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Il calcio italiano continua ad avere un problema di comunicazione

Roberto Consiglio

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Il calcio italiano continua ad avere un problema di comunicazione

La vittoria del campionato di calcio italiano, da sempre, è stato un vero e proprio affare a tre per le squadre di Juventus, Milan ed Inter che rappresentano due dei centri nevralgici, sotto più punti di vista, del Belpaese: Milano e Torino. Solo in poche occasioni altri club sono riusciti a rompere questo monopolio sui campi da calcio; l’ultima volta fu la Roma di Fabio Capello a laurearsi campione d’Italia nell’annata 2000/2001.

Nel 2006 tale predominio di vittorie ha subito un vero e proprio scossone, quello legato allo scandalo di Calciopoli, che fece venire fuori che i successi della Juventus non erano proprio puliti e “ottenuti sul campo”.

Negli ultimi anni, però, la situazione sembra sia tornata alla normalità visto che, la stessa Juventus, è campione in carica da ben 7 anni consecutivi. Allo stesso tempo, nel campionato in corso, non sembra che la situazione cambierà e il club della famiglia Agnelli si avvicina, a grandi ed inesorabili passi, a laurearsi campione d’Italia per l’ottava volta di fila.

Più problemi sembrano invece incontrare le due formazioni della città del Duomo che, anche a causa di cambi di proprietà non proprio felici, faticano a ritornare ai loro fasti calcistici che ne hanno caratterizzato il periodo tra fine XX ed inizio XXI secolo. Al momento infatti, per fare un esempio concreto, Milan ed Inter stanno affrontando, con qualche difficoltà di troppo, la lotta per qualificarsi agli ultimi due posti disponibili per prossima edizione della Coppa Campioni assieme a Roma, Lazio ed Atalanta.

In un contesto simile risultano alquanto fuori luogo le parole del presidente della Lega Calcio, Gaetano Micicchè. Il numero uno del mondo del pallone italiano in un’intervista alla trasmissione radiofonica “Radio Anch’io lo sport”, rispondendo a una domanda del giornalista Filippo Corsini riguardo l’appeal del nostro calcio a livello mondiale, visto lo strapotere juventino, ha affermato: “L’alternanza certamente è sempre una virtù, in qualunque settore. Io l’ho già detto che sono convinto che dovranno tornare protagoniste le due milanesi nella lotta per lo scudetto, senza nulla togliere a Roma e Napoli che hanno reso dura la vita alla Juve nelle ultime stagioni”.

Una vera e propria presa di posizione dello stesso Miccichè che, secondo chi scrive, potrebbe gettare più di qualche ombra sull’andamento dell’attuale campionato. Infatti, in un paese in cui il lavoro degli arbitri viene spesso visto secondo la “teoria del complotto”, le parole del massimo esponente del più importante organo del mondo del pallone nostrano risultano essere alquanto fuori luogo e possono portare ad ulteriori sospetti da parte dei tifosi in caso di errori arbitrali.

Capiamo che l’inquilino di via Rosellini a Milano tenga in conto, principalmente, i ricavi economici derivanti dal mondo del pallone. Ed in questo campo, visto soprattutto il loro grande appeal nazionale ed oltreconfine, le tre squadre del Nord la fanno da padrone rispetto alle loro concorrenti. Ma non tenere in considerazione il lavoro fatto da altri club, come Roma e Napoli, per cercare di fermare lo strapotere juventino degli ultimi anni, ci sembra un po’ eccessivo. Non citare poi un’altra squadra: la Lazio che è riuscita, per l’ultima volta, nell’estate 2017, ad alzare un trofeo dopo una gara secca vinta sulla Juventus ci sembra parecchio grave.

D’altronde non ci si può meravigliare delle parole di Miccichè visto che ci ha già abituati a uscite poco felici dal punto di vista della comunicazione. Nel post partita dell’ultima Supercoppa Italiana, giocata a metà gennaio 2019 a Gedda e vinta dalla Juventus sul Milan, il numero uno della Lega calcio rilasciò le seguenti dichiarazioni, durante una intervista ai microfoni di Rai Sport.

“Speriamo che per la Juventus sia solo la prima vittoria, in vista di trofei internazionali che potrebbe vincere quest’anno. Questo è l’augurio che facciamo”. Fu da subito chiaro che il riferimento era alla Champions League, trofeo che dalle parti di Torino cercano di vincere da parecchio tempo senza mai riuscirci.

Peccato che, in quella stessa competizione, ci sia anche un’altra squadra italiana ancora in gioco: l’AS Roma, che però è stata letteralmente “dimenticata”, almeno a parole, da Miccichè. Un abbaglio che, manco a dirlo, ha sollevato un’enorme polverone di polemiche nelle ore seguenti. Senza contare che nella scorsa edizione della Champions, il club giallorosso è arrivato ad un passo dalla Finale, mentre la Juventus si è fermata ai quarti con il famoso rigore al 90esimo di Ronaldo.

In conclusione vogliamo mettere in luce che il problema della comunicazione ha afflitto più di una volta, negli ultimi anni, i massimi vertici del calcio italiano. Il riferimento che facciamo ha un nome ed un cognome ben preciso: Carlo Tavecchio, presidente della FIGC dall’11 agosto 2014 al 20 novembre 2017.

Oltre alla debacle della mancata qualificazione, da parte della nazionale, ai mondiali di Russia 2018 , il mandato di Tavecchio è stato macchiato, più di una volta, da alcune vere e proprie battute poco felici. Gaffe che hanno interessato vari ambiti: dall’omofobia all’ambito dell’antisemitismo passando per quello del razzismo. Di seguito ne riportiamo alcuni esempi celebri.

Razzismo:

Nel luglio 2014, quando era ancora un semplice candidato per la guida della FIGC, riguardo la questione dell’accoglienza, affermò: “Le questioni di accoglienza sono una cosa, quelle del gioco un’altra. L’Inghilterra individua dei soggetti che entrano, se hanno professionalità per farli giocare, noi diciamo che Opti Pobà è venuto qua che prima mangiava le banane e adesso gioca titolare nella Lazio e va bene così. In Inghilterra va dimostrato il curriculum e il pedigree”.

Antisemitismo e omofobia:

Nel novembre 2015, dopo essere stato eletto presidente, Tavecchio ne ebbe sia per gli ebrei che per gli omosessuali in un’intercettazione: “La sede della Lega Nazionale Dilettanti? Comprata da quell’ebreaccio di Anticoli. Non ho niente contro gli ebrei, ma meglio tenerli a bada”, e ancora, a proposito dei gay: “Tenete lontano da me gli omosessuali”.

Insomma, le gaffe comunicative accompagnano da troppo tempo il mondo dello sport più seguito a livello nazionale. Speriamo che questa “passione” si esaurisca nel minor tempo possibile.

Classe 1991. Romano e laureato in storia. La mia passione per lo sport, in particolare rugby e calcio, comincia fin da piccolissimo. Il lato culturale l'ho acquisito nel corso del tempo e con un po' di fatica. Con i miei articoli cerco di unire i miei tre interessi principali: sport, storia e cultura.

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