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Intervista a Chiara Catella, il sindaco che va a canestro

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Intervista a Chiara Catella, il sindaco che va a canestro

Chiara Catella era una delle mie “bambine” quando a inizio anni ’90 ero dirigente accompagnatore della formazione Juniores della Pallacanestro Gavirate. Un po’ più che bambina a dire il vero, era una diciassettenne piena di voglia di vivere e di far casino, ma con occhi profondi che rivelavano una gran voglia di cambiare il mondo almeno un po’. La incontrai l’ultima volta ventenne nel 1994, sempre giocatrice di basket, ma tornata nel suo Cantello durante una partita con il Valcuvia Basket, l’ultima squadra che seguii io prima di lasciare per sempre il mondo del basket. La ritrovo ora, 25 anni dopo, eletta da poco Sindaco della sua comunità, con alle spalle un’esperienza decennale da assessore. Nella sua storia ci sono molti aspetti: lo sport, l’impegno civile, il dolore di una perdita difficile da superare, l’amore per la sua terra, l’essere donna in due mondi, quello del basket e quello della politica, che sono ancor oggi a forte prevalenza maschile. Facciamoci raccontare tutto.

Chiara torniamo indietro. Come è continuata la tua carriera sportiva dopo quel Valcuvia-Cantello in cui ci vedemmo l’ultima volta all’epoca?

Ah iniziamo bene! Mi fai subito togliere il coperchio dalla scatola dei ricordi… Beh non male direi. Ho proseguito nelle fila del Cantello ricevendo in seguito un’inaspettata convocazione nell’allora Basket Laghi che militava in serie A2 (un salto netto di tre categorie in una stagione sola… diciamo che le cose semplici non mi sono mai piaciute) provando così l’emozione di arrivare finalmente a calcare i parquet della serie maggiore con giocatrici del calibro di Chicca Macchi, agli inizi della sua incredibile carriera. Giocai pochissimo ma in quell’anno cambiai totalmente mentalità e modo di stare in campo. La serie professionistica ti lascia davvero dentro un segno grande, in qualunque modo tu la viva.

Purtroppo poco dopo, a inizio anni duemila la mia società del cuore, il Basket Ball Cantello al quale devo praticamente tutto, non solo sportivamente, e dove ero tornata, ha dolorosamente chiuso e sono passata a Malnate ora Pallacanestro Femminile Varese. Ecco di quegli anni non ho un bel ricordo e preferirei saltare direttamente alla mia auto retrocessione volontaria nel 2009 sempre a Malnate, ma nell’Or.Ma. la tipica squadra dell’oratorio, in cui giocavano ragazzine magari non talentuose ma sicuramente positive, pure di animo, volenterose di imparare e che dal primo giorno mi hanno accolta come se mi conoscessero da sempre. Ecco, a loro devo la mia rinascita umana e sportiva. Arrivavo da anni difficili, con una fama costruitami addosso da altri che non meritavo, in cui avevo anche sofferto e non poco; nel 2009, un anno da dimenticare per i miei affetti familiari, ecco il miracolo di ritrovarmi in promozione. Stavolta  scesi direttamente dalla serie B (in cui ero stata eletta nel quintetto ideale della stagione) alla promozione e fu forse più difficile rispetto al primo “salto” della mia carriera  con delle persone meravigliose che ancora porto nel cuore con un affetto ed una riconoscenza sconfinati.

Smisi di giocare nel 2014 un po’ perché satura dai trenta anni di carriera ed un po’ perché gli impegni istituzionali iniziavano ad essere un po’ poco conciliabili con gli allenamenti e le partite. Ma è stata una scelta azzeccatissima: mai avuto un rimpianto, un ripensamento. Mai. Solo il ricordo bellissimo di aver vissuto più della metà della mia vita in palestra. Ora mi diverto a giocare con il rione del mio paese, siamo un gruppo di amici ed il divertimento è assicurato, sempre! Che dire. Posso solo voltarmi indietro e ringraziare per tutto quello che ho vissuto, per le persone incontrate e le emozioni che ho potuto vivere. E comunque anche perdere al torneo dei rioni mi da ancora quel leggero fastidio…

Negli stessi anni l’inizio della carriera lavorativa, l’impegno nel sociale e nel pubblico. Come inizi con la politica?

