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Grande attesa per Renzo Arbore e la sua Orchestra Italiana, in concerto a Catania e Palermo

Angela Failla

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Il conto alla rovescia è già iniziato: Renzo Arbore sarà in concerto con la sua Orchestra italiana lunedì 27 marzo a Catania (Teatro Metropolitan) e martedì 28 marzo a Palermo (Teatro Golden), per la rassegna Puntoecapo Live 2017, con la direzione artistica di Nuccio La Ferlita.

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Dopo 26 anni di Orchestra Italiana, Renzo Arbore ammette di soffrire di recidività “Sono recidivo e ne vado fiero. Sono un italiano, un italiano vero”. Con ironia e delicatezza, Renzo Arbore sa come scatenare il suo pubblico. Lo ha fatto ovunque nel mondo con l’Orchestra Italiana e continua ancora oggi a coinvolgere le generazioni dei padri e quelle dei figli. Tre ore dense di spettacolo, durante le quali lo showman foggiano non si risparmia mai per il suo pubblico.

La scaletta del concerto – spiega Renzo Arbore – coniuga il nuovo e l’antico suono di Napoli: voci e cori appassionati, girandole di assoli strumentali, un’altalena di emozioni sprigionate dalle melodie della musica napoletana che evocano albe e tramonti, feste al sole e serenate notturne, gioie e pene d’amore. Al suono di “Reginella”, ad esempio, vedo il pubblico di tutto il mondo cantarne a squarciagola il ritornello di questo celebre brano e, magicamente, farsi trasportare proprio là (a Napoli) nella terra da dove quelle emozioni sono partite”.

Lo showman italiano più conosciuto nel mondo gira ininterrottamente con la sua Orchestra, da un’estremità all’altra, dagli Stati Uniti alla Cina, dal Messico al Canada con innumerevoli concerti acclamatissimi ovunque in un clima da record. In questi anni Arbore – facendo presa sul pubblico di qualsiasi latitudine – ha ottenuto tantissimi premi e riconoscimenti, quantità di spettatori, cifre da “capogiro” che hanno premiato lo spirito assolutamente travolgente e contagioso dell’artista.

Renzo Arbore con L’Orchestra Italiana approda, accolta sempre con un entusiasmo senza pari, in molti dei più prestigiosi teatri d’Italia e del resto del mondo: New York, Londra, Parigi, Mosca, Tokyo, Caracas, Buenos Aires, San Paolo, Rio de Janeiro, Toronto, Montreal, Sidney, Melbourne, Pechino, Shanghai; e addirittura in questi ultimi anni sembrerebbe essersi rafforzato il ruolo per così dire “istituzionale” dell’Orchestra Italiana con Arbore ormai diffusamente riconosciuto come autentico “ambasciatore” della musica e della cultura “italiana” nel mondo.

Renzo Arbore è circondato da 15 talentuosi musicisti: “…all stars” come ama definirli egli stesso, tra i quali spiccano l’appassionato canto di Gianni Conte, la seducente voce di Barbara Buonaiuto, quella ironica di Mariano Caiano e i virtuosismi vocali e ritmici di Giovanni Imparato. E poi ancora: la direzione orchestrale e il pianoforte di Massimo Volpe, fisarmonica e piano di Gianluca Pica, le chitarre di Michele Montefusco, Paolo Termini e Nicola Cantatore, le percussioni di Peppe Sannino, la batteria di Roberto Ciscognetti, il basso di Massimo Cecchetti e, dulcis in fundo, gli struggenti e festosi mandolini di Nunzio Reina, Salvatore Esposito, Salvatore della Vecchia.

manifesto arbore 2017

PUNTOEACAPO LIVE // IN PREVENDITA

CARMEN CONSOLI: 11 APRILE TEATRO BIONDO PALERMO / 12  e 13 APRILE TEATRO PIRANDELLO AGRIGENTO / 14 APRILE PALACULTURA MESSINA

MARIO BIONDI: 18 APRILE TEATRO METROPOLITAN CATANIA

TAOMUSICA 2017 // IN PREVENDITA

IL VOLO:  1 / 3 / 4 GIUGNO TEATRO ANTICO TAORMINA

NEK: 23 LUGLIO TEATRO ANTICO TAORMINA

ALVARO SOLER: 17 AGOSTO TEATRO ANTICO TAORMINA

FRANCESCO RENGA: 23 AGOSTO TEATRO ANTICO TAORMINA

DANIELE SILVESTRI: 25 AGOSTO TEATRO ANTICO TAORMINA

FIORELLA MANNOIA: 26 AGOSTO TEATRO ANTICO TAORMINA

MASSIMO RANIERI: 27 AGOSTO TEATRO ANTICO TAORMINA

Non solo sport

Fanbody: arriva in Italia il progetto che, attraverso la chirurgia estetica, aiuta le donne che non riescono più ad accettarsi dopo un tumore

