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Azzardo e piaghe sociali

La droga più potente del mondo? L’assumi tutti i giorni. Nove volte più letale della Cocaina

Emanuele Sabatino

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E’ l’alimento più presente e allo stesso tempo più pericoloso del mondo. Presente in quasi tutti i cibi, lo zucchero è da considerarsi un vero e proprio veleno, una droga, dal potentissimo potere assuefacente.

UN PO’ DI STORIA:

Fino agli anni 50 l’esercizio fisico veniva considerato un tabù perché si credeva potesse causare problemi cardiaci ed abbassare il desiderio sessuale.  La chiave di volta fu l’anno 1953 quando il fisiatra francese Jean Mayer scoprì che un topo magro ed uno grasso mangiavano la stessa quantità di cibo, ma quello grasso si muoveva molto meno rispetto a quello magro.

IL BOOM DELLE ISCRIZIONI IN PALESTRA E… DELL’OBESITA’

La scoperta di Mayer ha portato la concezione collettiva che per  le persone grasse sono pigre, perdenti e senza forza di volontà.  Si pensa che l’obesità sia combattibile semplicemente con due regole: mangiare meno e muoversi di più. Niente di più sbagliato. Dalla scoperta di Mayer in poi ci fu il vero boom del fitness con gli americani che spesero centinaia di miliardi di dollari per essere in forma. Dal 1980 al 2000 le iscrizioni alle palestre raddoppiarono ma, nello stesso lasso di tempo, a raddoppiare furono anche le persone obese. L’apatia e la pigrizia non è la causa dell’obesità, ma la conseguenza di un regime alimentare basato su alimenti ricchi di zucchero.

Il PROBLEMA DELL’OBESITA’ INFANTILE:

A smentire ulteriormente il fatto che dimagriamo muovendoci di più il fenomeno crescente dell’obesità infantile. Negli ultimi 25 anni il numero di bambini obesi è passato da 1 su 20 a 1 su 5. Nel mondo ci sono bambini di meno di sei mesi che hanno già problemi di salute e che nei casi più tragici hanno già il diabete e dovranno farsi l’insulina per sempre. Allora la domanda sorge spontanea: anche loro, obesi o diabetici a sei  mesi, avrebbero dovuto mangiare meno e muoversi di più? La risposta, o meglio la cura, al problema obesità non può quindi essere l’assioma scoperto da Mayer.

A RISCHIO ANCHE I MAGRI:

Una decade dopo nel mondo c’è un obeso ogni tre persone, e delle due non obese una soffre di sindrome metabolica che in parole povere potremmo definire come: una persona magra all’esterno ma che ha gli stessi problemi di salute di una persona obesa. 

LO ZUCCHERO 9 VOLTE PIU’ POTENTE DELLA COCAINA:

In uno studio recente a dei topi dipendenti dalla cocaina venne somministrata acqua e zucchero. Dopo un mese, in pieno periodo di astinenza,  messi di fronte alla possibilità di scegliere tra cocaina ed acqua e zucchero, i topi scelsero lo zucchero. Analizzando il cervello dei roditori si è visto come lo zucchero abbia attivato i recettori del cervello nove volte in più della cocaina.

1977 – L’INIZIO DELLA FINE

Nel 1977 il rapporto stilato dalla commissione speciale per l’alimentazione del Senato, formata da un team di esperti, definito rapporto McGovern, mostrò pesanti preoccupazioni in merito all’alimentazione del popolo occidentale. Venne consigliato di limitare l’apporto di zuccheri perché pericolosi per l’uomo. La lobby delle bevande zuccherate, invece, fece pressioni per far si che che il rapporto venisse cambiato riuscendo nel proprio intento. Venne tolto dal rapporto il pericolo dello zucchero ed anzi nacquero le sostanze light con meno calorie e meno grassi ma con più zucchero. Quando ad un cibo togli i grassi il sapore è disgustoso  e sa di cartone. Questo le aziende lo sanno ed hanno sostituito il grasso con lo zucchero. 1 g di zucchero conta 4 Kcal, 1 g di grasso 9 calorie. Vien da se che se un alimento ha 10 g di zuccheri e 10 di grasso ha un totale di calorie pari a 130 Kcal. Se togliamo cinque grammi di grasso e al suo post ne mettiamo 5 di zucchero, la sostanza avrà meno Kcal, 105 per l’esattezza, ma farà più male al nostro corpo.


