anche ai calciatori Giorgio Venturin ed Andrea Silenzi che hanno comprato una porsche da 200 mila euro ma che non hanno mai visto dal vivo. Per loro una doppia beffa: oltre a non guidare mai la supercar anche l’archiviazione del caso da parte del giudice e addio soldi.

IL MADOFF DEI PARIOLI

Vittime del più classico degli schema Ponzi sono stati i due calciatori ex Roma Stefano Desideri e Ruggero Rizzitelli che hanno mal riposto i loro soldi nella mani (bucate) di Gianfranco Lande detto “Il Madoff dei Parioli”. Garantiva investimenti con ritorni incredibili nel corto-medio termine e riusciva a pagare tutti fintanto che riusciva a portare soldi nuovi dentro il suo schema. Una volta saturo è scappato con la cassa. Rizzitelli ha perso circa 3 milioni di euro. Lande è stato condannato a 5 anni e mezzo di carcere, già scontati, per un ammontare di soldi rubati pari a 170 milioni di euro ma c’è chi giura siano molti di più.

MAMMA HO PERSO L’AEREO

Dall’erba al parquet il discorso non cambia. Anche un grande campione come Scottie Pippen è stato truffato alla grande. L’ex stella degli imbattibili Bulls di MJ ha comprato un aereo, rivelatosi poi rotto, per 4 milioni di dollari. Oltre il danno anche la beffa: per riparare ha dovuto spendere un milione di dollari aggiuntivo.

SE TI TRUFFA ANCHE LO STATO

Quante volte abbiamo sentito parlare della Spagna come il paradiso fiscale per i giocatori che lì pagavano meno tasse? Fu proprio Galliani a dire anni fa, prima che la situazione cambiasse, che non c’era partita perché la fiscalità spagnola a parità di offerta era sempre la metà preferita dai calciatori.

In Spagna però le cose sono cambiate ed i calciatori che pagano in Spagna il 50% di tasse, una volta venduti all’estero e cambiando la residenza fiscale abbattono l’aliquota fino al 20%. La differenza deve tornare nelle casse dei contribuenti. Non è stato così però per alcuni calciatori come ad esempio Sahin ai tempo del Real, Salvio con l’Atletico Madrid e Zapata con il Villarreal che una volta cambiato squadra e lasciata la Spagna non hanno ricevuto nulla. Dove finivano i soldi? Su un conto off-shore intestato ad un’ispettrice del dipartimento fiscale spagnolo. Il piano era perfetto perché in teoria i calciatori ignari del vantaggio fiscale non avrebbero mai preteso la cifra. Peccato per lei che alcuni calciatori sono sprovveduti ma altri si affidano a fior di professionisti per pagare meno tasse e avere vantaggi economici in continuazione (come il trasferimento di Ronaldo alla Juve).

TRUFFARE UNA FEDERAZIONE

Dovrebbe vincere il premio di truffatore del millennio. Il personaggio in questione è Wilson Perumal ora in carcere ma prima una delle persone più potenti ed influenti del calcioscommesse mondiale. Cosa faceva? Organizzava finte amichevoli tra nazionali comprando le divise e raccattando le persone per strada. Così da far uscire risultati clamorosi e scommettendoci sopra. Come è stato scoperto? Grazie ai suoi agganci organizzò a Manama un’amichevole tra Bahrein e Togo. Il Togo era una nazionale forte perché annoverava tra le sue fila Adebayor mentre il Bahrein era una squadra modesta. Quote stra-sbilanciate a favore dei togolesi che però persero 3-0. Il perché è da ricercarsi proprio nel fatto che chi vestiva la maglia della nazionale togolese erano dei figuranti. Mentre in Bahrein festeggiavano la vittoria, il ministro dello Sport del Togo lesse sul giornale di quella partita e incredulo scrisse una lettera alla Fifa: la nazionale, quella vera, era impegnata in Botswana nelle qualificazioni della Coppa d’ Africa.

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Calcio

Il Derby delle due Tirano e il Regio Decreto 28 giugno 1863

Francesco Beltrami

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Come anticipato qualche settimana fa, presentandovi il nuovo campionato unico Seconda e Terza Categoria della provincia di Sondrio, abbiamo approfittato di uno dei frequenti viaggi di famiglia in Valtellina, per andare a vedere una partita di questo particolare campionato, e riprendere le nostre cronache dal calcio minore. Non una partita qualunque tra l’altro, ma un derby che non credo abbia un nome, ma che mi verrebbe di chiamare Derby delle Due Tirano. Un po’ di storia.