Cantello è un paese cui sono profondamente affezionata. Posso dire che è da quando ho 10 anni che porto il suo nome addosso, ovunque. Lo vivo e l’ho vissuto a 360 gradi, quando me ne è stata data la possibilità. Non mi sono mai tirata indietro ed ho sempre dato una mano dove potevo. Diciamo che “appartengo” a Cantello.

L’impegno civile è sicuramente un’eredità di mio papà. Nel 2009 un po’ inaspettatamente mi arrivò la proposta di entrare a fare parte dell’allora lista civica alla quale risposi in maniera positiva praticamente senza pensarci. L’esperienza amministrativa, poi, è una cosa che ti appassiona, che ti coinvolge e piano piano ho avuto il tempo di maturare, di crescere, di prendere le “musate” che mi servivano e che mi meritavo, che mi hanno permesso di arrivare ad occupare il ruolo di primo cittadino del quale non sono fiera ed orgogliosa: molto ma molto di più.

 

Come matura la decisione di correre da Sindaco?

E’ il normale esito di un percorso, interiore ancor prima che amministrativo. Essere Sindaco di Cantello era un piccolo sogno che avevo sin da bambina. Non so spiegare da dove mi arrivasse questa sensazione, era forse più normale la parrucchiera o la maestra, ma sono sempre stata certa che la prima donna Sindaco di Cantello sarei stata  io. E per fortuna è andata così!

Ci sono parallelismi tra il confronto sportivo e la competizione elettorale?

Assolutamente sì: la campagna elettorale è la partita secca di promozione da giocarsi su campo neutro  contro l’avversaria che hai visto giocare poche volte e che può sorprenderti con schemi che non ti aspetti. Solo che al posto di durare 40 minuti dura tre mesi. L’esperienza sportiva mi è stata di grande aiuto. Dallo spirito di squadra, alla scelta dei candidati, al tenere duro, alla strategia, ad avere pazienza per avere in mano l’ultima palla decisiva a 5” dalla fine del tempo regolamentare. Perché per fortuna dei miei nervi, non siamo andati ai supplementari!

E ora? Qualcuno direbbe hai voluto la bicicletta…pedala!

Non saprei come spiegare, ma non sono per nulla spaventata di ciò che mi aspetta. Forse sono agevolata dal fatto che, lavorando in comune ormai da vent’anni, so bene cosa fare e come muovermi. Ma ho un desiderio molto forte di imparare, di mettermi in gioco, di crescere, di volere bene al mio paese ed ai mie concittadini e soprattutto di rappresentarli nel miglior modo possibile. Ho iniziato questo percorso con la mia solita determinazione, accompagnata da una squadra super che ho fortemente desiderato. Tutto il mio impegno sarà per dimostrare di essermi meritata questo importantissimo ruolo.

La solita domanda, ma forse in Italia va ancora fatta. E’ più difficile la strada della politica per una donna?

Molto più di quanto si creda. Devi dimostrare di essere la più brava, di essere sul pezzo più di chiunque, di sapere più degli altri. E’ una sfida continua a demolire un pezzettino per volta quegli sguardi dubbiosi misti al “ma sarà in grado?” fino al punto in cui invece ti riconoscono impegno e serietà. Ecco, quando arrivi li però, la soddisfazione non è niente male. Ormai ci sono abbastanza abituata. Non dico che non ci faccio più caso, ma so che è così.

Parlaci della tua Cantello. Perché alla fine non ti sei mai mossa da lì. Profonda provincia di Varese, a un passo dalla Svizzera. Le tue radici ma anche una realtà che ora vuoi promuovere e sviluppare.

Cantello è un paese che a mio avviso ha delle potenzialità infinite. E’ un posto in cui puoi disporre di tutto ciò che serve e che allo stesso tempo, in pochissimi minuti, ti catapulta nella natura più bella, godibile, affascinante. E’ il luogo in cui mi sento a casa, di cui conosco ogni angolo. La mia idea è quella di renderlo il più possibile accogliente, vivibile, senza trasformarlo ma utilizzando quello che già offre. Abbiamo una base associativa incredibile: gente che si mette a disposizione del paese in tantissimi ambiti diversi. Una grande risorsa che ho conosciuto meglio in questi ultimi mesi e che possono costituire una spinta importante per dare lustro al nome di Cantello.

