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La rivoluzione del Surf: Shahla Yasini, la prima iraniana sulla cresta dell’onda

Roberto Consiglio

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La rivoluzione del Surf: Shahla Yasini, la prima iraniana sulla cresta dell’onda

L’Iran, al giorno d’oggi, non è certo un paese che brilla nel campo della cosiddetta parità di genere. Anche se la situazione rispetto agli anni scorsi è cambiata in positivo, grazie soprattutto all’elezione del nuovo presidente Hassan Rouhani nel giugno 2013, sono ancora molti i problemi che devono affrontare le donne iraniane sotto numerosi punti di vista nel paese teatro della Rivoluzione Islamica avvenuta nel 1979.

Ma anche da questo immenso stato, antica culla dell’impero persiano, vengono fuori storie che parlano di vere e proprie rivoluzioni nel campo della sovra-citata “parità di genere”. Se poi questi cambiamenti avvengono in un ambito sportivo che, da sempre, viene considerato un esclusiva per i maschi: quello del surf, ecco che la storia assume ancora di più un lato affascinante.

Tale narrazione ha una protagonista con un nome ed un cognome ben precisi: Shahla Yasini. Essa è la prima donna proveniente dal paese medio-orientale che ha deciso di intraprendere una vera e propria carriera da surfista.

Questa giovane ragazza ha solo 27 anni ed è nata, e lavora tuttora, a Teheran. La capitale iraniana, per chi non lo sapesse, sorge ai piedi della catena montuosa degli Elburz: per molti, quindi, non rappresenta proprio il luogo idoneo dove allenarsi per quel che riguarda uno sport acquatico.

Per portare avanti questa sua passione Yasini è costretta a compiere un lungo viaggio per arrivare fino a Ramin, un piccolo villaggio situato vicino alla città di Chabahar nell’estremo sud dell’Iran. Proprio qui vi è una zona, che si affaccia sul Golfo dell’Oman e dove si trova un grosso porto oceanico, particolarmente indicata per i surfisti grazie alle sue correnti “idonee” per praticare tale pratica sportiva.

Shahla Yasini risulta essere la prima donna iraniana a cimentarsi nel mondo del surf. Il suo avvicinamento non è stato casuale: era infatti il 2013 quando, la stessa Yasini, ha conosciuto la sua futura collega, di origine irlandese, Easkey Britton.

L’incontro con la Britton è stato del tutto fortuito. Il fatto è avvenuto, 6 anni fa, “a casa di un amico” dove, come prosegue l’atleta della tavola da surf, “Easkey mi chiese semplicemente se volessi imparare a surfare ed io, molto curiosa, risposi di sì. Prima di conoscerla non sapevo nemmeno si potesse fare surf qui”.

Nel portare avanti questa sua passione Shahla ha dovuto trovare un modo alternativo di allenarsi senza doversi allontanare troppo da Teheran. Per questo motivo ha deciso di tenersi in forma grazie ad allenamenti nello skatepark locale o facendo snowboard sulle montagne intorno alla capitale. La stessa atleta irlandese è tornata nel paese medio-orientale l’anno dopo, nel 2014, per realizzare un vero e proprio documentario sul mondo del surf intitolato “Into The Sea”. “Insieme abbiamo iniziato ad insegnare questo sport a molte donne, così come agli uomini che ce lo hanno chiesto – racconta Shahla -. Senza fare distinzioni di genere, con loro ho percepito subito una forte connessione su alcuni aspetti comuni: il senso di libertà che si vive sulla tavola e l’energia della natura incontaminata di Chabahar, per me il luogo più bello dell’Iran a e l’unico dove si può surfare”

Col passare del tempo le due atlete hanno dato vita, nella stessa località di Ramin, visto il suo perfetto connubio tra qualità del onde e la facile accessibilità alle spiagge, ad una vera e propria scuola di questo sport acquatico.Abbiamo creato questa scuola, ora gestita dal governo, e fin da subito abbiamo conosciuto molte donne entusiaste di questo sport. Certo – sottolinea Shahla – per le ragazze ci sono certamente alcune ‘limitazioni’ rispetto agli uomini, ma questo non ha fermato la loro passione”.


Tutto ciò è stato portato avanti nonostante numerosi vari intoppi burocratici, ad esempio quello legato all’abbigliamento. Per chi non lo sapesse le surfiste iraniane, al mondo d’oggi, sono costrette a coprire durante gli allenamenti l’intero loro corpo con l’hijab, conosciuto anche con il termine di “velo islamico”.

Per combattere questa discriminazione Yasini lancia un vero e proprio appello: “Spero che le donne abbiano il diritto di scegliere liberamente il modo di vestire per il surf. E che possano mostrare le loro capacità di atlete nelle gare”.

Cosa spinge Shahla Yasini ad andare avanti? Sicuramente vari traguardi da raggiungere come la creazione di una vera e propria squadra femminile di surf a livello nazionale.

L’obiettivo ultimo è pero un cambiamento radicale a livello generale. Tutto questo dopo alcune rivoluzioni avvenute già a livello locale come spiegato, alla fine della sua intervista all’ANSA, dalla stessa surfista: “Grazie al surf in pochi anni ho visto molte trasformazioni nella provincia del Baluchistan. E questo mi fa sperare che il futuro sarà ancora migliore”.

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Classe 1991. Romano e laureato in storia. La mia passione per lo sport, in particolare rugby e calcio, comincia fin da piccolissimo. Il lato culturale l'ho acquisito nel corso del tempo e con un po' di fatica. Con i miei articoli cerco di unire i miei tre interessi principali: sport, storia e cultura.

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