Angela Failla

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FanBody è un progetto rivoluzionario, tutto al femminile, unico nel suo genere: un vero e proprio crowdfunding della chirurgia estetica, creato per aiutare tutte le donne che combattono quotidianamente con la propria immagine e che non riescono più ad accettarsi dopo un incidente o un tumore.

L’idea nasce dall’esperienza di tante donne e dalla volontà di dare vita ad un progetto con un forte contenuto etico, conferendo un nuovo valore alla bellezza, soprattutto per chi ha combattuto dure battaglie contro il cancro e ne porta ancora le cicatrici sul corpo. Il portale si avvale infatti della collaborazione dei migliori professionisti della bellezza e di aziende leader del settore con lo scopo di offrire una possibilità a tutte coloro che vogliono correggere grandi e piccoli difetti fisici.

Fanbody ha uno scopo: permettere ad ogni donna di sentirsi bene con se stessa, aiutandola ad accettarsi, anche a causa di un evento traumatico come un tumore o un incidente.

E’ una nuova idea di bellezza.

E’ la chirurgia al servizio delle donne: un progetto mai sperimentato prima in Italia, social ma dal valore etico, perché chiunque potrà aiutare ogni donna a realizzare il proprio sogno, aderendo ad una o più campagne, acquistando prodotti o attraverso una donazione. In cambio si riceveranno premi e omaggi, ma il regalo più grande sarà la possibilità di aiutare qualcuno a ritrovare il sorriso.

Protagonisti del portale, oltre a donne dalla forte personalità con alle spalle storie intense, sono i chirurghi. Primo fra tutti il dottor Luca Grassetti, esperto in diastasi addominale, da sempre dalla parte delle donne. Definito anche il “chirurgo dal cuore d’oro” perché ha permesso a centinaia di pazienti con storie di traumi e sacrifici alle spalle, di sottoporsi ad interventi di addominoplastica a costi davvero accessibili.

Accanto a lui altri grandi professionisti del settore come: il dottor Vincenzo Nunziata, esperto in chirurgia plastica ricostruttiva; la dottoressa Mariza Moio, specializzata in tecniche ricostruttive soprattutto in ambito cranio-facciale; e il dottor Gianfranco Petrolo, spesso ospite di trasmissioni televisive in qualità di esperto di chirurgia estetica della mammella e del viso.

Le donne che combattono in silenzio le loro malattie e la loro immagine adesso avranno una voce in più e potranno sentirsi davvero meno sole.

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Terry Gilliam e il suo Don Quixote conquistano l’Ischia Global fest

Angela Failla

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Visionario, dal talento geniale. Una lunga carriera formata da grandi intuizioni intervallate a rovinose cadute, un cinema incantato e al contempo crudele. Questo e tanto altro è Terry Gilliam: regista, sceneggiatore, attore e all’occorrenza anche disegnatore, capace di creare nei suoi film piccoli mondi sospesi tra favola e realtà senza tralasciare il suo ecclettismo figurativo e quel suo personalissimo delirio poetico. Dall’apocalittico e distopico “Brazil” (che gli è valsa la candidatura agli Oscar come miglior sceneggiatura nel 1986) al Medioevo di “Jabberwocky”, attraversando la storia con i viaggi de “I banditi del tempo” e il beffardo “Le avventure del barone di Munchausen”. E poi ancora i bassifondi di New York in “La leggenda del Re Pescatore”, in viaggio per le strade di “Paura e delirio a Las Vegas”, nell’universo fiabesco e deformato dei “Fratelli Grimm”, senza tralasciare il faustiano “Doctor Parnassus”.

Finalmente, dopo quasi 30 anni di attesa, fatti di traversie inenarrabili, Terry Gilliam ha presentato quest’anno, all’Ischia Global Festival di Pascal Vicedomini l’anteprima italiana di “The Man Who Killed Don Quixote”.

