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Limitless diventa realtà? Adderall, il Doping di studenti e bambini per una generazione di Superuomini

Emanuele Sabatino

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Adderall, il Doping di studenti e bambini per una generazione di Superuomini

In America la produzione delle anfetamine è passata da 8 miliardi di pasticche l’anno del 1960 a 400 milioni dei giorni odierni dopo l’entrata in vigore, a metà degli anni 70, di una legge specifica che prevede l’obbligo della ricetta per comprarle. Il mercato degli stimolanti resta comunque il secondo per ordine di importanza dietro a quello della cannabis legale in molti stati del Paese.

UN PO’ DI STORIA

Nel 1929 il medico Gordon Alles cercando di creare un farmaco antistaminico si iniettò 50 mg di questa soluzione da lui scoperta e negli appunti scrisse: “Forte sensazione di benessere ed euforia”. Aveva in realtà creato l’anfetamina. Durante la seconda guerra mondiale venne utilizzata prima dai soldati tedeschi, aiutati ancor di più nel sentirsi Ubermensch – Superuomo, poi in seguito dai soldati inglesi e americani che la trovarono proprio negli aerei abbattuti dei primi. Anche il compianto presidente americano JFK ne fece largo uso grazie alle prescrizioni del suo medico rinominato Dr. Feel Good. Nella canzone Doctor Robert dei The Beatles si parla proprio di un medico di New York che prescrive l’anfetamina alle rockstar. Negli anni 80/90 veniva tranquillamente prescritta come rimedio per perdere peso.

ADDERALL: QUANDO LIMITLESS DIVENTA REALTA’

L’Adderall è un farmaco a base di anfetamina che viene prescritto a quelle persone affette da deficit dell’attenzione (ADHD). Il deficit dell’attenzione però non ha grandi sintomi e quindi la diagnosi non è mai certa. L’America è il primo paese per numero di “malati” di deficit dell’ attenzione a cui è viene prescritto regolarmente l’Adderall. Questo perché si è pensato, erroneamente, per anni che se una persona reagisce bene ai farmaci stimolanti vuol dire che è affetta dal deficit dell’attenzione. In realtà anche una persona normalissima e sana reagisce agli stimolanti rimanendo più vigile, attento e reattivo.

Il mondo odierno ci ha abituati a pensare a noi stessi come un capitale umano. Ergo i genitori che mettono al mondo un figlio, vuoi anche per le posizioni lavorative sempre in diminuzione, pensano e sono ossessionati dal valore capitale della propria progenie. Ecco allora che fanno ascoltare la musica classica quando il nascituro è ancora nel grembo della madre, il parto in acqua, l’asilo bilingue o trilingue per renderlo poliglotta. Questo processo, nella sua forma degenerante, ha portato anche a dare l’Adderall a bambini piccolissimi per tenerli sempre vigili, concentrati, attenti e reattivi.

IL COLLEGE CRACK:

“Lo studente modello? Bello, magro, con ottimi voti e che la sera esce con gli amici. L’Adderall permette tutto questo”. Le parole sono quelle degli studenti intervistati nei maggiori atenei a stelle e strisce che aggiungono: “Chi sapendo di poter avere un vantaggio sugli altri o comunque avere uno strumento in grado di massimizzare le opportunità non lo userebbe? Al college tutti usano l’Adderall e sono proprio i nostri genitori a fornircelo spesso anche dentro vere e proprie piccole cassafortine con lucchetto o combinazione per non farcelo rubare”.

E se non sono i genitori a fornire il doping da biblioteca non c’è nessun problema, c’è il mercato nero: chat whatsapp e telegram, instagram e gruppi facebook. Un continuo di annunci su domande e offerte di acquisto. Il costo di una pasticca? Dai 2 ai 5 dollari sia legalmente che di contrabbando.

Una volta, ai miei tempi, le droghe si utilizzavano per evadere oggi per rimanere presenti e concentrati e non farsi escludere. E’ un indicatore della società in cui viviamo”. Afferma il docente di psicologia all’Università della Pennsylvania. I professori e gli atenei possono far ben poco anche perché molti di quelli che fanno abuso di Adderall sono ufficialmente “malati” di deficit dell’attenzione e hanno regolare prescrizione medica.

