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I sogni di gloria calcistica della Colombia di Pablo Escobar

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I sogni di gloria calcistica della Colombia di Pablo Escobar

Il Primo Dicembre 1949 nasceva Pablo Escobar, il narcotrafficante più famoso del mondo. Vi raccontiamo la sua parabola calcistica e di come i cartelli della cocaina si scontrarono su un campo di gioco.

Siamo negli anni 80 e in Sudamerica un movimento calcistico brilla come mai aveva fatto in passato: in Colombia c’è grande fermento per quanto avviene sui campi da calcio della Primera A, popolata da fior di campioni autoctoni e stranieri. Tra 1985 e 1987 l’America de Calì arriva tre volte in finale di Copa Libertadores, perdendo sempre la partita decisiva anche a causa di un pizzico di sfortuna. Ad alzare il trofeo su cui mai nessuna squadra colombiana era riuscita a mettere le mani fino ad allora è, nel 1989, l’Atletico Nacional de Medellin, che pochi mesi più tardi contende la Coppa Intercontinentale con il Milan degli olandesi di Arrigo Sacchi fino ai supplementari, quando a decidere il match è una punizione di Evani.

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Il calcio di Pablo Escobar

La squadra guidata da Francisco Maturana può contare sul talento di alcuni dei migliori giocatori colombiani di quella generazione, tra cui il carismatico portiere René Higuita e il difensore Andrés Escobar. E sull’appoggio economico del narcotrafficante più famoso della storia, ovvero Pablo Escobar Gaviria. Sono gli anni del boom del traffico della cocaina, e la Colombia è diventata la principale esportatrice della polvere bianca: i vari boss dei cartelli di Calì e Medellin decidono di usare il calcio per ripulire parte dei loro guadagni.

Stiamo parlando di cifre mastodontiche, se si pensa che proprio Escobar nel 1987 è il settimo uomo più ricco del mondo secondo la classifica stilata dalla prestigiosa rivista ‘Forbes’. Considerato dai suoi concittadini una sorta di Robin Hood locale, Escobar decide di finanziare le squadre della sua Medellin, portando ‘Los Verdolagas’ in cima al Sudamerica.

I cartelli della droga e il calcio

Non mancano però le zone d’ombra: nel 1990 l’arbitro uruguaiano Cardellino denuncia alla Conmebol un tentativo di corruzione (con tanto di minacce di morte) per il match tra Nacional e Vasco de Gama. Per la prima volta nella storia viene deciso di ripetere una partita in assenza di errori tecnici da parte della terna arbitrale.

Sono gli anni in cui, se da una parte la Colombia diventa progressivamente il Paese più violento del mondo con migliaia di morti tra civili e militari in quella che si rivela essere una vera e propria guerra, dall’altra i protagonisti indiscussi di questo conflitto spesso si sfidano sui campi di calcio: il ‘Messicano’ Rodriguez Gacha si toglie lo sfizio di veder giocare nella sua squadra, il Millionarios, una leggenda come Carlos Valderrama, mentre i fratelli Rodriguez Orejela sono decisivi nel periodo d’oro dell’America de Calì.

I calciatori colombiani, grazie ai narcodollari, ottengono stipendi simili a quelli che percepirebbero in Europa, e sono molti gli stranieri che in questo periodo transitano dalle parti di Calì e Medellin. L’atmosfera che si respira, tuttavia, è ben diversa da quella di Wembley o San Siro: considerati anche gli interessi dei Narcos nel settore delle scommesse, la violenza la fa da padrona, come dimostra l’uccisione di Alvaro Ortega, arbitro ‘reo’ di aver annullato un gol all’Independiente de Medellin contro l’America de Calì, episodio che porta alla sospensione del campionato.

