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Les Etoiles de la gastronomie: al Belmond Timeo arrivano le cene d’autore degli chef stellati

Angela Failla

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Situato nel cuore di Taormina, il Belmond Grand Hotel Timeo affascina i suoi ospiti sin dalla sua apertura nel 1873. Generazioni di personaggi illustri si sono incontrate sulla splendida Terrazza Letteraria, dove oggi è possibile godere di un’affascinante vista sull’Etna e della raffinata cucina dell’Executive Chef Roberto Toro. I suoi piatti si ispirano alla tradizione siciliana e la reinterpretano in chiave creativa, dando vita così ad un’esperienza culinaria davvero unica.

Questo autunno, nell’ambito de ‘Les Etoiles de la Gastronomie’, arrivano una serie di iniziative dedicate all’alta ristorazione che riunisce importanti personaggi del mondo enogastronomico italiano e, in collaborazione con la maison di champagne Steinbrück, Belmond Grand Hotel Timeo accompagna i suoi ospiti in un viaggio nel gusto con una serie di cene d’autore da non perdere. Roberto Toro aprirà le porte della sua cucina a sei degli chef stellati più rinomati ed innovativi del nostro Paese per creare degli speciali menù degustazione a quattro mani con abbinamento di champagne Steinbrück.

I sei appuntamenti rappresentano un momento di incontro tra gusti ed esperienze diverse, nonché di confronto generazionale tra chef, con un unico filo conduttore: la scoperta dei sapori e delle tradizioni territoriali del bel Paese.

In questa kermesse culinaria unica, infatti, Roberto accoglierà degli ospiti d’eccezione: Luigi Taglienti, una stella Michelin al Lume di Milano, Vincenzo Candiano, due stelle Michelin alla Locanda Don Serafino di Ragusa Ibla, Enrico Bartolini, due stelle Michelin al Mudec di Milano, Pino Cuttaia, due stelle Michelin a La Madia di Licata, Davide Scabin, una stella Michelin al Combal Zero di Rivoli, e Claudio Sadler, due stelle Michelin al Sadler di Milano.

CALENDARIO DELLE CENE

4 – Settembre

LUIGI TAGLIENTI

12 – Settembre

VINCENZO CANDIANO

26 – Settembre

ENRICO BARTOLINI

2 – Ottobre

PINO CUTTAIA

9 – Ottobre

DAVIDE SCABIN

16 – Ottobre

CLAUDIO SADLER

 

GLI CHEF

ROBERTO TORO

Sin da bambino è sempre stato affascinato dalla cucina. L’aroma del pane appena sfornato di sua madre rimane per lui il profumo più buono del mondo. Cresciuto in una famiglia contadina in un piccolo paesino siciliano, Roberto spicca il volo appena terminata la scuola. Viaggia per il mondo, lavorando in hotel e ristoranti in Danimarca, Francia e Germania, e dedica anni alla scoperta e alla sperimentazione culinaria. Nel 2006 decide di tornare nella sua Sicilia dove, secondo lui, ci sono le migliori materie prime. La sua cucina si basa sull’equilibrio e l’armonia tra sapori semplici e prodotti genuini, che elabora nelle più antiche ricette siciliane, spesso rivisitate in modo creativo. Immancabili nel suo menu personale gli Spaghetti al Pomodoro, un piatto semplice che evoca ricordi d’infanzia. Da provare sicuramente il Tonno in Crosta di Quinoa con Zucchine e Salsa all’Arancia, un ottimo esempio di come si possono creare esperienze culinarie sensazionali combinando ingredienti semplici.

