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Giornata Mondiale contro il cancro: Un Rabbino insegna ai bambini come prendere a calci e pugni la malattia

Serena Montagna

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Giornata Mondiale contro il Cancro: Un Rabbino insegna ai bambini come prendere a calci e pugni la malattia

In occasione della celebrazione della Giornata Mondiale contro il Cancro (World Cancer Day), vi raccontiamo la storia di un rabbino che ha deciso di usare le arti marziali per aiutare i bambini malati a combattere e a superare quegli ostacoli che sembrano invalicabili.

Cintura nera di Choi Kwang Do, un ex rabbino del Michigan aiuta da anni i bambini a combattere il cancro con calci, pugni e un atteggiamento positivo.

Elimelech Goldberg, affettuosamente conosciuto come Rabbi G, ha aiutato più di 5.000 bambini a sconfiggere il dolore, la paura e lo stress, le armi della malattia, attraverso le arti marziali, la meditazione e gli esercizi di respirazione.

Rabbi G, professore di Pediatria alla Wayne State University School of Medicine, ha trovato l’ispirazione e ha capito l’importanza di insegnare tecniche di respirazione seguendo un campo di oncologia dopo la morte della figlia, Sara Basya, di 2 anni, nel 1981, malata di leucemia.

Nel 1999 crea il Kids Kicking Cancer, un’organizzazione no-profit che offre sostegno alle famiglie e corsi gratuiti a bambini che stanno combattendo una grave malattia.

Questa realtà cresce ed ora le classi sono disponibili non solo presso la sede di Southfield, Michigan, ma anche in ospedali e cliniche in tutto il mondo.

L’8 novembre 2011 l’organizzazione sbarca nel nostro paese e viene costituita l’Associazione Onlus Kids Kicking Cancer Italia con l’obiettivo, portando le tecniche messe a punto negli Stati Uniti, di affiancare il lavoro dei medici entrando a far parte della terapia e del processo di guarigione.

L’associazione vive con auto finanziamento e grazie a sponsorizzazioni mirate di privati e aziende. I servizi gratuiti che vengono offerti sono aperti anche ai famigliari e prevedono corsi di arti marziali, meditazione e sostegno individuale in caso di ricoveri e interventi. Vengono anche organizzati corsi di formazione rivolto al personale ospedaliero ed eventi per le famiglie.

All’interno operano solo volontari, istruttori esperti di arti marziali, che hanno seguito training specifici per poter lavorare con bambini affetti da patologie oncologiche e croniche, Martial Art Therapist .

Quello che si vuole promuovere è un approccio che porti il paziente ad avere una partecipazione attiva durante la cura.

A inizio e fine lezione i bambini recitano un saluto speciale di tre parole: Power, Peace, Purpose.

In questo motto sono sintetizzati i principi alla base del metodo seguito per alleviare le sofferenze di questi pazienti.

Power: sviluppare la forza per fronteggiare una situazione di crisi.

Peace: raggiungere la tranquillità interiore attraverso la consapevolezza della propria forza.

Purpose: lo scopo è che i bambini diventino ambasciatori dell’associazione e che desiderino aiutare altre persone in questa condizione a trovare la propria forza. A questo proposito è d’ispirazione la storia di Michael Hunt, uno dei primi studenti di Rabbi G., che dopo aver raggiunto la guarigione decide di seguire alla lettera l’ultimo dei tre comandamenti ed ora è insegnante all’interno del KKC.

Lo stesso Rabbi G., in un’intervista rilasciata allo show statunitense Today (NBC), spiega come non ci sia alcun contatto durante le lezioni per la fragilità delle ossa dei bambini in queste condizioni, in particolare di chi segue la chemioterapia. Tutto si basa sulla ricerca di un potere interiore e le arti marziali diventano la metafora di questo percorso.

Lo scopo di Rabbi G. e dei volontari è di trasformare l’immagine e la percezione che hanno di se stessi i pazienti, da vittime a vincitori.

Nata a Roma, classe 1987, capisco sin da subito che il balletto non sarebbe stato il mio destino. Cresciuta a pane e Ken Shiro, rimango folgorata dalle arti marziali, ma il vero amore scocca per il Taekwondo che pratico per anni sino a raggiungere la cintura nera. Laureata in Lettere e Filosofia, giornalista freelance, mi appassionano le storie sportive di culture lontane, specialmente quelle orientali, e mi diletto a raccontarle.

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