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Giochi di palazzo

L’importanza di chiamarsi Francesco (Totti)

Matteo di Medio

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Le elezioni del nuovo Sindaco di Roma scoprono, al termine della settimana scorsa, l’importanza dei simboli associati alla città. L’intervista di Totti rilasciata al Tg1 è così diventata uno spunto fondamentale per la battaglia per la salita al Campidoglio. Giovenale l’aveva già capito ai tempi dell’impero romano: con il suo “panem et circenses” racchiudeva i bisogni fondamentali del popolo romano in due punti focali. Il pane e l’intrattenimento. E siccome, ad oggi, di “panem” i romani ne hanno molto bisogno ma i politici fanno fatica ad accontentarli, allora ecco che la partita mediatica, l’agone politico si gioca sui “circenses”, sul calcio che, malgrado i magri risultati sponda Roma e Lazio, monopolizza l’interesse quotidiano da quando la palla ha cominciato a rotolare nell’Urbe. E allora Totti diventa il manifesto elettorale per portare voti a destra e a sinistra.

Lo sa bene Salvini, che dopo aver abbandonato, ormai, il “Roma Ladrona” di bossiano retaggio, in tempi non sospetti, circa un anno fa, aveva speso parole di elogio per il capitano giallorosso, in parallelo con la calata della lega nella terra dei Cesari. Tifoso del Milan, come il Cavaliere, dichiarava di aver sempre desiderato Totti nella squadra rossonera e, perché no, anche in un ruolo politico legato allo Sport. In questi giorni, ha rincarato la dose di zucchero nei confronti del giallorosso, schierandosi dalla sua parte, vittima dell’abbandono spallettiano, sebbene riconoscesse la necessità di disciplina imposta dal toscano, chiaramente in linea con chi si è sempre vantato di “avercelo duro”. Il romano indeciso che vede, ormai da tempo, nella Lega un inaspettato alleato per risolvere i problemi che affliggono la città e l’Italia, potrebbe farsi convincere dalle sirene lombarde con buona pace dei “Padania bella e libera” che vedrebbero arrivarsi consensi da una zona fino a poco fa considerata Nord Africa.

Dello stesso avviso anche altri esponenti del centro destra, come il metà candidato sindaco Guido Bertolaso che almeno in questo è d’accordo con Salvini. “Totti non si tocca”, queste le sue parole. Sulla stessa linea, Francesco Storace, de La Destra, che considera la sua esistenza da tifoso romanista completamente collegata alla figura del Francesco giallorosso: “Totti tutta la vita”. Infine anche Gasparri, da sempre habituè dello Stadio Olimpico, è dalla parte del Capitano. Pronto addirittura a scendere in piazza, ha composto una vera e propria Ode a Totti che così recita : “Se uno a Roma tocca Totti, va ‘a finì presto a cazzotti. Nun s’attacca er Capitano, per lui il tempo passa invano”.

Dall’altra parte della barricata, a sinistra, la visione è opposta. Proclamatisi come Rottamatori, senza rottamare, vedono Totti ai titoli di coda, schierandosi con Spalletti, ma con le dovute precisazioni. E’ il caso di Roberto Morassut, candidato alle primarie del PD per le elezioni di giugno. Per lui, il numero 10 giallorosso dovrebbe pensare a terminare la sua stupenda carriera, senza però essere abbandonato dalla società che non dovrebbe sminuirlo ma accompagnarlo in maniera soft verso un pensionamento, magari sotto forma di carica dirigenziale. Stesso parere da parte di Fassina, torinista di Sinistra Italiana, che paragona Totti alla città di Roma, entrambi consapevoli di dover voltare pagina.

Antagonista di Morassut, Roberto Giachetti, il favorito pdino che non prende posizione sull’accaduto in linea con il suo caldeggiatore Matteo Renzi. Il capo del governo, cresciuto a pane e democrazia cristiana, non si schiera, ritenendo, forse anche a ragione, la situazione “una faccenda complicatissima” che lo porterebbe a compromettersi sia da una parte che dall’altra. C’è chi, invece, per fare contenti tutti, dà la colpa alla società. Come il Senatore Raffaele Ranucci che vede in Pallotta l’unico colpevole di questa empasse tra il simbolo di Roma e la squadra, a causa di una poca chiarezza riservata al giocatore. Sarà contenta la frangia dei tifosi che non ha perdonato all’americano l’assenza nella Capitale e gli epiteti non certo lusinghieri con cui ha appellato alcuni membri della Curva Sud.