LUIGI TAGLIENTI

La passione per gli ingredienti freschi e ricchi di sapore di Luigi, una stella Michelin al LUME di Milano, viene direttamente dalla sua infanzia trascorsa in Liguria nella cucina di casa e dal patrimonio gastronomico tramandatogli dalla sua bisnonna. La sua carriera inizia a Milano, all’Antica Osteria del Ponte, sotto la guida di Ezio Santin, e continua a La Palme d’Or a Cannes con Christian Willer, prima di diventare Executive Chef a La Meridiana sulla riviera ligure. Nel 2009 è stato premiato come Miglior Giovane Chef dell’Anno dalla guida “I Ristoranti d’Italia” de L’Espresso e nello stesso anno ha ricevuto la sua prima stella Michelin al ristorante Delle Antiche Contrade a Cuneo. La cucina di Luigi è un’evoluzione della cucina italiana, attraverso una sua personale rielaborazione dei sapori della memoria. del suo vissuto e dei grandi classici. Nel moderno ristorante LUME, Luigi crea piatti apparentemente semplici ma dal gusto sorprendente che rendono omaggio al patrimonio gastronomico italiano ma che sono il racconto della sua storia e per questo inimitabili, come il Pollo di Bresse alle Alghe Marine, Spugnole Ripiene, Granseola al Cerfoglio, Salsa Albufera. Heritage meets Evolution.

VINCENZO CANDIANO

Nato a Scicli, piccolo paesino in provincia di Ragusa, Vincenzo è il creativo chef de La Locanda Don Serafino a Ragusa Ibla. Cresciuto in una famiglia di cuoche straordinarie, sebbene fosse propenso da ragazzo verso una carriera artistica, si è presto convinto che la cucina fosse la sua vera strada. Dopo aver frequentato l’istituto alberghiero a Modica, ha iniziato la sua carriera in un semplice ristorante di pesce ed è fiero del fatto che le sue doti culinarie vengano soprattutto dall’esperienza. Esperienza che ha dato i suoi frutti perché, dopo aver preso le redini della cucina di La Locanda Don Serafino nel 2002, ha ricevuto la sua prima stella Michelin nel 2007 e la seconda nel 2013. Un vero maestro della cucina siciliana, Vincenzo è famoso per i suoi Spaghetti Freschi Neri con Ricci, Ricotta e Seppia, ingredienti semplici, combinati per raggiungere un equilibrio perfetto tra sapori di mare e di terra. Il suo scopo è quello di creare un viaggio sensoriale tra il passato e il presente della Sicilia, esplorando i sapori tradizionali e interpretandoli con un tocco di modernità.

ENRICO BARTOLINI

Il più giovane chef italiano con due stelle Michelin, Enrico ha ricevuto questo importate riconoscimento al MUDEC di Milano, ristorante situato nell’omonimo museo. Ma questa è solo una delle imprese di questo talentuoso chef originario di Pescia in Toscana che è alla guida di altri tre ristoranti in Italia, due dei quali hanno ricevuto la stella Michelin poco dopo la loro apertura. Ha collaborato con numerosi brand di lusso tra cui Krug, Emirates ed Hermès, lanciando ristoranti pop-up, creando menu unici e birre esclusive. A Hong Kong ha elaborato il menu per il concept restaurant veneziano Sepa e lo scorso anno ha lanciato il suo ristorante, Spiga, nel cuore di Central. Non c’è da stupirsi che Sergio Lovrinovich della guida Michelin italiana abbia dichiarato: “È indubbio che il 2017 sia l’anno di Enrico Bartolini”. Enrico definisce la sua cucina come classica-contemporanea, una cucina che fonde passato e presente per dar vita a grandi sapori. Il risultato sono piatti meravigliosi come i Bottoni di Olio e Lime con Salsa di Caciucco.

PINO CUTTAIA

Nato in Sicilia, Pino si è trasferito in nord Italia quando aveva dodici anni. Dopo aver studiato a Torino, inizia a lavorare in Olivetti, aspettando il weekend per giocare con gli ingredienti ed esprimere la sua creatività in cucina. Negli anni ’90 decide di inseguire i suoi sogni e, grazie al suo talento, inizia la sua carriera nei ristoranti stellati del Piemonte. Il richiamo delle origini però è troppo forte e nel 2000 torna in Sicilia dove apre il suo ristorante, La Madia. Qui fonde le tecniche imparate nelle sue esperienze precedenti con i grandi ingredienti locali e le sue sensazionali interpretazioni dei classici siciliani, come arancini, couscous e cannoli, lo portano a ricevere due stelle Michelin. Al centro della sua cucina ci sono piatti semplici presentati in modo creativo e impeccabile, un esempio è il Quadro di Alici che riproduce il Mediterraneo all’interno di una cornice di bottarga, una vera opera d’arte.

