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Calcio

Il governo mette in crisi l’autonomia dello Sport Italiano e il CIO richiama ufficialmente il Coni

Enrico Fabbro

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Il governo mette in crisi l’autonomia dello Sport Italiano e il CIO richiama ufficialmente il Coni

E’ un momento particolare per la vita del Paese, una crisi economica evidente, una politica imbarazzante ed un etica scomparsa. Tradotto significa un Paese allo sbando.

Un Paese che non studia e che non si confronta, un Paese dove gli emigranti sono molto di più degli immigrati. Un Paese alla deriva dove sono pochi i leader ad avere un’idea, che ragionino sul presente e abbiano la capacità di disegnare un futuro capace almeno di dare speranza ai nostri giovani.

Questi nostri giovani ormai abbandonati a loro stessi e alla loro disperata solitudine mascherata nei social, che si sballano nei week end per non pensare alle incertezze che hanno intorno.

Giovani che sono fortunati se riescono a fare uno stage a 800 Euro/mese; contratti di Apprendistato senza certezze che possono durare anni.

Imprenditori in ginocchio che non riescono a produrre perché i costi di produzione (quelli energetici ad esempio) e quelli del personale insieme al sistema fiscale non consentono di fare una sana impresa.

In un quadretto così preoccupante del sistema Italia l’attuale maggioranza di governo (forse ex considerati gli avvenimenti delle ultime ore)  a cosa pensa: …. “il Senato ha dato il via al disegno di legge con le deleghe al governo sull’ordinamento sportivo, collegato alla manovra di finanza pubblica”.

Nel Contratto di Governo Lega – 5   Stelle, al Punto 24 nella sostanza porta a Palazzo Chigi, alla nuova struttura Sport & Salute, le attività che da sempre sono state del Coni. Ovviamente la parte più interessante è quella che nel Disegno di Legge i 400 milioni che la legge di bilancio assegnava al Coni adesso li assegna alla nuova struttura Sport & Salute.

Non ho mai nutrito particolare simpatia per questo governo che a mio avviso non sarà ricordato nei prossimi anni come il migliore del dopoguerra, ma l’invasione nel mondo dello sport è intollerabile e pericolosa. 

Non so cosa facciano i parlamentari durante la giornata a parte insultarsi, ma davvero sono convinti che lo sport si regga sui finanziamenti dello Stato? Faccio solo un esempio del tanto bistrattato mondo del calcio verso il quale tutti sono pronti a gettare periodicamente montagne di fango. Il football nostrano dà un contributo diretto all’economia nazionale di Euro 742.000.000; 135.000.000 di Euro sono gli investimenti strutturali generando 98.000 posti di lavoro. Questa macchina può permettersi di trainare da sola il sistema sport in Italia.

Lo sport italiano così come nel resto del mondo, a parte rare eccezioni, è autonomo e lontano dalle stanze delle maggioranze governative. La Politica sportiva non può essere caratterizzata dalla politica di palazzo. La sua autonomia è la garanzia del fatto di essere realmente indipendente. Il CONI, recita il suo statuto, è emanazione del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), è autorità di disciplina regolazione e gestione delle attività sportive nazionali. Il Comitato Olimpico Nazionale Italiano, Ente pubblico cui è demandata l’organizzazione e il potenziamento dello sport nazionale, promuove la massima diffusione della pratica sportiva.
Oggi il CONI è presente in 102 Province e 19 Regioni, riconosce 45 Federazioni Sportive Nazionali, 19 Discipline Associate, 14 Enti di Promozione Sportiva Nazionali e 1 territoriale, 20 Associazioni Benemerite.
A questi organismi aderiscono circa 95.000 società sportive per un totale di circa 11 milioni di tesserati.

Questa maggioranza decide di aprire un proprio sportello per la gestione delle risorse economiche sport italiano e subito il Comitato Olimpico Internazionale scrive al Coni.

Nella missiva si esprime “seria preoccupazione” per alcune disposizioni che “intaccherebbero l’autonomia del comitato olimpico italiano”. Dovesse arrivare una sospensione, Milano-Cortina 2026 decadrebbe. La speranza è che si riesca a superare questa ulteriore figuraccia internazionale. Sembra impossibile rischiare di fare fuori lo sport azzurro dalle Olimpiadi e fuori dalle competizioni internazionali. Che lo Sport e quindi il Coni torni rapidamente alla sua autonomia e che la Politica esca rapidamente dallo Sport. I politici non possono pensare allo sport come a una vetrina. I politici possono lavorare per lo sport se riescono a capire la sua importanza in termini di formazione, prevenzione ed inclusione sociale. Lavorassero per questo e lasciassero in pace un mondo che va per conto suo, non chiede nulla, contribuisce in maniera seria alle casse dello stato. La politica deve vigilare ma non gestire lo sport. Non è un concetto difficile ma ora più che mai bisogna ricordarlo.

Con una Laurea in Scienze Motorie e con la qualifica di Allenatore UEFA PRO ha lavorato per oltre 20 anni nei settori giovanili professionistici (Lodigiani, Ascoli, Lazio) ; nelle ultime stagioni è passato al calcio professionistico dei "grandi" guidando per 3 stagioni due club di Serie A in Algerina (Mca - Jsk). Sono circa un centinaio i giovani che sono passati, grazie anche al suo lavoro, nel calcio Pro. Ad oggi nella sua bacheca c'è uno scudetto vinto con l'Under 16 della Lazio, una Coppa d'Algeria e una Super Coppa di Lega vinta con il Mca Moulodia d'Alger. Attento studioso delle nuove metodiche di allenamento (Dirige un Master di I Livello Universitario in Teoria Tecnica e Didattica della Preparazione Fisica nel calcio) da sempre analizza i fatti e le pressioni esterne che caratterizzano il football nostrano. Convinto che il calcio debba essere diviso in due grandi blocchi, quello professionistico e quello amatoriale, nella consapevolezza che uno comunque garantisce la sopravvivenza dell'altro. Il calcio business è importante perché è spettacolo quindi impresa che produce reddito; il calcio amatoriale è importante perché nei suoi valori dovrebbe mettere l'uomo, indipendentemente dalle sue capacità tecniche, al centro del progetto. Il calcio ben gestito può rappresentare, in una società spesso senza grandi valori, una valida agenzia educativa. Il sacrificio, la lealtà, il rispetto delle regole, il lavoro di gruppo, il rispetto degli avversari sono una serie di qualità che il calcio può trasmettere e che il "sistema" dovrebbe meglio utilizzare per rendere le nuove generazioni più consapevoli e competitive

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