Ma che PD sarebbe senza qualche schiera che va contro il comun (di Renzi) pensare? E, infatti, non mancano esponenti del Partito Democratico che invece sono a favore del Capitano. Come la rampante Debora Serracchiani che, sebbene sia Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, è romana di nascita e tramite Twitter ha chiarito subito la sua posizione: “…e comunque: io sto con il Capitano”. Della stessa idea anche l’ ex Sindaco epurato Marino, che quasi a fare torto a chi il torto glielo ha fatto prima, prende le parti di Totti anche lui tramite social network, cinguettando il rispetto per Francesco (quello che forse gli è stato negato a lui dai suoi compagni di partito) e dichiarando che “Roma è con te” ( dimenticandosi però che Roma non è più con te, Ignazio).

Infine il Movimento Cinque Stelle e Alfio Marchini. Da una parte il partito, ormai orfano di Grillo, non commenta l’accaduto. Dall’altra il bell’Alfio dà un colpo al cerchio e uno alla botte, comprendendo Spalletti per l’esigenza di mettere regole di comportamento chiare, giustificando, però, anche la reazione di Totti, monumento della città, vistosi mettere ai margini del progetto. L’occasione di giugno è troppo ghiotta e il pronipote dell’ex Presidente della Roma, Alvaro Marchini, non vuole giustamente scivolare su una buccia di banana.

Il caso Totti-Spalletti si sta già sgonfiando ed il tutto è stato suggellato con una “tiratissima” stretta di mano fra i due nella Hall di Trigoria. Si potrà tornare a parlare di Politica e dei veri problemi di Roma, intesa come città questa volta. A meno che Totti non si voglia candidare a Sindaco di Roma, come dice Giorgia Meloni.

12 Commenti

12 Comments

  1. Luca

    febbraio 25, 2016 at 11:16 am

    Un problema sportivo portato nella politica solo per avere consensi dal popolo romano. I soliti politici pronti ad arraffare qualche voto e a cavalcare l’onda mediatica

  2. Andrea

    febbraio 25, 2016 at 11:20 am

    A questo punto lo propongo come Sindaco di Roma. Almeno lui è nato qui e non a Genova come Marino o Bari come Alemanno

  3. Federicoc

    febbraio 25, 2016 at 11:22 am

    Ma pensassero ai problemi veri dell’Italia, non a Totti che non sa nemmeno cos’è un problema.

  4. Flavia

    febbraio 25, 2016 at 11:24 am

    Io sto comunque con Totti, ma non sto con questi politici indegni per la mia splendida città

  5. Romanoderoma

    febbraio 25, 2016 at 11:26 am

    Totti ha sbagliato pensando solo a se stesso e non alla Roma che è stata la sua famiglia per 23 anni. Mi sento tradito

  6. Giovanni

    febbraio 25, 2016 at 11:31 am

    Salvini che parla di Roma e di Totti è una barzelletta ma vi siete resi conto che ci stanno prendendo per il…naso?

  7. Esausto73

    febbraio 25, 2016 at 11:34 am

    il vero problema è che mentre gli Stati Uniti ci spiano, la Francia e la Germania ce l’hanno messo in quel posto, la politica italiana parla di Totti e di gay per raccogliere voti a destra e sinistra.Vergogna

  8. valerio

    febbraio 25, 2016 at 11:37 am

    quanto vorrei fare la vita di Gasparri e compagnia bella. Pensare a Totti e scrivere poesie. Invece mi tocca lavorare. Se rinasco voglio rinascere militante politico così un posto caldo al parlamento non me lo leva nessuno

  9. Lorenzo

    febbraio 25, 2016 at 12:23 pm

    La politica non deve entrare in campo………

  10. giuseppe

    febbraio 25, 2016 at 1:36 pm

    Per un campione come totti che ha dedicato la sua vita calcistica solo alla roma….ci vuole molto rispetto, per la sua uscita dalla squadra …che lui ha sempre ritenuta una bandiera……ed oggi forse… si pentira’ di non essere stato un mercenario……andando in giro per il mondo…. e raccogliere, molto
    ma molto di piu’ …….e invece….polemiche, che mettono tanta tristezza !!!!!