I mondiali di USA 1994

Ma nello stesso periodo la Colombia può contare su una generazione di calciatori di livello assoluto, che promette di portare la Nazionale su livelli mai toccati in precedenza. Se nel Mondiale italiano del 1990 a fermare i ‘Cafeteros’ è il Camerun di Roger Milla (e la tanto clamorosa quanto famosa ‘papera’ di Higuita), alla vigilia di USA ’94 sembrano esserci tutte le premesse per un torneo da non dimenticare. La Colombia si qualifica spazzando via l’Argentina nel match decisivo con un clamoroso 0-5 esterno, e anche Escobar è decisamente orgoglioso tanto da ‘convocare’ a La Catedral, il lussuosissimo carcere che aveva fatto appositamente costruire per se stesso dopo aver trovato l’accordo con il Governo colombiano per evitare l’estradizione negli States, buona parte della squadra in partenza per il torneo iridato. Varie stelle del calcio colombiano, tra cui Higuita, accettano l’invito, e si sfidano in un match in onore della Virgen de las Mercedes, la protettrice dei reclusi.

 

La morte di Pablo Escobar e il declino del calcio colombiano

E’ il 1993, e da lì a poco per la Colombia cambia tutto: Pablo Escobar viene ucciso il 2 dicembre, e la spedizione americana della squadra di Maturana, diventato Ct, delude le attese. I ‘Cafeteros’ vengono eliminati nel girone anche e soprattutto a causa della sconfitta con i ‘Gringos’. Gli USA si impongono a sorpresa per 2-1, e la rete decisiva è un autogol di Andrés Escobar, una delle colonne della Nazionale e del Nacional de Medellin vicecampione del Mondo nel 1989. Pochi giorni dopo il difensore perde la vita in seguito a un’accesa discussione, colpito da 12 colpi di pistola sparati dalla guardia del corpo dei fratelli Gallòn Henao, ex uomini di Pablo Escobar in rampa di lancio dopo la morte del boss. E’ la certificazione della fine di un’epoca per la Colombia intera, e ovviamente anche per il calcio: serviranno altri 20 anni ai ‘Cafeteros’ per tornare ai livelli di quel tempo.

Anche se il contesto in cui si muovono adesso James Rodriguez e Radamel Falcao sembra decisamente cambiato rispetto a quello di Pablo e Andrés Escobar.

Giornalista e videomaker, classe 1978, si è laureato in Scienze Politiche con la tesi ‘Gli ebrei in Unione Sovietica dal Patto Molotov-Ribbentrop alla morte di Stalin (1939-1953)’. Per Editori Internazionali Riuniti ha scritto ‘Maledetto Zeman’, ‘Sulle strade di Alex. Le due vite di Alessandro Zanardi’ e ‘Rudi Garcia. La chiesa al centro del villaggio’. Da sempre appassionato di sport, adora raccontarlo scrivendo e con la telecamera in mano.

4 Commenti

4 Comments

  1. Avatar

    vlad62

    Febbraio 19, 2016 at 1:34 pm

    Perchè la Colombia “di Pablo Escobar” e non la Colombia di Gabriel Garcia Marquez ? Perchè sempre questi brutti stereotipi ?

  2. Avatar

    luigi rodini

    Febbraio 19, 2016 at 6:34 pm

    sino a quando comanderanno i grossi capitalisti che speculano
    sulle droghe la Colombia non migliorera – corruzione supera
    quella italiana. tutto dire.

  3. Avatar

    Luca Fedrazzoni

    Febbraio 19, 2016 at 7:38 pm

    Da italiano che vive in Colombia(Medellin ) ho apprezzato l onestà intellettuale dell’articolo,che ,salvo alcune imprecisioni, trovo molto equilibrato e privo dei soliti orpelli razzisti cui si è abituati nel bel paese. Congratulandomi col vostro giornale per l’ ennesima dimostrazione di professionalitá ,vi invito a contattarmi via mail,qualora aveste bisogno di testimonianze dirette di quella che,è stata per questo paese la epoca più buia e al tempo stesso la più ricca di eventi storici,che hanno ridisegnato per sempre lo scacchiere del crimine di tutto il mondo.

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    Feralcat

    Febbraio 21, 2016 at 12:15 am

    Fedrazzoni, parliamo degli stereotipi internazionali sugli italiani su mafia, pasta, pizza e mandolino, o preferisce continuare a sparare le sue calunnie sul popolo italiano?
    Grazie al cielo vive in Colombia, almeno una consolazione, caro cervello in fuga (per fortuna).

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