Lo sport a Cantello. Una signora squadra di basket ai tempi che in cui giocavi tu, e ora? Le intenzioni della tua amministrazione per favorirne lo sviluppo sul territorio comunale e la diffusione tra i giovani.

Ora c’è un’associazione sempre composta da cantellesi DOC e miei carissimi amici – la ASD Phoenix per la precisione – che sta svolgendo un lavoro super con i ragazzini del minibasket dai 4 agli 11 anni. Ogni stagione gestiscono un gruppo di una trentina di bimbi che riempiono la nostra vecchia gloriosissima palestra di casino e gioia per tutto l’anno. Per me, assolutamente una meraviglia. Per gli istruttori, credo un po’ meno ehehe! Battute a parte, svolgono un servizio educativo davvero eccellente, collaborando con le società vicine al fine di dare a tutti la possibilità di giocare. La mia intenzione, ovviamente, è quella di dar loro tutto il supporto necessario. Ad esempio, con un centro sportivo nuovo di zecca ad impatto zero per l’ambiente. Un investimento sotto tutti i punti di vista, non solo sportivo.

Cantello è famosa nel mondo per gli asparagi. Tuo fratello Franco che è purtroppo prematuramente scomparso, fece molto per far conoscere sempre di più questa eccellenza alimentare del territorio. Vuoi ricordarlo e insieme raccontarci di questo prodotto speciale della tua terra?

Magari “nel mondo” è un filino esagerato, ma facciamo finta che sia così! Mio fratello Franco è stata una grande perdita sicuramente per me e la mia famiglia ma anche per la comunità cantellese. La storia della sua breve vita è un esempio che porto con me ogni giorno e che mi ha aiutata tantissimo ad arrivare ad occupare il posto di primo cittadino. Franco non ha mollato mai e la vita, con lui, non è stata esattamente delicata. Anzi. Si è sempre rialzato, ripartendo da ogni sconfitta, dal dolore, dagli infortuni, dalla malattia con entusiasmo e forze sempre maggiori. La caparbietà e la volontà di non farsi sconfiggere da niente e da nessuno. Di prefissarsi degli obiettivi e di raggiungerli. Così è stato nella vita e così è stato nella continua ricerca del modo migliore per coltivare l’asparago non più come prodotto di nicchia, ma come frutto della nostra terra che potesse essere distribuito a chiunque e ovunque. Ogni anno l’asparago si festeggia nella terza e quarta domenica del mese di maggio con un evento che coinvolge tutto il paese e che è arrivato all’edizione numero 79, segno di una tradizione che si tramanda grazie all’impegno di tutte le persone che riconoscono nell’asparago di Cantello un simbolo di appartenenza forte e vero prima ancora di un ortaggio prelibato.

Il futuro di Chiara? O in questo momento pensi solo a svolgere al meglio il tuo nuovo incarico?

Bella domanda. Nel senso: può sembrare un’affermazione un po’ folle ma io detesto i cambiamenti. Poi li affronto, li vivo, sempre. Ma così, d’acchito, li evito come un male brutto. E di stravolgimenti nella mia vita ce ne sono stati parecchi ultimamente! Quindi, se ti dovessi dire cosa immagino nel mio futuro, ti direi che sarei già felicissima nel vedere “partire” i progetti che ho in mente e che vorrei moltissimo sapere realizzati. Questo sì. Per il resto, sono già molto riconoscente alla mia vita così com’è. Sono una persona fortunata, che riceve molto più di quanto riesca a dare. Ho costruito una nuova squadra, perché a questo punto è chiaro che senza team io non riesca a stare, in cui mi trovo molto molto bene e con la quale affronterò questo campionato un po’ più lungo del solito, giusto quei cinque anni, con l’impegno e l’entusiasmo di sempre.  E quando l’arbitro all’appello dei giocatori prima della partita chiamerà: “Catella!” la risposta sarà quella di sempre: “Chiara! 12! Capitano!”

 

Sono nato oltre cinquant'anni fa sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, e la passione per lo sport è cresciuta con me dai primi anni. Sono stato praticante di varie discipline, a livello bassissimo e senza risultati, dirigente di società, e lo sport ho provato a raccontarlo, e ancora cerco di farlo, per descrivere quei momenti in cui l'adrenalina sale e non si ha tempo di badare al controstarter...

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