  11. Fede bau

    febbraio 25, 2016 at 3:43 pm

    ecco il primo accostamento totti-politica…s’è l’è preparato per benino il terreno,altro che fiction

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Altri Sport

Sport e Molestie: una Storia di abusi sessuali, pedofilia e proposte indecenti

Emanuele Sabatino

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Negli ultimi tempi una vera e propria bomba è scoppiata nel mondo. Da Asia Argento in poi, come un effetto domino, il mondo ha “scoperto” le dinamiche becere di alcuni ambienti, le loro infami regole interne dove se le accetti sei dentro se ti opponi meglio cambiare lavoro. Tramutato nel concreto, dal punto di vista di una donna: se vieni molestata devi stare zitta, altrimenti addio sogni di carriera.

Nell’ipocrisia generale ed il finto stupore di chi da anni sapeva e non ha mai detto nulla facendo finta di cadere dalle nuvole, pian piano tantissime donne sono uscite allo scoperto denunciando i loro carnefici. Tra queste, va detto, alcune hanno visto un’opportunità per tornare alla ribalta dove un lungo periodo nel dimenticatoio facendo anche confusione tra avanche e molestie. Ma questo è un altro discorso.

L’ultima vicenda in ordine cronologico è certamente quella legata a Cristiano Ronaldo. L’asso portoghese, nuova speranza bianconera per la conquista della Champions, è finito al centro dei riflettori dopo che la polizia di Las Vegas ha riaperto le indagini in merito alle dichiarazioni di Kathryn Mayorga secondo le quali la ragazza sarebbe stata stuprata da CR7 nel 2009. A queste parole, hanno fatto seguito altre donne, di cui non si conosce l’identità, che hanno fatto eco a quanto detto dalla Mayorga. Ora per Ronaldo si prospettano tempi difficili e la necessità di dimostrare che quanto trapelato sia falso, con il rischio di veder compromessa la sua carriera da sportivo e quella puramente legata agli sponsor e a fattori economici.

Non è solo Hollywood quindi ad essere finito in questo turbinio di accuse e controaccuse ma anche lo sport è pienamente coinvolto in queste vicende legate ad abusi e molestie di tipo sessuale.

PENN STATE E L’ABUSO SU MINORI:

Era il 2011 quando Jerry Sandusky, assistente del coach della squadra di football americano a Penn State venne prima accusato e poi condannato per abuso su minori. Il numero delle vittime si è fermato a quota 45 e la pena per lui furono 60 anni di carcere. Il coach di Penn State, Joe Paterno, una leggenda, fu costretto a dimettersi perché accusato di aver coperto il collega .

NASSAR E LE GINNASTE:

125 ragazze molestate è invece il record di Larry Nassar, dottore sportivo della nazionale americana di ginnastica e di Michigan State, vero e proprio mostro senza limiti. Per lui la condanna a 25 anni di prigione.

HOPE SOLO E BLATTER:

Anche la campionessa e portiere della nazionale di calcio americana Hope Solo è uscita allo scoperto su una molestia subita nel corso della sua carriera ad opera dell’ex numero 1 della FIFA Blatter. Solo è conosciuta per una vita molto al di sopra delle righe, la sua denuncia riguardava una palpata al sedere subita dall’alto dirigente calcistico che ha smentito ovviamente l’accaduto.

P COME PREMIER, P COME PEDOFILIA:

Anche la Premier League non è stata immune alle molestie. Quattro ex giocatori decisero di parlare alla BBC in merito a quanto accadeva nei settori giovanili di alcune squadre inglesi quando muovevano i primi passi nel football. A finire sul banco degli imputati l’ex tecnico dei vivai di alcune delle maggiori compagini britanniche, Barry Bennell, già accusato di pedofilia e di altri 23 capi d’accusa collegati, e finito in carcere negli anni 90.

Ad aprire il vaso di Pandora ci pensò la prima volta, nel 1997, Ian Ackley, che dichiarò di essere stato molestato sessualmente almeno 100 volte dal tecnico ai tempi in cui allenava le giovanili del Crewe Alexandra, nel periodo in cui aveva un’età compresa tra i 10 e i 14 anni. A fare da eco alle parole di Ackley, altri giocatori che attraverso il Mirror e il Guardian hanno confermato le sue parole, dichiarando che anche loro sono state vittime della attenzioni sessuali del tecnico.