DAVIDE SCABIN

Prima di dedicarsi alla cucina, Davide aveva intrapreso una carriera nel mondo dei cosmetici. Quella che è stata una perdita per l’industria del make-up si è rivelata un grande acquisto per il mondo della gastronomia: con l’apertura di una trattoria a Torino nel 1994, emerge il suo talento in cucina. L’invenzione è sempre stata fondamentale per questo rivoluzionario chef piemontese e la trattoria, che reinterpretava semplici piatti regionali in modo visionario, ha presto iniziato ad attirare fan da tutta Europa. Nel 2000 il ristorante ha riaperto con un nuovo nome, Combal Zero, all’interno del castello di Rivoli. Qui la continua sperimentazione lo ha portato al raggiungimento della prima stella Michelin e ad essere incluso tra i 50 migliori ristoranti del mondo. I suoi piatti simbolo vanno dalla Check Salad, un’appariscente combinazione di foglie di insalata, ravanello, erbe aromatiche, tartufo, mandorle dolci e pinoli, al Cyber Egg, un vero capolavoro di forma sferica fatto con tuorlo d’uovo, caviale e vodka avvolti in un guscio di pellicola da cucina, un piatto creato nel 1997 ma che continua ad evolversi.

CLAUDIO SADLER

Lo chef milanese è amato a Tokio e Pechino (dove ha diretto due ristoranti) quanto lo è nella sua città natale, dove si trova il ristorante Sadler, due stelle Michelin. Sono tre le fonti di ispirazione che definiscono la sua cucina: la sua infanzia a Sesto San Giovanni, i suoi viaggi in Giappone e le forme e i colori dell’arte moderna. Cofondatore di Jeunes Restaurateurs d’Europe, un’organizzazione nata con lo scopo di promuovere giovani chef di talento, Claudio ha insegnato per 13 anni in un istituto alberghiero a Milano. Dal 2012 è presidente di Le Soste, una prestigiosa associazione che riunisce i migliori ristoranti d’Italia. Al centro dei suoi piatti troviamo spesso il pesce, come nel Carpaccio di Storione, Avocado, Crema di Robiola con Caviale e Barbabietole o nel Risotto alla Carbonara di Mare con Guancette di Pescatrice Dorata, Sesamo Nero e Oro. La creazione di ogni nuovo piatto inizia sempre con un disegno a pastello; per questo chef arte e cucina sono inseparabili.

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Terry Gilliam e il suo Don Quixote conquistano l’Ischia Global fest

Angela Failla

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Visionario, dal talento geniale. Una lunga carriera formata da grandi intuizioni intervallate a rovinose cadute, un cinema incantato e al contempo crudele. Questo e tanto altro è Terry Gilliam: regista, sceneggiatore, attore e all’occorrenza anche disegnatore, capace di creare nei suoi film piccoli mondi sospesi tra favola e realtà senza tralasciare il suo ecclettismo figurativo e quel suo personalissimo delirio poetico. Dall’apocalittico e distopico “Brazil” (che gli è valsa la candidatura agli Oscar come miglior sceneggiatura nel 1986) al Medioevo di “Jabberwocky”, attraversando la storia con i viaggi de “I banditi del tempo” e il beffardo “Le avventure del barone di Munchausen”. E poi ancora i bassifondi di New York in “La leggenda del Re Pescatore”, in viaggio per le strade di “Paura e delirio a Las Vegas”, nell’universo fiabesco e deformato dei “Fratelli Grimm”, senza tralasciare il faustiano “Doctor Parnassus”.

Finalmente, dopo quasi 30 anni di attesa, fatti di traversie inenarrabili, Terry Gilliam ha presentato quest’anno, all’Ischia Global Festival di Pascal Vicedomini l’anteprima italiana di “The Man Who Killed Don Quixote”.

«Ci sono voluti tanti anni per fare il mio “Don Quixote”, è stato un vero e proprio viaggio nel tempo, ma anche il mio primo western. Ho sempre amato e desiderato fare un western».

Ha esordito così Terry Gilliam raccontando quello che è il suo Don Quixote, liberamente ispirato all’opera incompleta di Welles, che l’autore di Bazil ha ambientato nell’epoca moderna.