UNA CALORIE E’ SEMPRE UNA CALORIA?

100 Kcal di mandorle, ricche di fibre, vengono processate lentamente dallo stomaco e quindi ci sentiamo più sazi a lungo e non viene rilasciata insulina. Al contrario quando beviamo una bevanda gasata, anche light, il fegato viene sommerso da zucchero e comincia a lavorare in modo forsennato. A questo punto il pancreas deve va a dare una mano al fegato abbassando la concentrazione di zucchero nel sangue immettendo nel corpo insulina. L’insulina però non può far altro che trasformare lo zucchero in grasso.

OCCHIO ALL’ETICHETTA:

Nel processo di corruzione iniziato con l’insabbiamento e modifica del rapporto McGovern, una curiosità colpisce i più attenti: per quasi ogni alimento c’è la quantità di macronutrienti in grammi e la percentuale riferita alla razione massima giornaliera. Indovinate un po’ qual è l’unico macronutriente che non riporta la percentuale riferita alla razione giornaliera consentina? Lo zucchero. Questo perché il massimo di zucchero che l’uomo può mangiare al giorno senza avere conseguenze nel lungo termine sono 36 g/die ovvero circa 9 cucchiaini. Lo sapete quanti cucchiani di zucchero ci sono in una lattina di Coca cola? 10. Esattamente il 109% della razione giornaliera, 9% in più della zona di sicurezza.

LO ZUCCHERO NASCOSTO:

Quando non vedete lo zucchero negli ingredienti o se vedete dei nomi strani che non conoscete, al 99% quei nomi strani sono altri nomi dello zucchero. Non vi stupite, Esso infatti ha più di 70 nomi diversi tutti nocivi, sopra la soglia indicata pocanzi, per il corpo umano.

MORTI ED ASPETTATIVE DI VITA: 

Nel 2014 per la prima volta in tutta la storia dell’umanità, nel mondo sono morte più persone per problemi legati all’obesità che persone morte di fame. La generazione nata dopo il 1980 è la prima ad avere aspettative di vita inferiore a quella dei propri genitori.

 

Azzardo e piaghe sociali

Il grande inganno dei Bonus di Benvenuto: quando il “regalo” è utile solo ai Bookmaker

Emanuele Sabatino

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Sono messi in grandissima mostra, scritti grandi e con colori sgargianti, sono i bonus dei bookmakers attui ad invogliarci a iscriverci e puntare sulle loro piattaforme. In piccolo invece, molto in piccolo, talmente in piccolo che ci vuole o un monitor 60 pollici o una lente d’ingrandimento, troviamo scritto in un color grigio tristezza i “termini e condizioni” di questi bonus ed è proprio qui che scopriamo le cose più interessanti.

IL BONUS E LA FORMULA DO UT DES

Iniziamo con l’importo del bonus “fino a 100€ per te”. 100 euro di bonus ma per sbloccarlo ci vogliono altrettanti soldi. Ma questo è solo la punta dell’iceberg. Perché alcuni bookmakers sbloccano il bonus solo dopo aver giocato interamente il versamento iniziale. Quindi verso 100 e devo giocare 100 per avere i 100 di bonus. Non solo perché i problemi veri, la trappola, arriva dopo, una volta che il bonus è stato effettivamente accreditato.

