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Azzardo e piaghe sociali

Il Match Fixing del “Maestro” e la piaga del Tennis truccato

Lorenzo Martini

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Pochi giorni fa il canale francese France 2 ha mandato in onda un’ interessante inchiesta riguardante il tennis. Argomento principale della trasmissione? L’immancabile piaga del match-fixing. Una problematica che continua a radicarsi sempre più, trovando terreno fertile soprattutto nei tornei minori.

Molti son stati gli intervistati, che per lo più in forma anonima hanno raccontato le loro esperienze sui campi da gioco. Tra le tante dichiarazioni ha lasciato di stucco quella di un ex-tennista ritiratosi da poco, il quale ha parlato di una fitta rete criminale capeggiata da un uomo conosciuto come “Maestro”.  Il giocatore, che per diverso tempo s’è attestato intorno alla 1000esima posizione, ha assistito nel corso degli anni a tanti presunti match truccati, nei quali ci sarebbe lo zampino di questa figura misteriosa. Una persona che metterebbe a disposizione piccole somme di denaro per un considerevole numero di match, facendo avance ai giocatori e cercando di comprarne i favori.

Un’altra interessante testimonianza è stata rilasciata da una giovane promessa francese, che lo scorso anno al Future di Mulhouse è stato contattata su Facebook da uno sconosciuto, che gli avrebbe offerto 1000 euro per perdere il primo set di un incontro per 6-0. Ma il tennista non s è lasciato abbindolare e ha avuto la prontezza di avvisare il suo coach, per poi informare il giudice arbitro. Da qui sono iniziate delle indagini che sei mesi dopo hanno portato all’inquisizione di un ragazzo residente a Strasburgo, il quale prima di essere scoperto avrebbe tentato di corrompere il giovane prospetto francese anche in un altro torneo.

Ma va detto che questo caso non dovrebbe essere collegato a nessuna organizzazione criminale. Tutto sarebbe stato pianificato dal ragazzo inquisito, ingenuamente mosso dalla speranza di fare soldi facili in modo rapido. Del resto, il tentativo stesso di corruzione non richiamava le modalità usuali con cui si muovono gli esperti di match-fixing.

Di un certo rilievo sono state anche le dichiarazioni di Olivier Mutis, tennista francese ritiratosi nel 2006, dopo una carriera di buonissimo livello, condita con un ottavo di finale raggiunto nel 2004 al Roland Garros. Ebbene, l’ex giocatore ha raccontato che nel 2003, durante il torneo di Stoccarda, venne contattato da loschi personaggi che gli offrirono 15000 euro per perdere in 2 set contro nientemeno che Nikolay Davydenko, allora numero 25 al mondo. Il tennista russo, ex numero 3 del ranking ATP, non è nuovo a queste vicende: già nel 2007 fu sospettato di aver truccato un match nel torneo di Sopot, in Polonia, dopo essersi inspiegabilmente ritirato durante il suo incontro con Martin Vassallo Arguello. Sospetti che però non portarono a nessun tipo di condanna.

Mutis ha raccontato che rifiutò categoricamente l’offerta, ma la vicenda gli provocò un contraccolpo psicologico tale da fargli comunque perdere malamente il match. Purtroppo all’epoca non denunciò l’accaduto, sicché non venne intrapresa nessuna indagine in merito. E a quindici anni di distanza è difficile capire come si siano svolte realmente le cose.

Ma al di là di questo singolo episodio che ha toccato le alte sfere del tennis, il match-fixing ogni anno prende sempre più piede nei tornei locali. Se a livello ATP e nei Challenger i montepremi sono piuttosto ricchi e garantiscono lauti guadagni ai giocatori, nei Futures e nei tornei minori le vittorie offrono magre consolazioni dal punto di vista economico. E così offerte di poche migliaia di euro da parte degli scommettitori diventano molto allettanti. In questi meccanismi si inseriscono facilmente le organizzazioni criminali, pronti ad approfittare tanto delle giovani promesse spesso inesperte tanto dei tennisti navigati, stufi delle loro precarie condizioni economiche.

In Francia si è cercato di limitare il problema proibendo di scommettere sui Challenger e sui Futures, ma le migliaia di agenzie di betting online permettono di aggirare facilmente il divieto. E così il fenomeno dilaga. Come arrestarlo? Difficile a dirsi. La TIU (Tennis Integrity Unit) da anni lavora per contrastare questa piaga, ma la lotta si prospetta ancora lunga.

Nato nella città eterna nei primi anni ’90, dopo essermi diplomato in studi classici mi sono iscritto a Matematica presso l’Università di Roma Tor Vergata, lasciandomi trasportare da un profondo interesse per la rigida astrattezza del mondo matematico. Da sempre appassionato di sport come il tennis e il basket a stelle e strisce, amante della scrittura di stampo giornalistico, sono riuscito a combinare queste due passioni in un’unica soluzione: scrivere di sport e di tutto ciò che regna dietro le quinte del mondo sportivo.

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