ANCHE MARADONA:

Anche il pibe de oro è finito nella cronaca per una presunta molestia nei confronti della giornalista russa Katerina Nadolskaya finita nuda nella stanza di albergo di Maradona per “un’intervista”. La cosa è passata molto in sordina, fosse successo ora il caso avrebbe avuto un risvolto mediatico di gran lunga superiore. Lei disse che Maradona l’ha molestata mentre il suo entourage le tirava delle banconote in faccia, il pibe de oro racconta invece che lei si spogliò di sua intenzione contro la sua voglia.

NAZIONALE SVEDESE E LA PASSIONE PER IL DICK-PIC:

Gunilla Axen, ex giocatrice di calcio della nazionale svedese ha confessato che dal 2003 al 2010 riceveva, insieme ad altre due sue colleghe, foto del pene di alcuni giocatori della nazionale maschile svedese. Non ha fatto i nomi dicendo che solo il fatto che questi “signori” possano sentire una cosa li impaurirà talmente tanto da non farlo mai più.

FAUSTO CUSANO E LA CASTRAZIONE CHIMICA:

Fausto Cusano, ex allenatore romano di una scuola calcio dell’Eur a Roma, è stato prima accusato e poi condannato per abusi su minori. Aveva narcotizzato alcune vittime prima di abusarne e installato delle microcamere negli spogliatoi. La polizia trovò infatti in casa sua tantissime cassette con materiale pedopornografico. In sede di processo riconobbe la sua malattia tanto da chiedere di venirne liberato mediante l’utilizzo della castrazione chimica così da farlo tornare ad una vita normale.

 

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Calcio

Spie, Detective e Ricatti: così fallisce il Fair Play Finanziario

Emanuele Sabatino

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Che il calcio non sia più uno sport ma un business sembra abbastanza chiaro, così come è chiaro che le squadre non siano più semplici società sportive ma vere e proprie aziende di caratura internazionale. Proprio per questo, come il mondo delle “corporate” impone, è possibile imbatterci nello spionaggio industriale.

Ed ecco allora che questo accade nei confronti del Fair Play Finanziario che spesso è stato circumnavigato da tantissimi top club europei grazie anche ai loro detective privati. Andiamo con ordine.

L’esperto di finanza sportiva Kieran Maguire ha rilasciato tempo fa un’intervista al sito Starsport, ecco le sue scioccanti parole: “Può il FFP essere aggirato? Semplicemente sì. Se hai un fine commercialista e un avvocato aggressivo si è in grado di aggirare ogni clausola del FFP e scoprirne tutte le falle. So per certo che alcuni dei maggiori top club europei hanno assunto detective privati per indagare nel privato degli ispettori della UEFA in cerca del marcio per ricattarli. Su questo non c’è alcun dubbio”.

FFP è entrato in vigore nella stagione 2011/2012 e ha dato alla UEFA la possibilità di sanzionare i club che spendono più soldi di quanti ne ricavano per tante stagioni consecutive. Questo avrebbe dovuto portare, in teoria, un equilibrio delle forze delle diverse squadre portando oltre ad un equilibrio economico, con club più stabili da questo punto di vista, anche ad uno tecnico inteso come maggior competitività di club prima svantaggiati e quindi competizioni più incerte e meno prevedibili.

Il passaggio di Neymar per 220 milioni di euro dal Barcellona al PSG ha aperto una nuova era che ha fatto scoprire l’inadeguatezza di questa regola, divenuta inefficace e facilmente aggirabile per quelli che vogliono spendere a piacimento e una scusa per quelli che, invece, di spendere tanto non hanno proprio intenzione, procurando l’effetto contrario a quello atteso di equilibrio.

Come successe per il crollo immobiliare americano del 2007/2008, dove chi doveva controllare, i dipendenti delle società di ratings, oltre a non farlo inviavano curriculum e venivano poi assunti da quelle banche che dovevano controllare e combattere, stessa cosa avviene nel calcio con il FFP: “Alcune persone che hanno scritto le regole del FFP sono state successivamente reclutate dai grandi team europei. Se uno scrive le regole sa anche quali sono i punti di forza e di debolezza delle stesse, e dove possono essere aggirate.”