«Ci sono voluti tanti anni per fare il mio “Don Quixote”, è stato un vero e proprio viaggio nel tempo, ma anche il mio primo western. Ho sempre amato e desiderato fare un western».

Ha esordito così Terry Gilliam raccontando quello che è il suo Don Quixote, liberamente ispirato all’opera incompleta di Welles, che l’autore di Bazil ha ambientato nell’epoca moderna.

«Ho sempre avuto il lavoro di Orson Welles in testa, probabilmente perché non è riuscito a portarlo a termine. Io sono stato, forse, più determinato. Mi piaceva molto la sua idea di portare Don Chisciotte nel XX secolo. Ma il mio progetto era diverso. Quando ho cominciato a lavorare al film, nel 1989, il problema principale che mi si è presentato è stato quello di spiegare al pubblico la differenza tra diciassettesimo e ventesimo secolo. Il film dell’epoca prevedeva un personaggio contemporaneo e la storia era ambientata tra XVII e XX secolo. Il mio film è completamente diverso perché è tutto ambientato nel XXI secolo. E sono davvero molto soddisfatto del risultato ottenuto».

Un Don Chisciotte diverso da quello che siamo abituati a vedere nell’opera di Cervantes e che, grazie a Gilliam si colora di chiaroscuri e debolezze umane. «La storia di Cervantes parlava di cavalieri ma anche di quel mondo che aveva corrotto la mente di Don Chisciotte. Più che sognatore lo definirei un pazzo con una visione confusa della realtà. L’immaginazione è il mezzo più potente che abbiamo e spesso mi ci perdo dentro. Per questo ringrazio mia moglie che riesce sempre a tenermi con i piedi per terra! A volte smarrisco completamente il senso del tempo».

E se Don Chisciotte è il protagonista indiscusso del libro di Cervantes, nel film di Gilliam assume una connotazione diversa e altri personaggi vanno alla ribalta.

«Don Chisciotte, a differenza di quanto si pensi, non è l’unico protagonista della storia. Accanto a lui c’è infatti Sancho Panza e tutti noi abbiamo dentro una parte dell’uno e dell’altro. Racconto questa storia attraverso gli occhi di Toby, il personaggio di Adam Driver».

Un film che diventa anche una denuncia verso quel mondo magico che travolge e spesso corrompe le persone. «Oggi è il cinema, con i suoi film, a corrompere la mente delle persone del nostro tempo. Ho fatto questo film per vedere  l’effetto che il cinema ha sulle persone e per mostrare cosa voglia dire realizzare un film».

Un lungo lavoro, durato quasi trent’anni, pieno di insidie. Una su tutte è stata, come racconta lo stesso regista, quella di trovare i finanziamenti per raggiungere il budget che serviva a completare l’opera.

«Non è facile, oggi, produrre un film a medio budget. Le difficoltà di finanziamento per produrre “The Man Who Killed Don Quixote”, sono state enormi. Avevamo 12 milioni e mezzo di dollari ma dovevamo arrivare a 16. Per fortuna ci è venuta incontro  una ricca signora che ha creduto nel progetto. Mi sembra ridicolo che oggi non si riescano a fare film a medio budget. E’ davvero una cosa assurda».

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Vite Spezzate

Patrizia Angelozzi

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Genova. Stavamo per augurarci questa mattina un buon ferragosto. Invece non sarà così.
Non lo sarà con l’ennesima tragedia che in moltissimi stanno seguendo in diretta per sapere se qualcuno, vicino o lontano, è vivo o no.
L’ennesima strage senza un perché.
Abbiamo imparato a restare inebetiti di fronte a un Paese che non funziona pi
, Ustica, l’irpinia, Rigopiano, il terremoto in Molise, la terra dei fuochi con tutti i malati di cancro…e molto altro.
Un’altra tragedia immensa dalla quale, insieme agli abitanti di questa nazione speriamo che questa Italia possa imparare a recuperare e tornare a vivere dentro la legalità dei controlli, dei collaudi, delle manutenzioni e non più garante di bandi da far gestire al minimo ribasso, perché stiamo pagando con la vita, tutto il fallimento di un Paese che crolla inesorabilmente. Mentre restiamo in attesa del numero delle vittime, allo stato attuale, sono 
440 evacuati e aumenteranno, 11 palazzi svuotati, in corso sopralluoghi…tra loro,un bambino di 10 anni. Solo dieci anni. E come lui, arriveranno nomi, facce, vite spezzate per incuria.
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