NELLO SPORT L’ANTI-DOPING HA LE MANI LEGATE

Attenti, reattivi, vigili e senza dolori. L’Adderall permette questo ed è il sogno di ogni sportivo ma è una sostanza vietata dalla WADA perché dopante. A meno che, e guarda caso sono in tantissimi, non ci sia una prescrizione medica perché affetti da deficit dell’attenzione. Tantissime stelle dello sport a stelle e strisce, come Michael Phelps, ne sono affette e utilizzano regolarmente l’Adderall. Il numero sempre crescente di esenzioni, guarda caso tutte riguardanti stimolanti, ha acceso un campanello d’allarme all’interno dell’Agenzia Mondiale Anti-Doping che vede minata la credibilità dello sport ed è pronta ad investire molto denaro per indagare più a fondo.

EFFETTI E CONTROINDICAZIONI:

Esistono due tipi di stimolanti: le anfetamine ed il metilfenidato. Nel nostro cervello è presente un sistema che prende il nome di Sistema delle Catecolamine. Queste catecolamine sono la norepinefrina, comunemente detta adrenalina, e la dopamina. I farmaci stimolanti come l’Adderall aumentano sensibilmente il rilascio di queste due. “L’effetto inizia dopo circa 40 minuti è un esplosione di benessere ed euforia. Si inizia a sudare ed il cuore va a mille” racconta un ragazzo che usa Adderall da quando ha 8 anni.

Oltre all’assuefazione ed al bisogno costante, il problema principale è che maggiore è l’uso maggiore sarà la perdita dell’effetto e maggiore sarà la dose futura fino ad arrivare al punto di rottura che porta ad infarto ed altre malattie cardiache. In mezzo una serie di fastidi quali capogiro, vomito, cardiopalmo, battito del cuore accelerato, eccessiva sudorazione.

Forse è vero che chi ne fa uso e abuso ha un deficit dell’attenzione, un deficit di attenzione verso la propria salute e la propria integrità fisica.

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Usa-Messico: quando un muro serve per unire

Emanuele Catone

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Sono iniziati i lavori per la costruzione del famigerato muro tra il Messico e gli Stati Uniti, uno dei punti fondamentali della campagna elettorale di Donald Trump, che non riesce per ora ad ottenere il completo appoggio economico da parte del Congresso. La barriera in costruzione, infatti, andrà a sostituire e rafforzare quella già esistente, fatta di reti e recinzioni e sarà lunga 6 chilometri su 3200 totali di frontiera. Ma tra i due Stati, c’è chi quel muro lo utilizza per giocare e per unire, non per dividere.

Innalzare un muro per bloccare l’immigrazione, ma costruirlo anche scrivendo la parole fine ad una pratica sportiva che dal 1979 coinvolge le popolazione del Messico e degli Stati Uniti d’America. Donald Trump non molla l’idea di voler rafforzare il muro tra le due nazioni. Rafforzare perché, in effetti, esiste già una trincea separatoria in quella vasta area dove ogni anno ad aprile, in una tradizione nata nel 1979 e divenuta continuativa dal 2006, messicani ed americani si riuniscono per giocare a Wallyball; una partita di pallavolo che ha la particolarità di trasformare quel muro, che ancora tale non è, come rete da gioco. Il match viene disputato precisamente nella zona di Naco, nello stato del Sonora per il Messico e in quello dell’Arizona per gli Stati Uniti.

Di schiacciate non se ne vedono data l’altezza della recinzione e del gesto di “murare” gli amici-avversari neanche l’ombra; solo pallonetti, tanta voglia di divertirsi e il desiderio di dare uno schiaffo alla politica mostrando la nullità delle barriere di fronte all’umanità della “gente comune”. Il tutto, però, limitato nell’arco di tre ore ovvero il tempo limite dettato della legge che non permette una sosta più lunga in quella zona di confine.

Col tempo questa tradizione si è estesa anche a zone diverse dal confine messicano-statunitense: sulle spiagge di San Diego, ad esempio, si è giocato un Beach Wallyball” contro i dirimpettai messicani abitanti di Tijuana.

E il muro ideato da Trump, cavallo di battaglia nella sua corsa all’elezione, potrebbe far terminare questa bellissima iniziativa. La costruzione sarebbe troppo alta per permettere agli atleti di giocare, non riuscirebbero neanche a guardarci attraverso; anche se il presidente non dovesse riuscire nel suo progetto per il costo troppo elevato, ci sarà comunque un rinforzo delle barriere e una aggiunta di recinzione che renderebbero allo stesso modo la partita impraticabile.