«Ho sempre avuto il lavoro di Orson Welles in testa, probabilmente perché non è riuscito a portarlo a termine. Io sono stato, forse, più determinato. Mi piaceva molto la sua idea di portare Don Chisciotte nel XX secolo. Ma il mio progetto era diverso. Quando ho cominciato a lavorare al film, nel 1989, il problema principale che mi si è presentato è stato quello di spiegare al pubblico la differenza tra diciassettesimo e ventesimo secolo. Il film dell’epoca prevedeva un personaggio contemporaneo e la storia era ambientata tra XVII e XX secolo. Il mio film è completamente diverso perché è tutto ambientato nel XXI secolo. E sono davvero molto soddisfatto del risultato ottenuto».

Un Don Chisciotte diverso da quello che siamo abituati a vedere nell’opera di Cervantes e che, grazie a Gilliam si colora di chiaroscuri e debolezze umane. «La storia di Cervantes parlava di cavalieri ma anche di quel mondo che aveva corrotto la mente di Don Chisciotte. Più che sognatore lo definirei un pazzo con una visione confusa della realtà. L’immaginazione è il mezzo più potente che abbiamo e spesso mi ci perdo dentro. Per questo ringrazio mia moglie che riesce sempre a tenermi con i piedi per terra! A volte smarrisco completamente il senso del tempo».

E se Don Chisciotte è il protagonista indiscusso del libro di Cervantes, nel film di Gilliam assume una connotazione diversa e altri personaggi vanno alla ribalta.

«Don Chisciotte, a differenza di quanto si pensi, non è l’unico protagonista della storia. Accanto a lui c’è infatti Sancho Panza e tutti noi abbiamo dentro una parte dell’uno e dell’altro. Racconto questa storia attraverso gli occhi di Toby, il personaggio di Adam Driver».

Un film che diventa anche una denuncia verso quel mondo magico che travolge e spesso corrompe le persone. «Oggi è il cinema, con i suoi film, a corrompere la mente delle persone del nostro tempo. Ho fatto questo film per vedere  l’effetto che il cinema ha sulle persone e per mostrare cosa voglia dire realizzare un film».

Un lungo lavoro, durato quasi trent’anni, pieno di insidie. Una su tutte è stata, come racconta lo stesso regista, quella di trovare i finanziamenti per raggiungere il budget che serviva a completare l’opera.

«Non è facile, oggi, produrre un film a medio budget. Le difficoltà di finanziamento per produrre “The Man Who Killed Don Quixote”, sono state enormi. Avevamo 12 milioni e mezzo di dollari ma dovevamo arrivare a 16. Per fortuna ci è venuta incontro  una ricca signora che ha creduto nel progetto. Mi sembra ridicolo che oggi non si riescano a fare film a medio budget. E’ davvero una cosa assurda».

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Vite Spezzate

Patrizia Angelozzi

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Genova. Stavamo per augurarci questa mattina un buon ferragosto. Invece non sarà così.
Non lo sarà con l’ennesima tragedia che in moltissimi stanno seguendo in diretta per sapere se qualcuno, vicino o lontano, è vivo o no.
L’ennesima strage senza un perché.
Abbiamo imparato a restare inebetiti di fronte a un Paese che non funziona pi
, Ustica, l’irpinia, Rigopiano, il terremoto in Molise, la terra dei fuochi con tutti i malati di cancro…e molto altro.
Un’altra tragedia immensa dalla quale, insieme agli abitanti di questa nazione speriamo che questa Italia possa imparare a recuperare e tornare a vivere dentro la legalità dei controlli, dei collaudi, delle manutenzioni e non più garante di bandi da far gestire al minimo ribasso, perché stiamo pagando con la vita, tutto il fallimento di un Paese che crolla inesorabilmente. Mentre restiamo in attesa del numero delle vittime, allo stato attuale, sono 
440 evacuati e aumenteranno, 11 palazzi svuotati, in corso sopralluoghi…tra loro,un bambino di 10 anni. Solo dieci anni. E come lui, arriveranno nomi, facce, vite spezzate per incuria.
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La Casa del Futuro è qui. Ve la mostriamo in anteprima

Marco Fiocchi

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Dopo il progetto, i rendering, la grafica 3D, i modellini, finalmente entriamo fisicamente nella Casa del Futuro.

