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Calcio

Il grande botto…mancato: Ezequiel Lavezzi al Genoa (2005)

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Nel caso del trasferimento del ‘Pocho’ Ezequiel Lavezzi al Genoa nel corso dell’estate del 2005, non si può parlare esattamente di un botto mancato. Il talento argentino, infatti, arrivò in Italia e fu regolarmente tesserato dai rossoblu del presidente Enrico Preziosi prima che un vero e proprio ciclone si abbattesse sulla società ligure. Ma andiamo con ordine.

Siamo nell’estate del 2004 ed il Genoa si trova in Serie B. L’imprenditore avellinese Preziosi è divenuto il numero uno del club da circa 12 mesi e, dopo un anno di transizione nella serie cadetta, vuole operare al meglio sul mercato per fornire all’allenatore Serse Cosmi una rosa in grado di puntare immediatamente alla promozione diretta in Serie A.

Arrivano giocatori di livello ed esperienza, come Stellone e Lamouchi, ma la società ligure pensa anche al futuro e si interessa ad un talento sudamericano dal dribbling ubriacante: Ezequiel Lavezzi. Il calciatore, classe 1985 (quindi diciannovenne), è reduce da una grande annata nella Serie B argentina con la maglia dell’Estudiantes Buenos Aires. Preziosi riesce a chiudere in breve tempo la trattativa e lascia il ‘Pocho’ in prestito al San Lorenzo per un anno.

Per Lavezzi si tratta di un test importante, dal momento che sarà il suo primo anno nella massima serie argentina, e per il Genoa rappresenta una buona opportunità per valutare appieno le capacità tecniche e mentali del ragazzo.

Alla fine, Lavezzi gioca 29 partite (condite da 9 gol) con la maglia del San Lorenzo ed il Genoa guadagna sul campo la promozione in Serie A.

Nell’estate del 2005, Lavezzi sbarca, finalmente, in Liguria. I tifosi genoani sognano alla sola idea di ammirare dal vivo, per giunta in Serie A dopo anni di sofferenze, l’esplosiva coppia d’attacco albiceleste formata da Diego Milito e da un talento in erba di cui si dice veramente un gran bene.

Ad accoglierlo sulla panchina rossoblu, tuttavia, c’è Francesco Guidolin e non più Cosmi. Il tecnico di Castelfranco Veneto spegne ben presto gli entusiasmi del popolo genoano. Per lui Lavezzi è fin troppo grassottello ed in ritiro gli fa vedere il campo con il contagocce. Soltanto pochi minuti sul terreno di gioco per il ‘Pocho’.

Nulla in confronto a ciò che sta per accadere al club ligure. Preziosi viene accusato di aver combinato l’ultimo, e decisivo ai fini della promozione, match del Genoa nella stagione precedente (Genoa-Venezia 3-2): la sentenza è sportivamente drammatica. I rossoblu passano dal Paradiso all’Inferno in men che non si dica e si ritrovano addirittura in Serie C. A nulla valgono i ricorsi del club. Sarà terza serie.

A questo punto, dal capoluogo ligure inizia la fuga di talenti, all’interno della quale rientra anche Lavezzi.

Le strade di Lavezzi e della Serie A, comunque, si incontreranno di nuovo a partire dal 2007, quando il Napoli di De Laurentiis (al ritorno nella massima serie proprio come il Genoa) decide di puntare forte su di lui.

La storia confermerà che Preziosi ed il suo staff non avevano affatto sbagliato ad acquistare quel giovanotto di diciannove anni.

 

Nato a Roma sul finire degli anni Ottanta, dopo aver conseguito il diploma classico tra gloria (poca) e insuccessi (molti di più), mi sono iscritto alla facoltà di Lingue presso l'Università di Roma Tor Vergata per seguire una delle mie passioni: lo studio dell'inglese e di tutto ciò che riguardi il mondo anglosassone. Conclusi brillantemente (stavolta si) gli studi universitari, ho deciso di gettarmi a capofitto nell'altro grande amore della mia vita professionale: il giornalismo sportivo. A marzo del 2016, ho coronato il sogno di scrivere un libro tutto mio ed è uscito "Meteore Romaniste - Uomini che (non) hanno scritto la storia della A.S. Roma". Appassionato, sin dall'età più tenera, di sport, in particolare di calcio (più estero che nazionale), adoro raccontare le storie di 'pallone', quelle, per intenderci, che attengono strettamente al rettangolo verde e ai suoi protagonisti, sempre più sacrificati in nome di bilanci e plusvalenze. Il processo che porta il 'tifoso' a diventare 'cliente', o peggio ancora 'commercialista', probabilmente non riuscirò mai a digerirlo.

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