Il fallimento del FFP è sotto gli occhi di tutti e per questo calcio che sta pian piano morendo bisogna trovare un’alternativa valida per renderlo veramente democratico e meritocratico. E c’è già chi pensa ad un salary cap all’americana. Ma questa è un’altra storia…

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Calcio

Calcio e Malavita: quando la ‘Ndrangheta mise le mani nella Curva della Juventus

Luigi Pellicone

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Dopo l’addio a sorpresa di Marotta alla Juventus si è tornati a parlare dell’inchiesta che vedeva coinvolta la società bianconera con la malavita organizzata. Alcuni quotidiani non hanno escluso un collegamento tra il divorzio con l’ex DG e la vicenda in oggetto. Al riguardo, Sigfrido Ranucci di Report ha annunciato un’inchiesta choc che andrà in onda il 22 Ottobre. Ecco la cronistoria in 3 atti.

Estate 2016. La morte di Raffaele “Ciccio” Bucci, il capo ultras della Juventus suicidatosi a Fossano, scuote la tifoseria organizzata bianconera sin dalle fondamenta. Crepe in cui si insinuano storie poco chiare e ancor meno edificanti. Infiltrazioni malavitose. Storie che con il tifo hanno poco a che fare.

Chi era Raffaele Bucci? Quali erano  i suoi legami con la Juventus? Cosa lo ha spinto a togliersi la vita? E perchè si parla di criminalità organizzata? La ‘Ndrangheta è  arrivata in curva Scirea? Sembra un romanzo giallo. Proviamo a ricostruirlo in tre atti. Partendo da un presupposto necessario: la Juventus si dichiara non responsabile e non al corrente di nulla. E non ci sono indagati nella società bianconera. Restano alcuni dubbi: come è possibile, soprattutto in un apparato funzionale come quello juventino, che il nome del club più titolato e prestigioso d’Italia sia avvicinato a una delle associazioni criminali più pericolose del mondo?

PRIMO ATTO: BIGLIETTI E BOSS IN CURVA SCIREA

Tornelli e biglietti nominativi non bastano. Il percorso dei tagliandi “brevi manu” è difficilmente controllabile. Anche la Juventus, sebbene abbia uno stadio di proprietà, non è esente dal bagarinaggio. Il biglietto nominativo è, di base, cedibile, tranne che nei  big match o nelle partite considerate a rischio. Resta impossibile stabilire se chi cede il biglietto tragga guadagni o meno. Alla corte: potere e guadagni sono nelle mani di chi? Appare difficile, in ogni caso, acquisire tanti tagliandi senza i placet della società. Dunque non è insensato porsi una domanda: la Juventus è consapevole di cosa accade all’interno del proprio stadio?

Secondo le indagini condotte dal Tribunale di Torino, la malavita organizzata è presente all’interno degli spalti dello Stadium. E non certo spinta dalla passione sportiva. La vendita dei biglietti è un business che rende parecchio e, di conseguenza, un’attività appetibile dai criminali.

La procedura è semplice: la Juventus pratica il prezzo normale: poi chi acquista cede il biglietto con un “sovrapprezzo” e ottiene il proprio margine di guadagno.

I “Bravi Ragazzi”, gruppo ultrà bianconero, finiscono nel mirino della magistratura nel novembre del 2014: scattano le manette ai polsi di A. P.  37 anni, leader del gruppo. É di Torino, ma di origini siciliane. Dalla “sua” Agrigento partono carichi di droga che raggiungono una concessionaria di auto compiacente. I veicoli, ovviamente guidati da altri esponenti della organizzazione, raggiungono le mete. Subito dopo l’arresto del tifoso, la moglie, P.F., depone un dettagliatissimo verbale. I “Bravi Ragazzi” gestiscono gli abbonamenti: A.P. ne sottoscrive parecchi, anche utilizzando fotocopie di documenti, e poi li rivende con un sovrapprezzo. Un mercato lucrosissimo, secondo il GIP Stefano Vitelli: cifre da 4-5 mila euro a partita. Considerando una base di 22 impegni casalinghi della Juventus assolutamente “certi” (19 partite di campionato e tre del girone di Champions League) i conti  divengono interessanti: dai 90mila ai 120mila euro. Somme a cui si aggiungono i guadagni derivanti dal traffico di stupefacenti. Un business troppo appetibile che non lascia indifferente la ‘Ndrangheta.

