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Calcio

Il calcio secondo Maurizio de Giovanni

Fabio Bandiera

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Nello strano ed unico caleidoscopio vivente chiamato Napoli la commistione tra cultura, spettacolo e sport è congenita e connaturata al Dna stesso di un popolo colto e popolare che vive l’attaccamento al proprio credo calcistico come una questione di fede. E’ proprio in questo melting pot mediatico che si incunea la figura dello scrittore Maurizio De Giovanni che oltre alla sconfinata produzione letteraria di giallista – La serie sul Commissario Ricciardi e quella sui Bastardi di Pizzofalcone parlano da sole –  ha raccontato a più riprese le emozioni legate al culto pallonaro  partenopeo in una serie di racconti sull’epopea del Pibe de Oro culminata col racconto sul 10 maggio 1987, data storica del primo scudetto del Ciuccio. La sua passione calcistica unita alla rara capacità di osservare e narrare l’animo umano raggiunge l’ apice col romanzo Il resto della settimana ambientato in un bar nel ventre di Napoli, luogo ideale per prepararsi all’evento domenicale per antonomasia, quello che unisce e raggiunge i nervi sensibili della passione e accomuna il cuore del tifo napoletano : la partita di calcio del Napoli. De Giovanni da sportivo, tifoso e cultore dello sport è sceso in campo con la sua ironica sagacia in qualità di opinionista al Processo del Lunedì incappando in un vero e proprio editto bulgaro targato Rai per un articolo considerato blasfemo solo perché ha avuto il coraggio di esprimere un fondato e critico dissenso su una telecronaca a suo dire faziosa e carente di un match di Coppa Italia tra Lazio e Napoli. Abbiamo avuto il piacere di discutere con lui sulle condizioni attuali del calcio italo-partenopeo alla luce di un’anomala estate Mundial al netto di bandiere tricolore.

Buongiorno Maurizio, partiamo dai Mondiali appena conclusi. L’assenza della Italia è sembrata innaturale per un evento del genere. Li hai seguiti?

E’ ormai da un po’ di tempo che vivo una generale disaffezione per la nostra nazionale che non considero più emblematica ed espressione della nostra realtà attuale. Se a questo aggiungiamo la scelta di Ventura e il teatrino dei vertici federali la tristezza mi pervade. Oggi con Mancini ripartiamo da di buoni elementi  pur senza avere fuoriclasse, ma è comunque un discreto gruppo. Ho seguito le partite del mondiale, non mi è parso uno spettacolo incredibile, ma è stato bello vedere diverse squadre outsider andare avanti oltre ogni previsione. Meglio non esserci stati piuttosto che aver fatto le figuracce di Germania e Argentina.

I mondiali sono senza dubbio lo specchio attuale del calcio moderno che definirei un malato grave. Ingaggi faraonici e spettacolo mediocre. Ho esagerato?  

Senza dubbio il calcio di oggi è un lontano del parente del romanticismo degli anni ottanta, dove la competitività era garantita e testimoniata dagli exploit tricolori di Napoli, Verona e Sampdoria. Oggi si sa già chi e come vincerà  in tutti i campionati principali e questo uno degli altri motivi della disaffezione generale verso il calcio.

Ti sei occupato da scrittore del Napoli in varie forme. Perché è così diverso essere tifosi del ciuccio? 

Innanzitutto Napoli è l’unica grande città che ha una squadra sola, e questo la dice lunga sul rapporto identitario che c’è tra la città e la squadra. A questo aggiungiamo un fortissimo rapporto di amore e di appartenenza con la propria terra. Io sono tifoso del Napoli perché sono napoletano, le due cose sono geneticamente inscindibili.  

Provi a raccontarmi oggi il 10 maggio?   

La cosa bella di quel giorno e che fu, nonostante avessimo la squadra più forte e stracciato tutti i rivali, un trionfo inatteso perché eravamo abituati in un modo o nell’altro a vedercelo togliere. Fu una gioia meravigliosa, toccammo tutti noi tifosi il cielo con un dito, è stato senz’altro il momento calcistico più bello della nostra vita. Una città in festa a trecentosessanta gradi e nessun incidente, un trionfo assoluto di civiltà e una celebrazione degna dei valori dello sport.   

Il calcio e la narrativa. Un feeling difficile, quasi impossibile?