Tirano è una cittadina di 9.000 abitanti in Alta Valle. Importante crocevia con la vicinissima Svizzera,  famosa per il Santuario della Madonna di Tirano e per essere capolinea di ben due ferrovie, quella nazionale sulla linea Milano-Lecco-Tirano e del cosiddetto Trenino Rosso del Bernina, linea elvetica di alta montagna che attraverso il Passo del Bernina raggiunge Saint Moritz. Il Trenino Rosso è da qualche anno patrimonio dell’umanità dell’Unesco e Tirano oltre che capolinea è l’unica stazione in territorio italiano.

La squadra calcistica di Tirano è la US Tiranese, attualmente in Seconda Categoria, con qualche trascorso in categorie superiori, una stagione in Promozione quando era quarta serie nell’immediato dopoguerra come livello più alto raggiunto.

Villa di Tirano invece di abitanti ne ha 3.000 e non è e non è mai stato una frazione di Tirano. E’ un comune autonomo confinante e transitando lungo la Strada Statale 38, la famosa via del Passo dello Stelvio, si attraversa, andando in direzione Nord prima Villa, poi ci si trova a Tirano senza quasi accorgersene visto che ormai tra gli abitati non c’è più alcuna separazione. Fino al 1863 Villa di Tirano era solo Villa, con le sue undici frazioni. Poi, con l’unità d’Italia sorse il problema che di località chiamate Villa ce n’erano troppe e un Regio Decreto del 28 giugno 1863 stabilì di aggiungere un determinativo. Villa del mandamento di Chiavenna divenne Villa di Chiavenna e Villa del mandamento di Tirano divenne Villa di Tirano. Percorrendo la statale 38 prima ancora di Villa, ma questa è un’altra storia e tra l’altro l’abbiamo già raccontata, si attraversa un altro comune, quello di Bianzone, patria del primo oro olimpico invernale italiano, Nino Bibbia che vinse la prova dello skeleton a Saint Moritz nel 1948. Torniamo al calcio.

 

La squadra locale è la sezione calcio Polisportiva Villa, associazione che si occupa di molti sport e anche collabora all’organizzazione di feste e sagre come la ormai trentennale Sagra dell’Uva e della Mela, motivo per cui eravamo in Valle lo scorso week-end. La squadra milita in terza categoria e gioca nello stadio di Stazzona, una delle undici frazioni, probabilmente quella in cui ci furono in epoca remota i primi insediamenti, in riva all’Adda dalla parte opposta della 38. Risalendo il fiume lungo la strada locale che attraversa vigneti e meleti si arriva al Comunale di Tirano, casa della US Tiranese.

Il Derby, reso possibile dalla fusione dei due campionati, non si giocava da oltre dieci anni, ed era dunque attesissimo, anche se la concomitanza con la Sagra della Mela a Villa e con la Corsa del Sole a Tirano oltre al non grande seguito che il calcio di provincia ha ormai in questi tempi in cui le TV offrono Ronaldo, Messi e compagnia in alta definizione tutti i giorni a tutte le ore, ha fatto sì che al Comunale di Tirano arrivassero non più di un centinaio di persone.

 

Zona tutta dedicata allo sport quella dove sorge il Comunale, campi da tennis, piscine, stadio, che confina a sua volta con il poligono di tiro, da cui per tutta la partita è arrivato l’assordante rumore di fucilate e pistolettate. L’esterno si presenta da impianto di una certa importanza, doppia biglietteria divisa da una parete su cui è dipinto lo stemma della US Tiranese. Come sempre vado in incognito, pago i miei 5 euro di biglietto ed entro, circa venti minuti prima dell’inizio. Il campo è in erba sintetica, la tribuna coperta. Lavori effettuati una decina d’anni fa con un notevole esborso economico, oltre 500.000 euro trovo su articoli di siti locali. I seggiolini singoli sui cinque gradoni della tribuna sembrano precedenti, a un rapido conteggio sono circa 350 il che fa pensare che in periodi antecedenti, quando ci si sedeva direttamente sul cemento, la struttura potesse arrivare ad ospitare quasi 500 spettatori.

Le squadre terminano il riscaldamento e qualche sostenitore inizia ad arrivare. Ci sono parenti e amici dei giocatori, diverse sorridenti fidanzate e qualche immancabile anziano che probabilmente vede calcio da una sessantina d’anni. Anche tre asinelli che guardano da un terreno confinate, insieme al loro proprietario e ad alcuni ragazzini. Si comincia. La Tiranese è nettamente favorita, ma nei derby non si può mai dire. Infatti la Polisportiva Villa regge tutto il primo tempo e al trentottesimo va addirittura in vantaggio con un tiro da fuori di Acquistapace. Passano cinque minuti e la Tiranese, punta sul vivo arriva al pareggio, grazie a un’autorete di Fiorina. Un minuto e con un altro tiro dalla distanza il Villa torna avanti con Bruga e va al riposo sorprendentemente in vantaggio.