I calabresi decidono di entrare allo Stadium in grande stile: i margini dell’affare sono interessanti. Enormi. L’Italia è un feudo bianconero. Lo Stadium ha solo 40 mila posti a fronte di una domanda di milioni di tifosi.

Il 14 aprile del 2013 Giuseppe Sgrò, Saverio Dominello e Marcello Antonino partono da Rosarno. Sono legati alla famiglia Pesce, dei “Gotha” della ‘Ndrangheta. Il 21 aprile si gioca Juventus-Milan. É il momento decisivo: il clan “annuncia” il suo ingresso in Curva Scirea. Srotola lo stendardo “Gobbi”. Fabio Farina, secondo gli inquirenti,  è il primo (e debole) anello di congiunzione. Utile sopratutto per ottenere l’ok degli storici club ultras. Ai “Viking” è sufficiente la patente di “juventinità”. Dino Mocciola, invece, capo dei Drughi, vuole un incontro. Il dado è tratto. Il colloquio chiude l’intesa? Di certo, secondo gli inquirenti,  ‘Ndrangheta e boss iniziano ad entrare in possesso dei biglietti. Come?  Dino Mocciola non può entrare allo stadio. Chi era al suo posto, in quel periodo? Già, proprio Raffaele “Ciccio” Bucci

curvascirea

SECONDO ATTO: L’NDRANGHETA TIFA JUVE?

Criminalità organizzata, calcio e ultras. La morte di Raffaele Bucci non convince la magistratura. “Ciccio” era un testimone prezioso per le inchieste. Sucidio o suicidato? L’unica certezza, secondo l’inchiesta, è che la Ndrangheta avesse messo piede nello Stadium.

Il gruppo finito nel mirino della magistratura è sostenuto da Rocco e Saverio Dominello appartenenti alla famiglia Pesce/Bellocco, uno dei clan più potenti della ‘Ndrangheta. Attualmente sono agli arresti,  dopo l’operazione che ha sgominato la cosca che operava in Piemonte.

Fra i vari “appalti”, della ‘Ndrina anche il calcio. E non da poco tempo. Il 14 aprile del 2013 Rocco e Saverio Dominello, con Giuseppe Sgrò, viaggiano verso Torino per concludere gli accordi in un bar di Montanaro con la curva e ottengono il “si”. Dino Mottola, il capo dei Drughi, dà l’ok. Il rererente dei drughi, all’epoca è Raffaele “Ciccio” Bucci.

I “calabresi” appaiono “ufficialmente” per la prima volta il 21 aprile 2013, in occasione della sfida di cartello Juventus – Milan. Si organizzano, srotolano lo strisicone “i gobbi”. Sono un gruppo di tifosi a tutti gli effetti. Riconosciuti dalla società e, come consuetudine, godono di alcuni benefit.

La Juventus è una passione. La curva, di più. É un affare. Il business è sempre più appetibile. La ‘Ndrangheta si infiltra e ha pieni poteri: Dominello gestisce gli affari con Fabio Germani, storico capo ultras bianconero. Fabio Germani è il fondatore di “Italia Bianconera” organizzazione di tifosi. É il tramite che unisce i calabresi ad Alessandro D’Angelo. D’Angelo il security manager della Juventus. É proprio Germani a presentarlo a Dominello. D’Angelo non è indagato perchè secondo gli inquirenti non vi sono prove che conoscesse i legami fra Dominello e la malavita.

La cooperazione è fruttuosa per il clan: la malavita ottiene tagliandi che rivende a prezzo maggiorato. A volte, anche troppo: la chiave è in un mail inviata da un tifoso svizzero infuriato che paga 620 euro un biglietto che ne costava 140. Un incidente di percorso che suscita ulteriori riflessioni: chi e come lo ha permesso? Possibile che in un club cosi capillarmente organizzato quale è la Juventus nessuno sappia niente?

La rabbia, monta, poi scema. Infine si trasforma in quieto vivere. Stefano Merulla, responsabile della biglietteria Juventus, richiama D’Angelo che a sua volta si rivolge a Germani. Una sorta di summit. Nessuno vuole problemi. I pm disegnano il quadro. Procedura semplice, risultato immediato: concessione di biglietti, un occhio chiuso (anche due) sul bagarinaggio e guadagni per tutti: benefit per i tifosi, pace fra  i vari gruppi organizzati e nessuna guerra fra ultras e società.