“Per noi è un modo per celebrare l’unione dei due paesi”. Questo aveva dichiarato Jorge Villegas, sindaco di Sonora. Parole che vanno ben oltre lo scevro patriottismo trumpiano e che da sole potrebbero servire a mostrare l’inutilità e futilità del progetto Trump.

Illustrazione Copertina: Victor Abarca

 

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L’incredibile impresa di Carlo Airoldi: storia di un eroe italiano

Daniele Esposito

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Avrebbe compiuto oggi 149 anni Carlo Airoldi, un piccolo grande eroe che con la sua impresa ci ha mostrato cosa voglia dire davvero l’amore per lo Sport.

Carlo Airoldi era semplicemente uno sportivo appassionato, maratoneta e podista che aveva vinto solo qualche gara di paese, ma con grande passione. Figlio di contadini, lavorava in una fabbrica di cioccolato.

La sua storia non è nota perché, come sappiamo, chi non vince viene presto dimenticato. Ma, in questo caso particolare, vincere o perdere non ha inciso assolutamente sull’impresa che Carlo ha portato a termine. Qui si va ben oltre.

 

A poco più di un mese dall’inizio delle Olimpiadi di Atene del 1896, Carlo, non potendosi permettere i soldi per affrontare le spese del viaggio, decise di partire per la Grecia a piedi, sfidando qualsiasi corridore e qualsiasi cavallo, con la certezza di essere il migliore e non avere rivali.

Decise di farsi sostenere da un giornale sportivo: “La bicicletta”, al quale promise la corrispondenza e l’aggiornamento riguardo la propria avventura. La sfida era affrontare il viaggio da Milano fino ad Atene, in un mese. Fu un cammino pieno di ostacoli in cui il corridore rischiò anche la vita imbattendosi in gruppi di briganti. Tramite un  piroscafo che lo portò fino a Patrasso, proseguì poi il suo viaggio a piedi fino alla meta tanto bramata, Atene.

Airoldi arrivò nella capitale greca i primi di Aprile, giusto in tempo per l’inizio dei Giochi Olimpici. Ma la sua fama lo precedette, provocando chiaramente preoccupazione e apprensione tra gli organizzatori dei giochi olimpici: la maratona era la gara simbolo della competizione greca e a vincerla doveva essere assolutamente un greco. Grazie ad un cavillo burocratico, infatti, ad Airoldi non venne concessa l’autorizzazione a partecipare alla gara, perché considerato un professionista e i giochi olimpici erano esclusivamente riservati ai dilettanti. Le richieste del consolato italiano furono insistenti, ma servirono a ben poco. La maratona venne vinta, come da copione, da un dilettante greco, Spiridon Louis.

Carlo assistette alla corsa e rilasciò le seguenti parole a “La bicicletta: “E’ necessario che io parta al più presto, giacché ieri ed oggi dura fatica feci a reprimermi. Mi sentivo il prurito nelle mani e non posso tollerare più a lungo i sorrisi ironici di certi villani, ai quali avrei voluto far vedere, se non mi avesse trattenuto il timore di passare per un farabutto, che oltre alle gambe possiedo anche delle buone braccia. Dopo tutto mi consolo perché a piedi vidi l’Austria, l’Ungheria, la Croazia, l’Erzegovina, la Dalmazia e la Grecia, la bella Grecia che lasciò in me un ricordo indelebile.

La storia di Carlo Airoldi è sicuramente una storia che andrebbe raccontata o almeno menzionata nei libri di storia: è intrinseca, al suo interno, la voglia di un uomo di coltivare le proprie passioni nonostante le avversità e gli ostacoli. Carlo era un uomo umile e povero, ma ciò non bastò per frenare la propria indole di sportivo prima, e corridore poi. Dalle sue parole è possibile comprendere quanto l’obiettivo di partecipare fosse importante per lui, ma allo stesso tempo, che il viaggio stesso e la possibilità di credere in un sogno battendosi per quello che si ama, nonostante la sconfitta finale, fosse il vero scopo della sua eroica corsa. Beh, questa è la storia di Carlo Airoldi, un eroe vincente, senza medaglia.

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Esports: quando truccare le partite è un (video) gioco

Emanuele Sabatino

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Qual è il fine a cui tendono gli e-sport? La risposta è molto semplice: emulare nel modo più accurato possibile le stesse situazioni, le stesse dinamiche, della vita reale. O almeno, esclusi i giochi di fantascienza, è quello il proposito dei giochi sportivi e di guerra.