I lavori della Solar House del Team Sapienza presso il Centro Cefme-CTP di Pomezia sono terminati con successo. Siamo andati a visitarla dal vivo, prima che venga smontata e rimontata a Dubai, per  partecipare al Solar Decathlon ME 2018.

Gli studenti del Team, guidati dall’inossidabile Prof. Marco Casini, provati dal grande lavoro fin qui eseguito, possono essere fieri.

Più di 80 metri quadrati ricchi di comfort e soluzioni tecnologiche che rendono Restart4Smart, il miglior prototipo di casa intelligente del futuro.

In grado di adattarsi alle condizioni climatiche, sfruttando al massimo l’energia solare ed offrendo una dotazione impiantistica e domotica di ultimissima generazione.

Come potete vedere, la casa non è però un’astronave. Conserva tradizione (in primis, per ovvi motivi, quella araba) e canoni a cui siamo abituati. Esposizione, illuminazione e profondità, rispettando gli spazi e le misurazioni europee in ogni ambiente.

Dalle finestre alle camere da letto, dal living ai cortili. Parete verde e fontana a muro d’acqua. Tutto in un’armonia di design e lusso, considerando i materiali innovativi ed i sistemi di home automation, che ognuno di noi imparerà a conoscere ed usare un domani.

Riconoscimento facciale e dell’impronta, localizzazione e monitoraggio degli abitanti della casa, virtual house keeper, sensori di avvicinamento, Hololens, avanzato sistema di recupero e riciclaggio delle acque (Redi) ma soprattutto i PCM (phase change materials), le nanotecnologie isolanti come nei pannelli Aeropan, i tessuti per le tende I-Mesh che permettono un vero e proprio “impacchettamento” a protezione del sole senza rifiutare la sua preziosa luce naturale. E ovviamente l’incredibile copertura di pannelli solari che garantisce una totale, se non superiore, auto-efficienza. Tanto per citare solo alcuni dei gioielli che fanno di questa Solar House un diamante del panorama energetico e tecnologico.

In questa ultima settimana di luglio la Casa sarà sottoposta a diversi test di funzionamento e sarà allo stesso tempo aperta ai visitatori. Proseguiranno invece sino ad Ottobre i lavori di programmazione e messa a punto del sistema domotico con Microsoft, Softjam e Ilevia.


Dal 30 Luglio all’8 Settembre saremo impegnati nella fase di smontaggio ed imballaggio della casa nei container. Pronti per la “spedizione”. Con il supporto del partner Kuehne-Nagel la Solar House partirà dal porto di Napoli il 21 Settembre per arrivare al porto di Dubai circa 20 giorni dopo. Nell’Emirato, ci sarà il contributo di LC&Partners per tutte le operazioni di riassemblaggio dell’abitazione, che sarà sempre nelle competenti mani degli studenti e dei dirigenti del Team.

Il 16 Settembre è prevista l’ultima consegna documentale agli organizzatori, compreso il terzo video ufficiale che sarà proiettato a Dubai e sarà oggetto di valutazione della giuria internazionale.

La fase di montaggio della Solar House a Dubai avrà luogo dal 29 Ottobre al 13 Novembre. La competizione si svolgerà dal 14 Novembre (cerimonia di apertura) al 28 Novembre (cerimonia di chiusura e premiazione). Sono attesi oltre 500.000 visitatori. Il villaggio resterà aperto al pubblico sino al 1° Dicembre.

Nel corso della competizione sempre a Dubai si svolgeranno i due importanti eventi Big Five e Dubai Design Week con attività congiunte al Solar Decathlon.

Chiudiamo con un’informazione sul diario del Team Sapienza. Che sarà presente con un proprio stand di 16 mq al Maker Faire di Roma dal 12 al 14 Ottobre presso la Fiera di Roma, dove verranno esposti il progetto, i video, i componenti della casa, mixed e virtual reality, ecc, subito prima della partenza per Dubai.

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