Il clan a quanto emerge dalle inchieste, sa come tessere le fila: si rifornisce di biglietti e li rivende. In occasione di un Juventus-Real Madrid, Germani si “rifornisce” direttamente da Marotta. Anche l’AD non è nel registro degli indagati. Ha avuto contatti con Dominello, ma dichiara di non sapeva chi fosse. Nei rapporti fra cosche e membri della società si inserisce persino un provino: il figlio di Umberto Bellocco, uno del clan legati ai Pesce di Rosarno, comunque scartato.

Mafia, calcio, spalti. Secondo le dichiarazioni, nessuno all’interno della Juventus sapeva chi fossero i Dominello. La società li ritiene tifosi come un altri, sebbene ne avesse colto l’influenza in curva Scirea. La pax, come conditio sine qua non, la garantivano loro. E tanto bastava. In Curva, però, le tensioni erano latenti. Bucci, che sino al 2014 controllava i controllori, si allontana da capo ultras e dalla Scirea, cui era inviso. Il suo suicidio arriva inaspettato dopo una convocazione della Procura come personaggio “informato dei fatti”. Ma chi era “Ciccio” Bucci?

raffaelebucci

TERZO ATTO: IL VOLO DI “CICCIO”

Raffaele “Ciccio” Bucci, 41 anni, originario di San Severo, residente a Margarita, e una lunga militanza bianconera. Prima per passione, poi per  lavoro. Capo ultras dei “Drughi ma solo “in pectore”. Prende il posto di Geraldo “Dino” Mocciola, anni 52, leader storico e carismatico della curva bianconera. Di fatto, un re senza corona. L’impero è di Dino Mocciola, impossibilitato a frequentare gli spalti: sconta una condanna di 20 anni per l’omicidio di un carabiniere. Poi il Daspo. Lo “Stadium”, per lui è chiuso.

In sua assenza, “Ciccio” si distingue per capacità imprenditoriali e di aggregazione. É lui a gestire gli affari del gruppo più importante della Curva Scirea. Biglietti per gli ultras, merchandising con i simboli dei “Drughi”, tagliandi da rivendere a prezzi maggiorati per finanziare il gruppo. Il ragazzo si distingue. E convince la Juventus a puntare su di lui. Diviene il braccio destro di Alberto Pairetto. Un cognome familiare: Alberto è il figlio dell’arbitro ed ex designatore Pierluigi ed è anche “Head of Events” della FC Juventus: gestisce gli eventi. “Ciccio”, sebbene lavori come guardia giurata presso la Telecontrol, è una sorta di persona fidata. L’anello che congiunge tifoseria e società. Una investitura che non fa piacere alla “Scirea”. Che lo esclude.

Dal 2014 “Ciccio” sparisce dalla curva e smette di essere il referente dei “Drughi”. Dissidi con Mocciola, si dice. E non solo. C’è qualcosa di molto più serio: altri supporter lo accusano di non curare gli interessi della curva. E non sono tifosi qualsiasi. L’allontanamento di “Ciccio” dalla curva coincide con l’ingresso di un nuovo gruppo ultras che, si dice, sia sostenuto dalla criminalità organizzata calabrese. ‘Ndrangheta. I nuovi tifosi sono sostenuti da Rocco e Saverio Dominello e Fabio Germani. Fabio Germani è il fondatore di “Italia Bianconera”.

L’inchiesta della Procura si lega, per certi versi, a quanto accade a Bucci: gli inquirenti hanno sospetti pesantissimi e non escludono che “Ciccio” possa aver ricevuto minacce. Il tifoso è convocato come “informato dei fatti”. Interrogato, non convince né il pm Monica Abbatecola, né il capo della Mobile di Torino, Marco Martino. Secondo alcune indiscrezioni, subito dopo la deposizione, è minacciato. Da chi? Domande senza risposta, interrogativi destinati a cadere nel vuoto. Lo stesso vuoto che ha scelto “Ciccio”. Chi lo conosceva bene, nel giorno dei funerali, sostiene che “ha preferito morire, piuttosto che parlare”. Bucci, dopo l’incontro in Procura, telefona alla ex moglie (i due si stavano separando). É la sua ultima telefonata: si getta dal cavalcavia della Torino – Savona, a Fassone. Un volo senza ritorno che porta con sé terribili segreti?

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