Innanzitutto il calcio è bello da vedere ed è difficile raccontarlo, perché ogni partita è diversa dalle altre e può essere affascinante anche uno zero a zero. Raccontare un’emozione è molto difficile perché ha sempre qualcosa di mediato, si può tentare di descrivere e io ho provato diverse volte a farlo nei miei racconti il mondo degli spalti, delle passioni che ruotano intorno allo sport più bello del mondo.

A proposito di pubblico, le nostre generazioni erano assidue frequentatrici degli stadi. Oggi la Tv hanno sostituito la fruizione diretta dell’evento. Abbiamo perso qualcosa?   

Purtroppo in questi ultimi anni gli stadi sono stati spesso presidio di delinquenti e imbecilli che danno il peggio di se in balia degli istinti più beceri. Fin a quando una normativa adeguata non tirerà fuori dagli stadi questi soggetti ci sarà sempre meno gente disposta ad andare a vedere una partita di calcio. Poi è innegabile che la qualità delle dirette tv è impressionante con telecamere ad ogni angolo del campo. A volte si rientra dallo stadio e si guardano le immagini e ci si rende conto di non aver colto dal vivo numerosi aspetti della gara, per cui posso dire fermamente che rimanere a casa non sia assolutamente un ripiego.

Razzismo, violenza fisica e verbale. Puntualmente si verificano e non si prendono adeguati provvedimenti. E’ ancora accettabile nel 2018 questo status quo? Dopo l’editto bulgaro Rai ti sei ripreso?    

Sì ammetto che è stata dura, ma dopo qualche notte insonne mi sono ripreso e porto dentro di me questo editto quasi come una medaglia al collo e una soddisfazione personale. Scherzi a parte, credo che l’unico modo per agire drasticamente su questo problema è quello di agire immediatamente sulle società con due punti di penalizzazione, così anche il resto dello stadio stigmatizzerebbe i cori razzisti dei soliti imbecilli. Anche se nel medio termine potrebbe apparire controproducente nel lungo periodo educheremmo i tifosi a non intraprendere in nessun modo comportamenti del genere. Non vedo altre soluzioni per la stupidità umana di certi pseudo-tifosi.

Tu sei padre, e immagino che da piccoli i tuoi figli abbiano giocato al calcio. A volte il comportamento dei genitori, soprattutto a livello giovanile, è deleterio per la loro crescita. Invece di inculcare i valori sani dello sport si da un messaggio completamente sbagliato ?

Assolutamente sì, questo è un malessere del nostro tempo. Lo vediamo nella scuola, in diversi altri ambiti e anche il calcio funge da condensatore di un disagio sociale che nasce dalle famiglie. L’ignoranza e la mancanza di rispetto dei ruoli ha sminuito l’importanza degli educatori che hanno un impatto sempre minore nella formazione di base dei valori etici e sportivi.

Al nostro blog piace ovviamente giocare pulito. Nel mondo della scrittura a che gioco giochiamo?

No, il mondo dell’editoria come tutte le realtà imprenditoriali dove ci sono notevoli interessi economici non è affatto limpido e cristallino. Ringraziando Iddio ci sono i lettori che col proprio gusto e le proprie scelte gratificano chi ha la fortuna di fare questo mestiere, per cui anche se alla pubblicazione ci si arriva in vari modi e solo il riscontro sulle vendite che può sancire a pieno titolo il successo di uno scrittore. Amo e scrivere e raccontare storie, leggere è un’esperienza a prescindere per cui trovate il tempo per dedicarvi a un buon libro, ne vale davvero la pena.

Per chiudere. L’attuale gestione De Laurentis del Napoli calcio. Bilancio positivo o i tifosi non sono mai contenti?   

Certamente. E’ una società sana che si è consolidata negli anni ad un livello più che soddisfacente, è chiaro che manca qualcosa ed è normale se il tuo competitor si chiama Juventus che ha un budget spropositato. Nonostante questo credo che il Napoli abbia fatto il massimo dei risultati con le risorse a disposizione senza voli pindarici e tenendo il bilancio correttamente in ordine. Arrivare secondi è competere per la vittoria è già di per se un segno di grandezza, ma purtroppo l’Albo d’oro è impietoso. Dopo tre secondi posti in cinque anni sarebbe legittimo provare a vincere, ma purtroppo i tempi in tal senso sembrano dilatarsi ancora per un po’.

 

 

1 Commento

1 Commento

  1. Nicola Guerriero

    Dicembre 31, 2018 at 4:30 pm

    Complimenti! Non ho mai letto un post così interessante!

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