LA TRAPPOLA DEL PRELIEVO CONDIZIONATO

Per prelevare bisogna giocare l’importo versato più quello bonus per un numero di volte prestabilito. Di solito più il bonus è alto e più il numero di volte in cui bisogna scommettere il tutto sale. Si va dalle 3 volte, passando alle 6, fino addirittura alle 8 volte. A questo punto il lettore/scommettitore potrebbe pensare: “Ok, nessun problema, mi gioco tutto su una partita live a 1.01 così sono sicuro che la prendo e dopo il numero di volte stabilito dal bookmaker posso prelevare”. Seeee, ti piacerebbe. I bookmakers sono aziende internazionali e non hanno mica “l’anello al naso e la sveglia al collo”. Se vuoi prelevare devi puntare in singola su una partita con quota minima di 1.5, alcuni bookmakers alzano l’asticella a quota 2. In multipla, invece, almeno una partita deve avere una quota pari o superiore a 1.5. Il vantaggio matematico in singola di un bookmaker italiano si aggira dal 5 al 10%, percentuale che lievita vertiginosamente nel momento che aumentiamo il numero di eventi. Facile quindi capire che giocare versamento + bonus per un numero considerevole di volte a quota minimo 1.5 sia il modo migliore, dal punto di vista matematico, di regalare i soldi alle agenzie di scommesse. Al mondo nessuno regala niente, specialmente i soldi, figuriamoci un’azienda internazionale. Il bonus di benvenuto è quindi una pubblicità, ai limiti dell’inganno e della truffa, atta ad intrappolarci il patrimonio, facendoci credere che quei soldi siano effettivamente nostri, per farcelo perdere piano piano.

LO SCIACALLAGGIO SUI BISOGNI PRIMARI DELLE PERSONE:

E’ come se fosse tutto un grande effetto domino: la crisi, la disoccupazione e la povertà portano alla disperazione, quando si è disperati non ci resta che sperare, e noi speriamo che la bolletta di due euro si tramuti in una vincita di 1000. Il problema è questo non avviene quasi mai e così i bookmakers si arricchiscono sempre di più investendo in altri tipi di giochi “invitanti” ma soprattutto in tanta tanta pubblicità che ormai è ovunque e a tutte le ore, formando un circolo vizioso indistruttibile. D’altronde una volta un saggio disse: “Il bookmaker è un borseggiatore che ti lascia fare tutto da solo”.

 

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Altri Sport

NeuroDoping: se l’Elettroshock è la nuova frontiera delle prestazioni sportive

Matteo di Medio

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Dimenticatevi flebo, siringhe e pasticche. L’ultima trovata per migliorare le prestazioni sportive di un’atleta riguarda direttamente il motore dei nostri movimenti: il cervello. Stimolazione cerebrale o Neurodoping per l’appunto. Una metodologia molto semplice che prende spunto dalla fortunatamente abbandonata pratica dell’elettroshock nei lontani anni ’50. In sintesi, la prassi è molto simile anche se il voltaggio è 500/1000 volte più basso: si posizionano due elettrodi ai lati della scatola cranica e si scarica corrente elettrica con l’intento di cambiare i livelli di eccitabilità dei neuroni da essa colpiti.

A portare all’attenzione questa nuova pratica è stata la partnership siglata lo scorso anno tra la squadra di ciclismo Bahrain Merida, per la quale corre il nostro Vincenzo Nibali, con il gruppo Cidimu dell’Istituto delle Riabilitazioni Riba di Torino. Ugo Riba è il Professore che presiede il gruppo ed è convinto che attraverso questa metodologia sia possibile intervenire sulla fatica ma anche sulla rapidità di esecuzione sportiva e recupero da affaticamento post gara.

La tecnica, nota come stimolazione transcranica a corrente continua (tDcs) era stata pensata per il recupero di alcune lesioni al cervello o al midollo spinale. Oggi, trova applicazione per stimolare quei centri neuronali che, già degli anni ’90, si era pensato fossero i responsabili dell’affaticamento e del movimento muscolare. A sperimentare la tDcs è stata la squadra di sci e snowboard statunitense (Ussa) per quanto riguarda il salto con gli sci e le prestazioni dopo 4 applicazioni per due settimane hanno mostrato un aumento della forza e della coordinazione.  Soprattutto per quel che concerne la fatica, e il ciclismo può essere considerato lo sport che più ne sente l’impatto, la stimolazione andrebbe ad intervenire sulla corteccia motoria che è responsabile di inviare segnali di affaticamento. Aumentando l’eccitabilità di quest’ultima, si ottiene una minore percezione cerebrale di sforzo, consentendo al corpo di ottenere performance atletiche più durature. E come ha detto Samuele Marcora, scienziato dell’Università del Kent al FattoQuotidiano.itoltre al reale impatto della pratica si aggiunge anche l’effetto placebo con risultati ancora più incoraggianti.

