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Calcio

Ubi maior, Belgium cessat

Ettore Zanca

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Ubi maior. Spesso quando vogliamo fare i forbiti, recitiamo questo proverbio con i puntini di sospensione. In realtà è ubi maior, minor cessat, ovvero dove vi è qualcosa di maggiormente importante, la cosa minore smette di esistere.
E la cosa minore in questo caso è stata giocarsi la propria fetta di mondiale in un campionato più competitivo. Ma Laurent Ciman, 32 anni questo lo sa bene. Come sa che questa poteva essere la sua ultima occasione per andare ai mondiali con la nazionale belga che stasera si gioca le semifinali. Però, come si dice spesso, ubi maior.

Laurent infatti era ed è un buon difensore, affidabile, dedito e anche bravo. Nel 2015 sta giocando e la sfanga alla grande nello Standard Liegi, in Belgio. All’improvviso, ex abrupto, direbbero sempre i latini, decide che la sua carriera in Belgio è finita. Tra parentesi si starebbe anche giocando la sua convocazione agli europei di calcio, mica una gita fuori porta.
La decisione sembra cogliere di sorpresa tutti, specie per la destinazione. Montreal Impact. La squadra canadese che gioca nella prima divisione statunitense. Esigenze di mercato? Voglia di girare nuovi posti venuta all’improvviso? No.

Laurent ha scoperto che sua figlia Nina ha una forma di autismo molto grave. E a questo punto la sua vita è a un bivio. O continua a seguire la sua carriera di calciatore e si fa bastare le risorse mediche che ha oppure si informa su quale sia il centro migliore e fanculo la carriera. Il responso è stato Canada, il miglior centro al mondo è lì. E cosa fa Laurent? Ubi maior.

Primo belga ad andare a giocare negli USA, miglior difensore della lega nel 2015 appena arrivato. Non saranno competitivi però se la giocano e lui prevale. Anche troppo se è per questo. Infatti il suo contratto prevede che lui debba accettare i trasferimenti senza battere ciglio, siccome è bravo davvero, la squadra del Los Angeles FC lo ha voluto fortemente per ambire al titolo. Il Montreal ha detto sì e lui è dovuto partire. Dire che fosse alterato è essere britannici, lui voleva rimanere specie e soprattutto per la figlia. Anche perchè curarla significa dispendio economico. Ma nemmeno i tifosi sono stati contenti, inondando la società canadese di tweet di protesta.

Laurent oggi guarderà i suoi compagni della nazionale, pur essendo uno dei quotati per andare ai mondiali, alla fine non è stato convocato. Era in ballottaggio con Vincent Kompany. Ad un certo punto sembrava andasse, Kompany si era infortunato, ma poi si è ripreso e Martinez, ct del Belgio, ha dovuto scegliere tra chi gioca in un campionato di alto livello e chi viene da serie meno competitive e ha scelto Kompany.
Laurent però non ci è rimasto male. Per lui ogni minuto lontano dai campi da calcio è un minuto per la figlia, allontanarsi e andare in Russia, diciamo che non era proprio il massimo.
In fondo, era solo il mondiale, a casa lo aspetta sua figlia, Nina.
E si sa, ubi maior…

Blogger freelance, amante del fresco profumo della legalità e del mare della sua terra, la Sicilia. Tifoso uno e trino, per ragioni di sangue, ha nel cuore il Palermo, il Toro e la Samp. Convinto fino al midollo che la vita sia un immenso circo di storie da ascoltare, oppure uno stadio. In ogni caso un posto pieno di vite degne di essere raccontate. Specie quelle di chi non ha voce. Ha per colonna sonora Enrico Ruggeri e i suoi portafortuna sono un ragno e un asterisco. Il suo motto è la frase di Leonida quando gli intimarono di deporre le armi e arrendersi. Molòn Labè. Venitevele a prendere se avete coraggio.

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