In tribuna le fidanzate chiacchierano tra loro, lo stesso fanno gli anziani. Uno sostiene che un certo giocatore della Tiranese debba essere sostituito immediatamente perché non in grado di controllare la palla. Poi confida all’amico di aver mangiato la sera prima la crostata di frutta. – E il diabete? . Gli domanda subito l’altro. – E’ andato a 165! Ma per una volta…- Il discorso torna al calcio.

La ripresa è un assedio, dopo venti minuti la Tiranese ha l’opportunità di pareggiare grazie a un calcio di rigore, ma il portiere Zubiani del Villa si supera e devia in corner. L’assalto dei padroni di casa continua, gli ospiti si difendono come possono, qualche fallo in più ma il clima resta sostanzialmente sereno. Lunghissimo il recupero, poi il fischio finale e la festa dei giocatori della Polisportiva può iniziare. Per loro è un successo che vale quasi una stagione. In casa della Tiranese c’è tristezza, un ragazzo delle giovanili, sul campo come raccattapalle, si sfoga attraverso la recinzione col padre: – Che vergogna! Abbiamo perso con quelli del Villa!-

E’ il fascino del calcio più vero, della provincia più lontana, ai piedi delle grandi montagne. Che nessuna sigla CR7 trasmessa da TV certificate da altre sigle come HD o SuperHD, potrà mai avere.

 

 

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Calcio

St. Pauli: i Pirati tedeschi che giocano contro l’odio

Ettore zanca

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Contro slogan di intolleranza e razzismo o provvedimenti che prendono a calci il buon senso, parlando di panini e mense autorizzate solo per pochi, contro l’autorità che si travisa dietro la legge per fare provvedimenti dubbi, una delle soluzioni sarebbe andare in un quartiere a luci rosse, poi, vedere una partita.
No, non è una boutade, è la realtà.

Ad Amburgo c’è un motto, esistente da sempre in quella che viene definita la Venezia del nord: «I posteri abbiano cura di conservare degnamente la libertà che gli antenati partorirono.». 
Già avete capito che qui la democrazia passeggia libera e anche un po’ libertina. Infatti al suo interno, c’è il covo, o l’alcova di un quartiere a luci rosse, che si confonde con portuali che farebbero arrossire un camallo, per la loro forza espressiva. Una zona in cui poco tempo fa perfino un serial killer era meglio girasse scortato.

Dentro questo ventre, o meglio, monte di Venere della città, alberga una squadra. Il suo nome è St. Pauli FC. Gioca in seconda divisione e fino a poco tempo fa sognava di scontrarsi e battere i cugini dell’Amburgo, famosi per avere un orologio che segnava da sempre il loro non essere mai retrocessi, fino all’anno scorso.

Il St. Pauli non è una squadra trascendentale, si suda salvezze impossibili e spesso con giocatori che si applicano tanto, ma poco ottengono. Eppure l’amore per questa squadra è incondizionato. Intanto perchè è una squadra dichiaratamente antinazista e multirazziale. Non è raro, come quest’anno, trovare sulle loro maglie ricamato anche l’arcobaleno, simbolo di pace e di molto altro. Inoltre sono una a polisportiva che ospita molti ragazzi che stanno lontani dalla strada.

I ragazzi di marrone vestiti però hanno tanti motivi per far battere i cuori dei rudi portuali. Intanto lo stadio e le sue zone limitrofe sono sede di vaste iniziative di creatività, musica pittura, scrittura e arti varie, qui sono bene accette e stimolate.

Poi tutto quanto quello che la squadra decide, viene concertato con i tifosi più rappresentativi, che cercano sempre insieme ai giocatori di organizzare incontri benefici o iniziative a favore delle categorie più deboli e svantaggiate.
Una delle giornate più belle, allo stadio del St.Pauli, si ebbe quando si giocò contro la Lampedusa Hamburg Football Club, nel 2013, una squadra improvvisata di migranti, venuti appunto da Lampedusa e rifugiatisi qui. La partita servì a finanziare acquisti di cibo, coperte e vestiti, inoltre la società cercò attivamente di favorire l’integrazione di chi era arrivato in questo covo di bellissimi pirati del calcio.

Già perchè il simbolo della squadra è la bandiera del Jolly Roger, quella dei pirati, portata per scherzo da alcuni tifosi tanti anni fa e rimasta nella tradizione del club. Inoltre, piccolo particolare, andatevi a vedere le maglie che hanno indossato dal 2014 ad adesso, sono delle meraviglie.

Insomma un posto dove la democrazia non è solo un modo per sciacquarsi la bocca. Già perchè anche a guardare un compagno di squadra a cui passare il pallone, dovremmo ricordare che “compagno”, ha origine dall’etimo del “mettere il pane in comune”, dividerlo.
E perchè forse bisogna ripartire da una forma di bellissima pirateria ribelle e sana, perchè tutto non vada a puttane. E non mi riferisco al quartiere a luci rosse, stavolta.

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