La stimolazione transcranica può trovare terreno fertile in molti settori anche non sportivi come i videogiochi dal momento che aumenta la concentrazione e la velocità di reazione. Non a caso l’azienda Halo vende già delle cuffie da collegare allo smartphone per un utilizzo fai-da-te. Le evidenze per adesso analizzate, però, non hanno portato a reali conclusioni definitive e, come dice sempre Marcora, non sempre gli esperimenti hanno dato risultati confortanti e ha anche messo in guardia circa i rischi di un utilizzo continuativo della stimolazione, non essendoci ancora studi conclusivi sugli effetti a lungo termine. E se proprio dovesse essere utilizzato, consiglierebbe un uso solo pre-gara e non in fase di allenamento.

Altro discorso sul quale si dovrà ragionare se tale pratica dovesse prendere definitivamente piede, è relativo al concetto di Doping. Ad oggi la stimolazione transcranica è assolutamente legale ma non è escluso che, agendo sulle performance dell’atleta, possa essere considerato alla stregua dei farmaci proibiti in quanto strumento di alterazione del corretto svolgimento di una gara. Ma al riguardo sembrerebbe difficile riuscire a dimostrare un suo utilizzo prima di una evento sportivo. Senza contare che già vengono assunte alcune sostanze, come la caffeina che in certi dosaggi è permessa, che di fatto influiscono a livello cerebrale.

Ma su questo sarà la Wada a dire l’ultima parola. Nel frattempo teniamoci forte, che il futuro è oggi. E non sembra un granché.

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Altri Sport

Doping e Scommesse, la dura vita “da cani”

Emanuele Sabatino

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Un allenatore è stato accusato di aver drogato il proprio cane con un cocktail di droghe tra cui la metanfetamina a cristalli per farlo correre più veloce. E’ stato arrestato.

Un uomo del Queensland (Australia), Anthony Hess di 44 anni, è stato indagato con 70 accuse di frode e possesso illegale di stupefacenti dove aver volontariamente dopato il suo cane per vincere le corse e approfittare delle quote molto alte.

I detective hanno dichiarato che il suo levriero Bonknocka Lass, è stato dopato principalmente con la metanfetamina in tre diverse gare. La prima, la più clamorosa datata il 2 agosto scorso, vide il levriero vincere la gare agevolmente nonostante la sua quota di partenza fosse addirittura di 44.70.

Secondo le analisi di laboratorio, il cocktail era principalmente a base di metanfetamina mischiato con pseudoefedrina e altri eccitanti. Ross Barnett, commissario dell’integrità per la corsa dei levrieri si è detto ovviamente shockato e ha sospeso immediatamente la licenza all’allenatore. Sospensione che con alta probabilità verrà resa definitiva.

Per ottenere la licenza di allenatore di levrieri bisogna mostrare ad una commissione apposita di essere in forma, avere una buona educazione e soprattutto avere il rispetto delle regole.  Al di là del singolo caso, il problema è sicuramente generale. Doping misto al maltrattamento sugli animali per fare più soldi con le corse. Tutto il marcio dello sport e della competizione in una sola frase. Chissà in altre parti del mondo, dove i controlli sono ancor più blandi e dove fanno scommettere gli “animali” sui combattimenti tra animali fino alla morte, quali sostanze diano ad essi per prendersi un vantaggio. E l’anfetamina, purtroppo, potrebbe essere solo la punta dell’iceberg.

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