Purtroppo però quando si tenta di emulare al massimo qualcosa, si prendono sia i lati positivi sia quelli negativi. Ed eccoci al punto dolente. Nello sport una delle piaghe più importanti, insieme al doping, è quella del match-fixing, ovvero delle partite truccate.

 Eh sì, anche il mondo virtuale dei joystick e dei mouse e tastiera è entrato nel mirino dei criminali nel settore del match-fixing. Il motivo è sempre lo stesso ed è valido per tutti gli ambiti della vita. Dove girano soldi, tanti soldi, qualcuno vuole prendersi un bel vantaggio aggirando le regole, arricchendosi e trasformando quel mercato e quell’ambiente in marcio.

QUANTI SOLDI VENGONO SCOMMESSI SUGLI E-SPORT?

La domanda che molti, io in primis, mi sono domandato è stata la seguente: “Ok, ma quanti soldi potranno mai generare le scommesse legate agli e-sport?” La risposta è talmente incredibile che ancora oggi fatico a digerire la risposta. Le scommesse abbinate agli e-sport, solo nel 2017 sono state pari a 696 milioni di dollari.

Tantissimi soldi ed il motivo è molto semplice. In tutto il pianeta ci sono 385 milioni di persone che interpretano tre ruoli contemporaneamente: Giocatori, spettatori e scommettitori. A questi vanno aggiunti quelli che scommettono solamente, tra cui le organizzazioni criminali, che muovono tantissima moneta.

L’industria dei videogiocatori si è ampliata, è cresciuta, è diventata lucrosa. In Asia è una realtà già da tempo ed in Europa sta crescendo sempre di più grazie anche all’aiuto di Federazioni, come la Ligue 1 francese che ha istituito la versione virtuale della lega calcistica dove ogni settimana si giocano le stesse partite in programma negli stadi in modo virtuale, e altre squadre che hanno assunto dei pro-player per disputare le partite sotto la propria bandiera.

COME FUNZIONA LA CORRUZIONE

Esistono sono due tipi di corruzione, entrambe fanno leva sul fatto che questi ragazzi ritrovatesi di punto in bianco in auge e in un mondo molto ricco, non sono stati formati per essere professionisti e senza nessuna istruzione dal punto di vista etico. Il primo modo di essere corrotti è se vogliamo “di sopravvivenza”. I pro-player si vendono le partite per auto-finanziarsi l’iscrizione a tornei successivi. Il secondo invece è quello “associativo” dove ci sono dietro le organizzazioni criminali che vanno dai player e li convincono a vendersi le partite dietro lauto compenso.

Ian Smith, commissario per l’integrita della Esport Integrity Coalition (ESIC) ha dichiarato che il giro di scommesse clandestine ed illegali sulle competizioni virtuali si aggira intorno ai 2 miliardi l’anno.

COME SI PUO’ COMBATTERE?

Le quote vengono rilevate in tempo reale, quindi lo stato di allerta si genera subito intorno all’evento. Come per gli sport normali, più si va lontano dalla scena professionista main-stream più il rischio combine diventa concreto.

IL PROBLEMA DELLE SKIN:

Se per combattere le scommesse il vantaggio è quello di avere gli alert delle quote in tempo reale e poter vedere chi ha scommesso seguendo i flussi di denaro. La cosa  che rende più difficoltosa la scoperta e cattura dei giocatori corrotti è il fatto che essi sono internet-addicted, ovvero conoscono molto bene internet ed il mondo dell’informatica e sanno come celare la propria identità. Proprio per questo per ricevere la “mazzetta” per truccare una partita, utilizzano le SKIN. Le skin sono oggetti che vengono usati dai personaggi nei videogiochi. Può essere un’armatura o una spada o anche altro. Più è potente e più è costosa.

Vengono trasferite e vendute anche nel fuori dal gioco nel mercato nero quindi succede uno scenario simile a questo: Criminale vuole corrompere un giocatore. Compra una spada ed un armatura per un importo di 10.000 euro e poi la passa al giocatore da corrompere per perdere la partita. Il corrotto, può rimonetizzare la skin vendendola a sua volta per soldi ad un terzo giocatore.

ARRESTI ILLUSTRI

Nel 2016 il mondo e-sports venne scosso dall’arresto di Lee Seung-Hyun, uno dei giocatori più forti di tutti i tempi di Starcraft 2 che per essersi venduto due partite si è beccato 700.000 KRW di multa, pari a 532 euro, 18 mesi di carcere, 3 anni di spospensione e ban a vita dagli e-sport coreani.

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